domenica 23 maggio 2010

Indagine sulla pedofilia nella Chiesa

Di questo raccomandabile instant book appena uscito per i tipi di Fede e Cultura, riportiamo il brano conclusivo dell'intervento di Francesco Agnoli, per sua gentile concessione. Cliccate sull'immagine per ulteriori ragguagli.



1) La crisi della Chiesa


a) È innegabile che, sebbene assai meno di quanti si voglia far credere, si siano verificati casi di pedofilia da parte di religiosi in vari paesi del mondo; si tratta di colpe gravissime, terribili, nefande; Benedetto XVI all’inizio del pontificato ha detto giustamente che “c’è tanta sporcizia nella Chiesa”. Anche ai vertici, che infatti non di rado fungono da freno alla volontà riformatrice dell’attuale pontefice.


b) È innegabile che il generale rilassamento dei costumi che ha interessato la società nel suo complesso (vedi la rivoluzione del 1968), si è verificato anche nella Chiesa a partire dal Concilio e dalle sue interpretazioni. Si è voluto aprirsi al mondo, “aggiornare” la fede, mentre il risultato è che essa si è pian piano oscurata. Il problema della immoralità è infatti una conseguenza della crisi della fede: la verginità sacerdotale, come la castità degli sposi, oggi così violate, sono entrambe perle che devono essere custodite gelosamente e con cura. Si tradisce la verginità sacerdotale come si tradisce la castità matrimoniale quando si è perso il senso profondo della vocazione cui si è chiamati. Occorrono preghiera e senso del soprannaturale: ciò che la riforma liturgica postconciliare ha messo in ombra, soprattutto in molte sue applicazioni concrete. Infatti nella liturgia tridentina, restaurata proprio da Benedetto XVI, il sacerdote veniva educato all’ “Hostiam puram, sanctam et immaculatam”, alla sacralità delle sue mani, del suo ministero, a percepire con grande forza il suo ruolo di alter Christus. Questa educazione lo aiutava appunto a mantenersi il più possibile simile al modello di Cristo. Nei seminari, a cui si accedeva dopo opportune e severe valutazioni, che sono state “ingenuamente” eliminate, si insegnavano ai futuri sacerdoti un certo contegno, la capacità di avere anche un “distacco” prudente, che non togliesse nulla alla carità nei confronti dei fedeli. Anche la veste talare serviva al sacerdote per ricordargli il suo ruolo, per rammentare a se stesso e agli altri la dignità e la responsabilità della sua missione. Dopo il Concilio invece si è voluto “demitizzare” il ruolo del sacerdote: anzitutto smarrendo la sacralità della liturgia, che è la prima palestra del sacerdote; poi sminuendo sempre di più il sacerdozio ministeriale, alla maniera protestante. In contemporanea l’apertura al mondo ha significato una minor sottolineatura della virtù del pudore: chi ne parla più? Che fine hanno fatto i santi della purezza, da Luigi Gonzaga a Maria Goretti? Oggi anche molti cattolici, anche molti sacerdoti, se ne vergognerebbero… Eppure è ormai chiaro che la figura del sacerdote come “operatore sociale” non regge più. La Controriforma che occorre, allora, è proprio quella indicata dal papa: ribadire il valore del sacerdote come alter Christus, anzitutto attraverso la centralità dell’Eucaristia e del confessionale. Il curato d’Ars è proprio l’esempio che occorre ad un clero non di rado secolarizzato, e per questo ignaro della sua missione, e smarrito.


c) Un altro problema molto grave sorto all’indomani del Concilio è stata l’idea, utopica, che non fosse più necessario esercitare un governo della Chiesa. A tutti i livelli. Si è lasciato che teologi, preti, sacerdoti, cardinali predicassero sempre più non la dottrina della Chiesa, non il depositum fidei, ma le loro personali e talora eretiche opinioni. Seminando così lo scompiglio tra i fedeli e i sacerdoti stessi. Permettendo che ognuno potesse farsi la religione da sé, chiamando a proprio sostegno di volta in volta non il secolare magistero petrino, ma le opinioni di questo o quel teologo. Tutto questo caos dottrinale, in nome di una malintesa “libertà”, di un cristianesimo “adulto”, altro non è che il trionfo della superbia e del protagonismo personalistico. Così la Babele dottrinale è divenuta, inevitabilmente, anche una Babele morale: di qui sacerdoti per il divorzio, per l’aborto, per l’abolizione del celibato, per i matrimoni gay…Tutto è stato messo in discussione, anche i principi basilari, non negoziabili: da qui lo sconcerto anche di molti religiosi, che hanno iniziato a barcollare, a non capire più la scelta impegnativa e generosa della verginità, a non comprendere più a pieno il proprio ministero. Dalle migliaia e migliaia che hanno lasciato la veste, proprio dopo il Concilio, a coloro che l’hanno mantenuta, senza però più sentirla propria. La crisi della Chiesa poi ha tolto ogni argine alla crisi della società, che ognuno può toccare con mano ogni giorno.


d) In questo clima, ben diverso da quello in cui l’ex sant’Uffizio pre-conciliare controllava l’ortodossia ma anche la moralità dei religiosi, con una certa severità, anche il compito dei vescovi è stato stravolto. “Vescovo” deriva da episcopus, “colui che sorveglia”. In particolare col Concilio di Trento si era affermata l’idea che il vescovo dovesse appunto essere il padre buono e vigile dei suoi sacerdoti e dei suoi seminaristi. Che dovesse dedicarsi a loro, a vagliarne l’idoneità, alla loro formazione, anche alle loro difficoltà: per sostenerli nel bisogno, per aiutare e se necessario correggere la fragilità umana che vi è in ogni uomo. Ma questa idea di vescovo, come ha fatto capire tante volte proprio Benedetto XVI, si è persa per strada, e molti sacerdoti, lasciati soli, hanno finito per “arrangiarsi”, sia nella dottrina che nella vita di tutti i giorni. È venuto così a mancare molto dello spirito ecclesiale che dovrebbe essere costitutivo della Chiesa militante. Questa trasformazione del ruolo vescovile, per tornare al nostro tema, ha fatto sì che molti vescovi non abbiano vigilato a sufficienza sulle attitudini e sull’idoneità dei loro sacerdoti, che magari non siano riusciti ad intervenire in tempo, non necessariamente e solamente per punire, ma anche per aiutare, o sorreggere il prete in un momento di difficoltà.


e) Infine, per valutare appieno la crisi della Chiesa, occorre capire che un cristianesimo sempre più buonista e “smidollato”, nei principi, ha portato al sacerdozio anche persone poco solide, magari con un comportamento ambiguo, come dimostra la percentuale altissima di sacerdoti con tendenze omosessuali tra quelli accusati di pedofilia. Proprio in questa direzione andavano i provvedimenti presi in tempi non sospetti da Benedetto XVI, criticati naturalmente sulla stampa laica, per evitare l’accesso ai seminari di persone con tendenze omosessuali (in questo caso il papa fu accusato di intenti discriminatori).


2) La strumentalizzazione dei fatti


Detto tutto questo non si può non tenere conto della evidente strumentalizzazione a cui ci troviamo davanti:


a) la gran parte degli attacchi al papa provengono da ambienti clericali che vedono di mal occhio la sua volontà riformatrice attenta alla Tradizione, da parte di preti e forse anche di vescovi e cardinali che vorrebbero continuare la “ricreazione” quarantennale. A costoro si aggiungono volentieri quegli ambienti anticristiani e ateizzanti che non vogliono farsi scappare l’occasione per attaccare la Chiesa nel suo insieme, a costo di generalizzazioni, falsificazioni, strumentalizzazioni di ogni tipo. Dal New York Times, all’Unità, a Repubblica, si tratta di giornali che vedono come il fumo negli occhi la fede e la morale cattolica, ad esempio in fatto di aborto, famiglia, clonazione, manipolazione genetica ecc…, e che hanno fatto del relativismo etico, dell’individualismo più luciferino, la loro bandiera (per cui non si capisce neppure in nome di cosa, loro che aprono ad ogni arbitrio del singolo, condannino il comportamento immorale di alcuni religiosi); per questo tali media spesso riportano accuse genericissime, indimostrate, che sovente vengono da fonti “ambigue” ;


b) l’attacco, che giunge dopo numerosissimi altri, risulta fortemente inverosimile e sospetto perché a senso unico: si vuol far passare l’idea che la Chiesa cattolica sia il luogo per eccellenza della pedofilia, trascurando il fatto che si tratta invece di un peccato tipicamente moderno, legato alla rivoluzione dei costumi degli anni Sessanta, e che ha investito la società tutta. La pedofilia, infatti, è in aumento in famiglia, nella scuola, negli ambienti sportivi, nelle chiese protestanti, nel mondo ebraico, ovunque… Ma la stampa, specie quella di un certo orientamento, punta sempre l’indice contro gli stessi accusati, a costo di continuare a vivere su casi vecchi anche di 30-40 anni!Punta l’indice contro la Chiesa, omettendo di rilevare che proprio la cultura progressista è stata il brodo di coltura, in cui anche molti uomini di Chiesa purtroppo hanno nuotato e nuotano tuttora, delle mille perversioni morali dell’attualità. Basti quanto si è già detto riguardo a S. Firestone, Daniel Cohn Bendit, e tutti coloro che si sono espressi e si esprimono per una “liberazione sessuale”, che finisce spesso per riguardare anche i bambini!


c) In questa unilateralità sospetta, si collocano le condanne spesso pregiudiziali nei confronti della Chiesa e si finge di non vedere come dietro molte accuse di pedofilia vi siano e vi siano stati motivi economici, ideologici o semplici vendette personali (la cosa accade spesso anche nelle famiglie, dove, in seguito a divorzio, non di rado un genitore accusa l’altro di abusi sui figli per vendetta o per ottenere l’affidamento) . Così si confondono le accuse di pedofilia, per esempio, con le effettive condanne, e basta che un sacerdote venga denunciato per abusi su minori, perché la stampa costruisca castelli di carta e proclami altisonanti ben prima dell’accertamento dei fatti. Quasi esistesse una presunzione di colpevolezza del clero, fino a prova contraria.


d) Questa finta ingenuità di tanti saltuari moralizzatori occulta o minimizza spesso il fatto, risaputo, che per esempio studi legali americani hanno fatto miliardi proprio grazie all’uso anche spregiudicato dell’accusa di pedofilia. Che a volte getta a tal punto nel panico l’imputato, che questi preferisce pagare cifre esorbitanti pur di non doversi sottoporre, a torto o a ragione, ad un processo lungo e infamante e al linciaggio dei media. Si pensi che l’arcidiocesi di Boston, per risarcire le vittime degli abusi, veri o presunti, di suoi sacerdoti, ha pagato 85 milioni di dollari, e che l’Arcidiocesi di Los Angeles ha pagato 774 milioni di dollari. Svariate sono le diocesi americane in procedure fallimentari: San Diego, Davenport, Tucson, Spokane, Portland…A tale proposito occorre rilevare anche la responsabilità del vescovo americano di Los Angeles, Mahony, in quale di fronte ai casi di denunce per pedofilia avvenute a carico di sacerdoti della sua diocesi, ha dilapidato il patrimonio della Chiesa locale, vendendo terre e beni, per risarcire le vittime, senza però valutare a dovere se le denunce si riferivano ad abusi effettivamente avvenuti. Il suo atteggiamento frettoloso e superficiale, volto forse a garantirsi un quieto vivere, inevitabilmente ha generato un “effetto valanga” (Polo Rodari) e una corsa al soldo facile, così che anche altrove si è diffusa l’abitudine a denunciare sacerdoti anche per fatti di più di cinquant’anni prima (evidentemente assai difficili da valutare nella loro veridicità, ma utili a destare scandalo e a far fruttare quattrini). Tornando ad una certa mentalità che cerca soltanto di accusare e demonizzare un’istituzione, si dimentica il fatto che i religiosi, stando a contatto con migliaia e migliaia di persone, sono più esposte ad accuse vendicative o a tentativi di estorsione. Si pensi al caso di don Cesare Govoni, morto d’infarto per una falsa accusa; o al cardinale di Chicago, Bernardin, accusato da una presunta vittima che confessò la sua menzogna in punto di morte. Casi che dimostrano che non sono rari i profittatori e i mitomani: d’altronde, poiché i casi riguardano episodi avvenuti 20, 30 persino 40-50 anni prima, ogni testimonianza e ogni prova è scomparsa e sovente rimane solo la parola della vittima contro quella del prete.


e) Ciò che infine risulta “incomprensibile” è l’attacco a Benedetto XVI, che, come si diceva, trova alleati tra loro religiosi progressisti ed ambienti fieramente anticattolici. Infatti i casi sollevati riguardano tutti un’epoca in cui Benedetto XVI non era papa. Anche se sarebbe comunque ridicolo fingere che un uomo possa avere sotto controllo milioni di persone, in tutte le parti del mondo! Perché questa avversione all’attuale pontefice? Si torna a ripetere: perché Benedetto XVI urta per la sua serietà e profondità di dottrina. Perché ha voluto riprendere in mano il timone della barca di Pietro, richiamando i navigatori solitari; perché ha voluto mettere mano alla sporcizia nella Chiesa; perché ha richiamato più volte i vescovi a non fare i politicanti, ma i pastori; perché ha reintrodotto il vecchio rito latino, che per molto clero progressista è come il fumo negli occhi; perché non smette di richiamare, i preti al celibato e al loro dovere, la società intera al rispetto della vita, ai doveri verso la vita nascente e alla vita che muore; perché – e questo ha inasprito senza dubbio moltissimo il mondo Wasp (White anglo-saxon protestant), che da cinquecento anni definisce il papa, qualunque egli sia, “l’anticristo” –, ha aperto le porte a molti anglicani, ponendo fine all’ambiguo ecumenismo precedente, il cui motto era: dialogare, ma per rimanere sempre separati.


f) La Chiesa oggi si batte per la difesa della famiglia, contro l’aborto, contro la legalizzazione delle droghe, la manipolazione genetica e la clonazione, contro il pensiero radicale di massa, e trova sulla sua strada degli avversari pronti non al confronto, quanto alla demonizzazione dell’avversario. In questa lotta ideologica l’importante non è discutere, argomentare, ma screditare. Non si tratta, come si è visto, di una novità. Anche il nazismo, e i regimi comunisti, in Russia, Albania, Cina ecc., hanno sperimentato la strada della denigrazione e della disinformazione, dopo che quella della persecuzione fisica si era rivelata inconcludente. Così oggi il cristiano europeo è additato come arretrato, reazionario, anti-moderno. Ora, trasformando colpe di singoli in colpe collettive, anche “pedofilo”. Nello stesso tempo, sotto altri cieli, i cristiani vengono perseguitati sino al sangue. Come il loro Maestro. Sebbene non interessi quasi a nessuno. Sebbene questa non sembri, agli stessi media che amano demonizzare i cristiani, un argomento interessante. Il Corriere della Sera del 3 marzo 2010, una volta tanto, dedicava una pagina ai “Duecento milioni di cristiani discriminati”, notando che quella cristiana è la “minoranza religiosa più perseguitata nel mondo”. Scriveva l’articolista, tra le altre cose: “… Ci sono notizie che sfilano quasi ignorate: chi ha idea che nel Laos, a gennaio, siano stati messi agli arresti 48 cristiani nel distretto di Ta-Oyl «finché non rinunceranno alla loro confessione»? Stando al racconto dell’International christian concern, gli ufficiali del distretto “hanno puntato le pistole alle teste dei cristiani” che però “si sono rifiutati di obbedire all’ordine di rinunciare alla propria fede”. E poi ci sono i cristiani trascinati nella foresta, appesi agli alberi e crocifissi in Sudan, sette il 13 agosto dell’anno scorso, altri sei di lì a tre giorni, e chissà che altro è accaduto senza che si sapesse. Oppure quelli stanati casa per casa a Mosul, in Iraq, “hanno mirato con le pistole da pochi centimetri alla bocca, poi alla testa e quando i miei cari sono caduti a terra hanno tirato ai polmoni”, raccontava la settimana scorsa al Corriere padre Mazen Matoka: i sicari gli hanno ammazzato padre e due fratelli. O ancora i pogrom anticristiani nell’Orissa degli integralisti indù, i cristiani bruciati vivi nel Punjab pachistano da fanatici islamisti, l’elenco degli orrori si arricchisce di anno in anno ed è più o meno noto come la “blasfemia” – magari con relativa condanna a morte – contestata in Paesi come l’Arabia Saudita se uno si azzarda a portare un crocifisso. La stessa condanna a morte toccata a una madre in Corea del Nord, ammazzata dal regime comunista di Kim Jong-II perché accusata di regalare Bibbie. Eccetera, eccetera” (per approfondire vedi Renè Guitton, “Cristianofobia”, Lindau).

17 commenti:

  1. Condivido pienamente quanto sopra espresso. Mi resta però un dubbio: come mai si parla solo della pedofilia nell'ambito della Chiesa, che rappresenta lo 0,03 %, e si tace su tutti gli altri casi, cioè il 99,7 %? 

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  2. Mi correggo: 99,97 %

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  3. <span>Ricapitolazione monumentale. 
    Punto e a capo. 
    Il nome di tutto questo è Via Crucis, unica nella storia per la sua configurazione su multipli livelli e dimensioni e direzioni degli assalti diretti al Corpo Mistico, al suo Capo e a tutte le sue membra, soprattutto dai nemici interni occulti e palesi, intenzionati a distruggerlo: solo nell'ambito di un inedito mysterium iniquitatis, di apocalittiche dimensioni, si può prender atto, senza poterlo razionalizzare, di ciò che appare indecifrabile, quello qui indicato come <span>“incomprensibile”,  l’attacco a Benedetto XVI.</span></span>

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  4. <span>ma padrte marcial non si era formato con i vecchi sistemi? non diceva forse che aveva una dispensa da Pio XII?</span>

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  5. Vorrei che questo tremendo, violento delitto di inconcigliabile violenza verso una anima innocente di un piccolo e tutti gli atti di sodomia che si verificano nella Chiesa, non oscurino altre VIOLENZE di cui non se ne parla, ma sono al pari della pedofilia e sodomia di pari VIOLENZA. L'osteggiare l'applicazione della S.MESSA ANTICA,  sancita con il motu proprio summorum pontificum dal Santo Padre Benedetto XVI, da parte della maggioranza dei vescovi della CEI, da parte della Segreteria di Stato, dalla maggioranza di preti (compresi il mio vescovo ed il mio parroco) e' di una tale VIOLENZA che porta gli uomini di S.CHIESA ad allontanarsi da DIO e dipercio' cadere nelle nefandezze che il nostro S.Padre ha recentemente riannunciato: siamo circondati da LUPI, i pastori sono ubriachi di Potere, Lussi e....tanti Onori.

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  6. Filippo Burighel24 maggio 2010 00:17

    Intanto, dispensa di che? L'unica dispensa (presumo a celebrare in rito antico) che mi viene in mente era quella concessa a mons. Josemaria Escrivà.

    Chiarisci la domanda, Multinick. Cortesemente.

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  7. <span>La Tradizione cattolica ci insegna che il peccato nasce dal rifiuto di sottomettersi all’autorità:  
    <span> “Non serviam – Non Ti servirò”</span> fu il grido con cui Lucifero si ribellò al suo Creatore; “Eritis sicut Deus - Sarete alla pari di Dio” fu la tentazione del serpente cui infelicemente cedettero i nostri progenitori Adamo ed Eva.  
     
    Dopo questi peccati di orgoglio, anche i peccati di sensualità, divenuti possibili dopo il peccato originale, sono dovuti alla ribellione dei sensi all’autorità della retta ragione.  
    Plinio Corrêa de Oliveira, grande pensatore cattolico del XX Secolo, osservò che tutta la plurisecolare storia della Sinistra ha come causa profonda “un’esplosione di orgoglio e sensualità che ha ispirato non diciamo un sistema, ma tutta una catena di sistemi ideologici. Dall’ampia accettazione data a questi nel mondo intero, sono derivate le tre grandi rivoluzioni della storia dell’Occidente: la Pseudo-Riforma, [Riforma di Lutero] la Rivoluzione francese e il comunismo.   
    L’orgoglio porta all’odio verso ogni superiorità e, quindi, all’affermazione che la diseguaglianza è in sé stessa, su tutti i piani, anche e principalmente su quelli metafisico e religioso, un male: è l’aspetto egualitario della Rivoluzione.   
    <span>La sensualità</span>, di per sé, tende ad abbattere tutte le barriere. Non accetta freni e porta alla rivolta contro ogni autorità e ogni legge, sia divina che umana, ecclesiastica o civile: è l’aspetto liberale della Rivoluzione” .</span>
    <span> 
    Non stupisce quindi che l’attacco mediatico lanciato contro la Chiesa Cattolica sotto la copertura di un attacco alla pedofilia clericale non sia tanto “un partecipare, per quanto ritardato, al dolore di coloro che furono bambine e bambini quando erano abusati da persone adulte che avrebbero dovuto trasmettere la parola di Dio”,  
     ma al contrario il dichiarato attacco ad una “monarchia assoluta, che è il papato, residuo medioevale di una teocrazia radicale e fondamentalista [cfr. :"L’obbedienza non è più una virtù", come disse un famoso prete nel 1969]..."  
    (da <span>http://www.lepantoinforma.blogspot.com/</span>)  </span>

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  8. <span><span><span><span>l'accusa alla Chiesa di coprire lo scandalo della pedofilia non è altro che un'arma puntata contro di essa, come falso moralismo strumentale al suo rovesciamento, per indicare che non in essa sta la salvezza dell'umanità, ma altrove, nelle forze che scatenano l'ennesima rivoluzione, dopo quella di  Lutero, quella francese e quella comunista e "culturale" degli anni '70.</span>    
    <span>La ribellione contro Dio e la Chiesa di Cristo vuole presentarsi come la GRANDE MORALISTA, che fa credere di poter salvare l'umanità dai suoi peggiori peccati, senza la Chiesa e senza Cristo:</span>    
    <span>il nuovo volto della <span>rivoluzione permamente</span> è quello di ANTAGONISTA DI CRISTO E DELLA CHIESA; ponendosi in contrapposizione e concorrenza con </span><span>essa, sta realmente preparando l'avvento dell'ANTICRISTO, poichè vuole annunciare una NUOVA CHIESA umanitaria che illude gli uomini di poter riuscire laddove la Chiesa di Cristo dimostra di aver fallito: l'utopia di rendere migliore l'uomo e il mondo, prescindendo da Dio, dalle sue leggi, e soprattutto da Gesù Cristo, Signore e Salvatore del mondo !</span></span></span><span><span>  
    <span>Dunque lo tsunami di odio contro la Chiesa Cattolica e contro il Papa, Vicario di Cristo -<span>anche sotto il pretesto di una campagna di trasparenza moralizzatrice</span>- prepara l'avvento di una vera ANTICHIESA, quella satanica mondialista, che vorrà proclamarsi la vera salvatrice dell'umanità, dopo che avrà tentato con ogni  mezzo di abbattere la Chiesa di Cristo Signore !</span>    
    <span>Speriamo incrollabili nella Sua divina promessa:    
    "Non praevalebunt!"</span></span> </span></span>

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  9. È innegabile che il generale rilassamento dei costumi che ha interessato la società nel suo complesso (vedi la rivoluzione del 1968), si è verificato anche nella Chiesa <span>a partire dal Concilio e dalle sue interpretazioni</span>. Si è voluto aprirsi al mondo, “aggiornare” la fede, mentre il risultato è che essa si è pian piano oscurata. Il problema della immoralità è infatti una conseguenza della crisi della fede:...

    VIVA LA VERITA'  !

    "La Verità vi farà liberi".

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  10. Luis Moscardò24 maggio 2010 11:50

    4/21, multinìcche in netta ripresa: che stia sfogliando il vecchio sussidiario?

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  11. Luis Moscardò24 maggio 2010 11:51

    Mi correggo: 5/21 (ha sbagliato a scrivere il suo nome).

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  12. Nobis quoque peccatoribus24 maggio 2010 18:06

    Credo che si sottovaluti l'odio e la rabbia che ha scatenato nei progressisti l'indizione da parte di Papa Benedetto XVI dell'Anno Sacerdotale ispirato al modello del Curato d'Ars. In altre situazioni recenti i progressisti oltranzisti hanno potuto invocare argomenti quali il leso Concilio o l'affare Williamson. Qui invece, soprattutto se Vescovi, hanno dovuto far buon viso a cattivo gioco. Ma con gran stridore di denti.

    E vediamo infatti che gli attacchi delle ultime settimane si indirizzano contro i sacerdoti e il sacerdozio e tra sacerdoti. Qualcuno invoca l'abolizione del celibato. Si avanza l'idea di ordinare sacerdote le donne. Il tutto in nome della morale, della liberta' e dell'uguaglianza.

    "La crisi della Chiesa poi ha tolto ogni argine alla crisi della società, che ognuno può toccare con mano ogni giorno."

    E' una triste constatazione. Suor Lucia nel lontano 1957 faceva notare come il diavolo miri principalmente alla caduta delle anime consacrate perche' ne attirino molte altre con se' nella loro caduta. La perversione del mondo attraverso la corruzione del clero operata dalle forze del male.

    Preghiamo per i sacerdoti.

    FdS

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  13. XI comandamento24 maggio 2010 21:51

    <span><span>ma esiste il reato di "leso concilio" ?  
    se non esiste, si può sfatare una volta per tutte questo benedetta mitizzazione del Concilio, secondo la quale il solo volerlo criticare per la confusione che ha causato, e volerlo analizzare secondo ragione e Verità sarebbe un reato ?  
    Il Concilio è forse un'entità superiore al bene e al male, NON-GIUDICABILE ?  
    Esiste dunque, dal 1965 un XI comandamento:  
    "VIETATO CRITICARE IL CONCILIO" ?  </span></span>
    o no ?

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  14. Nobis quoque peccatoribus25 maggio 2010 01:55

    L'XI comandamento "vietato criticare il CVII" non esiste, ma e' uno dei piu' rispettati.

    FdS

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  15. XI comandamento25 maggio 2010 06:33

    niente male come aforisma della realtà ecclesiale (paradossale) dal '65 in poi!

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  16. Se esiste ancora qualcuno che AMA LA CHIESA, UNA, SANTA, CATTOLICA, APOSTOLICA, allora la smetta di urlare AL LUPO AL LUPO! (ovvero alla presunta persecuzione nei confronti della Chiesa) ma si impegni PER ESTIRPARE PER SEMPRE IL LETAME DELLA PEDOFILIA NELLA CHIESA!!!

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