sabato 23 gennaio 2010

Actuosa participatio

Don Gianluigi ci manda queste riflessioni di un giovane studente. Da meditare

Oggi, davanti al Signore nel Tabernacolo, mi son chiesto, e mi chiedo:

se davvero l’actuosa partecipatio è la verbosità di formule stanche (che neanche mancavano nell’antico rito, se pur in misura minore);

se davvero l’actuosa partecipatio è quella di chi, quando in alcuni prefazi, si dice “per Cristo Signore nostro”, risponde meccanicamente “amen”;

se davvero l’actuosa partecipatio è recitare tutti insieme – come all’asilo – la colletta o l’epiclesi, confondendo il sacerdozio ministeriale con quello comune;

se davvero l’actuosa partecipatio è passare dall’altare alla tastiera per animare la celebrazione (come nei villaggi turistici?!);

se davvero l’actuosa partecipatio è quella di chi, durante la liturgia della Parola, sghignazza con il compagno… di banco;

se davvero l’actuosa partecipatio è quella di chi fa a gomitate con l’altro per portare le offerte all’altare;

se davvero l’actuosa partecipatio di chi imposta la voce con un colpetto di tosse per declamare le letture;

se davvero l’actuosa partecipatio è dimenticarci che il Signore è realmente sull’altare e collezionare quante più strette di mano possibile (facendo attenzione a non sederci accanto a chi ci sta antipatico);

se davvero l’actuosa partecipatio è sentire tante parole, le solite parole, con la solita lingua, con i soliti ritmi, le solite chitarre, la solita musica… si cerca Dio, e si trova ancora l’uomo. Il solito uomo.

O, se, forse – ma è un mio modestissimo parere – partecipa più ‘attivamente’ alla Santa Messa:

la vecchietta che medita i misteri dolorosi mentre si rinnova il Sacrifico della Croce;

il bambino che è richiamato dalla campanella all’elevazione, ed è incuriosito da tutte quelle genuflessioni (“forse che sia qualcosa di importante? qualcosa di più un semplice raccontino?”);

chi, ancora, recita nell’intimo le sue preghiere adorando, riparando, propiziando ed impetrando;

chi non capisce quello che si dice, ma sa quello che succede (e oggi? si sa quello che succede? Questa è la vera conoscenza; la sintassi e la grammatica non salvano…);

chi sa che oltre la balaustra non c’è il “caos” del mondo, ma il “cosmo” di Dio;

chi sta lì a guardare, senza farsi troppe domande, ma senza fare neanche troppe storie quando c’è da inginocchiarsi…

Insomma, mi son chiesto se ‘actuosa partecipatio’ (che poi… non è che l’aggettivo ‘actuosa’ indichi qualcosa di più di una parte da recitare sul palcoscenico… magari una unione, non necessariamente coi sensi, al Sacrificio della Croce? Non è che forse è la partecipazione del cuore quella che conta? E non è che forse un rito che riempie il popolo di gestualità e verbosità faccia perdere molto dell’intimità di cui la Santa Messa avrebbe bisogno? E tra l’altro mi chiedo: com’è che i nostri fedeli sono felicissimi di compiere qualsiasi gesto li faccia sentire protagonisti – braccia allargate, strette di mano, balletti e così via – e poi… si dimentica di inginocchiarsi durante la consacrazione?) – dicevo: mi son chiesto, insomma, se ‘actuosa partecipatio’ sia quella dei soldati che gridano e giocano a dadi sotto la croce, o quella di Maria e Giovanni che vi stanno in silenzio… Io preferisco Maria e Giovanni. O forse, perché non parlavano, non hanno partecipato attivamente a quanto stava accadendo?

73 commenti:

  1. ci dica e chiaramente23 gennaio 2010 14:54

    sarebbe anche molto bello se don Gianluigi ( che non so se sia lo stesso don Gianluigi che interviene su molti siti), oltre a premettere il don al suo nome, ci dicesse in quale parrocchia è incardinato, e che ministero svolge.
    Giusto anche per capire "quale e quanto" sia 'actuosa partecipatio’  la sua, alla vita della chiesa.

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  2. bellissimo e terribilmente vero!!!! una cosa è partecipare ad un evento che ti supera, ti invita, ti chiama, ti si consegna trasformandoti... tutt'altra cosa è cercare di produrre quell'evento con le nostre, pur anche ottime ma sempre nostre, forze e capacità!!!! è dire che in ogni Messa si gioca la salvezza del mondo e dell'umanità tutta intera!!! tutti gli uomini, undendo i loro sforzi, non riuscirebbero mai!!! solo Dio può farlo!!!

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  3. Io mi stupisco e mi rallegro immensamente
    che esistano oggi anche pochi ragazzi giovanissimi che,
    nel marasma di confusione e di oscuramento della vera Fede che travolge da decenni la Chiesa, siano in grado di fare queste riflessioni, veramente preziose da leggere per tanti adulti ignari o smemorati o in vario modo e misura frastornati e "indottrinati" dalle sirene del mondo profano e transeunte, che pretendono, con i loro stucchevoli suoni e richiami dell'aldiqua pieno di stimoli sensoriali,
    sovrapposti al Mistero Eucaristico, di mostrare a grandi e piccini quale sia il sentiero della Vita, quello dov'è "gioia piena alla Tua Presenza, dolcezza senza fine alla tua destra!", Signore....

    E' un miracolo della Grazia Divina, del Signore che sempre opera, dopo (e nonostante) 40 anni di deserto !

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  4. <span>Io mi stupisco e mi rallegro immensamente 
    che esistano oggi anche pochi ragazzi giovanissimi che, 
    nel marasma di confusione e di oscuramento della vera Fede che travolge da decenni la Chiesa, siano in grado di fare queste riflessioni, veramente preziose da leggere per tanti adulti ignari o smemorati o in vario modo e misura frastornati e "indottrinati" dalle sirene del mondo profano e transeunte, che pretendono, con i loro stucchevoli suoni e richiami dell'aldiqua pieno di stimoli sensoriali, 
    sovrapposti al Mistero Eucaristico, di mostrare a grandi e piccini quale sia il sentiero della Vita, quello dov'è "gioia piena alla Tua Presenza, dolcezza senza fine alla tua destra!", Signore.... 
     
    E' un miracolo della Grazia Divina, del Signore che sempre opera, dopo (e nonostante) 40 anni di deserto !</span>

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  5. A questo proposito vorrei segnalare questo utile esercizio:

    http://tradizione.wordpress.com/2009/09/23/lattiva-partecipazione-alla-santa-messa-una-statistica/

    in cui si nota come, anche come numero di risposte durante la celebrazione, il rito di sempre non abbia nulla da invidiare al rito montiniano, anzi.
    La "ricchezza di risposte" del nuovo rito è solo una delle tante bufale propinate negli ultimi 40 anni per screditare il vecchio rito.
    Su questo fronte, l'unica "pecca" del vetus ordo è di lasciare imperante il silenzio delle labbra al compimento del Sacrificio.

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  6. Ci si dimentica sempre che la Messa è incontro dell'ANIMA con Dio...quindi l'actuosa essendo spirituale ( e per questo reale) necessita del silenzio e non del fracasso del mondo! Nel silenzio dell'anima l'uomo incontra Dio! Nel silenzio dei pensieri! Ma ormai non si insegna più a "spaccare la testa dei bambini di Babilonia" ed allora la Messa è chiacchiere, battimani e tutto quanto nega l'anima all'uomo trasformandolo in "animale"!

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  7. Sottoscrivo in toto! Non avrei saputo esprimermi altrettanto bene!

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  8.  si è incardinati in una diocesi e non in una parrocchia....

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  9. Questa riflessione proveniente da un giovane studente è condivisibile. Qualche anno fa la stessa identica osservazione avrebbe suscitato l'ira degli interlocutori, preti o vescovi o religiosi; oggi si può elevare ben forte e con coraggio questa ed altre simili riflessioni sulla messa del Consilium. Il termine tuttavia di actuosa partecipatio, viene da lontano e fu una accorata esortazione gia di San Pio X e del venerabile Pio XII, ma con un significato ben diverso da quello assunto nel post concilio. Eviterei confronti del nuovo messale con quello DI SEMPRE: con la Messa tridentina vi è "actuosa partecipatio" ma da quì a creare ex novo un messale N.O...............grandi misteri che forse, prima di morire, mi saranno svelati. Si aprano gli Archivi riguardanti i lavori del Consilium!! Poi possiamo fare i "confronti" tra i due messali.
    Roberto

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  10. "chi sta li a guardare senza farsi troppe domande...". Ecco, questo è ciò che volete voi tradizionalisti: il ritorno a una religione "non pensante", dove la ragione non ha alcun peso. Forse vi siete dimenticati di ascoltare il papa quando parla della "razionalità della fede cristiana". Ma mi domando: Perchè non volete che pensiamo? L'unica risposta che mi viene in mente è che avete paura, e la paura è il sintomo di chi non è certo di ciò che dice. Tutti i vostri paludamenti barocchi, i vostri inginocchiamenti, i vostri incensi, il vostro latino, sono solo un muro difensivo, che sperate vi protegga dal dover affrontare, pensando, la drammaticità di una fede che non vuole schiavi non pensanti, ma uomini liberi, perchè certi della verità, che non hanno bisogno di rifugi rituali dove la menzogna e l'incertezza si mascherano di rituale perfezione, permettendo di "non farsi tante domande"...

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  11. rifiuto della Croce23 gennaio 2010 17:40

    <span>Maria e Giovanni. O forse, perché non parlavano, non hanno partecipato attivamente a quanto stava accadendo?  
    la risposta all'ultima domanda è molto semplice:  
    il rifiuto della Croce, in tutte le sue manifestazioni.  
    Non si riesce più a mettere in Croce, in quella Croce che si rinnova, la nostra carnalità pregna di peccato, così come Gesù nel suo Calvario e nel Calvario della Messa ha voluto fare.  
    E' proprio il rifiuto suggerito nel cambiamento subìto dal rito VO al NO (attraverso un sottile mettere in parentesi, o in secondo piano rispetto al banchetto, o coperto da sordina di certa traduzione, come abbiamo letto....) che si è depositato -nel lento volgere di 40 anni- e sedimentato e solidificato nella coscienza dei fedeli, che ormai fanno gran fatica a vivere quel momento del Mistero della consacrazione come momento di ri-attualizzazione della Crocifissione, davanti alla quale si fece buio su tutta la terra e buio e silenzio nelle anime trafitte della Madre, di Giovanni e dei fedeli amici vicini al Signore che moriva, sentendosi morire con Lui....  
    Era normale, con la Messa VO cercare nel raccoglimento, di restare fermi (col pensiero e con il corpo), imporre il silenzio alla mente e all'anima per PARTECIPARE (questa era la vera partecipazione) alla Morte del Signore, unendo spiritualmente sè stessi alla Sua Croce: il proprio sacrificio (della carne, pensieri, parole, opere, desideri) unito al Sacrificio Redentivo: silenzio nel grande silenzio di tutto l'universo oppresso dal Mistero indicibile:  
    il Signore della Vita che muore, prendendo su di sè tutto il peccato del mondo, e vuole cancellarlo, per ridare al mondo la vera Vita....  
     
    se la Croce è messa dietro le quinte, come si può chiedere silenzio al proprio corpo e alla propria mente ? se non è sentito più con attenzione quel mistero di Dio che muore per i nostri peccati, che motivo c'è di mortificare l'allegria e la spensieratezza  ?</span>

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  12. <span><span>"Tutti i vostri paludamenti barocchi, i vostri inginocchiamenti, i vostri incensi, il vostro latino"...non capisco il "vostri".</span> 
    Mi risulta che la forma straordinaria della Santa Messa sia stata celebrata da centinaia di Santi della Chiesa Cattolica e abbia piena cittadinanza (almeno sulla carta) all'interno della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. 
    Per me il "novus" ordo è un "nostro" rito della Santa Messa, seppur non mi soddisfi appieno nel cammino di fede, visto che facilmente distrae dalla presenza reale di Cristo, ma rimane un rito della Chiesa, quindi anche "mio"! 
    Evidentemente lei, signor ospite, con quel "vostri" mette "noi" al di qua in compagnia con Santi, Papi, e non ultimo, con Benedetto XVI. Ma se noi siamo in compagnia dei Santi, "voi" da chi siete accompagnati?</span>

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  13. Redazione di Messainlatino.it23 gennaio 2010 17:51

    E a lei (che è pure anonimo) che gliene frega, di grazia.

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  14. ci dica e chiaramente23 gennaio 2010 17:56

    Giusto per sapere.
    E' cosa bella e corretta dirlo.
    Altrimenti perde anche come veridicità il suo contributo.
    Se poi ad una lecita domanda è questo il Vs modo di rispondere allora, che dirvi.
    Chiedere cose lecite, è lecito...........
    sembra che la mia domanda non fosse sgarbata ne offensiva.

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  15. mysterium iniquitatis23 gennaio 2010 17:58

    <span>chi siete voi...che piangete davanti al Signore che muore ? 
    non vi conosco....perchè vi inginocchiate...che cosa c'è di così triste in uno che viene condannato a morte senza aver commesso alcun male ? 
    e chi lo sa... non lo conosco...forse si è messo nei guai con la giustizia, con il "potere"...
    ...se l'è cercata... 
    chi gli ha chiesto di morire? 
    la ragione non me lo spiega: non è un fatto razionale... 
    beh, pensiamo ad altro.... non mi voglio creare queste fissazioni su cose irrazionali.... 
    -------- 
    (e chi siete voi che meditate in ginocchio su quel Mistero? non vi conosco....non vi capisco....)</span>

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  16. Se "don Gianluigi" fosse un cardinale o Sua Santità in persona, quello che ha scritto cambierebbe di valore? L'anonimato aiuta a giudicare le idee senza giudicare gli uomini. Il giudizio degli uomini non spetta ai commentatori di questo blog.
    Se "don Gianluigi" fosse incoerente, non spetterebbe nè a Lei nè a me giudicarne i comportamenti.

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  17. ci dica e chiaramente23 gennaio 2010 18:15

    se fossi io un prete, un vescovo, un cardinale?
    cambierebbe qualcosa?
    No?
    La curiosità certo che si!

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  18. La miglior difesa è l'attacco, vero, ospite misconosciuto? comodo ridurre tutto il discorso ad una frase, solo per evitare interrogativi scomodi!

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  19. <span>se davvero l’actuosa partecipatio è la verbosità di formule stanche (che neanche mancavano nell’antico rito, se pur in misura minore);
    CHE VUOL DIRE FORMULE STANCHE?

    se davvero l’actuosa partecipatio è quella di chi, quando in alcuni prefazi, si dice “per Cristo Signore nostro”, risponde meccanicamente “amen”;
    QUESTA E' CARATTERISTICA DI CHI VIVE LA MESSA COME UNA PASSEGGIATA, FORTUNATAMENTE MOLTI NON SONO COSI E QUANDO IL SACERDOTE CELEBRA CERCANO DI SEGUIRE QUELLO CHE SUCCEDE

    se davvero l’actuosa partecipatio è recitare tutti insieme – come all’asilo – la colletta o l’epiclesi, confondendo il sacerdozio ministeriale con quello comune;
    FARE QUESTA COSA SAREBBE UN ABUSO LITURGICO ANCHE NEL RITO ORDINARIO

    se davvero l’actuosa partecipatio è passare dall’altare alla tastiera per animare la celebrazione (come nei villaggi turistici?!);
    IL SACERDOTE O CELEBRA O ANIMA, FARE ENTRAMBE E' UN ABUSO OLTRE CHE FUORI LUOGO - PER LA CRONACA SE LA TASTIERA FOSSE QUELLA DELL'ORGANO SI POTREBBE TRASLARE IL CASO SE LA MESSA FOSSE QUELLA NELLA FORMA STRAORDINARIA

    se davvero l’actuosa partecipatio è quella di chi, durante la liturgia della Parola, sghignazza con il compagno… di banco;
    QUESTO E' DI CHI VIVE LA MESSA COME UNA PASSEGGIATA - MA LA COSA PUò CAPITARE ANCHE NEL CASO IN CUI SI CELEBRI SECONDO LA FORMA STRAORDINARIA
    </span>

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  20. se davvero l’actuosa partecipatio è quella di chi fa a gomitate con l’altro per portare le offerte all’altare;
    E' COMPITO DEL SACERDOTE MANTENERE ORDINE - CHE POI LA PROCESSIONE OFFERTORIALE NON è NEPPURE OBBLIGATORIA. SE VI è QUESTO PROBLEMA BASTA EVITARLA

    se davvero l’actuosa partecipatio di chi imposta la voce con un colpetto di tosse per declamare le letture;
    CHE ARGOMENTAZIONE FRIVOLA

    se davvero l’actuosa partecipatio è dimenticarci che il Signore è realmente sull’altare e collezionare quante più strette di mano possibile (facendo attenzione a non sederci accanto a chi ci sta antipatico);
    IN GENERE CI SI SCAMBIA IL SEGNO DELLA PACE CON LE PERSONE SEDUTE DAVANTI E DIETRO A NOI, SE POI CI SONO I COLLEZIONISTI BASTA AVVISARLI: NELLA MIA VITA A PARTE UNA PERSONA CON PROBLEMI PSICHICI, MAI MI è CAPITATO DI VEDERE UN COLLEZIONATORE DI STRETTE DI MANO

    se davvero l’actuosa partecipatio è sentire tante parole, le solite parole, con la solita lingua, con i soliti ritmi, le solite chitarre, la solita musica… si cerca Dio, e si trova ancora l’uomo. Il solito uomo.
    LE SOLITE PAROLE... NELLA FORMA STRAORDINARIA LE FORMULE CONSENTITE ERANO MOLTO MENO (VEDI I PREFAZI PER ESEMPIO). SOLITI RITMI? SOLITE CHITARRE? SOLITA MUSICA? CHE VUOL DIRE?
    SE UNO PARTECIPA CON FEDE ALLA MESSA TROVA DIO NON L'UOMO.

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  21. O, se, forse – ma è un mio modestissimo parere – partecipa più ‘attivamente’ alla Santa Messa:

    la vecchietta che medita i misteri dolorosi mentre si rinnova il Sacrifico della Croce;
    VISTO CHE SI RINNOVA IL SACRIFICIO SAREBBE OPPORTUNO PRESTARE ATTENZIONE A QUELLO. LA MEDITAZIONE DEI MISTERI DOLOROSI LA SI PUò FARE ANCHE A CASA, QUELLA DEL SANTO SACRIFICIO NO

    il bambino che è richiamato dalla campanella all’elevazione, ed è incuriosito da tutte quelle genuflessioni (“forse che sia qualcosa di importante? qualcosa di più un semplice raccontino?”);
    NON è CHE NELLA FORMA ORDINARIA IL CAMPANELLO SIA STATO ABOLITO, ANZI. PER LE GENUFLESSIONI: BHE NELLA FORMA STRAORDINARIA SONO QUATTRO MA LE PRIME DUE COSI COME LE ULTIME DUE SONO COSI STRETTAMENTE CONNESSE CHE SI POSSONO BENISSIMO VEDERE COME UNA UNICA.


    chi, ancora, recita nell’intimo le sue preghiere adorando, riparando, propiziando ed impetrando;
    E DOVE NEL RITO ORDINARIO è SANCITO QUESTO DIVIETO?

    chi non capisce quello che si dice, ma sa quello che succede (e oggi? si sa quello che succede? Questa è la vera conoscenza; la sintassi e la grammatica non salvano…);
    SE UNO NON VUOL CAPIRE O APRIRE IL SUO CUORE AL MISTERO CHE VIENE CELEBRATO NON è CHE CAMBIANDO LINGUA LE COSE MIGLIORINO O SORTISCANO DIVERSO EFFETTO

    chi sta lì a guardare, senza farsi troppe domande, ma senza fare neanche troppe storie quando c’è da inginocchiarsi…
    IL FEDELE NON è UN PUPAZZO CHE SI ALZA, SI SIEDE E SI INGINOCCHIA PERCHè... COSI BISOGNA FARE. UNA PARTECIPAZIONE DI QUESTO TIPO è QUELLA DEI BURATTINI IN UN TEATRO DI MARIONETTE.

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  22. <p><span>Le riflessioni di questo studente puzzano di un intimismo poco cristiano. Nella tradizione cristiana, il corpo è protagonista, soggetto della vita spirituale. Tutta l’esperienza della salvezza, dalla creazione all’incarnazione fino alla resurrezione della carne ha il suo centro nel corpo. “Corporeità” indica il soggetto umano nella sua integralità. L’attività spirituale avviene nella mediazione del corporeo. L’orante dei salmi prega coinvolgendo tutto il proprio corpo per esprimere la sua totalità di partecipazione alla lode divina (vf. Sal 6,3; 35,10). La preghiera è anche preghiera del corpo, dei sensi, preghiera in cui interiorità ed esteriorità non sono contrapposte, ma in ascolto reciproco, in<span>  </span>reciproca interazione. Credo che bisogna stare attenti a non passare da una partecipazione chiassosa e paroliera ad un intimismo deleterio.</span></p>

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  23. Ospite mi dica, per favore, dove posso partecipare ad una Messa NO con le caratteristiche descritte da Lei.
    Io vedo offertori in cui si portano mappamondi, chiavi e crocefissi (a che servono? In cosa potranno essere utili a Dio?), quando mi inginocchio alla consacrazione e alzo il capo all'elevazione per poter guardare Cristo non ci riesco perchè davanti a me sono tutti in piedi (altro che unica genuflessione!), è impossibile nel nuovo rito restare in preghiera davanti al Cristo incarnato nell'eucarestia essendo impegnati a rispondere al "mistero della fede" e a dare "il segno della pace", i laici vogliono essere (o vengono messi) ovunque durante la celebrazione: dalla lettura alla distribuzione eucaristica, dall'offertorio fino addirittura all'omelia (a che serve un sacerdote? c'è differenza tra un laico e un sacerdote?).
    Se Lei partecipa ad una Messa NO in cui tutto è più limitato, a leggere non sono laici qualsiasi ma lettori muniti di questo ministero dal Vescovo, se le strette di mano non sono sovrapposte mai al saluto verso l' "Agnello di Dio", se il sacerdote è caratterizzato dall'avere un rango più alto rispetto ai laici durante la cerimonia religiosa, bhe, caro Ospite, avrò davvero piacere a trasferirmi dalla città in cui vivo alla Sua.

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  24. Osservatore, credo che il punto centrale dell'intervento dello studente sia che la messa di sempre aiuta a pregare, perché il fedele è meno distratto da canti, risposte, comprensione di tutte le preghiere. anch'io seguo la messa nel rito moderno, e partecipo pure a quella tradizionale, e ho partecipato anche alle liturgie supercarismatiche. be' vi posso dire che la spiritualità trovata nel VO non c'è mai stata nelle altre due. il Vetus concentra; il novus, a meno che non sia celebrato molto bene -e non nascondiamocelo che spesso non si fa- disperde.

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  25. io ho visto portare anche un pallone, e parliamo di una semplice parrocchia di periferia; ho sentito cantare per anni la traduzione da Bob Dylan: "Risposta non c'è o forse chi lo sa, caduto nel vento sarà". ho sbadigliato e ho visto sbadigliare; ho visto prendere l'ostia consacrata come fosse un biscotto. ma naturalmente tutto ciò è sempre meglio della messa in latino. credo sarebbe ora che i modernisti comincino a fare una sana autocritica senza tanti se né tanti ma.

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  26. santità "poco cristiana"23 gennaio 2010 19:05

    anche i santi di 1930 anni di storia puzzavano di "intimismo poco cristiano" ?
    anche s. Padre Pio...
    anche S. Teresa d'Avila, S. Margherita del S. Cuore, S. Faustina Kowalska
    anche il s. curato d'Ars?
    nelle loro ore lunghissime di adorazione al SS.mo Sacramento....
    tutti puzzavano di "intimismo poco cristiano" ?

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  27. Avete mai sentito parlare di "incarnazione", cioè del fatto che l'uomo deve calarsi nel SUO tempo. Quella forma andava bene fino a che non è stata superata dalla nuova liturgia. Chi vuole restare ancorato a forme del passato contraddice, praticamente, la logica dell'incarnazione.

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  28. ? ? ?
    veramente è Dio che entra nel mio tempo: Gesù Cristo, Dio fatto Uomo che viene nella storia e nella vita di ognuno per salvarlo, espiando i suoi peccati e donandogli la Vita eterna: questa è l'Incarnazione, il Verbo di Dio che si fa carne, per la salvezza del mondo!
    E lei non ricorda l'Annunciazione e tutto il seguito ?

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  29. Mi sa che sia la tua teologia a puzzare. Se ci rifletti su, ti accorgi che la liturgia non è cambiata ad ogni generazione perché i tempi erano cambiati da quelli precedenti. Se la Rivelazione, quindi compresa la liturgia, fosse storicamente determinata e quindi adattabile, sarebbe ipso facto impugnabile e quindi non vera. Ovvero, non sarebbe Rivelazione. Oppure credi che Gesù per essere ascoltato oggi, ogni tot anni dovrebbe incarnarsi di nuovo? Perché a questo ti porta il tuo discorso.
    Inoltre, tante prove stanno a dimostrare che la liturgia moderna ha fallito, mentre quella tradizionale continua a suscitare interesse, specialmente tra i giovani.

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  30. antropocentrismo23 gennaio 2010 19:28

    ora di nuovo da certi commenti rifulge (amarissima) la realtà di ciò che constatò anche Paolo VI:
    "prima Dio si era fatto Uomo; adesso vedremo l'uomo che si fa dio!"

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  31. Le riflessioni di questo giovane sono particolarmente belle e utili per una proficua meditazione..... condivido in toto e ringrazio il confratello don Gianluigi per avercele comunicate.
    don Bernardo

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  32. Paolo VI inaugurò nel 1970 la riforma liturgica; tre anni dopo disse che il fumo di satana era entrato nel Tempio santo di Dio.

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  33. al di là del tempo23 gennaio 2010 19:33

    non è questione di rimanere ancorati al passato, ma uniti e conformati a Cristo, ed allora l'uomo acquista la Vita divina, comincia già in certa misura ad essere eterno, in Cristo, come S. Paolo: "Ciò che noi siamo non è ancor apparso".
    Il cristiano è già e non ancora nella vita eterna: la vita eucaristica, (preghiera e Sacramenti) gliela prepara e garantisce.

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  34. Mi chiedo, se l'intenzione del papa era quella che i sacerdoti annunciassero Cristo, con l'aiuto di internet.
    Ma girando internet interventi di sacerdoti, se ne trovano pochi, e quei pochi riguardano solo lotte intestine sulla "Liturgia".

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  35. Se visita solo siti e blog sulla liturgia non può che trovare commenti sulla liturgia. Ci sono centinaia di blog e siti di sacerdoti che non parlano di liturgia, basta fare clic su "cerca" nell'home page di google.

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  36. ma don Gianluigi ha semplicemente riportato riflessioni non sue....raccolte da un suo conoscente che casomai frequenta chissà dove, restandone....sconcertato. E visto chenon sarà certamente un giovane sprovveduto, dopo aver affidato al Signore le sue perplessità le avrà manifestate anche al suo amico prete. Tutto qui.
    La carta di identità è altra cosa.
    "non badare a chi l'ha detto...ma bvada a ciò che è detto..."

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  37. Prego!
    Le cosae buone ed edificanti vanno condivise e partecipate.

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  38. pregate per me, sono vice in una parrocchia dove tutte le cose elencate all'inzio di questa riflessione esistono... e soffro nel vedere l'Eucaristia svalutata e celebrata con tantissima indifferenza. Dico sempre che ormai la parrocchia è un centro sociale di aggregazione. pregate per me, perchè inizio a vacillare...nella sopportazione.

    Sacerdote novello

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  39. DANTE PASTORELLI23 gennaio 2010 20:44

    Non capisco cosa c'entri questa citazione biblica (sfracellate i bambini di Babilonia contro le rocce) tolta da un contesto completamente diverso, con la partecipazione actuosa. Nell'AT uccidere i bambini dei nemici di Israele era voluto da Dio per impedire la crescita di popoli pronti a distruggere il popolo eletto.

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  40. DANTE PASTORELLI23 gennaio 2010 20:47

    La curiosità è femmina.

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  41. <span>Carissimo Laico, chi le scrive è di Verona e le garantisco che, almeno nella mia parrocchia la celebrazione eucaristica è ancora tale  e non un teatrino in cui si fa di tutto e di più. Per qual che riguarda il suo problema per contemplare il Cristo Eucaristia: si metta in prima fila, vedrà che nessuno le si frapporrà tra lei e il Signore. Per quel che riguarda l'impiego dei laici nella liturgia: finchè si parla delle letture e dell'offertorio, se le persone sono "decenti" non vedo dove stia il problema; per la distribuzione dell'Eucaristia: in quanto ministri straordinari della stessa, essi dovrebbero svolgere una funzione supplettiva in via eccezionale all'interno della celebrazione e il loro impiego non dovrebbe essere prassi normale. Per quel che riguarda l'omelia il farla tenere da laici è un gravissimo abuso (si legga se ha occasione l'Intrudizione Generale al Messale Romano e la Redemptionis Sacramentum e la faccia leggere al suo parroco laddove la ignorasse)</span>

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  42. Caro giovane confratello mi fa piacere tasntissimo nel vedere che sei illuminato dal Signore nel comprendere le tante cose che non vanno nella parrocchia in cui presti servizio. Non ho ricette e risposte preconfezionate.... solo ti dico abbi coraggio, lo Spirito Santo ti suggerirà il comportamento da prendere..... per parte mia ti suggerisco di dare il buon esempio facendoti vedere in adorazione davanti al Santissimo, recitando il breviario in Chiesa (la gente è edificata nel vedere un giovasne sacerdote che prega), cura molto le confessioni, stai a disposizione per le confessioni, sarai ricercato e apprezzato, visita gli ammalati, fai volentieri le cose umili e nascoste che sono quelle che più valgono per Gesù, abbi stima anche della veste talare è un'ottima testimonianza..... coraggio, certamente in molti ti sosteniamo con le nostre preghiere....
    don Bernardo

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  43. com’è che i nostri fedeli sono felicissimi di compiere qualsiasi gesto li faccia sentire protagonisti – braccia allargate, strette di mano, balletti e così via – e poi… si dimentica di inginocchiarsi durante la consacrazione?
    Condivido pienamente. Diverse volte nell'omelia ho richiamato di inginocchiarsi durante la consacrazione. Sembra che la maggioranza delle persone abbia problemi fisici alle gionocchia per non state inginocchiate per un paio di minuti almeno. Ma a volte ho l'impressione di parlare con i muri.
    Come avevo detto nell'omelia dell'Epifania il motivo è che forse ormai non si crede più nemmeno della presenza reale di Nostro Signore nell'Eucaristia.

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  44. caro ospite, credo che tu confonda la catechesi con la liturgia. Dare ragione della nostra fede è un dovere essenziale del cristiano, senza il quale la nostra testimonianza sarebbe zoppa. Ma c'è un tempo per pensare, per fare domande, per cercare le risposte e può essere il tempo della cetechesi, di incontri, di letture, di meditazione. Poi c'è il tempo della liturgia, e lì è il momento delle certezze, non dei dubbi, e quella certezza della verità, che tanto ami, si rivela con tutto il suo splendore, bellezza, forza, grandezza e santità. Ma chi non ha occhi per vedere.......

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  45. Perchè devo inventare "stratagemmi" come sedermi al primo banco se Lei stesso dice che il NO non ha abrogato le genuflessioni? A cosa serve l'offertorio fatto dai laici? Chi, cosa, si offre durante l'offertorio? Se offriamo semplice pane e vino, "il frutto del nostro lavoro", come i protestanti, è un conto, se l'offertorio è il preludio dell'offerta sacrificale di Cristo è un altro conto. Su questo la liturgia NO lascia molto a fraintendere, me ne deve dare atto!
    Il compito dei laici è specificato nel tanto lodato e mai letto CVII. I laici che intervengono durante la Messa devono avere apposito mandato da parte del Vescovo. Solo in casi davvero eccezionali è possibile fare ciò che è diventato prassi.
    Son felice per lei che le celebrazioni a Verona siano ancora degne di questo nome. Da queste parti capita non di rado, non solo in una parrocchia isolata, che si verifichino contemporaneamente più di un abuso liturgico nella completa ignoranza degli astanti.
    Lei cita, giustamente, come abuso l'omelia da parte di un laico. Di persona ho anche visto "distribuire" l'eucarestia senza muovere un dito. Come si fa? Si lascia calice e patena sull'altare e il laico usa il Corpo e Sangue di Cristo come si fa la mattina con il latte e i biscotti. La sfido a trovare una sola celebrazione secondo il rito straordinario in cui accade questo.

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  46. settantenne (ancora)23 gennaio 2010 22:18

    Ho letto con molta attenzione le riflessioni del giovane studente e credo di comprenderle. Ma continuo a sostenere che anche molte delle celebrazioni liturgiche preconciliari 'normali'  (che lui non ha conosciuto) erano caratterizzate da brevità, sciatteria e ampio disinteresse dei partecipanti. Erano certamente più silenziose e permettevano a chi conosceva il latino e la struttura della messa un raccoglimento ed una meditazione aùbbastanza 'aristocratiche'. Voglio dire che il discorso dello studente ha più a che fare con la devozione privata e personale che non con la celebrazione comunitaria (e non mi si negherà che la messa sia un atto comunitario, comunque si intenda il rapporto tra fedeli e sacerdote).
    Approfitto per porre una questione che forse avrei dovuto porre in relazione al testo di Agnoli: com'è che nelle quattro basiliche romane l'altare ha la forma di mensa ed è rivolto verso il popolo? 

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  47. Stupende riflessioni, Grazie!

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  48. Egregio Pastorelli,
    con rispetto, ma il !rompere la testa dei bambini" tanto nel mondo moancale quento in quello eremitico è far tacere i pensieri umani in favore di quell'assenza di "mondo" in base alla quale ci si unicìsce a Dio! E' vero, ed io sono con Lei, che esiste una Chiesa canonica, ma è altrettanto vero che esite una Chiesa monacale ed eremitica che è CHIESA!
    Con senso profondo di appartenenza
    Matteo Dellanoce

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  49. Concordo nel dire che probabilmente (io sono nato nel 63 e quindi non ho esperienza personale) anche nella Messa antica vi erano abusi e un modo scialbo di celebrare.... anzi sono convinto che se si fosse apprezzata e vissuta bene l'antica liturgia non si sarebbe sentito il bisogno di una riforma liturgica che purtroppo non solo non ha eliminato gli abusi del passato, ma ne ha aggiunto di nuovi e di più gravi. La riforma invece di andare nella direzione di una maggiore sacralità e devozione ha semplificato, banalizzato, "demitizzato" svuotando il rito di ogni riferimento al soprannaturale, le categorie umane (senso del sacro, dell'arcano, del mistero del bello, dell'adorazione) che avvicinano al divino sono state talmente mortificate che chi si accosta alla liturgia bugniniana resta spaesato e insoddisfatto.
    Il latino da indubbiamente molta sacralità al sacro rito indipendendemente dalla sua comprensibilità piena. Ha poi il valore di essere lingua universale che unisce tutti i cristiani tra loro e con la storia precedente....
    Quanto alle basiliche romane gli altari sono elevati (alta-ara: quindi non sono mense) e non sono rivolti verso il popolo, ma verso oriente, oriente che nelle basiliche romane era alle porte del tempio e non nell'abside come comunemente avviene di solito. la forma di mensa dell'altare è un uso protestante..... l'aspetto della mensa nella Messa di San Pio V non si trova nell'altare, ma nel fare la Comunione in ginocchio alla balaustra con le tovaglie che simboleggiano la mensa celeste....
    Don Bernardo

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  50. Filippo Burighel24 gennaio 2010 00:18

    Probabilmente, nostro poco accorto e molto confuso ospite, lei intendeva dire "INCULTURAZIONE", non "incarnazione". E giusto per chiarire, si può "inculturare" la liturgia senza per forza trasformarla in una farsa da avanspettacolo di quarta categoria o, come spesso accade in Africa, in un blasfemo rito sincretista neo-vudù.

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  51. Filippo Burighel24 gennaio 2010 00:20

    Citazione:

    <span>"mi son chiesto, insomma, se ‘actuosa partecipatio’ sia quella dei soldati che gridano e giocano a dadi sotto la croce, o quella di Maria e Giovanni che vi stanno in silenzio… Io preferisco Maria e Giovanni. O forse, perché non parlavano, non hanno partecipato attivamente a quanto stava accadendo?"</span>

    Mi si conceda di commentare con le parole di un ben noto adagio: "Il silenzio vale più di mille parole!"

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  52. Ammazzate che livore s'è attirato addosso l'autore di queste bellissime riflessioni! L'attivissimo, modernissimo e razionalissimo "ospite", che si è diffuso in una loro scarnificazione in più puntate, deve veramente essere stato morso dalla tarantola, se non riesce ad apprezzarne la bellezza. Le fette di prosciutto che gli tappano gli occhi ed i tappi di spumante che gli chiudono le orecchie non verranno rimossi dalle ragioni di nessuno, sia esso laico, prete o Papa. E' un cattolico adulto e sa badare a se stesso. Anzi, sa bastare a se stesso. E chi non la pensa (e chi non "sente") come lui è un gretto ignorante, senza diritto alla parola. 

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  53. i sogni degli altri24 gennaio 2010 10:23

    fantasticare e sognare non è poi mica peccato

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  54. Quattro amici...un Uomo di Dio ed un giovane prete coraggioso!
    Il tutto a Gerfogliano nella rossa Toscana!
    Matteo Dellanoce

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  55. i sogni degli altri24 gennaio 2010 10:25

    si intende di "tappi"?
    la capisco!

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  56. DANTE PASTORELLI24 gennaio 2010 13:07

    <span>Bartimeo</span><span></span><img></img>
    <span>Egregio Pastorelli, 
    con rispetto, ma il !rompere la testa dei bambini" tanto nel mondo moancale quento in quello eremitico è far tacere i pensieri umani in favore di quell'assenza di "mondo" in base alla quale ci si unicìsce a Dio! E' vero, ed io sono con Lei, che esiste una Chiesa canonica, ma è altrettanto vero che esite una Chiesa monacale ed eremitica che è CHIESA! 
    Con senso profondo di appartenenza 
    Matteo Dellanoce</span>
    --------------------------

    Abbi pazienza, ma io son vecchio e continuo a non capire certo linguaggio e mi sfuggono certe analogie, e le spiegazioni mi risultan ancora più confuse del'asserto iniziale. Ovviamente, la colpa è mia.

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  57. Riguardo al primo punto (il discorso genuflessioni durante l'elevazione) le faccio presente che il NO non prevede l'obbligo di inginocchiarsi, lo individua come possibilità (quasi la consiglia) ma non la impone. Quello suggeritole non lo chiamerei stratagemma. Ognuno di noi ha la sua sensibilità: di certo il fatto che una persona non si inginocchi all'elevazione ma resti solo in piedi non è indicatrice di poca fede e non può essere visto come un affronto a Cristo Eucaristia (a riguardo le segnalo questo link http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-pregare-in-piedi-fa-perdere-la-fede--38960959.html).
    Il pane e il vino che vengono portati all'altare frutto della terra, della vite e del lavoro dell'uomo sono del semplice pane e del semplice vino, strumento attraverso il quale il Signore, con la preghiera consacratoria del sacerdote, si fa presente veramente realmente e sostanzialmente in mezzo a noi - ma finchè non viene consacrato per quante benedizioni gli si può dare sempre pane e vino restano. Perchè fare portare le offerte ai laici? Perchè trattandosi proprio di offerte (di doni) che "la tua Chiesa ti offre" è opportuno che siano dei fedeli, in quanto rappresentanti di questa Chiesa, che visibilmente significhino il gesto del donare, nulla di più. Ma ripeto, se la processione avviene in modo ordinato non vedo dove stia il problema.
    Per quel che riguarda il discorso Eucaristia self service (mi scuso per il termine provocatorio) caratteristico dei movimenti neocatecumenali (non so se dove lei frequenta la Messa sia viva questa realtà o l'abitudine la si sia acuqisita - ma santo cielo come è possibile che si acquisiscano solo le abitudini sbagliate? :( ) le faccio presente - ma non credo che abbia difficoltà a credermi - che oltre ad essere un abuso bello è buono (anzi brutto e grave), tale comportamento è stato ribadito come sbagliato e da non tenere nel recente documento che il Papa ha emanato nel riconoscimento dello statuto del cammino neocatecumenale (o documento simile - ora non ricordo - se avrò tempo le farò sapere a riguardo), quindi le consiglio di stampare questi documenti e man mano che si commettono gli abusi farli notare al celebrante che, vuoi per ignoranza vuoi per superficialità, li commette e laddove perdurassero di segnalarli al vescovo perchè prenda provvedimenti a riguardo - non sono abusi da poco e vanno corretti presto e defenitivamente.
    Lei dice che una cosa simile non si sarebbe mai vista nelle celebrazioni secondo la forma straordinaria. Ma la cosa non dipende dalla forma della celebrazione quanto dalla cura che il celebrante ha nel celebrare. Se lei mi dice che c'è bisogno di più serietà e di maggior rigore nel rito ordinario mi trova assolutamente d'accordo: vi è troppo liberismo e lassismo nelle celebrazioni ma questa è una peccato imputabile al celebrante, non alla celebrazione.

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  58. non parlo dei bantù24 gennaio 2010 22:54

    Si, vabbè. Ma andiamoci piano! Certe scritture prese alla lettera giustificherebbero i peggiori crimini, ed ancor oggi sono utilizzate proprio per dare un effetto sacrale ad atti che altrimenti meriterebbero mille Norimberga. E non parlo dei bantù.
    Credo invece che Bartimeo intendesse che il messaggio religioso si è insapidito, riducendosi spesso ad un profluvio di banalità che non lasciano traccia.

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  59. A dire il vero è una ciotazione simbolica che sta ad indicare (lo fanno i monaci benedettini) come i pensieri umani rischino di rompere il silenzio necesario alla contemplazione! Il silenzio va "insegnato" e fatto vivere! Solo questo è il significato della citazione che si trova in diversi testi! tUTTO QUA!
    Il silenzio è fondamentale ma va anche "insegnato" se no rischia di diventare il momento del pensiero tipo " ommioddio che brutta pettinatura ha quella" ecc ecc ecc
    Matteo Dellanoce

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  60. l’actuosa partecipatio è prendere parte insieme al Celebrante (Cristo) al Santo Sacrificio!
    se questo non avviene bisognerebbe chiedere al quel prete di quelal determinata parrocchia...
    non sono i riti che impedisocno la partecipazione quanto chi li dovrebbe applicare bene secndo le norme.
    perciò caro amico giovane sacerdote fa che i fedeli a te affidati partecipno come si conviene.
    Nanni 

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  61. Sergio Ursomando25 gennaio 2010 11:45

    No. Certamente la "actuosa partecipatio" non è quella descritta nelle perplessità espresse nella prima parte dell'intervento dell'anonimo studente amico dell'anonimo don Gianluigi, e resto stupito che don Gianluigi (diacono, presbitero o vescovo che sia) non gli abbia risposto secondo quello che il Magistero della Chiesa insegna.
    Sergio don Ursomando diacono della Chiesa che è in Caserta

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  62. <p><span><span>Forse è bene che mi presenti. Sono il giovane autore della riflessione sull’ “actuosa partecipatio” che, a mia insaputa (ma non me ne lamento, anzi), il buon don Gianluigi – uno dei miei più autentici amici – ha pubblico su questo forum… sul quale anche io ‘bazzico’ spesso </span><span><span>J</span></span><span>. Intervengo non per giustificarmi o, peggio, per assumermi la paternità di alcune righe sciolte destinate ad una confidenza tra amici, ma per esigenza di chiarezza e per desiderio di confronto. Un confronto che – e qui lancio un altro sasso nell’acqua – è graziosamente concesso a tutti, purché non ci sia odore di tradizionalismo (o almeno era così, fino ai colloqui di questi giorni). Sì, perché non nascondo che la mia scelta… “tradizionalista” è stata sofferta e rimandata forse soprattutto per questo. Vedevo i nostri sacerdoti dialogare con atei, concelebrare con valdesi e luterani (!!!), concedere locali parrocchiali a mussulmani… tutto bene, tutto bello (personalmente, poi, mi sono più simpatici i mussulmani e gli atei, che i luterani… ma è solo simpatia a pelle), eppure, d’altra parte, si ghignava e non si dialogava quando ‘osavo’ citare San Pio X, il Curato d’Ars e simili; mi si impediva di usare il piattino nelle celebrazioni o il velo omerale nelle Adorazioni Eucaristiche; per non parlare, poi, di quando si chiedeva una spazio per la celebrazione secondo il rito straordinario! Gli spazi parrocchiali erano tutti occupati già dai fratelli mussulmani. Ma non c’è bisogno che mi dilunghi: chi gira per questo blog, certamente già sa che il dialogo e l’accoglienza è per tutti, tranne che per chi predica la fedeltà alla Tradizione. Ma in fondo, è già tutto scritto nel Vangelo. </span></span>
    </p><p><span><span>Vengo alle mie riflessioni sull’ “actuosa partecipatio”. Evidentemente, come ha intuito qualche commentatore, io – credendo di parlare con un sacerdote amico, con cui mi confido spesso – facevo riferimento ad una realtà ben concreta di cui il mio interlocutore era a conoscenza. Una realtà in cui davvero mi è toccato assistere a epiclesi lette insieme o a sacerdoti che, dopo la comunione, si mettevano alla tastiera. Ma, mi pare di capire, a parte questi abusi macroscopici, trattasi di una realtà non tanto differente da quella di tante parrocchie della nostra Italia (non conosco la realtà internazionale). Non è che in 22 anni (23 tra qualche mese) ho frequentato solo una parrocchia: ne ho girate molte, visto anche che da 3 anni studio fuori sede, e posso dire che raramente ho trovato una celebrazione impeccabile sotto il punto di vista del rispetto delle norme liturgiche. Un sacerdote di buona dottrina – anche se formato in ambienti… modernisti – una volta ha glossato che, in fondo, se pure il celebrante prendesse a cattive parole il popolo, pochi se ne accorgerebbero. Ho la triste sensazione che questo sacerdote non abbia tutti i torti. Per carità, <span> </span>non metto in discussione che abusi e sciatterie ci fossero anche con l’antico rito. La mia riflessione, infatti, non voleva essere una comparazione tra la forma ordinaria e straordinaria del rito romano – il destinatario della mia confidenza sa bene, come chiunque mi sia attorno, quali sono le mie preferenze in materia. Le mie parole nascevano, invece, da un velato rimprovero mossomi al termine della Messa domenicale dal celebrante, il qualche mi chiedeva come mai, nel ringraziamento alla Comunione, non cantassi (che canti orribili, poi!) insieme al resto dei fedeli. Ora, non sto qui a mettere sul palcoscenico la mia vita interiore, ma confesso che [...]

    RispondiElimina
  63. (continua) <span><span>Chiariamoci: io, figuriamoci!, non ho nulla contro l’ “actuosa partecipatio”. Il problema, secondo me, è intendere cosa questa sia. O meglio, il problema è chiedersi se la riforma liturgica ha davvero realizzato lo scopo nobile di favorire la partecipazione attiva, o se, in realtà, non ha fatto altro che completarne l’opera di smarrimento. È chiaro: sia l’epiclesi letta insieme che il Rosario durante la Santa Messa sono un abuso, ma… c’è abuso e abuso, mi si permetta di dirlo! Allora mi chiedo – e vi chiedo – la riforma liturgica ha davvero realizzato il sogno dell’ “actuosa partecipatio”? o forse ha aggiunto nuovi spazi di distrazione, di protagonismo, di abusi (lasciando tutto all’arbitrio dell’uomo)? e se davvero per la vecchietta che dice il Rosario di abuso si può parlare, meglio gli “abusi” di ieri o quelli di oggi? Qualcuno, nei commenti, ha precisato – giustamente – che di “actuosa partecipatio” si parlava anche prima del Concilio. Certo, e se ne faceva bene a parlare. Il problema è che, con la nuova Messa, cambia anche il modo di intendere questa “actuosa partecipatio”, ed è chiaro, anche qui, capire il motivo di questo cambiamento: forse ad una cena si partecipa attivamente allo stesso modo a cui si può partecipare alla morte in croce di un uomo-Dio? Il nocciolo della questione sta tutto qui, in fondo. </span></span>
    <p><span> </span></p>

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  64. L'actuosa partecipatio, è un sogno che tutti hanno, il Concilio ne parla nella S. C. Il movimento liturgico, già dai primi del novecento, desiderava che tutti i fedelli fossero consapevoli del valore e del significato dei riti liturgici della Chiesa. La vera act. partecipatio è quella di chi vive consapevolmente la messa antica, ne distingue i momenti e ne sa individuare il valore ed incontra così in essa il Signore. Gruppi formati  ed istruiti  nel Vetus Ordo sono costituiti tra i cristiani più fortunati perchè vivono una messa che è insieme adorazione, celebrazione, attuazione del Mistero e ne ricevono Parola Dio ed Eucarestia. L'esperienza più alta, riguardo la liturgia, è la Santa Messa di sempre.

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  65. Propongo come definizione di Actuosa Partecipazìtio queste parole di Sant'Agostino nel De Trinitate.
    " Signore mio Dio, in cui ho posto ogni mia speranza; esaudisci la mia preghiera. Non permettere mai che io sia così accasciato da rinunciare a te, ma fa che con ardore continuamente rinnovato l'anima mia aneli di vederti. Dammi la forza di cercarti sempre, tu che incoraggi la speranza di quelli che ti cercano, e da essi ti lasci trovare". La partecipazine è vivere nella ricerca coninua durante la Messa della partecipazione a Dio! Ciò implica il silenzio, una formazione al silenzio, ed una parola di grazie dopo e di supplica prima.
    Matteo Dellanoce

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  66. Caro Luigi, il problema della Chiesa moderna è tutto qua: chi, come te, legge un disagio e riesce a farsene interprete, deve sempre giustificarsi, fare dei distinguo, puntualizzare e chiarire, altrimenti subisce l'aggressione dei colpevoli.
    Non c'è nulla da chiarire, hai avuto completamente ragione.
    Purtroppo anche nella Chiesa ci sono lupi che accusano gli agnelli che bevono a valle di intorbidare l'acqua...

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  67. "Conoscere, comprendere e vivere la liturgia", questo è il punto della discussione e a mio parere, ho potuto notare che persone che da sempre sono andate a messa e che sono persino dei consacrati ad ordini terziari, poco ne sanno della liturgia. Tanti, durante la messa, ripetono come automi ciò che fanno gli altri, senza rendersi realmente conto di cosa rappresentino quei gesti, quelle parole che vengono dette. Ci sono sacerdoti che durante l'omelia, cercano di fare catechesi, perchè si rendono conto che tanti cosidetti fedeli, non conoscono, non comprendono e non vivono la liturgia della messa. Ma tale catechesi non basta. Un vero fedele dovrebbe approfondire la sua conoscenza tramite letture e catechesi fatte a parte, perchè se veramente si vuol comprendere il mistero della Santa Messa, bisogna studiare. Però, colui che è ignorante a riguardo della liturgia, ma si presenta a messa con cuore contrito e segue il rito pieno di attenzione e fervore, costui forse ha partecipato in modo più idoneo alla liturgia rispetto a chi, invece, sa tutto ma ha un cuore pieno di astio. Ed astio io sento in molti di questi commenti su esposti. Si crea rivalità tra la messa ordinaria e la messa straordinaria, si crea rivalità tra la musica gregoriana polifonica rilassante e la musica moderna assordante, si crea rivalità tra tante cose....e ci si dimentica del vero motivo per cui esiste questa liturgia...è vero che ci sono tante cose che possono dare fastidio, ma dipende dai punti di vista di ognuno, a me può piacere così e a te può piacere colì, ma ci siamo chiesti come può piacere a Dio?

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  68. Appunto: siamo sicuri che siano solo punti di vista diversi?

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  69. Don Sandro (Continua)27 gennaio 2010 09:48

    <p><span><span>Il significato profondo dell’actuosa participatio.</span></span>
    </p><p><span><span> </span></span>
    </p><p><span><span>La riforma liturgica ha cercato di venire incontro al bisogno di recuperare una “nuova soggettività” dell’azione liturgica, da attribuire a Cristo e alla Chiesa, contemporaneamente, senza confusione ma anche senza separazione possibile. In questo orizzonte, veniva a crescere l’evidenza di una “actuosa participatio” che coinvolgesse radicalmente l’intero corpo ecclesiale, sia pure nella divesità di ministeri, ma con la esclusione di qualsiasi “muto spettatore”. <span>La liturgia non sopporta spettatori.</span> Questa è la antica e nuova parola che modifica le prospettive sul culto cristiano negli ultimi 200 anni. Il dato decisivo della questione non è tanto la attribuzione di una azione ad ognuno, quanto la attribuzione dell’unica azione rituale a tutti. Non è tanto il diritto di ogni soggetto ad essere titolare di un compito o di un ufficio, quanto la natura radicalmente comunitaria dell’unica azione rituale, che libera tutti dal diritto e dal dovere: come dice S. Tommaso d’Aquino dell’eucaristia, “non est officium, sed finis omnium officiorum”.</span></span>
    </p><p><span><span>Non si tratta, in altre parole, di una Riforma al servizio della solita comprensione intellettuale del mistero, ma abbiamo piuttosto a che fare con un mutamento prospettico e con un recupero esperienziale in vista di un nuovo e originario modo di comprendere la verità della eucaristia, in equilibrio tra sensibilità e intelletto. E' la rituum forma (SC 49), la forma rituale, ad assicurare la piena efficacia pastorale del sacrificio eucaristico.</span></span>
    </p><p><span><span>La considerazione della pienezza della partecipazione concentra la attenzione sull'atto piuttosto che sul significato e ciò modifica profondamente anche il metodo della teologia della eucaristia. La partecipazione è “attiva” non perché ognuno debba fare qualcosa di diverso, ma perché tutti compiono l’unica “azione comune”. Di qui nasce anche il bisogno urgente di una piena articolazione spazio-temporale della azione liturgica (eucaristica), che recuperi tutta la ricchezza del riferimento biblico, dell'omelia, della preghiera dei fedeli, di una lingua comprensibile, della comunione con pane e calice, dell'unità della celebrazione e della possibilità di concelebrazione. Si noti bene: non uno di questi elementi è tradizionalmente ad necessitatem, ma tutti sono ad solemnitatem. Ora, invece, poiché è l'azione liturgica - e non semplicemente il suo significato - il centro della relazione eucaristica, ogni sua "parte" è atto simbolico-rituale qualificante teologicamente l'eucaristia.</span></span><span></span></p>

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  70. Mi faccia capire, caro don Sandro. Sa, io sono un sempliciotto e non mi diletto di teologia. La riforma liturgica ha portato anche i fedeli a partecipare al rito sacerdotale? Insomma, prima era il prete che celebrava, adesso fedeli+prete celebrano. Ma se così è -sono ancora in attesa del continua, annunciato ma non attuato- cioé se tutti i fedeli celebrano, che senso ha il prete, più in generale il presbiterato? si riduce ad una semplice presidenza. Non capisco allora, per esempio, perché lei tenga tanto a premettere al suo nome il don, allora. i pastori protestanti, semplici presidenti, non lo fanno, a quanto mi risulta.
    un'altra cosa: tutti noi fedeli compiamo l'atto comune. in altre parole, crocifiggiamo tutti insieme Gesù? perché la messa è la ripetizione incruenta del sacrificio del Venerdì santo. la ringrazio: dal momento che tale spiegazione diventa abbastanza assurda, o meglio, anti-cristica, comincio a capire perché dalla riforma liturgica in poi la messa è stata ridefinita Cena del Signore, esattamente come cinquecento anni prima hanno voluto i padri protestanti per il loro rito base: perso il valore sacramentale dell'Eucaristia, salviamo il rito tagliuzzato trasformandolo nel giovedì santo.

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  71. se ben ricordo ciò che mi è stato detto, con il battesimo diventiamo tutti dei consacrati ed anche il matrimonio è una consacrazione. Perciò  siamo tutti chiamati a partecipare attivamente ai momenti religiosi, perchè tutti noi formiamo la Chiesa. Logicamente ognuno ha un suo compito...ci sono i consacrati all'ordine sacerdotale, i quali possono celebrare messa, ci sono i consacrati al secondo e terzo ordine, ci sono chi vive in clausura e chi vive nel secolo, etc...ma tutti, già solo con il battesimo, formiamo la Chiesa.....e, se ho ben capito ascoltando le omelie dei sacerdoti che conosco, la messa ha un ben altro scopo che essere la ripetizione incruenta del sacrificio del venerdì santo...la messa è divisa in tre parti...la parte in cui si "insegna la VIA e la VERITA' da seguire" tramite le letture e l'omelia, la parte in cui "offriamo la nostra VITA a Dio", compresi i nostri peccati da espiare, e la parte in cui Gesù ci da la sua VITA tramite un pezzo di pane e un sorso di vino....e lo fa per essere sempre vicino a noi, per non abbandonarci mai, nonostante che noi lo abbiamo crocifisso allora e continuiamo a crocifiggerlo ogni giorno, Lui ha vinto la morte per stare per sempre con noi...questa è la messa...che sia detta in tante lingue diverse, che sia svolta in modi diversi, ma il significato finale è uguale....Gesù vuol stare con noi.

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  72. Credo che quel benedetto aggettivo "actuosa" debba essere compreso all'interno della più ampia riflessione ecclesiologica che il Concilio ha voluto portare avanti. Scindere la liturgia dall'ecclesiologia è a mio avviso molto pericoloso. Il nodo sta proprio qui, credo. Tutti coloro che stanno versando lacrime amare sullo "scempio" liturgico effettuato dal VAt. II dovrebbero interrogarsi anche sulla visione di Chiesa di cui sono portatori. Con molta carità mi pare di poter affermare che, se è vero come è vero,  che lex orandi lex credendi, allora il problema si amplia e mostra come questi nostri fratelli in difficoltà verso l'Ordo Misssae di Paolo VI e dei suoi successori forse sono in difficoltà anche con l'impostazione ecclesiologica voluta per l'appunto dal Vat. II, dove la dignità battesimale e il sacerdozio comune che ne deriva richiedono una actuosa participatio non solo a livello liturgico ma a tutti i livelli, fatta salva la distinzione tra ministero ordinato e sacerdozio comune, sulla quale comunque, personalmente, potre dire altro.
    Siccome non ho tanto tempo per seguire questo blog, se qualcuno volesse rispondermi personalmente può farlo anche a pilluc@email.it

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  73. Redazione di Messainlatino.it18 febbraio 2010 16:19

    Magari questo ruolo dei laici esaltato dal Vaticano II fosse davvero (e non solo a parole) riconosciuto!
    Caro don Luciano, è vero il contrario, la Chiesa si è clericalizzata. Anzi, episcopalizzata. Il vescovo è diventato il signorotto del suo feudo, ossia della sua diocesi. E contro i fedeli (laici, appunto) che chiedono l'applicazione del motu proprio, o più semplicemente (specie in passato) protestano contro la distruzione di altari e balaustre, soppressione di processioni e devozioni, c'è solo l'argomento di autorità.
    Saltato il vincolo della Tradizione, diminuita l'autorità centrale per via della collegialità, i presuli posson fare a loro arbitrio: come in un ordinamento in cui fosse abolita la Costituzione.

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