mercoledì 30 dicembre 2009

Echi tridentini in un poeta maledetto: Arthur Rimbaud

Difficile dire cose nuove su uno degli scrittori più noti e studiati al mondo: ma forse, se il complesso rapporto di Arthur Rimbaud [nell'immagine, in un dagherrotipo giovanile] con la religione cristiana è stato certamente oggetto di indagini approfondite, non altrettanta cura è stata posta nel considerare un fatto ovvio, ossia che il cristianesimo quale Rimbaud l’aveva conosciuto era quello tridentino, e che sono proprio gli influssi di quest’ultimo a essere evidenti nella sua opera.

Il confronto del più celebre “poeta maledetto” con la religione era stato precocemente conflittuale. Se può essere una leggenda che fin da ragazzino si dilettasse a incidere bestemmie sulle panchine della natia Charleville, è certo che prima dei vent’anni annoverava nella sua produzione un buon numero di versi e prose veementemente anticlericali, fino alla raffinata volgarità. Ecco ad esempio come descrive una lezione di catechismo in Les Prèmieres Communions:


Vraiment, c’est bête, ces églises des villages
Où quinze laids marmots encrassant les piliers
Écoutent, grasseyant les divins babillages,
Un noir grotesque dont fermentent les souliers…


(Davvero, è stupido, queste chiese dei villaggi
Dove quindici mocciosastri sporcando le colonne
Ascoltano arrotare il chiacchiericcio divino
Da un nero grottesco le cui scarpe fermentano…)

A poco più tardi risale quella che è considerata, insieme a Les Illuminations, l’opera principale di Rimbaud, Une Saison en Enfer, animata sotto una luce ben diversa da un continuo incontro-scontro con il cristianesimo. Una sua sezione, Alchimie du verbe, costituisce una sorta di manifesto programmatico della poesia moderna, nel contempo testo creativo e riflessione teorica, anche se non di tipo logico-filosofico. Impossibile in questa sede approfondire tutte le implicazioni di un simile scritto: mi accontento di seguire una pista che ci riguarda più da vicino.

Va intanto notato che già il titolo, Alchimia del verbo, da un lato rinvia al mondo magico-esoterico ma dall’altro ha profonde risonanze religiose, anzi cristiane, sia pure metaforiche. Rimbaud qui, proprio all’esordio, esprime il rifiuto dell’arte “ufficiale” del suo tempo e la ricerca di rinnovati mezzi espressivi, anche attraverso il recupero di potenzialità fino a quel momento ignorate o marginalizzate:


Da molto tempo mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili, e trovavo ridicole le celebrità della pittura e della poesia moderna.
Amavo le pitture idiote, sovrapporte, festoni, tele di saltimbanchi, insegne, illustrazioni popolari; la letteratura fuori moda, latino di chiesa, libri erotici senza ortografia, romanzi delle bisnonne, racconti di fate, libretti per l’infanzia, vecchie opere liriche, ritornelli sciocchi, ritmi ingenui.

Molto correttamente, Rimbaud inserisce il “latino di chiesa” all’interno del patrimonio di quella che si potrebbe chiamare una cultura popolare: oggi qualcuno vorrebbe far credere che questo latino fosse qualcosa di troppo elevato, di incomprensibile e lontano dalla povera gente, ma è appunto un travisamento della realtà. Ai tempi di Rimbaud si sapeva bene che il “latino di chiesa”, cosa assai diversa dal latino delle scuole, era vicinissimo al popolo, ed entrava perciò anche lui a pieno diritto nell’alchimia del verbo, l’antidoto alla lingua e alla cultura “dotta” ormai isterilita e da rinnovare.

Rimbaud ci dona diversi esempi di quest’uso del “latino di chiesa” in Une Saison en Enfer:


– Ah! sono talmente abbandonato che offro a qualunque divina immagine slanci verso la perfezione.
Oh mia abnegazione, o mia carità meravigliosa! quaggiù, tuttavia.
De profundis Domine, quanto sono stupido!

Curiosamente, rivolge a se stesso il termine (“bête”, a onor del vero quasi un intercalare nella lingua francese) che poco tempo prima aveva riservato alle chiese di villaggio. Traggo un altro esempio proprio dal finale di Alchimie du verbe:


Dovetti viaggiare, distrarre gli incantamenti riuniti sul mio cervello. Sul mare, che amavo come se avesse dovuto lavarmi da una sporcizia, vedevo levarsi la croce consolatrice. Ero stato dannato dall’arcobaleno. La Felicità era la mia fatalità, il mio rimorso, il mio verme: la mia vita sarebbe stata sempre troppo immensa per essere votata alla forza e alla bellezza.
La Felicità! Il suo dente, dolce da morire, mi avvertiva al canto del gallo – ad matutinum, al Christus venit –, nelle città più oscure.

C’è un’allusione all’inno di Prudenzio che si canta appunto al mattutino nella liturgia delle ore: “Nox et tenebræ et nubila, / confusa mundi et turbida, / lux intrat, albescit polus: / Christus venit; discedite”. Echi dell’innografia cristiana si trovano anche nei versi riportati all’interno di Alchimie du verbe:


Elle est retrouvée!
Quoi? L’éternité.
C’est la mer mêlée
Au soleil.
[…]
– Jamais l’espérance.
Pas d’
orietur.
Science et patience,
Le supplice est sûr.

(È ritrovata!
Che? L’eternità.
È il mare mischiato
Al sole.
[…]
Mai la speranza.
Non un orietur.
Scienza e pazienza,
il supplizio è sicuro.)

Orietur si riferisce di certo all’inno di Natale Orietur stella ex Jacob, ed è dunque un rimando a Cristo, così come nella prosa precedente la Felicità è anch’essa chiaramente il cristianesimo sempre ambiguamente inseguito e fuggito. Fuggito anche nella scelta successiva, da parte di Rimbaud, di una vita da avventuriero e commerciante di armi in Africa. Così però la sorella Isabelle descrisse gli ultimi giorni di vita di Arthur, tornato in Francia malato e spentosi in ospedale a soli 37 anni:

Nel corso dell’ultima settimana, i cappellani erano venuti due volte; li aveva ricevuti bene, ma con una tale spossatezza, con un tale abbattimento che non avevano osato parlargli della morte. Sabato sera, tutte le suore insieme innalzarono una preghiera affinché facesse una buona morte. Domenica mattina, dopo la messa solenne, pareva più calmo e pienamente in sé: uno dei cappellani è tornato e gli ha proposto di confessarsi; ed ha accettato! Uscendo, il prete mi ha detto, guardandomi con aria turbata, con aria strana: “Vostro fratello ha la fede, figliola, che mai ci avevate detto? Ha la fede, e anzi non ho mai visto una fede di qualità simile!”.


Jacopo

23 commenti:

  1. Dante Pistorelli30 dicembre 2009 12:24

    Era un bestemmiatore. Ne ho scritto anche io in un paio di riviste e mi sono opposto con veemenza quando, in occasione del centenario, cercarono di intitolargli un'angolo del parco di Castelluccio Valserchio. Scrissi al sindaco e all'Ordinario, che si guardarono bene dal rispondermi.

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  2. Bellissima testimonianza.
    Dante: certo, può essere stato un bestemmiatore, e non discuto che l'intitolargli una via può far insorgere problemi. Tuttavia, questa testimonianza rimane bellissima, sia per il "latino di chiesa" che per la vita del protagonista.

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  3. il rapporto di fede dell'uomo con Dio è qualcosa di molto intimo

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  4. invito alla Redazione. per favore riportate il blog a com'wera fino a qualche giorno fa. La modifica apportata rallenta tutto e in più per leggere i commenti ci vuole la lente.
    grazie

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  5. Caro Dante,
    mi sembra che tu abbia, per tanti aspetti, ragione. Però...
    Forse Manzoni direbbe: più è superba l'altezza che al disonor del Golgota finisce per chinarsi, maggiore è la gioia, e la gloria, della bella, immortal benefica Fede ai trionfi avvezza.  Un bestemmiatore che chiude i suoi brevi agitati travagliati anni baciando il Crocifisso... Pensa che festa in Cielo!

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  6. "Latino di chiesa, racconti di fate, libretti per l'infanzia, vecchie opere liriche...". Il contrario di quel che cercano i presunti "cattolici adulti", sempre aggiornati, alla costante ricerca di un nuovo che i loro personaggi di riferimento hanno già scartato in quanto vecchio. Scoprono Freud quando la psicoanalisi comincia ad essere considerata superficiale e imbarazzante; Karl Marx quando il bilancio di tutti i marxismi è apertamente e clamorosamente fallimentare; i poeti maledetti quando il più grande fra loro si piega con amore sul "latino di chiesa". 
    Che schiaffo, ragazzi! Jacopo, grazie: da quando ho letto la tua trouvaille sto assaporando nettare e ambrosia.

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  7. Ma Dante ha cambiato cognome?

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  8. Meno foto e meno colori!!!!!!!!!!!!!!! E' un sito troppo barocco e invece dovrebbe splendere per nobile semplicità ...

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  9. Marx è invece attualissimo: chi sta applicando il marxismo alla lettera sono i capitalisti rampanti, da Berluscono a Marchionne etc.

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  10. Mah! Su Marchionne ed il PD sono in accordo su Berlusconi troppo "timoroso" del dopo per essere un diffusore del marxismo!
    Comunque chiedo scusa per l'OT!
    Matteo Dellanoce

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  11. <p><span style="font-family: Georgia;"><span style="">Jacopo nel suo approccio ai testi si muove con uno schema ideologico e teologico precostituito, al quale piega i documenti esaminati, non senza fare loro violenza e passando continuamente dal piano dell’indagine letteraria alla liturgia, in un discorso che necessariamente finisce col non avere né rigore letterario, né rigore teologico.</span></span>
    <p><span style="font-family: Georgia;"><span style="">Jacopo piega la sua interpretazione del dato letterario alla tesi apologetica che vuole affermare o alla polemica intraconfessionale e ideologica che intende perseguire. Voglio qui semplicemente mettere a fuoco lo spirito anticonciliare soggiacente a molte sue affermazioni e mettere in discussione al tempo stesso il presunto rigore delle tesi su cui pretende di basarsi.</span></span>
    <p><span style="font-family: Georgia;"><span style=""></span></span>
    <p><span style="font-family: Georgia;"><span style="">DON CONCILIO</span></span>

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  12. Non c'è dubbio che una vera religiosità deve includere una grande altezza spirituale capace di comprendere ed appassionarsi alle più alte espressioni dell'Umanità. Le vite più disperate hanno spesso prodotto i più vertiginosi ponti verso Dio. Non sarà dalla mediocrità che nasce la visione e per questo abbiamo avuto Caravaggio, Mozart, Nietzsche, Trakl, o Rimbaud.. Dispiace che ci sia qualcuno che inciti all'ignoranza, ad un moralismo becero che porterebbe l'uomo al suo minimo, senza l'ebbrezza delle vette, che sono poi quelle a cui ci abitua la vera Liturgia Cattolica. Se qualcuno non comprende lo "scandalo"  del Cristianesimo e la sua vertigine, con il  suo sovvertimento radicale del senso, non può essere un buon cattolico. Così facendo lasciamo le cose eccelse ai Comunisti e ci teniamo solo il Catechismo. No grazie. Dunque grazie a Jacopo. Trovo eccellente il suo pensiero che vuole INCLUDERE nell'ambito della spiritualità Cattolica Tradizionale ciò che gli appartiene: l'aria delle vette.

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  13. Redazione di Messainlatino.it31 dicembre 2009 00:41

    Proveremo ad ingrandire il carattere. Mica facile...

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  14. E sentiamo, quale sarebe lo spirito anticonciliare?

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  15. Certo che nietzsche è la quintessenza del cristianesimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Urca le sue vette lo hanno portato a sostituire Cristo con il gusto! Ed il gusto è tutto tranne che "altezza spirituale" ma semplice e relativistico moralismo modernista!
    Nel distacco dal mondo l'uomo trova Dio! Ne sanno qualcosa gli Eremiti anche e soprattutto di oggi! Diceva Thibon c'è più saggezza e sapienza in un contadino analfabeta che in un professoressone che ha letto migliaia di libri! Lasciamo le cose eccelse ai comunisti! Se l'eccelso è l'irrazionale che se lo tengano e vadano ad adorare il signor Satana che tanto li ammalia. Tutto ciò che non è portatore di vita non è cristiano ne cattolico!
    Matteo Dellanoce

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  16. Dante Pistorelli31 dicembre 2009 11:30

    Ignoro cosa c'entri Nietzsche in un blog cattolico. Invece di perdere tempo senza profitto con questi maestri del nulla, bisognerebbe dedicarsi alle buone letture, il Guarducci, il Flock, il Perrucchetti e lo Spadadefora, che ho avuto l'onore di avere mio severo insegnante negli anni giovanili.

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  17. brazie redazione per aver ascoltato l'invito ad ingrandire il carattere degli interventi. ora va meglio!

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  18. Quello che conta è l'interpretazione, ha perfettamente ragione Jacopo ed è quello che fa nel suo testo d'inizio.
    "E solo quando ricomparirà il cielo attraverso volte squarciate, giù sull'erba e sui papaveri rossi, accanto a muri rotti, volgerò di nuovo il mio cuore alle dimore di questo dio."(F. W. Nietzsche, Così parlò Zaratustra, Seconda parte, Dei preti).  
    Non vale forse questo pensiero rispetto alla situazione attuale della Chiesa Cattolica postconciliare? Non è forse la citata una straordinaria profezia? Questa dissoluzione della Chiesa  non è forse l'effetto di un movimento tutto interno ad essa?
    Chi di noi può a cuor leggero reggere la visione degli altari posticci eretti in tutte le chiese dopo la riforma? 
    Nell'arte e nella poesia gli uomini hanno i loro avamposti. Mi dispiace, ma la nostra storia è scritta dalle vette e non dagli epigoni degli epigoni degli epigoni. Se rinunciamo alla nostra grandezza come uomini realizzata dai nostri Maestri,  e la lasciamo in mano al nemico, come potremo sostenere l'altezza a cui ci  porta la Liturgia? Se non sapremo rileggere la cultura e l'arte in senso cristiano, che ci rimane?.... appunto quattro sconosciuti dignitosissimi epigoni di nessun conto.

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  19. Ad esempio dove dice "ai tempi di Rimbaud si sapeva bene" è chiaramente anticonciliare, perché implicitamente asserisce che ai tempi nostri, cioè dopo il Concilio, non si sa bene. Dove dice "non altrettanta cura è stata posta" è chiaro che intende alludere con dileggio al Concilio. E dove dice "non avevano osato parlargli" allude surrettiziamente ai padri conciliari e a Paolo VI. Ma le sue mosse non sono sfuggite al mio implacabile rigore logico neocattocomunale.

    DON CONIGLIO

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  20. Matteo Tassinari23 gennaio 2010 21:56

    <span>Ha scritto don Coniglio: "Ma le sue mosse non sono sfuggite al mio implacabile rigore logico neocattocomunale. DON CONIGLIO". Mai incontrata tanta sfacciata arroganza e indubbio 'sapere dotto'. Matteo Tassinari.</span>

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  21. Rimbaud merita rispetto, se non altro, per la grande cultura di cui è stato portatore.

    Senza polemica, Stelio.

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  22. Rimbaud e Nietzsche sono autori che ri-avvicinano al sacro.  Sono i bestemmiatori che, in un modo quasi inconsapevole ed esoterico, spronano a ri-valutare la vera spiritualità. Una sorta di anarchici di destra che alludono ad una spiritualità cristiana vera, e non moralista/buonista come quella post-conciliare.  A questo egualitarismo forzato Rimbaud e Nietzsche si oppongono e ci incoraggiano ad opporsi. Rimbaud è intrinsecamente credente, anche a cagione delle sue bestemmie. E sarà premiato dal buon Dio, per tutti quelli che ha fatto - sia pure indirettamente - convertire. Ultima cosa: in Italia ci sono strade intitolate a pensatori che inneggiavano al totalitarismo (Lenin, Marx, Allende, ecc.) e si vorrebbe impedire di intitolare un parco al libertario Rimbaud? Spero sia uno scherzo...

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  23. E secondo voi cos'è l'ispirazione artistica?
    Ne so molto di questi poeti e nonostante l'apparenza negativa so che c'è molto dentro che è espresso appunto nella poesia....

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