lunedì 2 novembre 2009

Beato chi credette nel Concilio venturo...

John Henry Newman

Cosiccome nella Divina Commedia siedono nell'Empireo i patriarchi ebrei se ed in quanto credettero in Cristo venturo, così criterio, discrimine e requisito per le canonizzazioni della Chiesa pare essere, per quei candidati ch'ebbero la sventura di vivere prima del grandeconciliovaticanosecondo, il fatto di avere precorso, preparato, auspicato, prefigurato, vaticinato quel Vaticano II che è divenuto metro di paragone della fede cattolica. Tali pensieri ci alimenta la lettura del solito panegirico di Avvenire, che piega il card. Newman alle esigenze di fornire legittimazione ad un concilio che è sempre più urgente risistemare al suo giusto posto: un'importante assise che si colloca in continuità e in sequela dei venti concilii ecumenici che l'han preceduta. Non un superdogma, quindi, e tanto meno il datore di senso della vita cristiana: avrebbe senso giudicare S. Benedetto per aver 'anticipato', chessò, il Laterano II?

E poi: basta con 'sta solfa che il primato della coscienza, o il concetto di tradizione dinamica sono mirabili scoperte del solito concilio. Eran già assodate prima, sapete?, altrimenti come giustificare che si sian fissati nuovi dogmi (ai tempi di Newman: l'Immacolata Concezione e l'Infallibilità papale) se non si muove dall'idea che la Tradizione non è un dato predefinito e concluso?

Ma leggiamo questo zuccheroso articolo di Mimmo Muolo su Avvenire. Il titolo è già un programma...


Il cardinale Newman, padre invisibile del Concilio


Non basta un solo angolo visuale, per inquadrare opportunamente la grande e poliedrica personalità del cardinale John Henry Newman. Filosofo e teologo, uomo di Chiesa e grande comunicatore, pensatore originale e anticipatore del Concilio Vaticano II, il porporato inglese, oggi ormai vicinissimo alla beatificazione, deve essere studiato da più punti di vista. Proprio come hanno fatto a marzo di quest’anno i promotori del Convegno internazionale svoltosi a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. E come anche ieri pomeriggio, nella sede romana dell’Ateneo, hanno ribadito il rettore Lorenzo Ornaghi e gli altri intervenuti alla presentazione degli Atti di quel simposio, presente anche il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. A distanza di pochi mesi, infatti, è uscito per i tipi di Vita e Pensiero, il volume curato da Evandro Botto e Hermann Geissler, che raccoglie le risultanze dell’importante appuntamento di marzo. Volume che, a cominciare dal titolo, Una ragionevole fede, Logos e dialogo in John Henry Newman permette di comprendere le diverse direzioni dell’indagine scientifica e storica compiuta intorno alla personalità e al pensiero del cardinale. Come ha ricordato monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e presidente di Avvenire, di questo «titolo suggestivo» i curatori del libro «danno ottima spiegazione quando scrivono che in rapporto all’odierno scenario culturale il modello offerto da Newman è quello di una fede pensata e vissuta, protesa a rendere ragione di se stessa e pure di una ragione in tutto e per tutto aperta e disponibile all’accoglienza, comprensione e condivisione della verità, ovunque essa si manifesti e da qualsiasi parte provenga». Non è chi non veda l’estrema attualità dell’insegnamento del porporato inglese. Il quale ha molto da insegnare, ha aggiunto monsignor Semeraro, anche sotto il profilo dell’ecclesiologia. Non per niente «di lui si dice che è stato uno dei padri invisibili del Vaticano II», data l’influenza che il suo pensiero ha avuto su alcuni passaggi della Lumen Gentium e anche della Dei Verbum , ad esempio in merito alla concezione della tradizione, come «memoria viva che la Chiesa ha del suo Sposo» e al passaggio in cui nella costituzione sulla Parola di Dio (al numero 8) si legge: «La Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio». Il vescovo di Albano, citando i documenti del processo di beatificazione, ha perciò sottolineato «l’elevatezza e la profondità del pensiero teologico» di Newman, «tale da farlo rassomigliare ai più grandi Padri della Chiesa». Giudizio, questo, condiviso anche da Benedetto XVI. Anche perché, ha concluso Semeraro, «movente della sua ricca esistenza fu la fede eroica, la sua pietà profonda, il suo amore verso Dio e verso gli uomini, in una parola la sua santità». Anzi, come ha fatto notare Ornaghi nella sua breve introduzione, è proprio a partire dalla santità che si può comprendere l’opera di Newman. «La sua, infatti, è una testimonianza di fede e di vita cristiana che esce dalle pagine dei libri», per collocarsi sul piano dell’attualità culturale. E proprio su questo piano lo ha inquadrato l’editorialista del Corriere della Sera Armando Torno. «Anticipatore per eccellenza – ha fatto notare – egli seppe prevedere, già nell’800, il pericolo del relativismo, affermando con forza che una verità esiste e che, al contrario, senza verità tutto si annulla». Newman, ha proseguito Torno, «è completamente attuale» anche per il suo modo di vedere il rapporto tra l’umano e il divino, per la sua sottolineatura dell’importanza delle fonti bibliche e per l’aggancio alla patristica, ma anche per le sue doti di comunicatore. Inoltre, ha concluso il senatore Marcello Pera, lo studio del suo pensiero «costituisce un ulteriore stimolo ad allargare i confini della ragione, non regalandone più il concetto in esclusiva agli scienziati». Proprio come chiede di fare il Papa, che non a caso di Newman è un grande estimatore.

© Copyright Avvenire, 30 ottobre 2009, via Papa Ratzinger blog

12 commenti:

  1. Filippo Burighel2 novembre 2009 03:19

    Eh vabbeh, adesso non stracciamoci le vesti per qualche frase, sia pure infelice, buttata lì in un articolo tutto sommato decente. S'è letto tanto di peggio, suvvia.
    Ormai è chiaro a tutti che l'anno prossimo il Papa durante il suo viaggio apostolico in Inghiterra proclamerà Newman beato e l'Avvenire ha voluto a modo suo preparargli il terreno tra i suoi lettori, anche perché ho i miei dubbi che anche qualcuno decentemente informato sulle "cose di Chiesa" in Italia sappia chi sia Newman al di là di averlo forse sentito nominare una o due volte nella vita.

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. L'articolo è molto bello,penso che lo citerò in qualche occasione. Grazie.

    Luigi

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  4. A sentire alcuni, tutti sono stati precursori del Vaticano II: anche Pio XII, perfino Pio X. Non è un buon segno, a pensarci bene: vuol dire che il concilio ha detto (o gli è stato fatto dire) tutto e il contrario di tutto.

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  5. No, il fatto è che la grandezza si misura coll'esser stati precursori del Vaticano II. Per esser fatti santi, occorre il discernimento su questo punto, prima ancora che il miracolo....scusate la battuta, ma certe forzature la recano seco!
    A.C.

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  6. In effetti è vero che tutti quelli che sono vissuti prima del Concilio sono precursori del Concilio, è una verità lapalissiana.
    Anche ognuno di noi è precursore del Concilio Vaticano III (quando ci sarà), è una logica conseguenza dell'ermeneutica della continuità.

    Luigi

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  7. già...il Concilio misura della santità!
    E se per esser fatti santi occorresse la pre-veggenza e l'omaggio incondizionato al mitico CVII, chi mai avrebbe canonizzato S. Padre Pio?
    Ricordando quanto egli temeva fin da quel 1965, mentre ancora era in corso, le sue conseguenze negative, e che disse con trepidazione al card. Bacci (venuto per portargli la dispensa per celebrare ancora la Messa di s. Pio V):
    «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio!»...

    (http://www.oriensforum.com/index.php?topic=1501.0)

    ...allora oggi di certo si opporrebbero molti ostacoli al riconoscimento della sua santità!

    Franco

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  8. Un precursore del VII fu sicuramente il Beato Rosmini.
    Intuì magistralmente l'avvento del liberalismo e tentò ( con alterne fortune) di "purificarlo" e di ricondurlo verso la retta via.
    A mio modo di vedere la visione rosminiana della società molto si adatta alla attuale situazione. Troppo voglia di clericostatalismo nei progressisti, troppa nostalgia monarchica in un certo tradizionalismo. Il Papa Benedetto XVI è teologo della liebrtà. Non del liberalismo ma della libertà come atto d'amore, rinuncia creativa, piena oblazione. Il tempo gli darà ragione! Il tempo è amico della Chiesa non le è mai stato nemico. Il card. newman è fondamentale per riuscire a ben interpetare questa visione della libertà. Il primato della coscienza è da leggersi ( lettere al duca di Norfolk) in logica politica. indica, cioè, la primarietà educativa della coscienza comune rispetto all'invadenza dello stato.
    Newman fu pubblicato da Jaka ai tempi addietro e non è propriamente sconosciuto. E' stato, come altri, obliato ( come il mistero d'altro canto). Ma lui, Lewi, Chesterton, molta spiritualità ortodossa orientale ed anche una buona parte della teologia ortodossa ( penso ad Evdokimov)stanno ripresentandosi sulla scena cristiana.
    Infine, pur ammettendo alcuni distinguo, non dimenticherei Solov'ev, Berdajev. Poi ci ssarebbero i nostri papini, De Corte, Marcel, un insuperabile Guardini, per chi si ricorda le pubblicazioni di Volpe ( con madiran, Von Hildebrand ed altri). ringraziamo la costanza dei Papi e la voglia di Cristo unica vera Via che l'uomo ha per vivere liberamente partecipando al disegno divino.
    Matteo Dellanoce

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  9. Clamorosa novità nel dibattito cristologico: Gesù fu precursore del Concilio Vaticano II!

    :-D

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  10. Potete togliere il commento osceno dell'anonimo delle 5,23 ?
    Che i confratelli vengano seppelliti nella stessa tomba è prassi millenaria, chi ancora chiacchiera dell'omosessualità di Newman è un demente! Che tra l'altro non ha letto le sue lettere, dove egli stesso rivela che ha pensato, prima di prendere una decisione seria e definitiva, al matrimonio (con una donna, pensa un po'!!)

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  11. Filippo Burighel2 novembre 2009 18:40

    La mitologia sull'omosessualità di Newman deriva da un suo commento sulla morte del suo discepolo e confratello Ambrose St John, con quale convisse fraternamente: "Ho sempre pensato non vi fosse lutto più grande di quello per un marito o una moglie, ma trovo difficile crede che esso possa essere più grande, o il dolore di qualcuno più grande, del mio."

    E' bene notare che parole di lutto simili le ebbe anche per l'altro suo discepolo e confratello Richard Hurrell Froude quando morì nel 1936.

    A volte mi stupisco di come questa nostra società moderna ultrasessualizzata non riesca a resistere alla tentazione di vedere risvolti sessuali in un qualsiasi rapporto affettivo, sia esso tra persone dello stesso sesso o diverso.

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  12. Mi pare che si esageri sempre nel misurare uomini e idee alla luce del Vaticano II. E' vero: si sono avuti salutari movimenti e provvidi autori che hanno preceduto il Concilio ed hanno determinato in gran parte il "risveglio" della Chiesa nelle anime, tanto per stare a Guardini. Ma il fenomeno attesta, ineludibilmente, che si è attinto alla grande tradizione della fede. La domanda è una soltanto: possibile che nessuno provi ad invertire le cose? Non sono Tizio e Caio ad aver anticipato il Concilio. Semmai è accaduto l'opposto: il Concilio ha fatto suo quanto lo Spirito Santo non si era mai stancato di suscitare nel corso dei secoli. Il recupero stereotipato e fossilizzato, per lo più fermo ai primi secoli, si chiama archeologismo. Il recupero coerente e ricco di uno sviluppo, si chiama tradizione. Il Vaticano II non è calato dall'alto! Newman e tanti altri non hanno preceduto. Hanno semplicemente preparato! Sono stati, cioè, strumento dello Spirito. Non è che la frenesia di vedere il Concilio anche dove non poteva ancora esserci nasconda invece la voglia di far passare per cattolici quanti, in nome del Concilio, hanno distrutto la fede? Un eretico passa sempre per profeta. E quasi sempre lo si difende guardando al passato: "Anche quel tale non fu capito!". Ma l'errore è errore, sempre e comunque. Coloro che hanno preparato il Concilio - se proprio ci si tiene tanto a questa detrminazione storica- non si sono spostati di un centimetro dall'ortodossia della fede e dall'obbedienza a Pietro. Tutto il resto appartiene ad una pseudo storia che ha, tuttavia, partorito il suo topolino: fa credere che la Chiesa si sia svegliata dal letargo soltanto quarant'anni fa. Ma questa è una bestemmia contro lo Spirito Santo!

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