giovedì 13 agosto 2009

13 agosto: festa di S. Ippolito. La sua preghiera eucaristica e il novus ordo.

In occasione della festa di Sant'Ippolito (a destra, il martirio di S. Ippolito di Bouts il Vecchio, Museum der Erlöserkathedrale, Bruges) riproponiamo di seguito uno dei primi post scritti su questo blog. Come noto, il nome di S. Ippolito è invocato (ma dovremmo dire usurpato) in relazione alla seconda preghiera eucaristica del nuovo rito, la più breve ed usata. Per onorare il santo (che, per inciso, fu il primo antipapa della storia, ma morì martire, insieme a Papa Ponziano con cui si era riconciliato, nelle miniere di Sardegna durante le persecuzioni), verifichiamo dunque quanto sia rimasto di Ippolito nel Messale bugniniano.


Alzi la mano chi, manifestando a qualche prete il proprio interesse per il rito antico, non si è sentito rispondere con sufficienza che la riforma liturgica è stata un ritorno alla più antica e autentica Tradizione, sfoltita delle "incrostazioni medioevali", mentre i fautori della Messa tridentina sono afflitti da una visione miope e incompleta della tradizione, limitata al periodo successivo alla Controriforma e al Concilio di Trento ("si chiama tridentina ben per questo, ‘sta messa, no?"). Tanto vero, prosegue di solito questo sacerdote ipotetico (ma molto reale), ripetendo quanto appreso sui testi di liturgia del seminario, la riforma liturgica ha restaurato non solo l’orientamento originario verso il popolo ("Gesù mica dava le spalle agli Apostoli!"), ma anche tesori della liturgia dei primi secoli, come la preghiera dei fedeli e la preghiera eucaristica di S. Ippolito, la più antica che si conosca, anteriore di secoli rispetto al canone romano della Messa tridentina (che è attestato "solo" dal quarto secolo d.C.).

Il fedele amante della tradizione, a questo punto, è di solito costretto ad incassare; magari penserà tra sé che, se la liturgia dei primi secoli era proprio come quella di oggi, la diffusione del cristianesimo nel mondo ha avuto davvero molto di inspiegabile e di miracoloso. Se ha confidenza col sacerdote, il fedele gli farà notare la contraddizione tra il criticare le incrostazioni medioevali e insieme un’idea di tradizione che non risalirebbe oltre il Concilio di Trento, che fu ben posteriore alla fine del Medioevo; ma il discorso finirà comunque con una sostanziale resa agli argomenti, in apparenza incontrovertibili, del prete insofferente di questi petulanti che "vogliono spostare all’indietro le lancette della storia".

Ma la diffusione di internet ha questo di buono: ha reso accessibile a chiunque, con pochi clic, testi che, chiusi nelle biblioteche, erano finora appannaggio esclusivo di studiosi e liturgisti; e questi ultimi, in maggior parte modernisti, non li andavano certo a divulgare.

O meglio, se divulgavano, ecco che cosa scrivevano: "Quanto alla seconda [preghiera eucaristica], si noti che è presa quasi letteralmente dal più antico testo liturgico conosciuto, quello della Tradizione apostolica di sant'Ippolito (inizio del III secolo). Quello stesso Ippolito che, dopo essersi opposto al papa Callisto da lui accusato d'essere troppo indulgente coi peccatori, si ritrovò con il successore di questo pontefice, s. Ponziano, condannato come lui per la fede, ad essere deportato in Sardegna!" (Y. CONGAR, La crisi nella Chiesa e Mons. Lefebvre, Queriniana, 1976, p. 32). Abbiamo evidenziato noi quell’avverbio "quasi letteralmente", perché giudicherete voi quanto sia appropriato.

Ma ora, dicevamo, anche il fedele qualsiasi che abbia voglia di documentarsi un po’ (è già un punto di partenza leggere la nostra pagina sugli scritti liturgici dell’allora card. Ratzinger), scopre agevolmente che quelle affermazioni sono una vera e propria mistificazione, un travisamento della storia. Come aveva ben capito George Orwell (nel suo profetico libro 1984), domina il futuro chi è in grado di riscrivere il passato. Ma oggi, grazie a internet, possiamo recuperare, dai "buchi della memoria" dove li avevano cacciati i riformisti, i dati seguenti:

- La Messa tridentina non è per niente... tridentina, perché il Papa S. Pio V, dopo il Concilio di Trento, si limitò a rendere universale il rito in uso a Roma da secoli (cioè dai tempi dei più antichi Messali conosciuti e, nella sostanza, fin dai tempi di S. Gregorio Magno, mille anni prima).

- La celebrazione verso il popolo è una creazione interamente moderna, prima d’ora (e quindi anche ai tempi apostolici) del tutto sconosciuta.

- La seconda preghiera eucaristica introdotta col nuovo Messale, che non solo è la più usata (anche perché la più corta), ma siccome attribuita ad Ippolito sarebbe più antica e venerabile del canone romano della Messa tradizionale, è in realtà ben lungi dall’essere identica "quasi letteralmente" all’originale di Ippolito. Solo circa la metà delle parole di quest’ultimo sono state trasfuse nella preghiera eucaristica numero 2 (e nel suo prefazio proprio che, peraltro, è nell'uso spesso sostituito da altro testo). Sono state, tra l’altro, omesse parti estremamente significative, ma sgradite ad orecchi 'modernisti': "spezzare le catene del demonio, calpestare l'inferno, illuminare i giusti, fissare la norma", o l’invocazione allo Spirito Santo dopo la consacrazione "per confermare la loro fede nella verità, affinché ti lodiamo e ti glorifichiamo per Gesù Cristo". Per contro la formulazione moderna aggiunge, per almeno due terzi, testo del tutto difforme da quello di Ippolito. Non ci credete? Giudicate voi da questo raffronto sinottico: le parti in verde sono quelle effettivamente corrispondenti (e spesso non nelle parole né nella loro collocazione, ma solo nei concetti generali); quelle in rosso e sottolineate, le parti del canone di Ippolito che i riformatori hanno del tutto tagliato; infine le parti in nero non sottolineate sono le parole della preghiera eucaristica II aliene rispetto al testo di Ippolito. Così la prossima volta saprete cosa rispondere ad un prete saccente...


Anafora di Ippolito (circa 215 d.C.)
Ti rendiamo grazie, o Dio, per mezzo del tuo diletto figliolo [puerum] Gesù Cristo, che negli ultimi tempi hai inviato a noi come salvatore, redentore e messaggero della tua volontà; egli è il tuo Verbo inseparabile, per mezzo del quale hai creato tutte le cose e fu di tuo gradimento; che hai mandato dal cielo nel seno di una vergine e, accolto nel grembo, si è incarnato e si è manifestato come tuo figlio, nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine. Per compiere la tua volontà e acquistarti un popolo santo, egli stese le mani nella passione per liberare dalla sofferenza coloro che confidano in te.
Mentre si consegnava liberamente alla passione per distruggere la morte, spezzare le catene del demonio, calpestare l'inferno, illuminare i giusti, fissare la norma e manifestare la risurrezione, preso il pane ti rese grazie e disse: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo che sarà spezzato per voi".
Allo stesso modo fece col calice dicendo: "Questo è il mio sangue che sarà versato per voi. Quando fate questo, fatelo in memoria di me". Ricordando dunque la sua morte e la sua risurrezione, ti offriamo il pane e il calice e ti rendiamo grazie per averci fatti degni di stare alla tua presenza e di renderti culto. E ti preghiamo di inviare il tuo Spirito Santo sull'offerta della santa Chiesa. Unendo in una sola cosa, dona a coloro che partecipano dei santi misteri la pienezza dello Spirito Santo per confermare la loro fede nella verità, affinché ti lodiamo e ti glorifichiamo per Gesù Cristo tuo figliolo, per il quale gloria e onore a te con lo Spirito Santo nella tua santa Chiesa ora e nei secoli dei secoli. Amen.
[Pseudo-IPPOLITO, Tradizione apostolica, Introduzione, traduzione e note a cura di Elio Peretto, Roma, Città Nuova, 1996, pp. 108-111]

Preghiera eucaristica II (Messale 1970)
Prefazio
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Padre santo, per Gesù Cristo, tuo dilettissimo Figlio.
Egli è la tua Parola vivente, per mezzo di lui hai creato tutte le cose, e lo hai mandato a noi salvatore e redentore, fatto uomo per opera dello Spirito Santo e nato dalla Vergine Maria.
Per compiere la tua volontà e acquistarti un popolo santo, egli stese le braccia sulla croce, morendo distrusse la morte e proclamò la risurrezione.
Per questo mistero di salvezza, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo a una sola voce la tua gloria:
Santo, Santo, Santo...
Consacrazione
Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito, perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore.
Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane e rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse: "Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi". Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice e rese grazie, lo diede ai suoi discepoli, e disse: "Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti [latino: pro multis] in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me".
Mistero della fede.
Assemblea: Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta. Oppure: Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice annunziamo la tua morte, Signore, nell’attesa della tua venuta. Oppure: Tu ci hai redenti con la tua croce e la tua risurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo
Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del tuo Figlio, ti offriamo, Padre, il pane della vita e il calice della salvezza, e ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale.
Ti preghiamo umilmente: per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo.
Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra [nelle domeniche:] e qui convocata nel giorno in cui il Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua gloria immortale: rendila perfetta nell’amore in unione con il nostro Papa N., il nostro Vescovo N., e tutto l’ordine sacerdotale.
Ricòrdati dei nostri fratelli, che si sono addormentati nella speranza della risurrezione, e di tutti i defunti che si affidano alla tua clemenza: ammettili a godere la luce del tuo volto.
Di noi tutti abbi misericordia: donaci di aver parte alla vita eterna, insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con gli apostoli e tutti i santi, che in ogni tempo ti furono graditi: e in Gesù Cristo tuo Figlio canteremo la tua gloria.
Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen

Il testo originale greco del canone di Ippolito è perduto; ci è giunta solo la traduzione in latino. Per chi desidera operare il raffronto tra il testo d’Ippolito nel latino in cui ci è pervenuto con quello, pure in latino, della Prex Eucharistica II del Messale di Paolo VI, riportiamo i due testi di seguito in caratteri più piccoli:

ANAFORA DI IPPOLITO (circa 215 d.C.)
Gratias tibi referimus, Deus, per dilectum puerum tuum Jesum Christum, quem in ultimis temporibus misisti nobis salvatorem et redemptorem et angelum voluntatis tuae, qui est verbum tuum inseparabile, per quem omnia fecisti et bene placitum tibi fuit, misisti de caelo in matricem virginis, quique in utero habitus incarnatus est et filius tibi ostensus est, ex Spiritu Sancto et virgine natus. Qui voluntatem tuam complens et populum sanctum tibi acquirens, extendit manus cum pateretur, ut a passione liberaret eos qui in te crediderunt.
Qui cumque traderetur voluntariae passioni, ut mortem solvat et vincula diaboli dirumpat, et infernum calcet et iustos illuminet et terminum figat et resurrectionem manifestet, accipiens panem gratias tibi agens dixit: Accipite, manducate, hoc est corpus meum quod pro vubis confringetur.
Similiter et calicem dicens: Hic est sanguis meus qui pro vobis effunditur. Quando hoc facitis, meam commemorationem facitis.
Memores igitur mortis et resurrectionis ejus, offerimus tibi panem et calicem, gratias tibi agentes quia nos dignos habuisti astare coram te et tibi ministrare.
Et petimus ut mittas Spiritum tuum Sanctum in oblationem sanctae ccclesiae: in unum congregans des omnibus qui percipiunt sanctis in repletionem Spiritus Sancti ad confirmationem fidei in veritate, ut te laudemus et glorificemus per puerum tuum Jesum Chrislum, per quem tibi gloria et honor Patri et Filio cum Sancto Spiritu in sancta ecclesia tua et nunc et in saecula saeculorum. Amen.

PREGHIERA EUCARISTICA II (Messale 1970)
Vere dignum et iustum est, aequum et salutare, nos tibi, sancte Pater, semper et ubique gratias agere per Filium dilectionis tuae Iesum Christum, Verbum tuum per quod cuncta fecisti: quem misisti nobis Salvatorem et Redemptorem, incarnatum de Spiritu Sancto et ex Virgine natum. Qui voluntatem tuam adimplens et populum tibi sanctum acquirens xtendit manus cum pateretur, ut mortem so1veret et resurrectionem manifestaret. Et ideo cum Angelis et omnibus Sanctis gloriam tuam praedicamus, una voce dicentes:
Sanctus, Sanctus, Sanctus
Vere Sanctus es, Domine, fons omnis sanctitatis. Haec ergo dona, quaesumus, Spiritus tui rore sanctifica, ut nobis Corpus et Sanguis fiant Domini nostri Iesu Christi. Qui cum Passioni voluntarie traderetur, accepit panem et gratias agens fregit, deditque discipulis suis, dicens:
Accipite et manducate ex hoc omnes: hoc est enim Corpus meum, qui pro vobis tradetur
Simili modo, postquam cenatum est, accipiens et calicem, iterum tibi gratias agens dedit discipulis suis, dicens:
Accipite et bibite ex eo omnes: hic est enim Calix Sanguinis mei novi et aeterni testamenti, qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum. Hoc facite in meam ommemorationem.
Mysterium fidei.
Acclamazioni dei fedeli (omissis)
Memores igitur mortis et resurrectionis eius, tibi, Domine, panem vitae et calicem salutis offerimus, gratias agentes quia nos dignos habuisti astare coram te et tibi ministrare. Et supplices deprecamur ut Corporis et Sanguinis Christi participes a Spiritu Sancto congregemur in unum.
Recordare, Domine, Ecclesiae tuae toto orbe diffusae, ut eam in caritate perficias una cum Papa nostro N. et Episcopo nostro N. et universo clero.
Memento etiam fratrum nostrorum, qui in spe resurrectionis dormierunt, omniumque in tua miseratione defunctorum, et eos in lumen vultus tui admitte. Omnium nostrum, quaesumus, miserere, ut cum beata Dei Genetrice Virgine Maria, beatis Apostolis et omnibus Sanctis, qui tibi a saeculo placuerunt, aeternae vitae mereamur esse consortes, et te laudemus et glorificemus per Filium tuum Iesum Christum.
Per ipsum, et cum ipso, et in ipso, est tibi Deo Patri omnipotenti, in unitate Spiritus Sancti, omnis honor et gloria per omnia saecula saeculorum.



Citiamo, per concludere il discorso, quanto scritto da P. CANTONI, Novus Ordo Missae e fede cattolica, Quadrivium, 1988, p. 115 s. (interamente consultabile a questo link): "La II Prex eucharistica è quella che ha sollevato (e solleva) più problemi. Il riferimento sacrificale è in essa veramente assai tenue. Generalmente, nel rispondere alle critiche, ci si è accontentati di trincerarsi dietro l'origine venerabile per antichità di questa preghiera. [..] Basta un confronto, anche superficiale, con l'antica anafora per rendersi conto di cosa valga questo argomento. Anche p. Lanne, che non può certamente essere annoverato fra gli avversari della riforma liturgica, rileva che "nella nuova anafora romana... quanto si riferisce all'opera salvatrice di Cristo è stato arbitrariamente abbreviato perché male si adattava alla mentalità moderna. Cristo con la sua Passione libera coloro che credono in lui; egli ha spezzato i vincoli del diavolo, calpestato l'inferno, illuminato i giusti ... Il testo ippolitiano dice: "Et petimus ut mittas spiritum tuum sanctum in oblationem sanctae ecclesiae, in unum congregans de omnibus qui percipiunt sanctis in repletionem spiritus sancti ad confirmationem fidei in veritate ut ..." ... È’ stata ritenuta... la domanda perché coloro che partecipano al Corpo e al Sangue di Cristo siano uniti come una sola cosa mediante lo Spirito Santo, mentre è scomparso l'oggetto di questa unione per opera dello Spirito: la confermazione della fede nella verità. Si noterà che questa soppressione corrisponde a quella fatta poco prima nella commemorazione dei vari elementi dell'opera salvatrice di Cristo: la Passione libera coloro che credono in lui. Per ben due volte quindi in questa anafora d'Ippolito la fede viene posta al primo piano, mentre è scomparsa nel nuovo testo. Tutta l'eucaristia come proclamazione della fede risente di una certa incrinatura" [E. LANNE, Introduzione a M. THURIAN, L’Eucaristia Memoriale del Signore, Sacrificio di Azione di grazie e d’intercessione, Ed. A.V.E., 1971, p. XXIV s.]".

99 commenti:

  1. DANTE PASTORELLI13 agosto 2009 12:27

    Molto argutamene il card. Stickler, in "L'attrattiva teologica della Messa tridentina" annotava: il secondo canone ha almeno il pregio della brevità.

    Perché tante omissioni e sforbiciature del testo originale o presunto tale? E' chiaro: togliere ogni inciampo nel dialogo coi protestanti.

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  2. La storia della redazione delle nuove preghiere eucaristiche è davvero interessante come "storia delle mentalità" e per le incongruenze di attuazione.
    Vi lascio alcune riflessioni sparse.
    Il canone di Ippolito, posto che sia romano e il più antico (il Bouyer non lo credeva), è stato violentato proprio nella sua "antichità": ci sono residui di concezioni cristologiche superate, c'è solo un tenue riferimento molto orientaleggiante - tenuità anch'essa teologicamente superata - alla terminologia sacrificale.
    Così come il Canone Romano, di cui si è lamentata l'assenza di una pneumatologia esplicita, che invece era testimonianza di "arcaicità".
    Canone, dalla cui terminologia (soprattutto sacrificale) era invece prescritto l’allontanamento, in forza della necessaria libertà e creatività espressiva.
    Evidente, nell'esito della riforma, l'incongruenza dell'applicazione dei criteri:
    1- ci si allontana dallo schema del Canone Romano e si adotta restrittivamente, per ogni successiva elaborazione di P.E., la tipologia di Ippolito (proprio nella sua tenue menzione del sacrificio!): dove la coerenza e dove il guadagno?
    2- l’idea della preghiera eucaristica non come polo d’attrazione, ma come un blocco unico, letterariamente inscindibile e soprattutto precludente ogni diverso elemento: la “debole” e arcaica pneumatologia del Canone Romano ha comportato la “forzatura” del Quam Oblationem (e passi), ma anche il taglio del “Veni Sanctificator”, nonostante fosse considerato come l’ “epiclesi latina” anche tra gli specialisti.
    Anche qui incoerenza e dubbia utilità: la pneumatologia va giustamente portata in auge, ma perché a detrimento del sacrificio?
    3- Interessante il discorso sulle PE 3° e 4° che, pur manifestando perfetta ortodossia, sono il risultato di sconcertanti omissioni rispetto ai testi di partenza (preparati dal Vagaggini).
    Passi il criterio di non ripetere pedissequamente le formulazioni del Canone romano (comunque smentito dall’invalso uso di ripetere passivamente i topoi della P.E.. 2°, quali l’offerta del pane e del calice senza alcuna menzione del termine “sacrificio”), ma alcune esclusioni vanno ben oltre le semplici formulazioni alternative.
    Nella 3° P.E., ad esempio, si dice solo:

    “Ipse enim in qua nocte tradebátur”,

    mentre nel testo originario vi è:

    “Ipse enim pridie quam pateretur hoc magnum novi testamenti mysterium nobis voluit commendare, mirabilium suorum memoriale perpetuum: ut se in cruce misercors oblaturus a nobis quoque, tuis servis exiguis, in Corporis Sanguinisque mysteriis indesinenter offerretur. Et ideo, cum seipsum erat traditurus in mortem …”.

    Il testo di Vagaggini era una mirabile ricapitolazione del mistero della “forma sacrificii”.
    Assurda quindi quella mutilazione, lamentata anche dal Bouyer, che oltretutto snervava il significato del verbo TRADERE: tale verbo possiede in quel contesto anche e soprattutto valenza sacrificale (si riallaccia con il QUOD PRO VOBIS TRADETUR della nuova formula consacratoria del Pane) e non va tradotto piattamente e banalmente con “tradire”, come purtroppo le traduzioni liturgiche e bibliche continuano in colpevole coerenza a fare. Oggi è il Gherardini a ricordarcelo inascoltato.
    Un altro esempio. Più avanti il testo ufficiale ha:

    “offérimus tibi, grátias referéntes, hoc sacrifícium vivum et sanctum”,

    mentre Vagaggini proponeva:
    “hoc sacrifícium incrumentum, de tuis dona ac datis: Hostiam puram, Hostiam sanctam, immaculatam hanc Hostiam pro saeculi vita”.

    L’espressione, per quanto ricalcata dal Canone Romano, aveva il merito di precisare che l’oblazione era innanzitutto quella dell’ “Hostia pro saeculi vita” e non certo il semplice sacrificio esistenziale, potenzialmente non rituale, di cui alla Lettera ai Romani 12, 1, come i commentatori modernisti hanno subito arbitrariamente interpretato.

    Certo, non siamo ai livelli preoccupanti della P.E. 2° o 5° etc., ma un’ipotesi di “riforma della riforma” dovrebbe ripartire anche da questo punto, suggerendo utili integrazioni testuali.

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  3. Vedere anche
    http://rubricsandritual.blogspot.com/2008/06/eucharistic-prayer-iii-and-vagagginis.html
    et
    http://rubricsandritual.blogspot.com/2008/06/proposed-eucharistic-prayer.html

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  4. DANTE PASTORELLI13 agosto 2009 13:25

    Magnifico, El CID.
    Ma il II canone non è preoccupante come il V (svizzero) e il II della conciliazione. Almeno lì si legge che il pane e il vino diventano il corpo e il sangue di Cristo.
    Felice di trovare così fondamentali convergenze.

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  5. Dal Nuovo Dizionario di Liturgia delle Ed. Paoline, 1983 (a cui ha collaborato per alcune voci anche il P. Augé con la coordinazione di Domenico Sartore ed Achille Maria Triacca):

    alle pagg. 1454-1455 si dice che la Preg, Euc. II E' ESSENZIALMENTE il canone di Ippolito;

    a pag. 1087 si dice che la Preg. Euc. II NON PUO' ESSERE identificata col canone di Ippolito perché ha subito troppe aggiunte e modifiche!


    Andiamo avanti:

    da "Missarum Sollemnia" di J.A. Jungmann S.J. Ed. Ancora 2001 (ristampa anastatica dell'edizione del 1964):
    "Sarebbe errato scorgere nelle parole usate da Ippolito per l'Eucaristia semplicemente la Messa romana del III secolo..."(pag. 27 vol.I)


    Andiamo ancora avanti;
    "Storia liturgica" di Mario Righetti:

    a pag 266 volume I leggiamo [il canone di Ipolito, ndr] "non si può quindi considerarla come la prece ufficiale romana".

    mentre a pag. 38 volume III si legge:
    "la preghiera eucaristica della Traditio si dimostra espressione personale del suo autore e comincia a scostarsi dalla linea originaria dell'Anafora. E' la prima evoluzione romana del Canone"

    G.Nicola Lentini

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  6. Forse sarebbe anche importante notare che prima del Concilio, il Canone romano non conteneva una epiclesi (invocazione allo spirito) esplicita, come nella Preghiera Eucaristica II :

    Padre veramente santo,
    fonte di ogni santità,
    santifica questi doni con l'effusione del tuo Spirito
    perché diventino per noi il corpo
    e + il sangue di Gesù Cristo nostro Signore


    anche se nel paragr. Supplices Te rogamus... del VO si può riconoscere una analoga invocazione dello Spirito più implicita, dobbiamo tener conto che non è l'invocazione allo Spirito che opera la transustanziazione, ma le Parole della Consacrazione consegnateci dal Signore.

    Tant'è che negli antichi canoni eucaristici, l'epiclesi era sempre posta dopo le parole di istituzione, per indicare il culmine del processo di consacrazione, come nella liturgia bizantina, e così è nell'Antico Rito per il Supplices Te rogamus. Invece nel rito post-conciliare la Preghiera Eucaristica II -spacciata per l'antica Anafora di Ippolito dal momento che questa è stata ampiamente rimaneggiata- l'epiclesi è inserita prima delle parole di istituzione anziché dopo, e in modo pedagogicamente improprio.

    E l'invocazione allo Spirito serve a rendere applicabile "per noi" l'evento appena accaduto con molta maggiore forza ed efficacia per chi vi partecipa!

    Se andiamo ad approfondire i meandri delle antiche preghiere della Vetus latina, vi troviamo tesori inimmaginabili

    Mentre anche in quel che abbiamo appena esaminato, dobbiamo riconoscere un nuovo indirizzo teologico-liturgico, direi!

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  7. El Cid cnclude così il suo intervento: "suggerendo utili integrazioni testuali".
    io credo che una riforma della riforma debba riavvicinare il Novus al Vetus, e quindi avere anche una sola anafora. Altro che integrazioni testuali: le nuove anafore son destinate a entrare nei testi di storia della liturgia come esempio e ammonimento a non ripeter lo stesso errore: inventarsi una liturgia.

    Antonello

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  8. Le nuove preghiere eucaristiche quindi dovranno essere espunte dal messale: se non lo faranno gli uomini lo farà il tempo

    Antonello

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  9. il ritorno a Casa13 agosto 2009 17:12

    Aveva dissipato tutti i suoi beni...
    Rientrò in sè e disse:
    "Tornerò da mio Padre"
    Egli dunque si alzò e tornò da suo padre...
    Il Padre lo abbracciò e lo festeggiò quando lo vide sulla strada del ritorno a Casa...
    -----
    ....non lo festeggiò "mentre" era nella dissipazione e "per" la sua dissipazione, ma "mentre" stava tornando a Casa, e "perchè" era decisamente incamminato verso Casa!

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  10. Leggo il post e i pochi commenti e dico solo: l'Opinione è figlia di Giove e Presunzione.

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  11. BIBLIOGRAFIA DI “IPPOLITO”:
    http://www.rore-sanctifica.org/biblio-num-12.html

    http://www.rore-sanctifica.org/etudes/2007/RORE_Communique-2007-05-05_Lettre_de_Bouyer.pdf

    http://www.rore-sanctifica.org/etudes/2007/RORE_Communique-2007-12-28_Hippolyte_Denoyelle.pdf

    http://catholicapedia.net/Documents/cahier-saint-charlemagne/documents/C143_Phazael_Sacrifice-de-Cain_52p.pdf

    http://www.rore-sanctifica.org/index1.html

    http://docs.google.com/www.rore-sanctifica.org/etudes/2007/RORE_Communique-2007-05-03_Intention-Bugnini.pdf

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  12. E' singolare che si invochi Ippolito e si rinneghi la tradizione successiva...in fondo anche Ippolito era un tradizionalista e per questo motivo entrò in conflitto con Callisto...il seguito è noto.

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  13. Posto che fosse veramente quell'Ippolito, era anche molto poco disposto all medicina della misericordia.

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  14. Come si forma una preghiera eucaristica? Attraverso secoli di gestazione, per mezzo di uomini illuminati dallo Spirto Santo o in fretta e furia, in una commissione di sedicenti esperti cripto-protestanti? Ecco spiegata la differenza.

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  15. Leggo il post e i pochi commenti e dico solo: l'Opinione è figlia di Giove e Presunzione.

    opinioni?
    con quale documento Magisteriale, ammesso che per lei abbia valore il Magistero, può confutare le nostre constatazioni, che nascono da preghiera e Conoscenza?

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  16. DANTE PASTORELLI13 agosto 2009 20:27

    MIC, il (don?) MERCENARO possiede la verità assoluta, al contrario della Chiesa.
    Dai, MERCENARO, toglici gli atroci dubbi sulla tua identità.

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  17. Non solo Mani.

    giovedì 13 agosto 2009
    Nichols e "usus antiquior"
    In questi giorni sta facendo discutere nel mondo anglosassone il messaggio di Mons. Vincent Nichols, nuovo Arcivescovo di Westminster, pubblicato come prefazione a un opuscolo che verrà distribuito ai sacerdoti partecipanti al Corso residenziale di addestramento, organizzato dalla "Latin Mass Society of England and Wales" per i giorni 24-28 agosto prossimi congiuntamente all'Arcidiocesi di Westminster.

    The Tablet ha salutato con entusiasmo l'intervento del nuovo Arcivescovo e Presidente della locale Conferenza episcopale. L'editoriale del suo ultimo numero titola: "The Old Rite put in its place". Personalmente, trovo estremamente significative sia la presa di posizione di Mons. Nichols, sia la reazione del periodico cattolico progressista. Mi meraviglia che finora, in Italia, nessuno abbia fatto cenno a tale dibattito, che potrebbe destare un notevole interesse. Pertanto, senza per il momento voler entrare nel merito (spero di poterlo fare nei prossimi giorni), per il momento mi limito a pubblicare una mia traduzione del messaggio in questione. Potete trovare il testo originale del messaggio, insieme con il link all'editoriale del Tablet, nel sito del New Liturgical Movement.


    Corso residenziale di addestramento per sacerdoti, 24-28 agosto 2009
    Centro pastorale “All Saints”, London Colney, Herts

    Messaggio di Sua Ecc. Mons. Vincent Nichols
    Arcivescovo di Westminster

    Saluto con favore questo breve corso di addestramento promosso dalla Diocesi di Westminster d’intesa con la “Latin Mass Society”. Questa è la corretta descrizione dell’evento. Sia nell’insegnamento che nel diritto della Chiesa è il vescovo che ha la responsabilità della promozione e della vigilanza sulla Liturgia.

    Nel motu proprio Summorum Pontificum Papa Benedetto ha permesso l’uso della forma della Messa del 1962, in casi chiaramente definiti. Ciò facendo, egli ha insistito che esiste un solo rito della Messa nella Chiesa Latina. Questo chiarisce che la forma ordinaria della Messa e quella straordinaria sono a servizio di un unico e medesimo rito. Entrambe, perciò, trovano spazio in questa Scuola Estiva, e i partecipanti celebreranno volentieri la Messa in ciascuna di queste forme. Qui non c’è spazio per l’idea che la forma ordinaria della Messa, in sé stessa, sia in qualche modo carente. In verità, quanti possiedono una simile idea non rientrano nella generosa disposizione del Summorum Pontificum. Questi tali si stanno inesorabilmente allontanando dalla Chiesa.

    La Messa è fonte ed espressione dell’unità della Chiesa; quell’unità infatti deriva da Cristo. Non ne abbiamo un’altra. La nostra unità non consiste in un’uniformità di uso o preferenza personale. In verità, certe questioni dovrebbero avere una parte assolutamente secondaria nella nostra liturgia, in particolare nel ministero del sacerdote. Ciò che noi sacerdoti dobbiamo provvedere, come elemento-chiave del nostro ministero, è la Liturgia della Chiesa.

    Un principio dimostrato di buona liturgia, quale è quello della “partecipazione attiva” di tutti i partecipanti alla Messa, sia nella Liturgia della parola che in quella eucaristica, si applica a qualsiasi forma della Messa si usi. Tale principio richiede attenta considerazione e applicazione da parte di ogni celebrante e di chiunque aiuti nella preparazione della liturgia. Spero che gli sia dato sufficiente spazio in questa Scuola Estiva.

    Papa Benedetto ha dato un ulteriore e delicato compito a sacerdoti e vescovi: di provvedere la forma straordinaria della Messa in risposta ai bisogni genuini descritti nel motu proprio. Sono grato a tutti voi per l’aiuto che ci darete a rispondere a questo compito, perseverando nello sforzo di difendere e alimentare l’unità della Chiesa.

    + Vincent Nichols
    17 luglio 2009

    http://querculanus.blogspot.com/2009/08/in-questi-giorni-sta-facendo-discutere.html

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  18. DANTE PASTORELLI14 agosto 2009 00:25

    Nella prospettiva della riforma della riforma - che con questi chiari di luna mi sembra si allontani e si stia demandando al futuro pontificato - è da mettere in conto l'aggiunta almeno di un'altra lettura, della preghiera dei fedeli e di qualche nuovo prefazio.
    Il Canone Romano, che eminenti teologici liturgisti ritengono la più veneranda ed antica delle preghiere eucaristiche d'Occidente ed Oriente, resterebbe senza mutamenti. Però non è da escludersi l'inserimento di un paio di Canoni, anche di quelli attuali, ma rivisti in modo che ben risaltino il Sacrificio satisfattorio e propiziatorio, la Transustanziazione e la presenza reale.
    Per avere un unico messale qualche rinuncia sarà chiesta anche a noi.
    Ma la struttura generale della Messa non sarebbe toccata nella sua organicità.
    Ma, ripeto, la riforma è di là da venire, e per ora niente s'è mosso.

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  19. Csro d. Mercenaro,

    contra factum non valet argumentum.

    Quindi rimane da poco da dire, salvo prendersela con Giove piluvio o gli...dei Mani.

    FdS

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  20. Nel canone romano manca unsa epiclesi perché il testo riflette la dottrina cattolica: la Transustanziazione avviene per mezzo delle parole di N.S. ripetute dal celebrante e non, come sostengono i Greci, attraverso l'invocazione dello Spirito Santo.

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  21. Dr. PASTORELLI, se puote, veda quei link!

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  22. A proposito di "riforma della riforma".
    Qualcuno può dirmi, per sommi capi, quali erano le caratteristiche del "dimenticato" Messale del 1965?
    Era già presente la pluralità di Preghiere Eucaristiche, compresa la II°, o vi era solo il Canone Romano?
    Grazie.
    Emilio

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  23. DANTE PASTORELLI14 agosto 2009 13:45

    VERA TRADIRIO, oggi ho da fare: è la festa di questo grumolo di case dal nome Rocca: SS.ma Maria Assunta.
    Ho dovuto far da manovale al muratore, devo pulir una cappellina abbandonta dove si ferma la processione e che nei mesi estivi è affidata (cioè me la sono affidata) alle mie cure. Devo preparar alcune cose per il pranzo di domani. Poi Mesa e processione.

    Inoltre devo dire che mi fa fatica andare a trovare il contenuto dei link. Comunque vedrò.

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  24. DANTE PASTORELLI14 agosto 2009 13:46

    Del Messale 1965 ho scritto recentemente a commento di altro post. Ma non chiedermi dove.

    RispondiElimina
  25. Per trovare argomenti in precedenza trattati (anche nei commenti) c'è la funzione cerca in questo blog, in alto a sinistra o nella colonna di destra. Basta inserire qualche parola significativa (es.: 1965).

    Sull'epiclesi (ossia l'invocazione allo Spirito Santo), mancante nel canone romano: mi riallaccio a quanto detto, magistralmente, dal Cid e ricordo anch'io che il "Veni Sanctificator" dell'offertorio era precisamente inteso da un orientamento considerevole degli studiosi come invocazione allo Spirito Santo (il Santificatore, appunto, secondo un epiteto tradizionale: anche nella formula battesimale non maschilista - eretica e invalida, per inciso - la terza Persona è qualificatà Sanctifier, mentre le altre sono Creator e Redeemer).

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  26. Tornando alle questioni più serie, non amo le esemplificazioni da blog, anzi, talvolta li trovo pericolosi perchè tendono a sostituirsi alle aule accademiche e ai libri e non di rado mancano di solidità quasi a dire sono "sine fundamento in re" (il re non ha fondamenti??).
    Ho guardato i testi messi in sinossi (senza ossa) della Preghiera di Ippolito, ma preferisco ragionare sui testi di C. Giraudo, E. Mazza ecc. ecc. almeno hanno un nutrito apparato critico. Senza offesa per chi ha perso tempo per mettere tutti quei bei colori pastello per evidenziarne le differenze.
    Suggerisco la lettura della breve dispensa del prof. Augè, che custodisco gelosamente, sulle liturgie non romane soppresse da Pio V.

    RispondiElimina
  27. Tornando alle questioni più serie, non amo le esemplificazioni da blog, anzi, talvolta li trovo pericolosi perchè tendono a sostituirsi alle aule accademiche e ai libri e non di rado mancano di solidità quasi a dire sono "sine fundamento in re" (il re non ha fondamenti??).

    il blog è lo strumento adatto per consentire un confronto ed uno scambio di riflessioni, pensieri, idee, nel nostro caso tra credenti.

    Ho guardato i testi messi in sinossi (senza ossa) della Preghiera di Ippolito, ma preferisco ragionare sui testi di C. Giraudo, E. Mazza ecc. ecc. almeno hanno un nutrito apparato critico. Senza offesa per chi ha perso tempo per mettere tutti quei bei colori pastello per evidenziarne le differenze.

    non è necessariamente una critica, P. Marco; ma un suo contrinuto, anche in assenza dei testi di suo abituale riferimento, potevamo aspettarcelo. Io forse ho sbagliato a permettermelo, ma ho parlato non da liturgista ma da credente che conosce e ama ed questa credo la ragione per cui ognuno di noi può permettersi di esprimersi e di ascoltare gli altri che lo fanno allo stesso titolo. Non lo vede come un arricchimento comune, quando si parla dal cuore e anche se nessuna decisione -che spetta in altra Sede- scaturisce da quanto diciamo? Non crede che il discorso rientri nella condivisione della Fede viva che tutti professiamo?

    Suggerisco la lettura della breve dispensa del prof. Augè, che custodisco gelosamente, sulle liturgie non romane soppresse da Pio V.

    potremmo leggerla quando passeremo ad altro argomento. In ogni caso si trattava di liturgie per allora recenti, riguardando il provvedimento quelle proliferate nell'arco degli ultimi 200 anni, mentre la Litugia Gregoriana nel suo impianto fondamentale, risale al II secolo mentre per il Canone si fa addirittura il nome dell'Apostolo Pietro.
    Nel frattempo sarebbe interessante conoscere le sue osservazioni sulla Preghiera Eucaristica II in relazione al mio post su quel thread.

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  28. accentuando troppo l'uno o l'altro aspetto si va a finire sempre al margine, vedi le messe moderne che sembrano più feste di compleanno, oppure certi riti che pare vogliano imbonirsi Zeus.

    OK, allora riconosce la deriva delle messe moderne, che non sarebbe scaturita certo dall'Antico Rito, che come ogni rito può essere celebrato sciattamente, ma non prevede improvvisazioni perché ha già una sua 'forma': è un vero e proprio seder per dirla col termine ebraico che signifca "ordine"

    Vorrei poi sottolinearle che nel VO non è che si accentua l'aspetto sacrificale a decremento di quello escatologico: il fatto è che il Sacrificio E' CENTRALE ed è da soltanto da esso che porta alla Risurrezione che scaturiscono i doni la gioia e la Grazia Santificante e quant'altro neppure pensabile per ognuno che vi partecipa e che si estende alla Chiesa di Sempre, al mondo intero e all'umanità tutta, insieme ai credenti ed ai partecipanti in primis, senza limiti spaziali e temporali (vogliamo continuare a 'castrarci' senza tenere in alcun conto la metafisica)?

    Dimentichiamo che in quell'escaton niente affatto trascurato, ma di cui sperimentiamo tutta la mirabile realtà e concretezza, sta il progetto Trinitario su ognuno di noi e sul mondo e quindi tutte le Grazie perché diventi nostra vita?

    Se è vero che nella P.E.II manca la dimensione sacrificale (semplifico) nel famoso canone romano che è più recente manca la dimensione pneumatologica (a-risemplifico). Cmq la tradizione liturgica di anafore ne possiede tantissime, non ci si deve accanire su queste due.

    La sua affermazione non tiene conto che, senza andare a spulciare preghiere particolari, in ogni Oremus, in ogni formula del VO lo Spirito Santo Dio è nominato insieme al Padre e al Figlio e tutta la celebrazione è satura della Trinità, così come si dovrebbe

    Inoltre non è vero che il Canone romano è più recente della preghiera -peraltro contaminata- di Ippolito, tranne alcune aggiunte, ma non la struttura portante che se non all'ASpostolo Pietro come si tramanda, risale al massimo al II secolo

    In ogni caso, a proposito della pneumatologia (va così di moda, ma purtroppo non se ne riconoscono le presenze e gli effetti dov'è davvero e la si va infilando dappertutto con ogni arbitrio ed improvviszione!) si è detto con chiarezza che l'epiclesi, dalla P.E. Eucaristica II introdotta prima della Consacrazione, stona in quel punto:
    - perché non è l'invocazione allo Spirito che opera la Transustanziasione, ma le Parole della Consacrazione consegnateci dal Signore
    - e piuttosto essa mira ad inserire noi in quel circuito di Grazia e di Comunione e quanto non lo fa in maniera più forte ed efficace sia dal punto di vista pedagogico che teologico il "Supplices te rogamus...." dopo la Consacrazione?

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  29. Caro mic, apri una porta aperta!! So perfettamente che certe Messe moderne sono da censurare, come fanno sorridere la Veglia pasquale in latino celebrata a mezzogiorno, le lodi mattutine ridotte al benededictus dopo la Messa della notte ecc. ecc.
    Stranezze cene sono ovunque.
    Nel VO si sono sedimentate come la polvere, lentamente, nel NO come il fango dopo una tempesta.
    Credo che su questo si debba discutere.
    Sul fatto delle Preghiere Eucaristiche posso darti ragione purchè non si pensi che con la penna una mattina qualcuno si è alzato ed ha cancellatto, aggiunto, corretto, ecc. ecc. Ci sono dei processi un tantino più lunghi e non troppo superficiali come a volte si vuo,far vedere.

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  30. Sul fatto delle Preghiere Eucaristiche posso darti ragione purchè non si pensi che con la penna una mattina qualcuno si è alzato ed ha cancellatto, aggiunto, corretto, ecc. ecc. Ci sono dei processi un tantino più lunghi e non troppo superficiali come a volte si vuo,far vedere.

    so bene che l'operazione fatta a tavolino di fabbricazione del NO tagliando selvaggiamete il VO e aggiungendo elementi diversi, alcuni frutto di quell'"insano archeologismo liturgico" già stigmatizzato da Pio XII nella Mediator Dei parte da più lontano e, dietro le quinte, premeva da decenni e forse più.
    Ma credo che le persone che l'hanno attuata non fossero i portatori di quella Tradizione viva che, unica, può permettersi di aggiungere o togliere elementi (non essenziali) di un rito.

    E quindi come riconosciuto da Benedetto XVI: "Ma in quel momento accadde qualcosa di più: si fece a pezzi l'edificio antico e se ne costruì un altro, sia pure con il materiale di cui era fatto l'edificio antico e utilizzando anche i progetti precedenti".
    In un altro contesto, lo stesso allora card Ratzinger parla di "fabbricazione a tavolino"...

    Sono d'accordo sulla necessità di processi lunghi e anche meditati e soprattutto affidati a persone di fede provata e non a ideologi né ppseudo-teologi come i tanti 'falsi profeti' e 'cattivi maestri' che la Chiesa accoglie nel suo seno ancora stiamo chiedendocene il perché

    RispondiElimina
  31. Sintetizzo quanto detto nel post sulla PE2; chi vuole, può rispondere anche lì.
    Diamo per scontate le letture basilari (Giraudo, Mazza, Augé, Bouyer).
    Noto l’incongruenza di fatto tra IL PRINCIPIO DELLA RIPRESA DI TESTI ANTICHISSIMI (inutile qui fare classifica) e IL PRINCIPIO DELLA RETTIFICA ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE TEOLOGICA E LITURGICA.
    Ippolito è stato depurato delle arcaiche concezioni cristologiche: giusto, ma per par condicio andava integrato anche il riferimento sacrificale, soprattutto quando si decide di “investire tutto” sulla PE.
    L’architettura del testo è stata, poi, inutilmente sconvolta (come rilevava anche il Nocent).
    L’esito dell’operazione si svela come volontà di creare una PE “normativa” (es: 2° riconc.; anafora zairese; 5° testo latino …), con l’esito di diffondere censure e ambiguità terminologiche. Simili tattica ed esito ci son state con l’intero corpus della c.d. Tradizione Apostolica.

    Ovvio che questo dimostra quanto speciose e strumentali fossero le accuse di debole pneumatologia al Canone Romano (formule analoghe sono state approvate post riforma: vedere la prex dedicatoria dell’altare).

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  32. "In ogni caso, a proposito della pneumatologia […] si è detto con chiarezza che l'epiclesi, dalla P.E. Eucaristica II introdotta prima della Consacrazione, stona in quel punto:
    - perché non è l'invocazione allo Spirito che opera la Transustanziasione, ma le Parole della Consacrazione consegnateci dal Signore..." (affermazione di Mic).
    Il discorso sulla Preghiera ecuaristica II è complesso... Ricordo però a Mic che alcune sue affermazioni (come quello sopra riportata) sono di vecchia (vecchissima) teologia. Basta che legga quanto dice il Catechismo della Chiesa Cattolica:
    "nel racconto dell'istituzione l'efficacia delle parole e dell'azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio fferto sulla croce una volta per tutte" (n. 1353).
    Matias Augé

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  33. ehm, el cid, altro è la preghiera eucaristica, altro è la preghiera di dedicazione di un altare. Spero tu non voglia fare parallelismi!!


    PS per mic.
    Mentre scrivo qualcosa insieme con te ed altri, con il mio organista sto preparando la Messa solenne per domani che canterò rigorosamente in latino, e reciterò il canone romano rivolto a oriente. Non ho problemi a farlo!! E i miei ragazzi stanno preparando su un altro pc il libretto bilingue.

    RispondiElimina
  34. Carissimo professore, ricordo le dissertazioni sulle questioni da lei sollevate sia con E. Mazza che con C. Giraudo e quanto affermano gli orientali e alcuni teologi rampanti fino ad arrivare a Calvino e amici.
    Su questi argomenti occorrono aule e persone competenti come Lei cui porre domande de visu, altrimenti si arriverà a dire, come qualcuno ha fatto che bastano le parole "magiche" per avere la "Presenza" ed hanno eliminato sia il prefazio, vedi Chiese riformate, che tutto il resto ritenuto inutile e superfluo.
    Ammiro la sua volontà di aprire questi argomenti su un blog ma non so se possano essere produttivi.

    RispondiElimina
  35. nel racconto dell'istituzione l'efficacia delle parole e dell'azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte" (n. 1353).
    Matias Augé


    Padre Augé la mia affermazione non è in contrasto con il Catechismo, perché non mi sogno di dire e neppure di pensare che lo Spirito Santo non operi nella Transustanziazione (noterà che se si parla del "racconto dell'Isituzione" si parla della formula Consacratoria)

    Comunque credo che siamo d'accordo che la parte che precede la formula Consacratoria può essere considerata "racconto dell'Istituzione", ma la formula in se stessa E' una ri-attualizzazione, non un semplice "racconto", perché l'aspetto narrativo, purtroppo accentuato nel NO rispetto al VO (sa bene che anche la formula è stata cambiata!) la rende una Commemorazione, mentre essa opera un FATTO e cioè la "transustanziazione" che implica la Presenza Reale e permanente del nostro Signore nelle Sacre Specie e il nostro incontro con la Sua Persona non mediato da alcunché

    come, ad esempio accade invece per il testo della Sacra Scrittura, anch'esso portatore di una Presenza, ma mediata dal testo e dalla sua interpretazione e, purtroppo molto enfatizzata a scapito della Adorazione dovuta alle Sacre Specie che ci donano il Signore Vivo e Vero.

    Se lei definisce questo "vecchia" teologia, glielo confermo ma affermo che VECCHIO non è sinonimo di SUPERATO, soprattutto quando il NUOVO, che dovrebbe esplicitarne e scavarne e approfondirne le ricchezze, spezzandone il pane per tutti, porta invece da un'altra parte

    Le faccio comunque notare che l'epiclesi, contenendo il "per noi", Padre veramente santo,
    fonte di ogni santità,
    santifica questi doni con l'effusione del tuo Spirito
    perché diventino per noi il corpo
    e + il sangue di Gesù Cristo nostro Signore

    non è formulata per aver effetto sulle sacre specie, ma su di noi che partecipiamo. Effetto, dicevo, molto più forte e appropriato anche pedagogicamente del "supplice te rogamus..." dopo la consacrazione nel vecchio canone

    Averla collocata prima, potrebbe davvero -se fatto con intenzione ambigua- portare ad una interpretazione che diluisce e scalfisce e prima o poi espelle la transustanziazione!!!

    Ma almeno, stando alla lettera, con la mia interpretazione del "per noi" in relazione all'evento che sta per prodursi con la Consacrazione, ciò non dovrebbe accadere

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  36. d. Marco,
    ok, non ci sono paragoni, teniamoci pure la debole pneumatologia della dedicazione dell'altare, tanto non è altro che la scrivania o il piano d'appoggio del prete.
    Non ti offendere, ma capzioso come sembri, potresti esercitati in dir. canonico (come G. Marini che tanto ami).

    RispondiElimina
  37. "Le faccio comunque notare che l'epiclesi, contenendo il "per noi", Padre veramente santo,
    fonte di ogni santità,
    santifica questi doni con l'effusione del tuo Spirito
    perché diventino per noi il corpo
    e + il sangue di Gesù Cristo nostro Signore
    non è formulata per aver effetto sulle sacre specie, ma su di noi che partecipiamo" (mic).

    Caro mic, sono contento che Lei sia d'accordo con me, ma non mi venga ora con queste pseudo-argomentazioni del "per noi"... Che dire allora delle cosiddette parole consacratorie in cui si dice: "il mio Corpo offerto in sacrificio PER VOI"; "questo il calice del mio sangue... versato PER VOI".
    La teologia è una cosa seria!!!
    Matias Augé

    RispondiElimina
  38. GRANDE PROF.
    l'ho sempre ammirata.

    RispondiElimina
  39. Caro mic, sono contento che Lei sia d'accordo con me, ma non mi venga ora con queste pseudo-argomentazioni del "per noi"... Che dire allora delle cosiddette parole consacratorie in cui si dice: "il mio Corpo offerto in sacrificio PER VOI"; "questo il calice del mio sangue... versato PER VOI".
    La teologia è una cosa seria!!!


    talmente seria, che non avendo tempo di risponderle ora, mi riservo di farlo più tardi

    RispondiElimina
  40. In ogni discussione i novatori, anche quelli in guanti bianchi, hanno una stupefacente tendenza alla magnificazione di dettagli irrelevanti e nel contempo all'oscuramento della sostanza.

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  41. Proprio così, Bedwewe: vedasi la non-risposta di D.M. ad EL CID.

    RispondiElimina
  42. Che cosa sono quei tre punti d`esclamazione di padre Augé, rivolti a Mic per dirgli che la teologia è una cosa seria???
    Pensa forse che Mic non lo sappia?
    Pensa forse che solo coloro che condividono le sue idee, interpretazioni, sono seri e competenti?
    Suvvia! Un pò di modestia!
    Io che non sono competente, ma che leggo molto, sono spesso stupita dall`arroganza di coloro che difendono le tesi moderniste o la riforma liturgica.
    Non è possibile, difendere le proprie opinioni, e questo vale per tutti, senza arroganza, senza discreditare, senza schernire, senza abbassare l`altro?
    Padre Augé non detiene la verità, è unicamente responsabile della sua opinione, della sua lettura, della sua interpretazione, che non sono, lo ripeto, la verità, ma solo un punto di vista, il suo.

    RispondiElimina
  43. non mi venga ora con queste pseudo-argomentazioni del "per noi"...

    mi spieghi cosa significa "pseudo argomentazioni"! Solo perché non coincidono con le sue convinzioni?

    ovviamente parlo da credente, quindi non esprimo una opinione personale, ma quanto ho assimilato e vivo spiritualmente e nella quotidianità dalla e nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana

    Ho visto il testo latino del Messale di Paolo VI:

    Hæc ergo dona, quæsumus,
    Spíritus tui rore sanctífica,
    ut nobis Corpus et + Sanguis fiant
    Dómini nostri Iesu Christi


    nobis è dativo = a noi, in nostro favore, certo non può intendere "per mezzo di noi".

    Non può essere l'Assemblea a determinare la Presenza del Signore. Se è questo che voi novatori intendete mi spiace, ma ho sbagliato Chiesa.

    La cosa 'strana' è che quel "nobis" spesso nella traduzione italiana non c'è e allora la preghiera diventa davvero ambigua, perché non è lo Spirito invocato dall'Assemblea prima della Consacrazione che opera la Transustanziazione, ma sono le Parole che ci ha donato il Signore che le pronuncia ogni volta per bocca del Sacerdote, alter Christus

    e non è per via che si tratta di una "formula magica" (forse alludeva a questo il suo allievo?), ma per via che il Signore, quando le ha pronunciate ha detto "haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis"

    Che dire allora delle cosiddette parole consacratorie in cui si dice: "il mio Corpo offerto in sacrificio PER VOI"; "questo il calice del mio sangue... versato PER VOI". La teologia è una cosa seria!!!

    La Formula Consacratoria dice "pro vobis" ed è più chiaro il "per voi"

    mi spiega perché questo linguaggio 'feriale' e minuscolo : "parole consacratorie"? forse non crede che siano "ipsissima verba" del Signore che attualizzano quello che significano: un FATTO e non una narrazione?

    La sua teologia è senz'altro una cosa seria; ma credo lo sia di più la MIA FEDE

    I conti tornano se pensiamo che il concilio intende attribuire al Popolo di Dio (molto Anticotestamentario, quant'è più BELLO e FORTE dire ed essere "Corpo di Cristo", che non esclude l'"essere Popolo" e non folla anonima) una maggiore 'partecipazione', come se questa consistesse tutta in un 'fare', in un 'protagonismo', che francamente non è che antropocentrismo, mentre invece nella Santa e Divina Liturgia (perdoni la terminologia antiquata, ma molto più esatta e pregnante) il vero Celebrante è Cristo (l'Assemblea celebra nella misura in cui partecipa in unità col Sacerdote. Anche il fatto stesso di chiamarlo Presidente cambia molto le carte in tavola)
    ed è del Signore l'Opera che accade e si dispiega durante la celebrazione e coinvolge l'actuosa participatio dei fedeli (famulis tuis subveni, quos praetioso sanguine redemisti : famulis tuis sono i tuoi familiari, coloro che appartengono alla stessa famiglia divina).

    Non mi dica che è 'passività' il "farsi presenti a Chi si fa Presente" col cuore aperto e pronto e acceso, la mente desta, conoscendo quanto accade e vivendolo intensamente, ascoltando accogliendo, Adorando, impetrando, ringraziando, lodando, 'gustando', offrendo, condividendo con tutti i communicantes che va ben oltre l'assemblea concreta... e molto altro!

    Mentre scrivo queste cose mi sovviene una frase di Edith Stein dopo aver partecipato ad una liturgia protestante: "i protestanti hanno il cielo chiuso, i cattolici il cielo aperto".

    Come mai Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica "Ecclesia De Eucharistia " (2003), al n. 31, scrive invece: "Si capisce, dunque, quanto sia importante per la vita spirituale del Sacerdote, oltre che per il bene della Chiesa e del mondo, che egli attui la raccomandazione conciliare di celebrare quotidianamente l’Eucaristia, "la quale è sempre un atto di Cristo e della Sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano fedeli".

    E' quindi l'Assemblea che "fa" l'Eucaristia?

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  44. DICE MIC
    "Le faccio comunque notare che l'epiclesi, contenendo il "per noi", Padre veramente santo,
    fonte di ogni santità,
    santifica questi doni con l'effusione del tuo Spirito
    perché diventino per noi il corpo
    e + il sangue di Gesù Cristo nostro Signore
    non è formulata per aver effetto sulle sacre specie, ma su di noi che partecipiamo" (mic).

    Cerchiamo di non confondere: nella lit. NO c'è una duplice epiclesi dello Spirito Santo, la prima sulle oblate e la seconda sui comunicandi.
    La prima ha valore consacratorio, come detto dal CCC 1353.
    L'idea che bastino le parole "istituzionali" SENZA l'intervento dello Spirito Santo non è semplicemente ammissibile. Anche dire che nell'Occidente romano non ci fosse epiclesi è discutibile: se non c'era come elemento rituale esplicito (si direbbe: in modo narrativo coerente e ad litteram), di fatto era presente ed integrata in altro modo e/o localizzazione rituale.
    La "forma rituale" è perciò tale da integrare gli eventuali elementi mancnti della forma verbale. Le definizioni dogmatiche non significano immediatamente l'impossibilità da parte della Chiesa di una qualche variazione dell'articolazione delle sequenze rituali; e d'altra parte dovunque vi sia consacrazione c'è lo SPIRITO che consacra!
    Infine, a scanso di equivoci, il "per noi" delle formule epicletiche non significa certo "a nostra opinione", ma "per la nostra salvezza".

    RispondiElimina
  45. Ovviamente tutte le preoccupazioni di Mic sono quelle di ogni fedele cattolico, ma riguardano altri aspetti, anche rilevanti, della liturgia, non certo l'epiclesi.

    p.s. Il "nobis" senza "pro" c'è anche nel Canone Romano: "Quam oblationem tu, Deus, in omnibus, quaesumus, benedictam, ad†scriptam, ra†tam, rationabilem, acceptabilemque facere digneris: ut NOBIS Corpus, et San†guis fiat dilectissimi Filii tui Domini nostri Iesu Christi".

    RispondiElimina
  46. Ovviamente tutte le preoccupazioni di Mic sono quelle di ogni fedele cattolico, ma riguardano altri aspetti, anche rilevanti, della liturgia, non certo l'epiclesi.

    in effetti l'epiclesi non era certo la mia più grande preoccupazione, si è evidenziata nella discussione, come hai potuto vedere. E anzi avrei voluto fare un discorso ben più ampio, ma ho limitato l'analisi ai punti focalizzati da P. Augé; tra le righe, penso si intuiscano altri seri aspetti da sviluppare

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  47. L'idea che bastino le parole "istituzionali" SENZA l'intervento dello Spirito Santo non è semplicemente ammissibile.

    chi può mai dire o pensare una cosa simile? Parlare di Azione di Cristo, non può escludere mai né il Padre né lo Spirito

    RispondiElimina
  48. Il 14 agosto 2009 12.44
    PADRE AUGE' ha detto...
    ________________________
    "Ippolito è stato depurato delle arcaiche concezioni cristologiche: giusto, ma per par condicio andava integrato anche il riferimento sacrificale, soprattutto quando si decide di “investire tutto” sulla PE". (El Cid).

    E' vero che la Preg. euc. II mette meno in evidenza (come invece fa la III) la dimensione sacrificale della Messa. Ma il riferimento sacrificale non manca. Quando si dice "Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del tuo Figlio, ti offriamo, Padre, il pane della vita e il calice della salvezza", questo pane e questo calice fanno riferimento alle parole cosiddette consacratorie in cui si è detto che è il "Corpo offerto in sacrificio per voi" e "il Sangue versato per voi". Quindi la Pregh. eucar. II è perfettamente ortodossa.
    Matias Augé
    _________________

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  49. DANTE PASTORELLI15 agosto 2009 00:05

    S. Pio X, che riassume la posizione della Chiesa sulla scia della Tradizione dei Padri (Tertulliano, Agostino,, Giov, Crisostomo, Ireneo, ecc.) così i esprime nella Lettera ai delegati apostolici dll'oriente del 26 dicembre 1910:
    "La dottrina cattolica sul Sacramento dell'Eucaristia non è incolume, quando si ritiene accettabile la dottrina dei greci, secondo la quale le parole della consacrazione non otterrebbero alcun effetto se non dopo l'epiclesi".

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  50. La Congregazione per la dottrina della fede ha riconosciuto la piena validità dell’anafora di Addai e Mari, un’antica preghiera eucaristica utilizzata nella Chiesa siriaca di Oriente. L’approvazione è del 20 luglio 2001. La si può trovare in: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/christuni/sub-index/index_east-assyrian_fr.htm
    Il P. Roberto Taft , del Pontificio Istituto Orientale di Roma, ha affermato che questa risposta della Congregazione per la dottrina della fede (presieduta dal Card. Ratzinger) è il documento magisteriale più importante dopo il Vaticano II.
    Certamente, è tradizione costante della Chiesa, come già afferma sant’Ambrogio, che la consacrazione avviene grazie alle parole del Signore Gesù (De sacramentis IV,4). Così pure san Giovanni Crisostomo, ecc. Però questi Padri non danno un valore consacratorio alla “semplice ripetizione” delle parole di Gesù (d’altra parte, sono parole trasmesse a noi in modo diverso nei quattro racconti neotestamentari), ma all’evento storico dell’ultima Cena e all’istituzione fatta da Gesù. Le parole pronunciate da Gesù all’ultima Cena danno efficacia a tutte le Eucaristie posteriori. Nata dall’istituzione di Cristo, la Messa non è altra cosa che ciò che era alla sua origine, e ciò nonostante lungo i secoli, i riti e le preghiere, senza stravolgere la sua struttura fondamentale, le hanno dato, secondo i luoghi e i tempi, forme sensibilmente differenti.
    Conseguenza pastorale: le parole dell’istituzione sono da considerarsi nel contesto più ampio dell’epiclesi e dell’anamnesi, cioè dell’intera preghiera eucaristica, evitando di concentrare l’attenzione “solo” sulle parole dell’istituzione. Ciò comporta che i fedeli devono essere educati a partecipare con lo stesso atteggiamento interiore all’intera preghiera eucaristica.
    Aggiungo, poi, che l’Eucaristia è sempre efficace per opera dello Spirito, ci sia o non ci sia un’epiclesi “esplicita”.
    Matias Augé

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  51. DANTE PASTORELLI15 agosto 2009 08:36

    Il valore, anche pastorale,
    dell'epiclesi nelle nuove preghiere eucaristiche è per me fuori discussione. E' da contestare l'enfasi che su di essa si pone al fine della validità della consacrazione, perché si può cadere nell'eresia.
    Giusta l'osservazione di don Augé circa l'atteggiamento interiore da tenere durante tutta la preghiera eucaristica e sulla necessità di non concentrarsi esclusivamente sulle "sole" parole della consacrazione. Queste devono inserirsi in un contesto sacrificale.
    Fa qui deriva la necessità di rivedere certi canoni che invocano lo Spirito sui doni senza specificare a qual fine, per cui tanti fedeli hann'ormai poco o punto chiara la realtà della Transustanziazione.
    Da qui la necessità di ridare all'Offertorio il suo carattere sacrificale che è così evidente nel Canone Romano: l'offerta della vittima immacolata, e non soltanto del frutto della terra e del lavoro dell'uomo.

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  52. Conseguenza pastorale: le parole dell’istituzione sono da considerarsi nel contesto più ampio dell’epiclesi e dell’anamnesi, cioè dell’intera preghiera eucaristica, evitando di concentrare l’attenzione “solo” sulle parole dell’istituzione. Ciò comporta che i fedeli devono essere educati a partecipare con lo stesso atteggiamento interiore all’intera preghiera eucaristica.
    Aggiungo, poi, che l’Eucaristia è sempre efficace per opera dello Spirito, ci sia o non ci sia un’epiclesi “esplicita”.
    Matias Augé


    grazie per l'esauriente esplicitazione.
    Concordo sulla NECESSITA' di educare i fedeli a vivere con consapevolezza e partecipazione tutta la Preghiera Eucaristica, ed anche tutti gli altri 'mometni' della S. Liturgia, di cui la Preghiera Eucaristica è il cuore.

    Quanto a ciò di cui stiamo parlando ormai da tempo, sulla riforma di Paolo VI, di cui l'uso dell'Anafora di Ippolito (rimaneggiata) è una delle diverse innovazioni costruite e tavolino, mi chiedo:

    - egli ha introdotto l'epiclesi consacratoria per venire incontro agli ortodossi (io non la interpretavo come conscratoria, ma invece così è)
    - ha trasformato altre parti del rito in modo da venire incontro ai protestanti

    come mai, non si è prodotto nulla in termini di unità con le Chiese sorelle e con le altre confessioni cristiane? Viceversa in 40 anni non sappiamo più chi siamo?
    Mi sembra un controsenso, per neutralizzare l'eresia, infilarcisi dentro.

    Ecco le ragioni del grande disagio che vivono i cattolici che 'sentono' profondamente la propria identità, che non credo sia un'optional, ma una chiamata.

    Sento di dover sottolineare che il fatto buono e giusto di dar valore all'Anafora in tutte le sue parti, non debba impedire la sottolineatura solenne e Adorante del momento della Consacrazione, incastonata comme gemma preziosa e non equiparata a tutto il resto. Altrimenti si rischia proprio di banalizzare quanto di più Grande e Vivo il Signore ci ha lasciato fino alla fine dei tempi e purtroppo è quello che succede nel contesto di 'orizzontalità' generato dal NO

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  53. E Dante Pastorelli ha centrato il cuore del problema

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  54. Ancora da "candide", ingenua, non potendo usare argomenti e termini adeguati ma osservando che la seconda preghiera eucaristica è divenuta quella comunemente usata, non c`è forse un legame diretto fra queste parole pronunciate ed ascoltate e la massiccia perdita della credenza del fedele cattolico nella Presenza reale e la conseguente credenza che quell`Ostia pur consacrata, quel pezzo di pane o focaccia è solo un simbolo?
    Osservando anche che ad esempio che quella preghiera è la sola usata in certi gruppi come il cammino neocatecumenale che vi vede senza dubbio nessuna contraddizione con la visione del suo iniziatore e non vado oltre per non andare off topic e che me lo sia rimproverato....

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  55. Sono d’accordo in molte delle cose dette qui sopra da Pastorelli e mic. Aggiungo solo qualche ulteriore considerazione. Credo che la pregh. eucar. II esprime bene perché si chiede l’effusione dello Spirito Santo: - “perché (i doni) diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo”; - “perché per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo”. Bisogna quindi educare i fedeli a capire ciò che i testi dicono.
    E’ vero che l’ecumenismo non ha raggiunto ancora gli scopi desiderati. In ogni modo, credo che sia gli ortodossi che i protestanti conservano dei valori che possiamo apprezzare: gli ortodossi danno un grande rilievo al ruolo dello Spirito Santo (il Vaticano II ha fatto lo stesso); i protestanti alla Parola di Dio (la Dei Verbum si muove in questa linea). Ciò non significa che noi dimentichiamo che questi valori vanno inseriti nel contesto dei valori irrinunciabili della fede cattolica. Se noi riconosciamo qualcosa dei fratelli separati, speriamo che essi riconoscano tardi o presto qualcosa che noi possediamo e che essi hanno dimenticato.
    Matias Augé

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  56. E’ vero che l’ecumenismo non ha raggiunto ancora gli scopi desiderati. In ogni modo, credo che sia gli ortodossi che i protestanti conservano dei valori che possiamo apprezzare:

    maggiore frequentazione e quindi amore per la S. Scrittura è un valore che ogni credente che inizi un cammino di Fede non può trascurare, come pure una spiritualità Trinitaria nella quale sarebbe un controsenso 'trascurare' l'Azione dello Spirito e la Relazione con Lui nell'ambito della Relazione con la SS. Trinità, fondamento della nostra Fede e del nsotro essere.
    Sono entrambi aspetti ineludibilmente cattolici, enfatizzati, rispettivamente, da protestanti ed ortodossi.
    Sono loro che devono recuperare ciò che è stato "dimenticato", principalmente i protestanti, dato che si tratta di qualcosa come il Sacrificio di Cristo, che certamente non p. Augé, ma in molti spiritodelconciliodipendenti o con questo pretesto, hanno abbandonato!

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  57. DANTE PASTORELLI15 agosto 2009 10:40

    Quello che ancor di cristiano possiedon coloro che ora eufemisticamente vengon chiamati fratelli separati, lo han ricevuto dalla Chiesa Cattolica da cui superbamente s'allontanarono.
    I protestanti delle varie sette, soprattutto, molto, molto, molto devon tornar a recuperare, a cominciar dai Sacramenti.
    Ove si eccettuino gruppi anglicani cosiddetti tradizionalisti, non mi sembra che l'ecumenismo teso a toglier le "pietre d'inciampo" sulla via del dialogo, abbia prodotto esiti positivi. I quali si vedon dalle conversioni o, com'oggi si preferisce dire, dai passaggi al cattolicesimo.
    La Chiesa, mater et magistra, che unica possiede l'intera verità ed è l'unica Chiesa fondata da cristo su Pietro, questa verità deve difendere e diffondere, integra, senza alterazioni né diminuzioni, come scriveva Pio XII.

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  58. Un estratto del documento richiamato circa la validità dell'Anafora di Addai e Mari.

    PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI

    ORIENTAMENTI PER L’AMMISSIONE ALL’EUCARISTIA
    FRA LA CHIESA CALDEA E LA CHIESA ASSIRA DELL’ORIENTE


    [...]
    3. L'Anafora di Addai e Mari

    La principale questione per la Chiesa cattolica nei riguardi dell’accoglimento della richiesta, si riferiva al problema della validità dell'Eucaristia celebrata con l'Anafora di Addai e Mari, una delle tre Anafore tradizionalmente in uso nella Chiesa assira dell'Oriente. L’Anafora di Addai e Mari è singolare in quanto, da tempo immemorabile, essa è adoperata senza il racconto dell’Istituzione. Poiché la Chiesa cattolica considera le parole dell'Istituzione Eucaristica parte costitutiva e quindi indispensabile dell'Anafora o Preghiera Eucaristica, essa ha condotto uno studio lungo e accurato sull'Anafora di Addai e Mari da un punto di vista storico, liturgico e teologico, al termine del quale, il 17 gennaio 2001, la Congregazione per la Dottrina della Fede è giunta alla conclusione che quest'Anafora può essere considerata valida. Sua Santità Papa Giovanni Paolo II ha approvato tale decisione. La conclusione a cui si è giunti si basa su tre principali argomenti.

    In primo luogo, l'Anafora di Addai e Mari è una delle più antiche anafore, risalente ai primordi della Chiesa. Essa fu composta e adoperata con il chiaro intento di celebrare l'Eucaristia in piena continuità con l'Ultima Cena e secondo l'intenzione della Chiesa. La sua validità non è mai stata ufficialmente confutata, né nell'Oriente né nell'Occidente cristiani.

    In secondo luogo, la Chiesa cattolica riconosce la Chiesa assira dell'Oriente come autentica Chiesa particolare, fondata sulla fede ortodossa e sulla successione apostolica. La Chiesa assira dell'Oriente ha anche preservato la piena fede eucaristica nella presenza di nostro Signore sotto le specie del pane e del vino e nel carattere sacrificale dell'Eucaristia. Pertanto, nella Chiesa assira dell'Oriente, sebbene essa non sia in piena comunione con la Chiesa cattolica, si trovano «veri sacramenti, soprattutto, in forza della successione apostolica, il sacerdozio e l'Eucaristia» (Unitatis redintegratio, n. 15).

    Le parole dell'Istituzione Eucaristica sono di fatto presenti
    nell'Anafora di Addai e Mari, non
    in modo narrativo coerente e ad litteram, ma in modo eucologico e disseminato, vale a dire che esse sono integrate in preghiere successive di rendimento di grazie, lode e intercessione.

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  59. [continua]


    4. Orientamenti per l'ammissione all'Eucaristia

    Considerando: la tradizione liturgica della Chiesa assira dell'Oriente; la chiarificazione dottrinale circa la validità dell'Anafora di Addai e Mari; il contesto attuale in cui vivono i fedeli assiri e caldei; le relative norme previste nei documenti ufficiali dalla Chiesa cattolica; il processo di riavvicinamento fra la Chiesa caldea e la Chiesa assira dell'Oriente, si formulano le seguenti disposizioni:

    1. In caso di necessità, i fedeli assiri possono partecipare a una celebrazione caldea della Santa Eucaristia e ricevere la Santa Comunione; parimenti, i fedeli caldei per i quali è fisicamente o moralmente impossibile accostarsi ad un ministro cattolico, possono partecipare a una celebrazione assira della Santa Eucaristia e ricevere la Santa Comunione.

    2. In entrambi i casi, i ministri assiri e caldei celebrano la Santa Eucaristia secondo le prescrizioni e i costumi liturgici della loro propria tradizione.

    3. Quando dei fedeli caldei partecipano a una celebrazione assira della Santa Eucaristia, il ministro assiro è caldamente incoraggiato a introdurre nell'Anafora di Addai e Mari le parole dell'Istituzione, secondo il benestare espresso dal Santo Sinodo della Chiesa assira dell'Oriente.

    4. Le suddette considerazioni sull'uso dell'Anafora di Addai e Mari e i presenti orientamenti per l'ammissione all'Eucaristia, si intendono esclusivamente per la celebrazione eucaristica e per l'ammissione all'Eucaristia dei fedeli della Chiesa caldea e della Chiesa assira dell'Oriente, a motivo della necessità pastorale e del contesto ecumenico sopra menzionati.

    Roma, 20 luglio 2001

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  60. Resta un dato di fatto: la pregh. euc. II non può affermarsi essere il canone di Ippolito. Nonostante decenni di massiccia disinformazione dei progressisti. E' un elemento marginale, lo so! Ma fa capire una cosa: non si può prendere per oro colato tutto ciò che dicono i riformisti.


    Antonello

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  61. - MATERIA del Sacramentoi Eucaristico sono il pane e il vino

    - LA FORMA sono le parole di Cristo: «Questo è il mio corpo - questo è il mio sangue».

    Dichiara il Conc. di Firenze: «La forma di questo Sacramento sono le parole del Salvatore, con le
    quali fece questo Sacramento» (D. B. 698).

    Le altre parole che accompagnano la consacrazione non sono parte essenziale della forma.

    Quanto al Documento postato c'è da dedurne che l'intero Canone può essere considerato come la forma del Sacramento dell'Eucarestia quando la Chiesa Assira usa l'Anafora di Addai a Mari

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  62. Ma abbiamo compreso come la tendenza modernista sia di considerare "forma" l'intera Anafora con aggiunta di epiclesi consacratoria; il che conferisce una 'diminutio' non da poco alle Parole del Signore, che nel tempo tende a diluire esponenzialmente, per poi abbandonare, la Transustanziasione e cioè la Sua Presenza Reale

    Meditiamo

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  63. Ringrazio MIC per l’ostinazione messa in campo per affrontare il problema di cui sotto sono riportati alcuni passaggi:
    Mic afferma: non è l'invocazione allo Spirito che opera la Transustanziasione, ma le Parole della Consacrazione consegnateci dal Signore..."
    Ribatte don Augé citando il CCC che all’art. 1353 recita:
    nel racconto dell'istituzione l'efficacia delle parole e dell'azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte.
    Pastorelli rimanda invece a S. Pio X, "La dottrina cattolica sul Sacramento dell'Eucaristia non è incolume, quando si ritiene accettabile la dottrina dei greci, secondo la quale le parole della consacrazione non otterrebbero alcun effetto se non dopo l'epiclesi".
    Io faccio eco a Pastorelli e a Mic riportando i seguenti articoli del Catechismo Maggiore di san Pio X:
    605. Quando si fa la conversione del pane nel Corpo, e del vino nel Sangue di Gesù Cristo?
    La conversione del pane nel Corpo, e del vino nel Sangue di Gesù Cristo si fa nell'atto stesso in cui il sacerdote, nella santa Messa, pronuncia le parole della consacrazione.
    606. Che cosa è la consacrazione?
    La consacrazione è la rinnovazione, per mezzo del sacerdote, del miracolo operato da Gesù Cristo nell'ultima cena di mutare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue adorabile, dicendo: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.
    607. Come è chiamata dalla Chiesa la miracolosa conversione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù cristo?
    La miracolosa conversione, che ogni giorno si opera sui nostri altari, è chiamata dalla Chiesa transustanziazione.
    608. Chi ha dato tanta virtù alle parole della consacrazione?
    Ha dato tanta virtù alle parole della consacrazione lo stesso Signor nostro Gesù Cristo, il quale è Dio onnipotente.

    Concludo: dalla lettura dei catechismi sembrerebbe che una variazione dottrinale sia intervenuta nella dottrina della Chiesa Cattolica ( per ragioni ecumeniche).

    Se così fosse le parole di Mic diventano macigni: per neutralizzare l’errore, invece di confutarlo l’abbiamo adottato.

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  64. Padre Augé scrive:

    "Bisogna quindi educare i fedeli a capire ciò che i testi dicono. "

    Mi potrebbe dire perchè non è stato fatto in questi ultimi 40 anni?
    Chi o che cosa ha impedito che fosse fatto?
    Chi ha avuto interesse a non educare, a non formare, a non spiegare?
    Chi ha avuto interesse che la confusione e l`ignoranza prendessero radice nella coscienza cattolica?
    Chi ha permesso che l`autocoscienza cattolica sia oggi in quasto stato più che pietoso?

    I risultati di questa non educazione li abbiamo drammaticamente sotto gli occhi!

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  65. DANTE PASTORELLI15 agosto 2009 14:05

    "4. Le suddette considerazioni sull'uso dell'Anafora di Addai e Mari e i presenti orientamenti per l'ammissione all'Eucaristia, si intendono esclusivamente per la celebrazione eucaristica e per l'ammissione all'Eucaristia dei fedeli della Chiesa caldea e della Chiesa assira dell'Oriente, a motivo della necessità pastorale e del contesto ecumenico sopra menzionati."

    Dunque, si riconosce il valore sacramntale ad un'anafora a precise condizioni ed entro limiti pastorali, ecumenici e storici ben precisi.
    Ma fuori di quell'ambiente e di quelle circostanze storiche?
    Qualcosa ho detto citando il Gherardini ed il Lang: la decisione della S. Sede va rivista perché non si può attribuir valore sacramentale ad un'anafora che non contiene le parole dell'istituzione.
    Molte grazie alle elucubrazioni teologico-pastoral-ecumeniche pro-tempore, ma io m'attengo al Canone Romano valido in eterno.

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  66. Luisa,
    mi ero lasciato l'osservazione da lei fatta come secondo colpo in canna.
    Siccome la sua è scritta meglio la sottoscrivo e colgo la cartuccia.

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  67. una parte del problema deriva dall'enfatizzazione dei movimenti come frutto del concilio, addirittura come nuova pentecoste della Chiesa (!?) e la conseguente DELEGA ad essi della formazione dei laici, incoraggiandone l'adesione.

    E ora, alla verifica, ci accorgiamo quanto anziché di formazione (c'è chi la spaccia addirittura per "iniziazione cristiana", pretendendone il monopolio) si è trattato e continua a trattarsi di de-formazione.

    Tuttavia, nonostante la consapevolezza e le copiose denuncie, oggi, in una diocesi italiana tutte le forme di catechesi (battesimi, comunione, cresime, preparazione ai matrimoni, sono affidati a un certo tipo di catechisti e implicano addirittura l'uso di alcune prassi seguite nel loro contesto, tipo i 'passaggi' per la preparazione dei genitori al battesimo dei loro figli, rigorosamente fissato nella notte di Pasqua, durante una enfatizzatissima veglia che non tiene alcun conto dei manuali liturgici, della quale molto ci sarebbe da dire.

    TUTTE LE PARROCCHIE E I PARROCI di una diocesi precettati in questo modo dal vescovo, durante una "convivenza" di un giorno intero, e senza appello, capite?

    E poi in Sardegna si vieta un Convegno...

    Poi c'è il problema dei modernisti, che diffondono con molto impegno e ardore la 'cultura egemone'. Il dramma maggiore è che in entrambi queste, chiamiamole disfunzioni, sono coinvolti i seminari!

    e poi, ad extra, c'è il secolarismo, il relativismo, il nichilismo e compagnia bella!

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  68. Il p: Augé dice che oggi noi riconosciamo ai fratelli seprati qualcosa e si spera che un domani anche loro riconoscano qualcosa.

    Ecco il vero volto dell'attuale ecumenicismo: mercanteggiare o, se preferite, barattare.

    I novatores potranno mercanteggiare quanto vogliono e barattare anche tutto, ma resterà sempre un piccolo gregge che non intende né mercanteggiare né barattare la Fede cattolica.

    L'annacquamento del cattolicesimo non gli riuscirà, anche se ora essi sembrano trionfare con il loro ecumenismo (con quali risultati poi?)
    La Chiesa cattolica ritornerà a dire ciò che fino a Pio XII diceva: l'unione tra cristiani potrà avvenire solo "per reditus".

    FUORI I MERCANTI DAL TEMPIO!

    Antonello

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  69. la parola "ecumenismo" è diventata il passpartout che rende tutto possibile e, soprattutto, indiscutibile

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  70. "ma resterà sempre un piccolo gregge"
    Il problema è "chi è" il pastore di questo "piccolo gregge"-----
    e da che genere è composto-----

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  71. non è un problema, perché le Sue pecore sanno CHI è e conoscono la Sua voce

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  72. Immagino purtroppo una voce gutturale-----
    molto----- profonda-----
    ma non temo, il Signore protegge l'ovile santo

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  73. Pastores dabo vobis

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  74. La dole cita degli ecumenisti sta per finire come finì l'altra dolce vita e come finì la stessa belle epoque, ma non perché ci sarà un piccolo gregge cattolico che si opporrà: bensì perché né ad Ortodossi né a Protestanti interessa una chiesa pancristiana.
    Quanti sforzi inutili! Quante energie, sottratte all'evangelizzazione e alla pastorale, spese per inseguire una chimera, anziché operare per favorire il ritorno all'ovile dei dissidenti che volontariamente se ne allontanarono!
    La generazione anti identitaria sta stramontando; una generazione fortemente identitaria si sta affacciando.

    Bravo Antonello!

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  75. errata corrige

    nel mio messaggio precedente al posto di "dole cita" leggasi: dolce vita

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  76. Concludo: dalla lettura dei catechismi sembrerebbe che una variazione dottrinale sia intervenuta nella dottrina della Chiesa Cattolica ( per ragioni ecumeniche).

    No: non c'è contrapposizione né incompatibilità tra i due catechismi. E ci mancherebbe altro!

    Nello specifico: così come nessun riformatore 'serio' (tolti, cioè, quelli che ritengono che la Chiesa si è eclissata da Costantino a Giovanni XXIII) osa negare la validità del canone romano tradizionale (non foss'altro perché, in caso contrario, la Chiesa non avrebbe celebrato eucarestie valide per oltre 1500 anni), e quindi ammette senza problemi che l'intervento dello Spirito Santo ai fini della consacrazione avviene anche senza un'espressa epiclesi (ammesso, e non concesso, ch'essa non esistesse affatto nel rito antico; il che non pare proprio, come detto sopra: il rito antico è tutto tranne che pneumatomaco); allo stesso modo, chi si pone dalla prospettiva tradizionale, non può vedere una formulazione diversa o anche solo innovativa nel riferimento allo Spirito contenuto sia nelle nuove preci eucaristiche, sia nel Catechismo di Giovanni Paolo II. Infatti, se c'è ora l'espresso riferimento all'intervento dello Spirito (ch'era prima implicito), da nessuna parte si postula la necessità di questa invocazione per la validità delle anafore.

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  77. Antonello ha scritto: Resta un dato di fatto: la pregh. euc. II non può affermarsi essere il canone di Ippolito. Nonostante decenni di massiccia disinformazione dei progressisti. E' un elemento marginale, lo so! Ma fa capire una cosa: non si può prendere per oro colato tutto ciò che dicono i riformisti.

    In effetti quello era precisamente lo scopo del nostro post. Non quello di denigrare alcuna delle nuove preghiere eucaristiche, ma demolire per tabulas uno dei luoghi comuni (e non dei minori) per pontificare sulla asserita superiorità del rito bugniniano su quello immemoriale.

    E ve lo dice uno che si è sentito dire dal proprio vescovo (cito alla lettera) che "la messa preconciliare è un rito povero e superstizioso", che tutte le messe eran da morto, che la ripetizione per tre volte del Kyrie è una reminiscenza del culto di Baal, che le letture erano misere, oltreché ovviamente incomprensibli ai più; e infine, naturalmente, che il nuovo rito è più tradizionale (sic!) perché ha recuperato preghiere più antiche e in particolare il canone di Ippolito.

    Nel post abbiamo dimostrato, con la forza testarda dei documenti sine glossa, quanto quest'ultimo assunto sia pretestuoso e errato. Gli altri, invece, si commentano da sé.

    RispondiElimina
  78. Dalla Redazione:

    "
E ve lo dice uno che si è sentito dire dal proprio vescovo (cito alla lettera) che "la messa preconciliare è un rito povero e superstizioso", che tutte le messe eran da morto, che la ripetizione per tre volte del Kyrie è una reminiscenza del culto di Baal, che le letture erano misere, oltreché ovviamente incomprensibli ai più; e infine, naturalmente, che il nuovo rito è più tradizionale (sic!) perché ha recuperato preghiere più antiche e in particolare il canone di Ippolito."

    Queste parole sono forse un inizio di risposta alle domande che ho posto a Padre Augé e che non hanno ricevuto finora risposta.

    Dall`Osservatore Romano del 19 marzo 1965:



    "Dobbiamo togliere dalle nostre preghiere cattoliche e dalla liturgia cattolica ogni cosa che possa essere l'ombra di una pietra d'inciampo per i nostri fratelli separati, ossia i protestanti"; la riforma doveva farsi "la preghiera della Chiesa non fosse motivo di malessere spirituale per nessuno"



    Chi è l`autore di queste parole?


    Annibale Bugnini .

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  79. Cara Redazione,tutti(credenti,atei,cristiani di qualsiasi confessione,colti ed ignoranti)sanno benissimo che il "rinnovamento liturgico" e' stato un depauperamento della Liturgia.Basterebbe comparare,da un'ottica meramente profana,il rapporto tra gregoriano e polifonia(per tralasciare Mozart,Beethoven,e tutta la Scuola Classica e Romantica)da una parte e lo yeye,il beat,il rock ,il mero cretinese ed il new age dall'altra per intuire il danno procurato da Bugnini e Montini dall'altra.Tutta la cultura europea ha deprecato il danno arrecato alla Civilta'(per non parlare della Religione,assai piu' importante!)dalle recenti ,e gia' DATATE,riforme liturgiche(vedi appello cd.di Agata Christie).Qualche saputello di paese si ostina ancora a magnificare una cosa,pur valida normativamente,ma indegna di un'istituzione che,nel dubbio(la Fede non e' mai certezza) se sia o non sia di istituzione divina,ha pur sempre(qui non ci piove di certo) 2000 anni di storia.Ed e' tipico dei saputelli di paese citare a vanvera i documenti,con la presunzione di conoscerli o,peggio,con la furbizia(surrogato burinesco dell'intelligenza)di presumere l'ignoranza altrui.Benissimo avete fatto a smascherare uno dei topoi piu' ricorrenti in bocca ai novatori,gente solitamente digiuna di studi classici,teologici,storici,per lo piu' specializzata ad autoreferenziarsi con due o tre refrains per giunta infondati.Complimenti.Eugenio

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  80. http://www.virgo-maria.org/articles/2006/Giraudot-Addai_Mari_18_11_2005.pdf

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  81. Questo thread me lo metto in memoria!

    Grazie a tutti, ho imparato molto, una volta ancora.
    Non che sia particolarmente felice di ciò che vado scoprendo sempre più chiaramente ma è sempre meglio che restare passivamente e beatamente nell`ignoranza!

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  82. Invito la Redazione a leggere attentamente questi link, che dimostrano la infondatezza della pretesa antichità della pseudo-Tradizione Apostolica, con i derivanti riflessi non solo sull’Eucaristia ma anche sull’ Ordine Sacro:

    http://www.rore-sanctifica.org/biblio-num-12.html

    http://www.virgo-maria.org/articles/2007/VM-2007-07-12-C-00-Remise_en_cause_du_NOM.pdf

    http://www.virgo-maria.org/articles/2007/VM-2007-07-05-A-00-Jean_Magne_refute_Dom_Botte.pdf


    http://catholicapedia.net/Documents/cahier-saint-charlemagne/documents/C143_Phazael_Sacrifice-de-Cain_52p.pdf

    http://www.rore-sanctifica.org/etudes/2007/RORE_Communique-2007-05-05_Lettre_de_Bouyer.pdf

    http://www.rore-sanctifica.org/etudes/2007/RORE_Communique-2007-12-28_Hippolyte_Denoyelle.pdf

    http://www.rore-sanctifica.org/index1.html

    http://docs.google.com/www.rore-sanctifica.org/etudes/2007/RORE_Communique-2007-05-03_Intention-Bugnini.pdf


    Invece il link inviato alle 16:22 contiene solo una dotta difesa d’ufficio dell’approvazione dell’anafora di Addai & Mari senza i verba DOMINI.

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  83. Ricapitolando possiamo dire che le intenzioni della riforma erano le seguenti:

    -avvicinare la liturgia cattolica alle forme di culto protestanti (vedi articolo citato di mons. Bugnini);

    -eliminare dalla liturgia quanto vi era di troppo cattolico (vedi intervista di Jean Guitton)



    Ne prendiamo atto; il Novus Ordo manifesta chiaramente tali intenzioni.

    Ma a noi interessa una liturgia cattolica, non ci interessa avvicinarla ai culti protestanti e ci interessa conservare tutto quanto vi è di "troppo cattolico".


    Ecco perché il Novus Ordo non ci piace, nemmemo se condito con il miele.

    Antonello

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  84. Quello che io non riesco a capire è come si faccia e si sia fatto a descrivere come miglioramento una riforma che ha voluto togliere alla liturgia cattolica la sua fisionomia cattolica! Per creare poi che cosa? Una liturgia finto-protestante?


    Nel Novus Ordo c'era qualcosa che non mi quadrava, e non sapevo bene che cosa;

    ora sapere le intenzioni di mons. Bugnini e quelle di Paolo VI mi ha fatto capire molte cose!

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  85. Fedele cattolico ortodoxo15 agosto 2009 19:57

    Cao Anonimo, sicuro di ciò che tu dici? Ti segnalo mio commento a "Il Papa porta ordine nel caos liturgico" at 19'04.

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  86. D'accordo: non c'è contraddizione né incompatibilità tra i due catechismi.
    Però c'è variazione, seppur questa possa essere considerata l'esplicitazione di un concetto già presente nel San Pio X.
    A voi sembrerà strano, ma a me questa esplicitazione invece che portare luce ha portato confusione.
    Ecco un inconveniente di aver imparato a memoria il Catechismo di San Pio X ...

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  87. sag, mica ci si può fermare alle aste

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  88. ... temo chi scrive senza aver imparato le aste.

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  89. Caro Sagmarius,siffatte "esplicitazioni" che han l'officio di render concetti piani ardui e confusi non mi convincon punto.Come non m'ha mai convinto l'arietta di (falsa)pieta' di certi Personaggi.Me ne confessai accusandomi di giudizio temerario:avevo ragione!Ed il bello deve ancora venir fuori!Eugenio

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  91. DANTE PASTORELLI16 agosto 2009 00:01

    L'ultimo inconcludente commento è già stato pubblicato in altro post.

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  92. Carissimo Professore,la tecnica,dopo 40 anni,anche ad esser di coccio,l'abbiamo pur capita:diluire il concreto,scialbare il netto,confondere il preciso,allungare lo stringato(vedi Catechismi).Il fine,disonesto,e' creare lo scompiglio nei cervelli per confonderli ed omologarli.Anche in questo la Chiesa conciliare e' (cattiva)allieva del Mondo.A parte un fisiologico ventre molle di idioti(ce ne saranno fino alla Parusia),ormai la gente non ci casca piu'.Cari saluti.Eugenio

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  93. In effetti, non si possono duplicare eguali commenti sotto post differenti. Il commento del Cattolico ortodoxo è conservato nel primo luogo ove è stato lasciato.

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  94. il ritorno a Casa16 agosto 2009 07:42

    Pio XII diceva: l'unione tra cristiani potrà avvenire solo "per reditus".

    Ottimo ricordo, Antonello!
    Era proprio questo che intendevo
    nel mio post precedente con la parabola del figliol prodigo (applicata al NO):
    è colui che si è allontanato da Casa che dovrà tornare,
    NON CHI STA DENTRO CASA che dovrà uscire e dissiparsi insieme
    col prodigo!
    Ciò sarebbe lapalissiano,
    se oggi – da 40 anni in crescendo- la logica, con il Logos, non venisse
    quotidianamente uccisa!

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  95. DANTE PASTORELLI16 agosto 2009 16:20

    Si deve andar anche più in là: il Buon Pastore va a cercar la pecorella smarrita, dopo aver posto al sicuro le altre 99.
    Il problema è proprio questa sicurezza.
    L'ovile, da 40 anni, è sicuro? O si lascian le porte aperte sì da permetter le scorribande dei lupi e la morte o la dispersione del gregge?
    Nessuno nega la necessità del dialogo con le confessioni cristiane non più cattoliche: basta non svendere e non "scialbare" come scrive Eugenio la verità cedendo a situazioni contingenti per una fittizia unità che diventa indifferentismo e perdita dell'identità cattolica.

    PS. SCIALBARE in Toscana significa "intonacare".

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  96. Nella tecnica pittorica significa rendere difficilmente percepibili ad occhio nudo i contrasti cromatici,altrimenti ben netti.Fu la tecnica,sciagurata,messa in voga a Roma dal Nunez tra l'Otto ed il Novecento,quando,in nome dell'archeologismo(sempre maledetto),furono sbracate bellissime,autentiche chiese barocche,vanto dell'Urbe,per riportarle a cio' che si presumeva fossero state nell'Antichita'.Esempio preclaro di questo scempio e' Santa Sabina,ove,entrando,uno che ha l'occhio per queste cose,avverte un che di falso(un critico ha detto "hollywoodiano").Infatti,l'affresco del catino(dello Zuccari,quindi cinquecentesco e non votato al raschiamento)risulta SCIALBATO,le pareti sono piene di affreschetti monocromatici similantico di gusto un po'dannunziano.Tutto e' color seppiaandataamale.Anche i turisti piu' cerebrorasi,come i nordamericani,rimangono freddi.Avvertono,pur in assenza di strumenti concettuali,la PATACCA.Solo gli intellettaloidi,fino ad un ventennio fa',osavano sostenere la bonta' di simili operazioni archeologistiche.Mi sono dilungato in una materia fuori tema(solo apparentemente)per sottolineare le palesi analogie culturali con quanto e' avvenuto,con piu' nefasti effetti, perche' ordinato da un Vertice Carismatico come il Papato,nella nostra Chiesa.Voglia il Cielo che un altrettanto analogo senso critico si sviluppi-ad onta dei mercenari di cui e' sempre pregna la Storia umana-anche nella Chiesa.Le avvisaglie ci sono.Eugenio

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  97. DANTE PASTORELLI16 agosto 2009 23:44

    Una volta si chiamava anche tecnica della velatura. Usata pur nella poesia, dall'Ariosto per mantener il "tono medio" tramite, appunto, il sorriso ironico con cui avvolge le vicende dei suoi eroi.

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  98. No credo che sia una grande perdita per la chiesa avere lasciato il prefazio della Trinità solo alla sua festa, come no lo credo per le preghiere offertoriali e d'ingresso (no sono tanto antiche e nemmeno così trascendentali), come pure aver tolto il Quicumque dalla liturgia delle Ore.
    Parlano infatti della Trinità immanente, mentre oggetto della liturgia è la Trinità economica.
    Meglio quindi col nuovo messale.

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