domenica 8 marzo 2009

Ecco i preti di Linz che non volevano mons. Wagner


Josef Friedl (nella foto), sacerdote e "decano" (da noi diremmo vicario foraneo o qualcosa del genere) della ormai ben nota diocesi di Linz, è uno dei membri del collegio di decani diocesani che per primi insorsero contro la nomina a vescovo ausiliare di Gerhard Wagner, raccogliendo un voto quasi unanime di rigetto e sfiducia contro quest'ultimo. Alla fine, la protesta come noto è riuscita a costringere don Wagner a rinunziare all'incarico.


Apprendiamo ora qualcosa che probabilmente spiega tanto accanimento contro un sacerdote ortodosso e di chiari principi morali: il decano Friedl ha pubblicamente ammesso in un incontro, organizzato dal Partito dei Verdi, di avere una "compagna" con la quale convive normalmente, dichiarando di rifiutare il celibato obbligatorio. Ha aggiunto che tale comportamento è pienamente conforme alla sua coscienza e che nessuno nella sua parrocchia di Ungenach se ne fa un problema.


Secondo un rapporto di Der Welt, parecchi altri decani della diocesi di Linz hanno ignorato de facto l'obbligo di celibato. Si comprende agevolmente che avere un vescovo come Wagner potesse essere una prospettiva poco tranquillizzante per chi vuole mantenere questo andazzo.


Fonte: Cathcon

45 commenti:

  1. ecco un traditore di Nostro Signore, un novelo Giuda, con l'aggravante che la promessa a Dio di castità questo bel signore in giacca e cravatta l'ha fatta liberamente.
    La Chiesa cattolica è in mano ai fornicatori omo o etero che siano.

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  2. DANTE PASTORELLI8 marzo 2009 15:09

    Forse, dati i tempi, si dovrebbe dire coi parrocchiani: beh, in fondo sta con una donna!
    Perché il vescovo non lo depone?
    E si dovrebbe "navigare a vista" con questi preti e con questi vescovi?
    Ramazza!

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  3. e mi convinco sempre pi che unirmi alla FSSPX è l'unico modo per restare cattolico

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  4. Dopo questa esternazione "pubblica" (e, quindi, ex se, fomite diretto di "pubblico scandalo") cosa si attende ancora per una sospensione "a divinis" del dichiarante? Potremmo forse, anche noi presenti in questo blog, indirizzare una PUBBLICA denuncia ai competenti organi? Denuncia che, forse, potrebbe anche costituire un piccolissimo aiuto nei confronti del nostro Pontefice?

    Fatemi sapere, io sono più che disponibile a firmare.

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  5. Purtroppo a casa nostra preti così ci sono e sono tanti. Si tace. Si tace specialmente tra i religiosi degli ordini mendicanti, dico RELIGIOSI, vincolati non solo dal sacerdozio ma anche e soprattutto dai 3 voti (castità, povertà,obbedienza). Il mio pensiero va a Mons. Lefebvre, che ho conosciuto, alla sua amarezza, al suo dolore dinanzi a sacerdoti in peccato..Ripeto: a casa nostra realtà simili ci sono.

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  6. Che schifo !
    Non ci resta che sperare che la presunta Chiesa cattolica austriaca venga spazzata via per poi poter ricostruire tutto dall'inizio e su radici sane.
    Cmq se tali dichiarazioni sono vere e il vescovo non interviene allora vanno rimossi l'uno e l'altro.

    Antonio

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  7. ho motivo di pensare che nè il prete "uxorato" nè il suo vescovo perderanno la poltrona con le prebende annesse.
    >Domine, miserere nobis

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  8. Una serie di provvedimenti tempestivi ed esemplari per stroncare casi del genere contribuirebbe non poco alla resipiscenza generale. Indugiare equivale di fatto ad accondiscendere.

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  9. ma se sono decenni che si indugia e si indulge; naturalmente con i libertini e i novatori.
    Con i "tradizionali" s'è sempre intervenuto con prontezza e inaudita ferocia: che diamine! siamo noi il vero pericolo per la Chiesa, mica i preti che vivon more uxorio!

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  10. La cosa non va lasciata cadere. Celibato dei sacerdoti e sacerdozio femminile sono i virus protestanti introdotti dal Nord Europa che hanno contagiato in maniera molto più estesa di quanto si immagini il corpo della Chiesa Cattolica. Occorre disinfestare e subito! Se quanto riportato sul prete di Linz è vero e vi è più di un testimone disponibile sono disposto a firmare prima una informativa ufficiale al Vescovo competente. Nel caso di non intervento sono disposto a firmarne una seconda sul Vescovo da inviare a Roma.
    Mi convinco sempre più che la provvidenza abbia preservato Wagner. Prima bisogna disinfestare!
    Mazzarino da Alma Prex

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  11. ...e infatti sono decenni che si accondiscende (salvo poi togliere le parrocchie ai parroci che vogliono celebrare secondo il Vetus Ordo).

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  12. Mi piacerebbe sapere con che coraggio questo spegevole individuo,confessa i suoi parrocchiani. Appelliamoci al Papa affinche' dia una buona ripulita a quella diocesi.

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  13. Non basta cacciare un parroco... Occorre rieducare le coscienze! La storia ci insegna che queste cose sono sempre esistite. In radice vi è chiaramente una crisi profonda di fede. Perciò è necessario muoversi con carità e discrezione in modo da riportare tutti alla partica della vita cristiana e all'obbedienza verso il Successore di Pietro.

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  14. E che dice il caro cardinal Schönborn ?
    Così aperto, liberale, sensibile, cosi pronto ad organizzare la resistenza alla nomina di Mons. Wagner e a correre a Roma per convincere il Papa a dispensare Mons. Wagner, così sicuro di sè nel criticare il ritiro della scomunica ai vescovi della FFSPX, che cosa ne pensa di questo "sacerdote" ?
    Meglio un sacerdote che rifiuta il celibato, che vive in concubinaggio, che se ne vanta pubblicamente che un sacerdote dalla moralità ineccepibile e amante della Tradizione?
    Se una sanzione non è presa nei confronti di questo sacerdote, dovremmo dedurne che così è!
    A Basilea in un caso simile, il vescovo, Mons. Koch, aveva avuto il coraggio di sospendere il sacerdote, malgrado le proteste dei parrocchiani...eh sì!
    In effetti quando si sa che i parrocchiani svizzeri-tedeschi riempiono le casse della Chiesa con le loro tasse obbligatorie, non è stato facile imporre la sua volontà! Ha dovuto affrontare le campagne mediatiche in favore del sacerdote...e tutto questo "beau monde" si dice cattolico!
    E dire che c`è ancora chi osa dire che la protestantizzazione della Chiesa cattolica è una fantasia delirante!

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  15. «La Chiesa cattolica è in mano ai fornicatori...»; «... unirmi alla FSSPX è l'unico modo per restare cattolico...»; «... la presunta Chiesa cattolica austriaca venga spazzata via...»; «... con che coraggio questo spegevole individuo confessa i suoi parrocchiani...».

    Francamente credo che espressioni come quelle su riportate lascerebbero allibite parecchie persone. Molti non credenti che, magari, nonostante tutto apprezzano il valore della carità cristiana. Oppure il papa Benedetto: che - guarda caso - non sta agendo esattamente come alcuni commenti auspicano. Oppure N. S. Gesù Cristo...

    Mi rendo conto che impostare il discorso in questo modo è piuttosto infantile e molto moralistico: "se fai così, Gesù non ti vuole più bene". Metodi educativi un po' terroristici e soprattutto contro-evangelizzanti. Ma mi pare che siano stati moralistici i toni dei post citati... e mi auguro che questo aiuti a riflettere.

    Mi chiedo solo: se la Chiesa è fatta di peccatori... e alcuni "più" peccatori... è perciò meno santa? Qui ci va di mezzo il Simbolo... i primi due concili ecumenici! E: un ministro indegno amministra sacramenti invalidi? Mi sembra che anche qui resti compromessa la fede e la tradizione della Chiesa. Certo: uscire dalla comunione con Pietro per restare cattolici... mi sembra dica tutto da sé. La Chiesa sta in piedi nonostante tutto perché è fondata su di uno che ha dato la vita nella sofferenza. E dopo di lui ha attraversato la storia perché c'è gente che ha sofferto per essa - restando in essa - in momenti ben più bui dei nostri. Guardate piuttosto che fine ha fatto chi è uscito in quei momenti difficili.

    Scusate la requisitoria. Ma se da una parte è occasione di grave scandalo la condotta di questo/i prete, certe prese di posizione da parte di cattolici non lo sono di meno! Mi pare che la fede e la morale cattolica siano meglio esprimibili con parole che potrebbero suonare più o meno così: «... muoversi con carità e discrezione, in modo da riportare tutti alla partica della vita cristiana e all'obbedienza verso il Successore di Pietro».

    Cordialmente.

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  16. Sono completamente d'accordo con anonimo 20.50. E' per carità cristiana che bisogna intervenire, e subito, su quel sacerdote! Per consentirgli di salvarsi l'anima.

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  17. A me pare che il problema di cui il vescovo competente deve occuparsi sia il caso di specie. Se l'individuo sia spregevole o no, non spetta a noi giudicarlo. Per quanto attiene alla sua coscienza, egli se la vedrà con il Padre Eterno.

    Queste considerazioni però non ci devono e non ci possono impedire di rilevare la totale inaccettabilità della situazione e di chiedere che chi di dovere prenda i debiti provvedimenti.

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  18. D`accordo la medicina della Misericordia ma a vedere i risultati che ha generato, e bisogna veramente essere ciechi per non vederli, mi sembra sia urgente ricorrere a dei rimedi che da noi si chiamanno rimedi per cavalli, a significare piuttosto forti e efficaci!
    Perchè la carità è stata ed è ancora usata in modo molto unidirezionale, e per tanti troppi anni, se non eri della buona "cappella", spiritodelconcilioconforme, per te non c`era nessuna carità ma solo il bastone per te riabilitato illico presto!
    Dunque, carità sì, ma anche fermezza !
    Ci sono troppi elettroni liberi, comprese certe conferenze episcopali, che credono di essere indipendenti e liberi delle loro scelte.
    Sarà un`impresa difficile e delicata, il Santo Padre con coraggio l`ha impugnata.
    Aiutiamolo con le nostre preghiere, il suo compito è immane! ( non so se si dice in italiano...)

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  19. DANTE PASTORELLI8 marzo 2009 21:31

    Il problema non è quello di uscir dalla Chiesa, ma di esigere che gl'indegni siano posti in condizioni tali da non nuocere alla Fede.
    I preti scandalosi sono o no perniciosi per la fede? Guidan le anime a Dio? Vantarsi di vivere in concubinato e di respingere il celibato dopo che lo si è accettato, è o no una ferita alla Chiesa? Ed una ferita alla Chiesa non è un grave colpo alla Fede?
    Quindi è inutile parlar di carità con toni di buonismo che da 40 anni han portato allo sfascio discplinare e teologico, morale e dogmatico: la prima forma di carità dev'esser rivolta alla Chiesa che va difesa da chi la vuol distruggere: e nella Chiesa ci son le anime della cui salvezza ci si deve preoccupare. La carità verso il reo si dimostra con le censure canoniche che son medicinali.

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  20. Speriamo che questo articolo venga letto da qualcuno del Vaticano.

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  21. Speriamo che questo articolo venga letto da qualcuno del Vaticano.

    8 marzo 2009 23.14

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    Qualcuno legge certamente, ma, a quanto mi è stato riferito, se già l'agire è difficile in presenza di precise denunzie, diventa assolutamente impossibile a fronte delle semplici notizie (sia pur se fondate e circostanziate) che circolano su internet.

    Cordialmente.

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  22. Ma dico, Roma questo lo sa? E n oi che facciamo rimaniamo qua a guardare? e si loro gridano, noi non sapiamo gridcare in aiuto del Santo Padre?

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  23. Oltre che naturalmente alla Chiesa, che si è impegnato solennemente a servire secondo certe modalità, questo signore manca profondamente di rispetto anche alla sua "compagna": coerenza vorrebbe, se ha deciso di dividere con lei la vita, che la sposasse coram populo invece di farne una concubina ufficiosa. Possiamo quindi pensare che sia altamente favorevole anche alle convivenze o, come oggi si usa dire, alle "coppie di fatto".

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  24. Spero che per prendere provvedimenti "disciplinari" non occorrano "denunce ufficiali", altrimenti stiamo freschi. Se è vero che lo Pfarrer Friedl ha pubblicamente difeso la propria convivenza con una donna, denunce e delazioni sono del tutto superflue. Il suo vescovo ne sarà senza dubbio informato, ed è tenuto - con la dovuta carità per la persona, ma anche con la dovuta carità per i fedeli e per la Chiesa - a intervenire sollecitamente.

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  25. codesta è la nuova Chiesa dei Nuovi Preti? Che schifo! Provo ripugnanza all'ennesima potenza!
    Potessi vomitare su quel prete lo farei. Chiedo inoltre non già la convocazione di un Vaticano III (come vorrebbe l'etereo e vacuo Martini) ma di un Tridentino II.
    La Chiesa deve assolutamente sbarazzarsi dei rami secchi. Alessandro

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  26. Il suo vescovo ne sarà senza dubbio informato, ed è tenuto - con la dovuta carità per la persona, ma anche con la dovuta carità per i fedeli e per la Chiesa - a intervenire sollecitamente.
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    Gentile amico, in teoria, Lei avrebbe perfettamente ragione, ma se posso prendere le mosse da un caso che ho visto assai da vicino, dovrei purtroppo approdare ad una diversa conclusione.

    Le porto l'esempio concreto:
    1) un soggetto (con importanti incarichi diocesani)compie pubblicamente un atto di pubblica adesione ideologica, assolutamente incompatibile con il suo stato di sacerdote e la cosa finisce sui giornali;
    2) il vescovo della diocesi viene convocato, in tutta fretta, dalla Segreteria di Stato (non mi è dato di sapere il contenuto del relativo colloquio, ma la cosa parrebbe facilmente intuibile);
    3) il sacerdote in oggetto (che, assolutamente non manifesta alcuna resipiscenza, ma, anzi, continua a ribadire pubblicamente la piena legittimità delle sue scelte) viene sospeso "a divinis", in attesa del procedimento canonico sul suo caso, ma la gran parte dei sacerdoti della diocesi sostiene che, in realtà, quel provvedimento di sospensione non è tale e che il sacerdote in questione ha rinunziato lui alla sua cura d'anime, in quanto ha richiesto un periodo di riflessione;
    4) il sacerdote in questione continua ad apparire come relatore ad incontri ufficialmente patrocinati dalla diocesi;
    5) a distanza di oltre due anni, il procedimento canonico a suo carico non è stato nemmeno iniziato, per cui, se solo quel sacerdote lo volesse (ma non sembrerebbe volerlo, avendo assunto incarichi ufficiali all'interno di un partito politico dell'estrema sinistra) dovrebbe essere reintegrato nella sua posizione di cura d'anime.

    Questi, purtroppo, sono i fatti che compongono un caso che, come temo, rappresenta l'attuale prassi vigente, quanto meno nella costanza di certi Vescovi e, da quanto mi parrebbe di poter dedurre in conseguenza delle notizie sin qui lette, anche quello di Linz mi parrebbe composto di quella stessa pasta ...

    Cordialmente.

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  27. Sono l'anonimo 20.50. Cordiali saluti!

    Scusate la mia insistenza.
    Mi dico volentieri d'accordo con voi sulla necessità di ricondurre la Chiesa verso una più autentica adesione all'Evangelo. Anche con l'uso degli strumenti meno frequentati in questi decenni: il CJC e le pene canoniche da esso previste. Benissimo! E' vera espressione di carità ecclesiale, quando è richiesto. E in questo e in molti altri casi la situazione lo richiede! Su questo non avanzo il benché minimo dubbio. Non era questo che voleva mettere in discussione, in dubbio il mio intervento. Anzi!

    Il dubbio - the doubt (!) - lo avanzo soltanto sui toni e quindi sugli atteggiamenti interiori che questi toni sembrano far trapelare.
    Nessuno vuol fare il processo alle intenzioni. Esprimo soltanto lo stato d'animo di chi - desideroso di vedere recuperata appieno la tradizione cattolica - trova gli ambienti attenti a questa tradizione dominati da almeno tanta animosità e mancanza di lucidità quanta se ne trova negli ambiti più "progressisti". Questo mi fa credere che sia ancora lontano il giorno in cui ci si potrà capire ed essere tutti unitamente e onestamente "cooperatores Veritatis".

    Personalmente mi sembra più fecondo un atteggiamento interiore (indubbiamente più difficile: richiede, certo, ascesi sulle proprie umanissime e comprensibilissime emozioni e un dono di grazia) come quello attribuito di recente nientemenoche al Santo Padre. Questo stesso blog ne ha riferito con attenzione. Vedi di seguito:
    http://www.paolorodari.com/2009/03/03/inchiesta-il-governo-della-curia-romana-al-tempo-di-ratzinger-difficolta-e-strategie-per-il-dopo-caso-williamson-parte-i/

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  28. Che si possa e debba provare per casi del genere uno spettro di sentimenti che va dall'orrore al disgusto all'indignazione all'afflizione è giusto. Ma che lo zelo per la Chiesa degeneri in turpiloquio è un errore.

    Come scriveva Francesco nella sua Regola, bisogna evitare che il peccato di uno finisca per corrompere molti (alludeva non agli emuli o alle vittime dirette del peccatore, che pure ci sono e vanno considerati, bensì a chi per coglie il peccato altrui come occasione per trasformare il biasimo in odio).

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  29. DANTE PASTORELLI9 marzo 2009 12:23

    L'ascesi interiore, se non si esprime in atti, resta appunto interiore, individuale.
    Mi ricorda la "virtù sconosciuta", di natura civile e politica, che esaltava l'Alfieri: quale utilità ha una tale virtù se non produce effetti salutari negli altri?
    Dunque, dall'ascesi, che nessuno certo nega vivere il Papa, si deve passare all'azione che questa ascesi deve render produttiva nell'ufficio d'un Supremo Capo che voglia difendere la sua "casa". Il Papa o un vescovo hanno delle responsabilità che non ha un eremita o un monaco.
    Questo non è odio, è amore: amore per i fedeli che vengono defraudati del loro diritto alla retta formazione, e con danno delle loro anime, e per il peccatore che dev'esser messo in condizioni, con giusta pena, di non nuocere e riflettere sui suoi errori e sulla sorte delle anime che ha traviato.
    La mia posizione è questa e solo questa.

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  30. don G.luigi B.9 marzo 2009 13:03

    Nihil sub sole novi.
    Anno 1579 Sinodo diocesano II dioc. di Como. Decreti "De vita et honestate clericorum": «Chiunque sarà trovato colpevole: di fornicazione semplice, verrà multato con 10 ducati d'oro; di concubinato, non eviterà la pena del Concilio di Trento e altre comminate da noi; di adulterio, incesto e sacrilegio, verrà deposto dall'ufficio e dal beneficio; de nefando crimine sodomiæ, secundum censuram Pij V coercebitur.»

    Le debolezze umane ci sono sempre state e sempre ci saranno, ma l'autorità era di ben altra tempra. Se non bastava il richiamo morale, si toccava il portafoglio.

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  31. Dante, il mio appunto sull'odio non si riferive certo alle sue parole, bensì a certi eccessi verbali che si sono letti anche in questo blog e che risultano quanto meno spiacevoli.

    La retta causa va perseguita. E la rimozione di un ministro che viola deliberatamente il suo ministero è causa più che retta. Ma la retta causa non legittima tutto, e invece capita di sentire insulti che, francamente, hanno un sapore piuttosto sulfureo. Non che all'indirizzo di chi sostiene ed ama la Tradizione gli insulti e ad alta concentrazione di zolfo non manchino (e il sottoscritto, come forse molti di noi, lo sa per esperienza), ma l'unica legittimazione che da ciò discende è quella di replicare usando migliore moneta. Qui si tratta si pregare perché il peccatore si converta (o non crediamo più alla forza della preghiera???!!!), fare penitenza, riaffermare con decisione - nelle parole e nella pratica - l'ortodossia cristiana, chiedere con forza alle autorità competenti - seguendo la trama gerarchica che la Tradizione ci ha consegnato - prendano immediati provvedimenti. Chiesa e fedeli vanno tutelati e protetti, in una parola amati, e i pastori che non intervengono per sanare situazioni sciagurate com'è quella in oggetto mancano senz'altro, come dice lei, a questo amore. Giusto indignarsene, giusto chiederne ragione. Magari senza dichiararsi pronti a vomitare sulla testa del reo...

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  32. o il peccatore si converte oppure la Chiesa non può stare a guardare senza fare nulla. Alessandro

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  33. Su questo, Alessandro, ha perfettamente ragione. Carità non significa inerzia, ma casomai azione.

    Ed è anzi nostro dovere chiedere davvero a gran voce interventi esemplari e chiarificatori (ciò che cerchiamo di fare anche attraverso l'ospitalità di questo blog). E dobbiamo anche chiedere interventi rapidi, perché se passa troppo tempo tra il pubblico insorgere di simili scandali e il relativo provvedimento, la gente perde le coordinate (e le brave persone perdono la pazienza, fino, magari, a trascendere).

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  34. DANTE PASTORELLI9 marzo 2009 15:32

    So bene, Franco, che ormai tu conosci la mia posizione. Ed, effettivamente ho usato "odio", per sintetitzzare un po' tutti i gli appunti che sono stati mossi senza indicazione di nomi (animosità, mancanza di lucidità ecc) da qualche anonimo. Che comprendo, intendiamoci, come comprendo non chi vuol lasciar la Chiesa, ma chi nella Chiesa vuol restare e vorrebbe vederla pulita e trascende nei toni: atteggiamento che non amo certo, ma che ormai è diffuso soprattutto tra i giovani. E certe espressioni mi fanno supporre un'età giovanile. Chi ha una certa età in linea generale sa più o meno sempre controllarsi. I giovani sono più immediati. Un difetto? Sì, ma talvolta un bel difetto.

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  35. A conforto di quanto riporta Pernice, citando la regola francescana, potremmo ricordare anche la distinzione giovannea (di Giovanni XXIII) fra l'errore e l'errante. Stiamo attenti a non perdere il rispetto che si deve a ogni essere umano! Anche se la Chiesa è chiamata a tenere un atteggiamento coerente. O chiede ai suoi presbiteri, fra l'altro inisgniti di alti incarichi, di tenere un atteggiamento più consono verso i sacramenti dell'ordine e del matrimonio, o prende pubblicamente atto che i due sacramenti sono da considerarsi soppressi o profondamente modificati. Altrimenti si trasmetterà l'impressione che gli uomini di Chiesa impongono agli altri pesi che loro non sono disposti a toccare con un dito...

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  36. Mi perdoni la pignoleria il gentile postante Jacopo, ma il principio da lui richiamato non rappresenta una personale intuizione del B. Giovanni XXIII, ma costituisce, altresì, un elemento a parte del patrimonio della Tradizione della Chiesa che, più specificamente, viene fatto risalire a Sant'Agostino che, nel Suo Commento alla Prima Lettera di Giovanni, (VII, 11), così lo argomenta: "Non voler amare l'errore nell'uomo, ma l'uomo; Dio infatti fece l'uomo, l'uomo invece fece l'errore. Ama ciò che fece Dio, non amare ciò che fece l'uomo stesso.".

    Cordialmente.

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  37. mentre a roma si pensa a cosa fare ( non lo sappiamo con certezza ma lo speriamo), mentre nei blog si discute su animosità ed ardori giovanili più o meno accentuati chi pecca pubblicamente e da scandalo continua indisturbato a fare il gioco delnemico delle anime il quale "come leone ruggente va in giro cercando chi divorare".

    Si dovrebbe stare a guardare chi manda in rovina la propia e l'altrui anima?
    E' questa la vera carità?

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  38. la vera carità impone di impedire a chi manda anime all'inferno di continuare a farlo. E se per fare questo è necessario dar pedate, ben vengano. Sono più evangeliche del non far niente o del far poco.

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  39. Grazie a Imerio per la precisazione. Papa Giovanni certamente aveva ben presente la tradizione patristica! Pure è bello ricordare le sue parole esatte dalla Pacem in terris (stricto sensu si riferivano al confronto in campo politico ed economico con i non credenti, ma fanno meravigliosamente anche al caso nostro): "Non si dovrà però mai confondere l’errore con l’errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale e religioso. L’errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità. Inoltre in ogni essere umano non si spegne mai l’esigenza, congenita alla sua natura, di spezzare gli schemi dell’errore per aprirsi alla conoscenza della verità. E l’azione di Dio in lui non viene mai meno".

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  40. DANTE PASTORELLI9 marzo 2009 18:59

    Nel Radiomessaggio del 1942 Pio XII affronta i problemi dell'umanità dolorante ed i problemi sociali. Nel paragrafo dedicato al mondo operaio ricorda come la Chiesa abbia sempre condannato e debba ancora condannare i sistemi del socialismo marxista e dal punto di vista della giustizia sociale e dal punto di vista religioso, perché pervertono le anime con la loro dottrina e la loro prassi contrastanTI con la legge divina. Poi afferma: "Qual sacerdote, qual cristiano potrebbe restar sordo al grido, che si solleva dal profondo, e il quale in un mondo di un Dio giusto invoca giustizia e spirito di fratellanza? Ciò sarebbe un silenzio colpevole e ingiustificabile davanti a Dio, e contrario al senso illuminato dell'apostolo, il quale come inculca che BISOGNA ESSERE RISOLUTI CONTRO L'ERRORE, SA PURE CHE SI VUOL ESSERE PIENI DI RIGUARDO VERSO GLI ERRANTI E CON l'ANIMO APERTO PER INTENDERNE ASPIRAZIONI, SPERANZE E MOTIVI".

    Purtroppo le vulgate mediatiche creano false opinioni che son dure a morire. Il Papa Buono che fa distinzione tra l'errante e l'errore e che si apre agli erranti (gli altri, cattivi, no) il Papa Magno santo subito ecc.ecc.

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  41. La mia non era certo una frecciata contro Pio XII, che fu grandissimo pontefice, sia chiaro. Giovanni XXIII ribadì da par suo una dottrina che affondava le radici nella tradizione e nei suoi predecessori, su questo non c'è dubbio. Vero è però anche che non sempre la differenza fra l'errore e l'errante fu chiara (per non suscitare equivoci, mi riferisco soprattutto a epoche precedenti al XX secolo), e sottolinearla con particolare autorevolezza fu buona cosa.

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  42. DANTE PASTORELLI9 marzo 2009 20:58

    NO, Jacopo, non ho pensato ad una tua frecciata contro Pio XII. Volevo semplicementre far notare come si creino leggende intorno a meriti e demeriti prive di fondamento.
    Perché non si parla di Pio XII come il papa che fa netta distinzione tra errante ed errore? S'è voluto estrapolare un'affermazione di Giovanni XXIII per farne un campione di tale distinzione. La stupidità delle etichette (ne ho ricordate due) mi dà un gran fastidio.

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  43. Metto qui, anche se penso che questo comunicato meriterebbe una maggiore visibilità, tanto è importante per la sua chiarezza così auspicata!

    Ecco il comunicato del nunzio apostolico in Svizzera, Mons.Canalini, a seguito della dichiarazione della Conferenza episcopale svizzera.


    Suite à la déclaration de la Conférence épiscopale suisse, le nonce apostolique à Berne, Francesco Canalini, communique :

    "À l’occasion de la manifestation du dimanche 8 mars 2009 à Lucerne, intitulée « Auftreten statt austreten : Wir sind eine offene Kirche », la Nonciature Apostolique en Suisse déclare :

    Le fait que divers groupes de catholiques tant « conservateurs » que « libéraux », interprètent le Concile Vatican II comme une rupture avec la tradition est motif de beaucoup de peine et d’une profonde souffrance.

    La formation de groupes de pression voulant imposer publiquement leur interprétation concernant divers points de la doctrine et de la discipline ecclésiastique n’est pas en harmonie avec la vie de l’Église catholique.

    Le Pape Benoît XVI ainsi que ses prédécesseurs Jean XXIII, Paul VI et Jean-Paul II sont – au sein de l’Église catholique – les garants de la vision correcte et fidèle du Concile Vatican II.

    Dans la situation actuelle, il est plus que jamais urgent que les fidèles de l’Église catholique manifestent leur pleine confiance au Saint-Père, prient sans relâche pour Lui (Actes 12,15) et vivent en communion avec le successeur de Pierre auquel le Christ-Seigneur a confié la conduite visible de son Église au cours de l’histoire (Mt 16,17-19)."

    MERCI!

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  44. Caro Pastorelli, è anche vero che papa Roncalli inserì la distinzione fra l'errore e l'errante come punto chiave di un'enciclica che ebbe una vastissima risonanza, e questo è uno dei motivi per cui oggi pensiamo prima di tutto a lui quando si parla di questo. Quanto alla polemica oziosa che voleva contrapporre Giovanni XXIII "buono" a Pio XII "cattivo", o "intransigente" (c'è stata, certo!), ha ormai fatto ampiamente il suo tempo. Accanto alla proverbiale "bontà" giovannea è necessario anche il proverbiale "rigore" pacelliano, altrimenti sono guai seri, lo vediamo sempre più chiaramente.

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  45. DANTE PASTORELLI10 marzo 2009 21:07

    Ma io ricordo la carezza divina sulla mia guancia di tredicenne di Pio XII sorridente. E questo mi basta.

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