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giovedì 17 novembre 2022

Controstoria del Movimento liturgico #55 - Il Card. Antonelli, Segretario della Congregazione dei Riti nel dopo Concilio e la c.d. "Messa normativa" di A. Porfiri

Proponiamo il medaglione del M° Porfiri sul Card. Ferdinando Giuseppe Antonelli, o.f.m., segretario della S. Congregazione dei Riti (l'attuale "Culto Divino") dal 1965 al 1969, in piena riforma liturgica sotto lo "spirito del Concilio" appena conclusosi. 
Ricordiamo che la “Messa normativa” era stata una Messa celebrata il 24 ottobre 1967 per dimostrare quali sarebbero stati i cambiamenti nella liturgia che stavano per essere implementati in seguito al Vaticano.
Qui i precedenti. 
Roberto

La Messa normativa:
Ferdinando Giuseppe Antonelli (1896-1993) 
di Aurelio Porfiri

Credo sia importante fare menzione di Ferdinando Giuseppe Antonelli, frate francescano e poi cardinale, perché egli fu uno dei protagonisti della riforma liturgica nell’immediato postconcilio, una riforma che vide svilupparsi come perito al Concilio e come segretario della Congregazione dei Riti dal 1965 al 1969. Quindi fu ben consapevole di tutti i cambiamenti che si andavano svolgendo sotto i suoi occhi. Nel 1964 curò anche una edizione della Sacrosanctum Concilium con sua introduzione.

Di lui si è occupato il liturgista Nicola Giampietro in un libro del 1996 (Il cardinale Giuseppe Ferdinando Antonelli e gli sviluppi della riforma liturgica dal 1948 al 1970) ma qui mi vorrei soffermare brevemente sulla sua partecipazione alla cosiddetta Messa normativa
Intanto diciamo che la riforma liturgica era in pieno corso. Un articolo del 29 settembre 1967 su The Catholic Transcript, avverte che il canone in inglese si sarebbe avuto per il 22 ottobre: “L'inglese apparirà nel Canone della Messa nelle chiese degli Stati Uniti domenica 22 ottobre, ha affermato l'arcivescovo John F. Dearden di Detroit, presidente della Conferenza nazionale dei vescovi cattolici. Monsignor Dearden, parlando a Roma dove avrebbe partecipato al Sinodo dei Vescovi, ha affermato che non saranno necessari libri o messali. Gli inserti per il messale d'altare saranno inviati ai sacerdoti, ha detto. Il testo sarà quello preparato dal Comitato internazionale per l'inglese nella liturgia, verrà introdotto nella Messa con il consenso della Santa Sede a titolo provvisorio e come unico testo consentito! Egli ha detto. Il prelato ha anche annunciato che la Santa Sede ha confermato l'azione della gerarchia degli Stati Uniti nell'approvazione delle traduzioni in inglese di tutti i riti di ordinazione e del rito per la consacrazione dei vescovi”. 
Similmente nel The Catholic Advocate del 19 ottobre, dove il sacerdote Joseph B. Ryan spiegava questo cambiamento epocale e, tra l’altro, diceva: “questo progetto ammirabile ha ricevuto e meritato cura e studio”. 
Non tutti ovviamente erano d’accordo con questa valutazione benevola.

Intanto nel settembre del 1967 e per un mese si svolgeva il primo Sinodo dei Vescovi. Tra i relatori c’era il cardinal Lercaro, tra i segretari padre Bugnini e tra i partecipanti il vescovo Antonelli. 
Lo storico Yves Chiron, in un suo testo su Annibale Bugnini  [si veda qui il medaglione su Bugnini, n.d.r.] ricorda quello che accadde in quella occasione il 24 ottobre, la famosa ‘Messa normativa’ (celebrata il 24 ottobre 1967 per dimostrare quali sarebbero stati i cambiamenti nella liturgia che stavano per essere implementati in seguito al Vaticano n.d.a): “La nuova Messa nella sua struttura ultimata fu presentata a circa 180 cardinali e vescovi in ​​un Sinodo in Vaticano nel 1967. 
Questo primo Sinodo postconciliare affronterà diversi temi: la revisione del codice di diritto canonico, le questioni dottrinali e la riforma liturgica. 
Il 21 ottobre il cardinale Lercaro ha presentato ai cardinali e vescovi riuniti una relazione che descrive la nuova struttura della Messa e le modifiche in essa introdotte, nonché la riforma dell'Ufficio divino. 
Il 24 ottobre don Bugnini ha celebrato una Messa “normativa” davanti ai Padri sinodali nella Cappella Sistina. Paolo VI non partecipò a questa celebrazione per “indisposizione”, però. 
Oltre alle modifiche già in vigore dalle Istruzioni del 1964 e del 1967 (Messa celebrata di fronte al popolo in italiano compreso il Canone, meno genuflessioni e segni della croce, ecc.), la Messa “normativa” che don Bugnini celebrò con un grande coro ha aggiunto altri nuovi elementi: una Liturgia della Parola più lunga (tre letture in totale), un Offertorio trasformato, una nuova Preghiera eucaristica (la terza) e un gran numero di inni. 
Durante le quattro congregazioni generali dedicate alla liturgia (21-25 ottobre), cardinali e vescovi hanno espresso molti commenti su questa Messa “normativa” e sulla riforma liturgica in generale. In tutto, sessantatré cardinali, vescovi e superiori generali religiosi hanno commentato l'argomento e altri diciannove hanno presentato commenti scritti. C'era una diversità di opinioni. «Su sessantatré oratori», riferì don Caprile, «trentasei hanno espresso esplicitamente, nei termini più calorosi, entusiastici e senza riserve», il loro accordo con la riforma in corso e con i suoi risultati” (mia traduzione). 

Però questo non dice proprio tutto, anche perché se leggiamo il Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana del 15 novembre 1967, ci accorgiamo che i Vescovi avevano detto: “Nel ritoccare l’attuale liturgia si conservi quanto più è possibile conservare“. Se questo sia stato rispettato, lo lascio al giudizio altrui. La riforma progrediva senza sosta. Certo, non mancavano opposizioni, ma la determinazione di coloro che spingevano per innovare era veramente potente, potendo anche contare sul fattivo appoggio del papa Paolo VI, che malgrado cercasse di contenere le spinte in avanti sembrava poi avere un atteggiamento che alcuni hanno giudicato ambiguo a questo riguardo.

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La Redazione