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venerdì 20 agosto 2021

Echi (pre)tridentini in gastronomia: i "pici con le briciole", di S. Agnese da Montepulciano (una vita straordinaria)

Continuiamo a parlare di gastronomia cattolica.
Luigi


01-08-2021, La Nuova Bussola Quotidiana, Liana Marabini

Fin dalla più tenera età Agnese Segni sentì la bellezza della fede e della preghiera. Ebbe grandissimi doni mistici e taumaturgici. A soli 15 anni divenne badessa, con una speciale dispensa papale. Digiunava e si mortificava. Unì la sua grave malattia alle sofferenze di Gesù e, in punto di morte, invitò le consorelle a rallegrarsi con lei.

La fanciulla si gira indaffarata tra le lunghe mensole della dispensa del monastero. Lo scapolare di ruvido panno che indossa dà grazia ai suoi movimenti, malgrado la semplicità del tessuto. La giovane passa in rassegna le provviste e sistema meglio i cesti contenenti legumi secchi, trecce di aglio e cipolla, mazzi di candele legati con lo spago e giare di olive. Ha solo quattordici anni, ma la madre superiora si fida tanto di lei da affidarle la dispenseria.

Prega sottovoce e la cantilena della preghiera suona come una melodia. Bruscamente si interrompe e si gira: ha sentito una presenza. Accecata dalla luce che vede, cade in ginocchio. E dall'alone dorato esce la figura diafana della Madonna. Sorride e parla alla giovane con voce calma. Le dà tre pietre e le spiega che prima di morire dovrà costruire un monastero a lei dedicato, fondando l'edificio sull'indivisibile Trinità. La Vergine scompare e la giovane rimane prostrata per lungo tempo, stringendo le tre pietre nella mano. Le guarda e le mette nel sacchetto delle elemosine, legato alla lunga corda che le cinge la vita. Da quel momento la sua vita è tracciata nella luce di quella apparizione.

La giovane è Agnese Segni, nata in una famiglia benestante il 28 gennaio 1268 a Gracciano, piccolo borgo nei pressi di Montepulciano. Fin dalla nascita intorno a lei accadevano cose misteriose, come per esempio una moltitudine di candele accese al momento in cui la madre Francesca l'aveva data alla luce. Agnese aveva sentito il fascino della fede e la bellezza della preghiera fin dalla più tenera età. Si estasiava davanti alle icone e chiedeva a sua madre di insegnarle le preghiere. A nove anni visitò il monastero di Montepulciano e le “suore saccate”, chiamate così per il loro abito. Tornata a casa, Agnese disse ai genitori che voleva diventare una di loro. Non si opposero, la piccola aveva già un carattere ben definito che intimidiva. La lasciarono andare e lei trovò fin da quella tenera età il suo posto nel mondo.

La superiora, suor Margherita, le volle bene subito, ammirata davanti alla devozione della piccola. Passato il periodo necessario per la formazione religiosa, la superiora le affidò la dispenseria. E in quel luogo che lei curava e teneva in ordine, sorvegliando le provviste del monastero, accadde l'incontro con la Vergine, che avrebbe dettato gli accadimenti della sua vita. Ma non era tutto. Suor Margherita aveva notato il potere della giovane di guarire. Più di una volta, dei malati che venivano al monastero erano ripartiti guariti, dopo solo un segno della croce tracciato su loro corpo da suor Agnese. Suor Margherita aveva capito che quella giovane era speciale, che il Signore aveva dei piani con lei. Perciò la stimava e la proteggeva.


Alla notizia dei prodigi che Dio operava per mezzo di Agnese, gli amministratori del Castello di Proceno, una località vicina (nell’attuale provincia di Viterbo), chiesero nel 1283 alle religiose di fondare un monastero. L'incarico fu affidato a suor Margherita, ma ella accettò a condizione che le fosse data, come compagna, Agnese. Prima di entrare in paese le due monache si fermarono per riposare presso un tronco d’albero abbattuto. Poiché nella fiasca l’acqua era terminata, Agnese prese a scavare nella terra con le mani e da quelle zolle cretose sgorgò uno zampillo d’acqua fresca. Quel luogo verrà in seguito chiamato Acquasanta. E così la giovane suora giunse a Proceno, insieme alla superiora suor Margherita, per fondare il monastero, nella parte più alta del paese (detta oggi “Poggio di S. Agnese”). Gli abitanti di Proceno rimasero tanto entusiasti delle straordinarie virtù di suor Agnese che richiesero la sua elezione a superiora del loro monastero. Una cosa inaudita, lei aveva solo quindici anni: fu necessaria la dispensa del papa Martino IV (1210-1285), che in quei tempi dimorava nella vicina Orvieto.

Il monastero si sviluppò rapidamente e Agnese fu un grande esempio per le religiose e le giovani che si raggrupparono intorno a lei. Praticava una straordinaria mortificazione ed era inspiegabile come potesse vivere nutrendosi abitualmente solo di pane e acqua; nei giorni di festa mangiava pasta condita con briciole di pane (vedi la ricetta che correda questo articolo). Dormiva per terra, con una pietra sotto la testa. A Proceno Agnese mise in pratica varie volte il meraviglioso dono dei miracoli affidatole dal Signore: bastava che si avvicinasse agli ossessi e questi venivano liberati. In più occasioni moltiplicò il pane e malati gravi riacquistarono la salute.

Rimase a Proceno 22 anni. In quel periodo, malgrado fosse capace di dispensare la guarigione agli altri, lei era sofferente e malata. Nella primavera del 1306 fu richiamata a Montepulciano, dove iniziò la costruzione di una chiesa, come la Vergine Maria nella visione avuta alcuni anni prima le aveva chiesto. E così fondò il monastero di Santa Maria Novella (di cui sarà badessa) che si alimenterà della spiritualità domenicana. (Si spiega così l’iconografia che ritrae Agnese sempre con l’abito bianco e il mantello nero).

Oltre alle qualità di guaritrice, Agnese si dimostrò una straordinaria paciera. Numerose furono le occasioni in cui intervenne in città per risolvere le controversie nelle lotte tra le famiglie nobili. Purtroppo la grave malattia contratta a causa delle severe mortificazioni, dei digiuni a ripetizione e dell'austerità che si era imposta non le dava pace e il suo stato peggiorò. Fu costretta a letto, con le forze che si affievolivano ogni giorno di più. Nel 1316 Agnese, su suggerimento del suo medico e dietro le insistenze delle consorelle andò a Chianciano, per curarsi alle terme. Nel luogo dove si immergeva sgorgò una nuova polla d’acqua, era calda e sulfurea. Quella sorgente prenderà il nome di Bagni di S. Agnese. La sua presenza fu d'aiuto ai numerosi malati presenti nella località e Agnese operò numerosi miracoli, ma le cure termali non portarono alcun giovamento alla sua malattia, che peggiorò.

Ormai in punto di morte, Agnese rincuorava le consorelle invitandole a rallegrarsi perché per lei era giunto il momento tanto atteso dell'incontro con Dio. E questo avvenne il 20 aprile 1317. Siccome le suore e i frati domenicani volevano imbalsamare il corpo di Agnese ordinarono del balsamo a Genova, ma non ce ne fu bisogno, perché dalle mani e dai piedi di Agnese stillò un liquido odoroso che impregnò i panni che coprivano il suo corpo. Ne furono raccolte alcune ampolle. L'eco del miracolo richiamò numerosi ammalati che desideravano essere unti dall'olio miracoloso. La salma non fu inumata, ma sistemata in un’urna di legno munita di serratura che permetteva di aprirla e di mostrare ai fedeli i resti mortali che rimasero per lungo tempo incorrotti.


Come scrisse il beato Raimondo da Capua nella sua Legenda nel 1366, il suo corpo era ancora intatto, come se Agnese fosse appena morta, e molti erano i miracoli di guarigione che avvenivano nella chiesa, che ormai era conosciuta come “Chiesa di sant'Agnese”. Un'altra autorevole fonte, la Vita (1606) di padre Lorenzo Sordini Mariani testimonia in questo senso. Le guarigioni furono miracolose e istantanee e nessun medico fu in grado di spiegarle. Di questi miracoli si ha anche una pubblica registrazione fatta da notai già a partire da pochi mesi dopo la morte della santa. Secondo la tradizione compì dopo morta altri prodigi, fra cui quello di aver risparmiato Montepulciano dall’epidemia di colera del 1855.

L’origine della sua malattia non è mai stata accertata. Il culto di sant’Agnese si è diffuso rapidamente grazie anche all’opera dei domenicani. È stata canonizzata da Benedetto XIII (1649-1730) il 12 maggio 1726 nella chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva. L’esempio di fede e di vita di sant’Agnese è una fonte di ispirazione. Anche se per i nostri contemporanei le mortificazioni fisiche sono difficili da mettere in pratica, possiamo almeno vivere senza sprechi, in modo austero e semplice: qualità che affinano la nostra vita spirituale.

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