venerdì 2 marzo 2018

Ravasi in diretta mediatica nel crepuscolo di una civiltà e di una religione

Dal Vaticano, disorientatamente  alla ricerca di facili successi non solo mediatici, arriva l'ennesimo insulto alla sacralità e alla civiltà cattolica: l'esposizione di alcuni "campionari (sic! N.d.R.) di splendidi paramenti liturgici vaticani"! 
Infastidiscono soprattutto il "taglio pop" , la mondanità mediatica e la cortigianeria pur di essere accolti nel jet set della moda...
Possibile che  dentro  le Sacre Mura nessuno si sia posto la domanda che quei "campionari"   paramenti e  suppellettili,   esposti  come delle "vergini denudate" agli sguardi mondani e modaioli, furono benedetti prima di essere destinati alla sola lode di Dio? 
I Consacrati che ci hanno raggiunto in questi giorni "con le lacrime agli occhi" (non abbiamo motivo di dubitare della loro sincerità) per ispirarci questo post non possono far proprio nulla
Possibile che tutti hanno paura di dire quel che veramente pensano in cuore di queste incredibili iniziative?

Cosa possono significare agli occhi del grosso pubblico appartenente all'attuale società a-cristiana e laica ad esempio il "calice ed una mitria voluti dal Beato Pio IX ed utilizzati l'8 dicembre 1854 nella più solenne Cappella Papale del suo pontificato" (Cfr.Sacris Solemnis QUI ) se  decontestualizzati dal loro esclusivo utilizzo  liturgico ? Quanti visitatori della mostra penseranno che si era trattato di un  inutile sfarzo proprio di quei tempi?

Le sacre supplettili antiche o recenti NON sono invece dei "campionari da museo": sono parte viva della Liturgia a lode di Dio e  all' edificazione, quanto mai urgente, del popolo santo di Dio!

Napoleone Bonaparte, come Nabucodonosor che aveva sacrilegamente trafugato i sacri vasi dal Tempio del Signore, dimostrò tutto il suo odio contro la Chiesa e il Cattolicesimo rubando  dalle sagrestie pontificie tutto quel che la pietas dei cattolici aveva donato nei secoli per la lode divina.
Cessata la tempesta napoleonica i fedeli con la stessa pietas dei loro maggiori fornirono nuovamente   per il culto divino del massimo tempio cattolico altri manufatti artistici  sintesi della bellezza della fede cattolica. 

La moda di musealizzare gli manufatti liturgici, anche quelli relativamente più recenti, o peggio ancora di distruggerli o  alienarli appartiene al dopo-Concilio Vaticano II.   

L'eclatante gesto pubblico, tanto acclamato  demagogicamente dai "fratelli illuminati" di ieri e di oggi, del  Beato Paolo VI che pubblicamente abbandonò la sua tiara per donarla idealmente ai poveri è stato  pretesto della retorica  e incontrollata spoliazione delle chiese: via ogni tipo di ornamenti ( frutti, lo ripetiamo, della sola pietas e  generosità dei fedeli)
I musicisti furono allontanati  dalle cantorie ( "maestro si dedichi ai concerti: qua ci pensiamo noi" dissero a Roma ad  un famoso organista ). 
Gli Artisti   furono abbandonati  all' ideologia marxista e divennero   pasto della miope società borghese/capitalista.
Dopo esser stati per secoli a servizio alla Liturgia, gli Artisti e gli artigiani si accorsero che"non c'era - più- posto per loro" nella Chiesa.

La storia della Chiesa ci insegna che tanti Papi e Consacrati non avevano esitato a donare nel massimo riserbo e nascondimento quanto possedevano di proprio : croci pettorali, anelli ecc ecc per lenire le sofferenze dei loro figli di adozione che si trovavano in stato d'indigenza: essi costuiscono nel tempo  lo splendido esempio di una Chiesa "viva" che non aveva bisogno di ricorrere alla demagogia o alle mode.
Il Cardinale Ravasi si trova ora a svolgere il triste compito di presentare in diretta mediatica  il crepuscolo di una civiltà e di una religione alla ricerca affannosa degli applausi telecomandati di un mondo che non vuole più vivere alla luce del Vangelo "anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare" (Salmo 14).
AC

Dal Corriere della Sera:  
Il Vaticano e la mostra sull’influenza della religione nella moda  
"Il ministro della cultura vaticano, il cardinale Gianfranco Ravasi, con la stilista Donatella Versace a Palazzo Colonna per la presentazione della mostra organizzata dal Metropolitan Museum of Art di New York che esporrà un campionario di splendidi paramenti liturgici vaticani, mitra ingioiellate e storici diademi papali. 
«Heavenly bodies: fashion and the catholic imagination» è il titolo della mostra, che sarà inaugurata a maggio. 
Il tema: le influenze cattoliche nella moda (Ap) "





13 commenti:

  1. Da anni nei musei diocesani sono esposti addirittura reliquiari... con la reliquia dentro! E nelle chiese storiche si entra a pagamento. Ci si può metavigliare di altro? Il senso di Dio e del sacro è completamente scomparso. La fede cattolica umanamente è già morta.
    Lucis

    RispondiElimina
  2. Posso definire il tutto in una parola? D I S G U S T O S O

    RispondiElimina
  3. e in prima fila in calzoncini corti ? fashion ?

    RispondiElimina
  4. i musei diocesani andrebbero aboliti tutti. se uno vuole vedere l'influenza religiosa sulla moda, che vada a Messa. Sopratutto a una Messa celebrata con tutti i crismi del caso, compreso un corretto e adeguato uso dei paramenti liturgici.

    RispondiElimina
  5. Dalla tragedia siamo ormai alla farsa.

    RispondiElimina
  6. bell'articolo e bella introduzione: AC è Alleanza Cattolica?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No: Alleanza Cristiana ( è più equilibratamente ecumenico...)
      AC

      Elimina
  7. Le opere d'arte e, con esse, i manufatti liturgici, sono il frutto della fede di donatori ricchi e del popolo il quale, con le sue offerte, anche se indigente, voleva esprimere la propria fede. Dal CVII, la follia del cambiamento perché tutto da riscrivere, ha disperso tra antiquari e mercatini, anche pregevoli pianete, calici, messali etc. La risposta di Bergoglio al cerimoniere che gli chiedeva quale stola mettersi: "finiamola con queste carnevalate !" e il giudizio sui musei vaticani quali cantine ammuffite, è l'indice tragico di una Chiesa che rinuncia, come da duemila anni, all'arte come mezzo di evangelizzazione. Se la mostra in oggetto non ha questo scopo sarà solo per far soldi e per la pubblicità di una casa di abbigliamento. Il titolo della mostra sembra, purtroppo, volere solo queste intenzioni.

    RispondiElimina
  8. Anche io sono molto perplesso per la mostra " profana" dei paramenti sacri.

    RispondiElimina
  9. Gli arredi sacri, rifiutati dall'Alto soglio, vengono esposti in una mostra esterna che, come tale, vuole significare che appartengono ad una storia sorpassata e meramente tecnica. Solo pochi vescovi, prelevano e usano per liturgie solenni, opere giacenti nei musei diocesani, come avviene ( o avveniva )in S. Pietro con i candelieri disegnati da Bernini.

    RispondiElimina
  10. Ma chi è quel tipo in giacca cravatta, pantaloni corti e calze lunghe? Santo cielo, anch'io d'inverno metto i pantaloncini, ma con felpa e scarpe da ginnastica e non per andare agli incontri coi cardinali.

    RispondiElimina
  11. Il neo-eletto, rifiutò, come carnevalata ( sic), la stola rossa con le effigie dei Santi Pietro e Paolo, che solo il papa indossa, perché simbolo del ministero petrino, come tutti avevano fatto, fino a papa Benedetto per presentarsi ai fedeli. Viva la sua sincerità che i ciechi adeguati non vogliono capire!

    RispondiElimina
  12. arrivo buon ultimo a sottolineare che i sacri vasi hanno accolto "benedetti" il corpo e il sangue di Nostro Signore... e i sempre benedetti paramenti sacri sono destinati all'uso strettamente liturgico... non si prefigura il sacrilegio?

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.