giovedì 3 febbraio 2011

Rischio per l'Ecclesia Dei.

Se mai l'iniziativa dovessere avere sviluppi concreti, sarebbe sicuramente più difficile la nascita di Istituti "tradizionali".
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Una più avvertita esigenza di trasparenza e di semplificazionedi CARLO DI CICCO (l'Osservatore Romano, 02.02.2011)
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C'è da osservare, anzitutto, che gli studi editi nel primo volume non portano a conclusioni certe e condivise, e le differenze di vedute tra i relatori sono evidenti. Questa difficoltà viene, tra l'altro, dal fatto che il canone 605 del Codice di diritto canonico del 1983 non offre, secondo alcuni studiosi, i necessari punti fermi per procedere al riconoscimento di nuove forme di vita consacrata. Inoltre, la grande varietà di forme di vita illustrate nel Primo censimento delle nuove comunità sarebbe una conferma della "confusione" presente nelle cosiddette nuove forme di vita consacrata. Il trovarsi poi di fronte a tre dicasteri pontifici (Congregazione per gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, Pontificio Consiglio per i laici, Pontificia Commissione Ecclesia Dei) che in vario modo e criteri non omogenei hanno approvato "nuove comunità", sarebbe un'ulteriore prova di incertezza. Se ora si aggiunge - elemento non disponibile agli organizzatori del convegno sulle nuove comunità - che nel 2008 Papa Benedetto XVI ha concesso la possibilità ad alcune associazioni di incardinare i propri sacerdoti (estendendo al diritto latino una norma che si ritrova nel Codice dei Canoni delle Chiese orientali del 1990), creando una nuova figura di associazioni pubbliche clericali dipendenti dalla Congregazione per il Clero, si ha un quarto dicastero che si occupa di nuove comunità. Potrebbe anche essere che la collocazione di queste associazioni pubbliche clericali nell'Annuario Pontificio, dopo le Società di Vita Apostolica, sia solo temporanea e non definitiva, ma intanto aumenta la sensazione che si debba arrivare a un riordinamento della materia.
Giancarlo Rocca, curatore dei due volumi, e altri studiosi della vita consacrata hanno adombrato in più occasioni suggerimenti utili a una ricanalizzazione delle nuove comunità che eviterebbe l'incertezza che risulta dal panorama offerto dal Primo censimento.
Per le nuove comunità, una volta fissato l'obbligo del celibato (al quale moltissime di esse tendono e che rappresenta il nucleo costitutivo di ogni vita consacrata), si potrebbe chiarire se le modalità di vita (superiora generale donna, vita mista e così via) siano parte dell'essenza della vita consacrata o semplicemente una delle tante modalità che quest'ultima può assumere e da regolarsi secondo i tempi e i luoghi.
Per le nuove comunità, che non intendono accettare il celibato o puntano esplicitamente su un celibato temporaneo, si potrebbe, invece, studiare se non convenga indirizzarle verso le tante forme di ricerca di una maggiore perfezione di vita cristiana (canone 298), sempre esistite nella storia della vita consacrata, dando loro la possibilità - se desiderassero svolgere un apostolato - di associarsi a un istituto consacrato in senso stretto, ma sotto forma di oblati, donati, aggregati, cioè mediante una delle forme che permettono di partecipare appieno alla spiritualità e alla missione di un istituto, senza però avere tutti i diritti e i doveri che competono ai consacrati propriamente detti.
Per quanto riguarda gli istituti approvati dalla Ecclesia Dei, si potrebbe studiare se, una volta esaminato che tutto sia in ordine sotto l'aspetto dottrinale, l'approvazione non possa essere concessa dalla stessa Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, un po' come quando si chiedeva il nulla osta del Sant'Uffizio per l'approvazione degli istituti religiosi.Sotto questo profilo, tra gli esperti ci si chiede se le competenze riguardo alle nuove forme di vita consacrata, fenomeno sempre vivo nella Chiesa, non possano ridursi a due dicasteri: Congregazione per gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, e Pontificio Consiglio per i laici. I due volumi curati da Rocca sono una prova evidente che la materia è complessa e che, forse, sono più maturi i tempi per semplificarla a beneficio del primato della trasparenza e della testimonianza evangelica che generalmente si richiede alla vita consacrata.

©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2011, via amici di papa ratzinger 4

5 commenti:

  1. Luis Moscardò3 febbraio 2011 15:44

    "Per quanto riguarda gli istituti approvati dalla Ecclesia Dei, si potrebbe studiare se, una volta esaminato che tutto sia in ordine sotto l'aspetto dottrinale, l'approvazione non possa essere concessa dalla stessa Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, un po' come quando si chiedeva il nulla osta del Sant'Uffizio per l'approvazione degli istituti religiosi."

    ...quindi, se non intendo male, l'approvazione della PCED rimarrebbe sub judice, o comunque condizionata ad un altro pronunciamento?

    Mah! Certo è vero che di gente strana in giro ce n'è!
    Uno che si dichiara ex se priore di un qualcosa che non si sa cos'è;
    altri che vogliono affiancare al sacerdote un'altra persona (rigorosamente di sesso femminino) per consacrarla (castamente) alla convivenza con lui (alludo all'Opera dell'Amore Sacerdotale, OAS, che alcuni vescovi hanno incautamente avallato e sulla quale vige la consegna del silenzio/assen...zio).
    Se si facesse un po' d'ordine con criteri cattolici sarebbe un'opera meritoria.....

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  2. Il sacerdozio diocesano e religioso è purtroppo divenuto una casta in cui si accede solo per cooptazione e solo dietro assoluta certificazione di mediocrità, per qeusto la gente scappa verso i seminari dei movimenti e le comunità che,diciamoci la verità,nascono proprio per aggirare i guai della formazione diocesana....anche se spesso continuano a farne gli stessi errori.

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  3. Mons. anacoreta3 febbraio 2011 21:35

    Che all'Osservatore Romano non fossero più cattolici lo sanno tutti.

    Che i "problemi dottrinali" fossero tra i tradizionalisti e non tre i neocatecumenali che la Segreteria di Stato (responsabile dell'Osservatore) protegge, è una bella sorpresa. Una dichiarazione di guerra al Papa da parte della Segreteria ? Non è da escludere. Sta di fatto che quest'articolo puzza di marcio e che la lotta interna si fa serrata....

    A proposito di Segreteria di Stato penso sia l'ora di finirla di attaccare il povero Filoni, sarà ora di occuparsi anche di S. Em il Card. Bertone, Filoni non opera senza l'avallo del superiore.....

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  4. Chiudete l'Ecclesia Dei3 febbraio 2011 22:19

    E se i tradizionalisti cominciassimo a chiedere un ordinariato personale al posto dell'Ecclesia Dei, che tanto non serve a nulla e non protegge altro che se stessa e i suoi rapporti con la Segreteria ?

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  5. A dire il vero, l'articolo si riferisce ad una ricerca/inquesta pubblica in 2 volumi ma non ne dice il nome.. qualcuno ha capito di che parla?

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