Papa
Francesco dovrebbe chiarire con coraggio e verità lo "scandalo
Rupnik" che si conosce da almeno due decenni. Intanto il prete sloveno
gira indisturbato, sempre protetto dalla gerarchia. Da 16 mesi in attesa del
processo.
Un dispaccio dell'Agenzia Ansa dello scorso mercoledì 26 marzo, poche ore dopo uno sconvolgente servizio del programma del Canale televisivo Rete 4 incentrato sulla testimonianza di una ex suora vittima degli abusi sessuali dell'ex gesuita Marko Ivan Rupnik, e oggi mamma di due figli, ha confermato che "la Compagnia di Gesù, nella persona del Delegato del Generale, p. Johan Verschueren, ha inviato due giorni fa una lettera alle vittime
di Marko Ivan Rupnik con l'intento di avviare insieme a loro un percorso di riparazione, ''orientato alla guarigione delle ferite" causate "dall'operato di Marko Rupnik"''.
L'importante notizia è stata comunicata all'Ansa da Laura Sgrò, avvocato
di 5 vittime di abusi da parte di Marko Rupnik, persone da sommare ad altre 15
vittime almeno. Si parla anche di una vittima maschile che avrebbe preso parte
più di una volta alle "fornicazioni trinitarie".
Verità e riconoscimento. L'Ansa osserva che "la Compagnia di Gesù ha rappresentato alle vittime di non sentirsi "a suo agio" per l'attuale situazione, consapevole che "alle violenze subite allora, si è aggiunta la sofferenza per la mancanza di ascolto e di giustizia per lunghi anni". I Gesuiti, secondo quanto riferisce la lettera del Delegato, avevano "offerto a Marko Rupnik la possibilità di farsi carico pubblicamente delle sue azioni, di pentirsi, di chiedere perdono e di cominciare un percorso di purificazione e di terapia. A seguito del suo pervicace rifiuto a sottomettersi a questa possibilità, il Padre Generale ha preso la decisione di dimetterlo".
I Gesuiti manifestano anche alle vittime di Marko Rupnik "fiducia che un processo di guarigione e di riconciliazione interiore sia possibile, a condizione che ci sia anche da parte nostra un percorso di verità e di riconoscimento"''.Il mea culpa dei Gesuiti. P. Johan Verschueren che
si è occupato personalmente, insieme al Team Referente, di questo dossier, ha
riferito alle vittime del sentimento "di sorpresa, di dolore e di amarezza
nell'assumerci non solo il peso e la fatica della violenza dei comportamenti di
un ex-confratello, ma anche della cecità, dei silenzi, dei rifiuti ad ascoltare
o ad agire da parte di altri confratelli". "Ringraziamo sentitamente
p. Johan Verschueren e la Compagnia di Gesù - afferma Sgrò - che, con grande coraggio
e umiltà, riconoscendo gli errori sin qui commessi, hanno finalmente accolto e
abbracciato le vittime di Marko Rupnik, offrendo loro il sostegno che finora
era mancato. Si tratta di un gesto chiaro, forte e concreto; un importante
passo avanti in un percorso comune di consapevolezza che darà certamente
speranza a tutte le vittime di abusi".
Nuove
orrende testimonianze mentre dal Vaticano arriva solo silenzio
Martedì 26 marzo in serata, Rete 4 (Le Iene) è tornato sulla vicenda
dell'abusatore seriale, ex gesuita, padre Rupnik, offrendo una terribile
testimonianza di una delle tante vittime di questo mosaicista sloveno, potente,
ricco, famoso e ancora protetto. L'ex religiosa slovena, oggi madre di due
figli, di nome Klara, ha parlato a lungo con gli autori del servizio, Roberta
Rei e Marco Occhipinti (Video - Rete 4). Ha
racconto che sarebbe stata avvicinata da Rupnik ancora ragazza sedicenne, nel
1980, quando svolgeva il tirocinio in una clinica a Lubiana, dove il sacerdote
era ricoverato per un'infezione e la invitò ad unirsi ad un gruppo di giovani
che frequentava la sede dei gesuiti. Poi, dopo otto anni divenne anche lei una
suora della nuova comunità Loyola, in Slovenia. "Lui sapeva benissimo -
racconta Klara - dove qualcuno ha il punto debole. Io, nella mia infanzia, non
ho ricevuto la tenerezza del mio papà. E lui si è presentato come un salvatore,
anche per questo".
Il
predatore.
Klara racconta che sin da subito sarebbero iniziate le prime dimostrazioni di
affetto espresse fisicamente: "Dopo un ritiro spirituale ha salutato anche
me e mi ha abbracciato forte. Mi ha baciato così e dice 'Sai, questo lo faccio
solo per te'. E io sono rimasta lì, confusa". Prima di prendere i voti,
Klara aveva ricevuto una proposta di matrimonio. Dopo averlo riferito, fu
convocata a Roma da padre Rupnik che, secondo il suo racconto, la rimproverò
duramente sostenendo che, se non avesse scelto la comunità, non stava
scegliendo Cristo. La ex suora ricorda poi di essere andata a vivere in un
appartamento a Lubiana con un'altra sorella e lì sarebbe avvenuta una delle
prime esperienze sessuali. (Fonte)
Menzogne,
dileggio, scaltrezza. Sorrisi e silenzi ipocriti.
Il programma di Rete 4 conferma pienamente lo
scoop della Nuova Bussola Quotidiana (3 marzo 2025 - 5 marzo 2025) con i quali sono stati rivelati nuovi fatti della
vicenda. Da un lato che Rupnik e altri si sono impadroniti del pregevole
Convento di Montefiolo (nella Sabina, Lazio) con il consenso del cardinale ex
Vicario di Roma Angelo De Donatis, oggi Penitenziere maggiore della Chiesa
Cattolica.
A conclusione gli autori del programma raggiungono
il Convento di Montefiolo con l’intenzione, già messa in atto in un'altra
puntata, di far parlare Rupnik. Ma niente. Trovano un signore ieratico che
risponde con monosillabi ma non smentisce che ci sia padre Rupnik, che invece
la telecamera intravede e registra mentre passa furtivamente. L’uomo sembra
imbarazzato ma in realtà è arrogante e scaltro. Come scaltro è anche il
cardinale De Donatis, fra i più importanti protettori di Rupnik. Lo fece prima
nel Centro Aletti e lo fa anche oggi. Non solo. Interrogato dai giornalisti
sulle vittime del prete sloveno, fingendo di parlare non si sa di quali suore,
sorride ironicamente dicendo che stanno bene. Quando la giornalista precisa che
si tratta delle vittime di Rupnik, sempre con un sorriso altezzoso dichiara di
non aver capito bene la domanda.
Insomma, in Vaticano, da ogni dove solo silenzio e
mistero. Forse anche terrore. Rupnik è ancora potente, anzi potentissimo.
Nessuno osa toccarlo e anche la maggioranza della stampa, quando si affronta la
questione della scomunica del prete derogata dal Papa in pochi giorni, svicola.
Eppure si sa che l’unico che nella Chiesa ha questa autorità è il Pontefice. E
se chi l’esercita non è il Papa stesso, questo altissimo potere Francesco lo
deve delegare. La cancellazione della scomunica di Rupnik, condannato in un
primo processo canonico per aver assolta in confessione una donna sua complice,
è stato un atto di governo di Papa Bergoglio.
In Vaticano, però, così come nell’intera gerarchia
cattolica, questo tema è tabù e chi lo tocca resta fulminato.
Le
dichiarazioni inquietanti del card. Prefetto V.M. Fernández
Lo
scorso 23 gennaio la testata spagnola "Alfa y Omega" ha chiesto al
Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, card. Victor Manuel
Fernández, notizie aggiornate sul processo canonico al potente prete abusatore
seriale Marko Ivan Rupnik.
Ecco
la risposta del porporato argentino:
"Nel
caso Rupnik, il Dicastero ha completato la fase di raccolta delle informazioni
che si trovavano in luoghi diversi e ha fatto una prima analisi. Ora stiamo già
lavorando per istituire un tribunale indipendente per passare all'ultima fase
attraverso un processo giudiziario penale. In casi come questo è importante
trovare le persone più adatte e che accettino." (Victoria Isabel Cardiel C. - Alfa y Omega).
Il cardinale allora precisò: "In realtà,
penso a molti altri casi, alcuni forse più gravi anche se meno mediatici."
Questa
frase, pronunciata nel contesto dello scandalo Rupnik, è agghiacciante.
Fernández rivela l'esistenza di "molti altri casi, forse più gravi"
ma meno "mediatici". Cosa ha
voluto dire il Prefetto? Cosa significa dire che esistono nella Chiesa casi di
abusi (sesuali, di potere e di coscienza) ancora più gravi che quelli per i
quali si processa il prete sloveno che per 30 anni, impunito e protetto, ha
abusato di almeno 20 donne religiose e forse più di un maschi coinvolte nelle
sue "fornicazioni trinitarie??
Questo
secondo processo canonico contro Rupnik è stato annunciato il 27 ottobre 2023
con un comunicato ufficiale). Sono passati 15 mesi e non si sa nulla
tranne queste dichiarazione del cardinale Prefetto. Per processarlo, il Papa,
come fatto con la scomunica, fece un altro passo indietro. L'abusatore sloveno
non era stato processato prima a causa della prescrizione che il Pontefice
allora non aveva voluto levare. Lo fece nel 2023 quando le pressioni interne ed
esterne erano diventate ormai insopportabili.
Però
in questi 15 mesi Rupnik, espulso dalla Compagnia di Gesù, con la quale non ha
voluto mai collaborare minimamente nelle indagini interne, Tra le alte
gerarchie vaticane in questi mesi diversi autorità religiosa, vescovi e
cardinali, lo hanno protetto e quindi legittimati.
Rupnik sarà
dimesso dallo stato clericale
E'
certo che il giorno in cui il Vaticano comunicherà la fine del processo contro
Rupnik sarà detto che il prete sloveno è stato dimesso dallo stato clericale, e
cioè che con la sentenza di colpevolezza ha "perso automaticamente i
diritti propri dello stato clericale e non è più tenuto ai relativi obblighi.
Perde, inoltre, la dignità e i compiti ecclesiastici e rimane escluso
dall'esercizio del sacro ministero, né può avere un compito direttivo in ambito
pastorale. Non può insegnare nei Seminari e negli altri Istituti dove sono
presenti insegnamenti di discipline teologiche. (...) Nonostante la pena della
dimissione non si può mai parlare di ex-sacerdote o di ex-prete. Il canone 290
del Codice di diritto canonico (CIC) stabilisce infatti che dopo essere stato
validamente ricevuto, l'ordine sacro non può mai essere reso invalido"
(perché l'ordine sacro è indelebile)''. (Cathopedia)
Questa nostra è ovviamente una semplice ipotesi, solo altamente
probabile e attendibile seguendo certi indizi. Questo scandalo, così drammatico
e grave anche per le personalità ecclesiastiche che sfiora, non può avere altro
sbocco. Il prestigio del Vaticano, dei Gesuiti e del Papa stesso è ormai
severamente compromesso nei settori più acculturati dell’opinione pubblica. Le
domande senza risposte dopo due anni e tre mesi sono troppe e quelle fornite
dalla Compagnia di Gesù sono contraddittorie ed ambigue. Eppure le accuse
furono presentate oltre sei anni fa.
Cronologia
delle indagini sulle accuse a p. Marko Rupnik
- Ottobre 2018: Le accuse di assoluzione di un
complice di p. Rupnik in un peccato contro il sesto comandamento vengono
ricevute dal delegato della Curia SJ per le case internazionali a Roma (DIR),
P. Verschueren. La Società avvia un'indagine preliminare.
- Maggio 2019: l'indagine ritiene credibili le
accuse. Viene inviato un dossier all’allora CDF (Congregazione per la Dottrina
della Fede)
- Giugno 2019: P. Verschueren, Superiore maggiore
della DIR, impone delle restrizioni.
- Luglio 2019: la CDF chiede alla Società di
istituire un processo amministrativo penale.
- Gennaio 2020: i giudici (tutti esterni alla
Compagnia di Gesù) dicono all'unanimità che c'è stata effettivamente
l'assoluzione di un complice.
- Maggio 2020: La CDF emette un decreto di
scomunica; la scomunica viene revocata da un decreto della CDF più tardi nello
stesso mese.
Accuse
riguardanti membri della Comunità di Loyola
- Giugno 2021: La CDF si mette in contatto con la
Curia generale SJ per le accuse riguardanti padre Rupnik e alcuni membri della
comunità di Loyola.
- Luglio 2021: Il Padre Generale avvia un'indagine
preliminare condotta da una persona esterna alla Società. P. Verschueren,
Superiore maggiore della DIR, impone delle restrizioni.
- Gennaio 2022: l'indagine conclude che c'è un
caso da risolvere. I risultati vengono inviati alla CDF con la raccomandazione
di un processo penale.
- Ottobre 2022: la CDF dichiara che gli eventi
sono prescritti; non si può procedere al processo.
- Continuano le restrizioni al ministero di don
Rupnik.
- Ottobre 2023: in un comunicato del Vaticano si
legge che "nel mese di settembre la Pontificia Commissione per la Tutela
dei Minori ha segnalato al Papa gravi problemi nella gestione del caso di P.
Marko Rupnik e la mancanza di vicinanza alle vittime. Di conseguenza il Santo
Padre ha chiesto al Dicastero per la Dottrina della Fede di esaminare il caso e
ha deciso di derogare alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un
processo. Il Papa è fermamente convinto che se c’è una cosa che la Chiesa deve imparare
dal Sinodo è ascoltare con attenzione e compassione coloro che soffrono,
soprattutto coloro che si sentono emarginati dalla Chiesa".
Dal 27 ottobre 2023 il Vaticano non ha mai comunicato null’altro. Questa
notizia sulla deroga alla prescrizione per aprire un processo canonico è
l’ultima.