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giovedì 30 gennaio 2020

Focolarini: gli eredi di Chiara Lubich, dai "principi non negoziabili" all'ecumenismo

Dall'amico Valerio Pece una sua preoccupante e approfondita analisi pubblicata dalla Bussola.
Luigi

Chiara Lubich, gli eredi cambiano strada, 26-01-2020
Valerio Pece

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso onore a Chiara Lubich nel centenario della sua nascita. Ma dalla sua morte, il Movimento dei Focolari che ha fondato, ha via via corretto i suoi insegnamenti.
Il 22 gennaio 2020 è stato celebrato il centenario della nascita di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari: una figura carismatica, che in campo spirituale, civile, economico e politico ha lasciato un’eredità enorme in tutto il mondo. Numerosissime, ovviamente, sono le mostre, le manifestazioni, i seminari dedicati a questa grande trentina, tanto che ieri anche il Presidente Sergio Mattarella si è recato a Cadice di Trento per renderle omaggio.

É indubbio come la forza della “rivoluzione discreta” di Chiara Lubich, del suo cristianesimo mite abbia raggiunto milioni di uomini. E interessante è anche la modalità con cui è avvenuto, quella dei cerchi concentrici: cattolici, cristiani, credenti di altre religioni, fino ad arrivare ai non credenti, tutti attratti dall’ideale dell’unità tra i popoli.

La celebre “via dei dialoghi” ideata da Chiara Lubich sembra però aver preso un'altra strada dopo la sua morte. Angelo Lazzarotto, missionario del Pime e suo amico personale, precisa che per Chiara «non si trattava di quei dialoghi intellettuali che lasciano ognuno nelle proprie convinzioni. Al contrario, per lei era sempre un’opportunità di testimoniare la potenza dell’amore di Gesù nella propria vita». Unità senza sincretismi e scorciatoie, quindi, da intendere nel senso più profondo: con Dio e tra gli uomini.

Eppure dopo la morte di Chiara molte cose sono cambiate. Su tanti temi la linea del Movimento - e quella di Città Nuova, suo organo ufficiale - ha seguito pedissequamente il mainstream, finendo per perdere molta della forza propulsiva, della chiarezza teologica e del carisma della sua fondatrice. Vediamo.

“Principi non negoziabili” che magicamente…

Era ancora il 2013 quando l’ordinario di Filosofia politica Antonio Maria Baggio, sulla rivista dei Focolari “Nuova Umanità”, in un articolo intitolato “I principi non negoziabili: verità e strumentalizzazioni” finiva per smorzare quei principi e concludere per una loro sostanziale “negoziabilità”. «Queste verità – così scriveva Baggio – non devono essere considerate come degli idoli intoccabili: ogni generazione di cittadini ha il dovere di interrogarsi intorno ai contenuti e alla formulazione di tali fondamenti».

In realtà le capriole dialettiche di Baggio (a cui Stefano Fontana rispose con un articolo significativamente intitolato «Principi non negoziabili che magicamente diventano negoziabili. A proposito di un saggio di Antonio Maria Baggio») portavano a compimento una lunga marcia sviluppatasi all’interno dell’Opera di Maria (questo è l’altro nome del Movimento), confluente nel cosiddetto “cattolicesimo-democratico”, in particolare verso l’appoggio all’autoproclamatosi “cattolico adulto” Romano Prodi e al suo progetto politico: “l’Ulivo”.

Le Unioni civili e quelle discontinuità sui Family day

Le differenze tra il prima e il dopo Chiara Lubich appaiono autoevidenti anche nelle partecipazioni del Movimento alle manifestazioni di piazza. Al Family Day del 2007 – con la fondatrice ancora in vita - i focolarini accorsero in massa, e fu anche al loro convinto contributo che il fronte cattolico riuscì a fermare la legge sui DICO. Una volta salita al Padre Chiara Lubich, la decisione del Movimento sui Family Day del 2015 e 2016 (Piazza San Giovanni e Circo Massimo) è stata quella di rimanere a casa. Ecco quanto si leggeva nel loro comunicato del 21 gennaio 2016: «I Focolari in Italia non sono fra i promotori del prossimo Family Day: ritengono che su questo tema e in questo preciso momento storico (quanto al “momento storico”, al n. 90 dell’enciclica Ecclesiam Suam Paolo VI si chiedeva: «Fino a quale grado la Chiesa deve uniformarsi alle circostanze storiche e locali in cui svolge la sua missione?», ndr), pur riaffermando il diritto di ogni persona alla libera espressione delle proprie idee, sia più efficace e generatore di legame sociale testimoniare ovunque la famiglia come esperienza originaria di ogni uomo e ogni donna».

Secondo il comunicato dei Focolari, che portò non poco scompiglio anche tra gli aderenti al Movimento, «i grandi cambiamenti in atto pongono nuove domande al Paese e richiedono una legge che regolamenti le nuove forme di convivenza, anche tra persone dello stesso sesso». Insomma, la condotta del Movimento dei Focolari nel dopo Chiara Lubich, prona e accondiscendente, a molti è sembrata avverare ancora una volta la profezia di Antonio Gramsci: «Il cattolicesimo democratico fa quello che il socialismo non potrebbe fare: amalgama, ordina, vivifica e si suicida».

ECUMENISMO SENTIMENTALE

«”Ut unum sint”, per queste parole siamo nati – ribadiva Chiara – per l’unità, per contribuire a realizzarla nel mondo». L’ecumenismo, dunque, è uno dei pilastri del Movimento dei Focolari. Anche su questo tema, tuttavia, c’è qualche chiaroscuro. Il gesuita padre Giuseppe De Rosa, ad esempio, in un articolo apparso su “La Civiltà Cattolica” (“La spiritualità dell’unità. Il Movimento dei Focolari”) scriveva che «in campo ecumenico l’unità raggiunta con il “dialogo della vita” non deve far dimenticare che essa è una tappa del lungo e difficile cammino che ci deve condurre all’unità della fede».

In un’intervista di Maria Voce ad Agensir.it, poi, alla domanda su quale contributo stesse dando Papa Francesco al movimento ecumenico, l’attuale presidente dell’Opera di Maria rispondeva così: «Il suo contributo l’ho avvertito al primo momento che si è affacciato alla finestra, quando si è presentato al mondo come vescovo di Roma. Ed è stato quello il primissimo contributo del Papa al cammino ecumenico delle Chiese». Così facendo, però, la donna che ha preso il posto di Chiara Lubich afferma qualcosa di diametralmente opposto a quanto sostenuto da molta parte della Chiesa, in primis da Papa Benedetto XVI. Nel libro-intervista con Peter Seewald (“Luce del mondo. Il papa, la Chiesa e i segni dei tempi”) Papa Ratzinger scrive infatti che «la Chiesa ha bisogno di unità, che ha bisogno di qualcosa come un Primato». L’attuale emerito, per suffragare la sua tesi, riportava le parole del teologo ortodosso John Meyendorff: «Avremmo bisogno, dice, di qualcosa come un primo, un primate […] Le difficoltà della cristianità non cattolica, sia dal punto di vista teologico che da quello pragmatico, sono largamente riconducibili anche alla circostanza che essa non possiede alcun organo di unità».

Greta & Sardine

Non c’è personaggio e situazione politicamente (o ecclesialmente) corretta che non vengano esaltati dal mensile del Movimento, Città Nuova. Se fino a poco tempo fa era tutto un inno a Greta Thunberg, ora nel cuore di Città Nuova ci sono le Sardine, quelle che - leggiamo dalla rivista - «sorridono, hanno slogan ironici e fantasiosi, propongono un immaginario pacifico» e «formule comunicative positive e dialogiche». Qualora dovesse poi accadere, sventuratamente, che ad esempio il portavoce delle Sardine di Reggio Calabria scriva testualmente che «con i fascisti (di ogni genere) deve esistere la regola della jungla perché non ne conoscono altre» (dove fascista, ovviamente, è chiunque non voti a Sinistra), il giornale del Focolarini, per non guastare un’unità che comunque non c’è, non ne dà notizia. Facile.

Immigrazione a senso unico

Inutile dire che i politici di Centrodestra (Berlusconi prima, Salvini e la Meloni oggi) per Città Nuova siano dei pària da scansare. Un recente episodio può aiutare a capire quanto il dialogo tra le diverse forze politiche sia stato ampiamente disconosciuto, malgrado l’ennesima geniale intuizione di Chiara, quella declinazione dei Focolari che nel nome porta tutto il suo programma: Movimento politico per l’Unità (MPPU). I fatti. In una pletora di articoli filo-immigrazionisti, a sorpresa, il 12 luglio scorso, a governo gialloverde in carica, Città Nuova pubblica un articolo non ostile alla linea governativa sull’immigrazione. “Governare l’accoglienza”, questo il titolo. La firma è di Matteo Gianni, un interno al Movimento. Bene. Tali e tanto virulenti sono stati i commenti all’articolo apparsi sulla pagina fb di Città Nuova, che ancora oggi è possibile leggere una imbarazzante nota redazionale aggiunta in extremis. Da sola dice lo stato del pluralismo del mensile dei Focolari: «Città Nuova dà spazio a opinioni diverse […] Il dialogo è ciò che da sempre caratterizza la nostra rivista. Ciò non significa che ogni singolo articolo rappresenti la linea del giornale, linea che è quella dell’unità e della fraternità universale».

Come poi si declini questa “fraternità universale” Dio solo lo sa, se anche Luigino Bruni – editorialista di Avvenire e tra i più influenti maître à penser del Movimento – sotto l’articolo di Matteo Gianni andava postando commenti tutt’altro che fraterni (da un velatamente minaccioso «Non credo sia bene che cittanuova pubblichi tali articoli», a un platealmente irridente «Aspettiamoci una opinione di Lottomatica sulle ragioni dell’azzardo»).

Morale? I cento anni di Chiara, per essere adeguatamente festeggiati, richiederebbero più verità e più coerenza. Probabilmente è questo il dono che la grande maestra di Trento gradirebbe dal suo popolo.