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lunedì 29 luglio 2019

Intervista a Don Alfredo Morselli su La Verità

Intervista all'amico Don Alfredo sul quotidiuano La Verità.
Luigi


17-7-19

Don Alfredo Morselli è parroco di San Benedetto del Querceto, in diocesi di Bologna. Accento (ed eloquio fluente) tipicamente emiliano, non gli manca di sicuro una delle virtù più lodate dai Padri della Chiesa: la parresìa, ossia il coraggio di dire la verità.
Don Alfredo Morselli, ci dica una cosa: i sacerdoti e i fedeli cattolici che giudizio danno di questo Papato?
«I fedeli sono preoccupati dall’eccessiva attenzione che il Papa riserva ai migranti».
E i sacerdoti che dicono?
«I miei confratelli hanno perplessità dogmatiche e morali».
Cioè?
«La mancanza di una risposta ai dubia su Amoris laetitia; il problema dell’inter-comunione con i protestanti; la dichiarazione di Abu Dhabi, in cui si afferma che tutte le religioni sono volute da Dio; e il prossimo sinodo sull’Amazzonia».
In parole semplici, qual è il problema che ravvisate?
«I presupposti di teologia morale che stanno dietro a certe scelte del Pontificato».
Non è proprio semplice. Spieghiamolo meglio.
«La svalutazione dei cosiddetti assoluti morali».
Che intende?
«Sono azioni che, se compiute con deliberato consenso, sono sempre peccato».
E invece per Francesco non è così?
«Dà adito all’interpretazione per cui, a certe condizioni, diventerebbe lecito compiere azioni che però sono intrinsecamente cattive. Ma questa sarebbe un’eresia terribile».
Un’eresia?
«Sì, perché viene meno la libertà dell’uomo. Se non è più responsabile delle sue azioni, perché in certe circostanze, non può fare altrimenti, allora non è nemmeno più libero. È come se Dio lo avesse abbandonato in una trappola, in cui vengono meno il disegno provvidenziale e gli aiuti invincibili della Grazia».
E per voi sacerdoti c’è anche una tendenza verso l’indifferentismo religioso, nel Pontificato di Francesco?
«Allora, è vero che Dio vuole che tutti gli uomini siano religiosi. Ma Dio è cattolico. E vuole che tutti gli uomini siano cattolici. Non si tratta, ovviamente, di imporre il cattolicesimo. Ma non si possono equiparare tutte le religioni».
E del sinodo sull’Amazzonia cosa dite?
«Il timore è che crei un precedente per demolire il celibato sacerdotale, con la scusa che c’è bisogno di amministrare i sacramenti anche nei luoghi in cui i sacerdoti celibi non ci sono».
E non è vero?
«Già Paolo VI confutò questa vecchia obiezione, osservando che dodici apostoli erano bastati per tutta la terra. Il sacerdozio non lo si può concepire come un’amministrazione pubblica, con un numero di funzionari ogni tot abitanti. Ma c’è anche un altro motivo di apprensione».
Quale?
«Che si legittimino i culti sciamanici e stregoneschi di quelle popolazioni. Le loro pratiche pagane. Non è che uno può accendere la candela a Sant’Antonio e poi andare dallo sciamano a farsi curare con le erbe allucinogene…».
In effetti.
«E non è finita».
Che altro c’è?
«Stanno facendo dell’Amazzonia un luogo teologico. Ma i luoghi teologici sono le Scritture, i santi dottori, i concili, la liturgia della Chiesa… Non un continente con le sue foreste e i suoi riti sciamanici. È una bestemmia clamorosa».
Veniamo ai fedeli. Diceva che loro sono preoccupati soprattutto dei migranti. Che dicono?
«Reagiscono a queste ondate migratorie disordinate».
E fanno bene?
«Allora, esiste ovviamente un principio di solidarietà nei confronti dei migranti. Ma la solidarietà va praticata in modo prudente. E decidere come attuare la solidarietà è prudente spetta a chi governa. Esiste anche un principio di legalità».
Per cui, il governo è legittimato a limitare i flussi migratori?
«Siamo un Paese democratico. Chi ha il potere esecutivo deve determinare non cosa è giusto, ma come essere giusti».
La Cei, al contrario, è ostile alla linea Salvini sui migranti.
«Credo ci sia un’erronea tendenza a derivare le linee guida della politica dal Vangelo, come se il Vangelo fosse il Corano».
Che intende?
«Gli Islamici fanno derivare direttamente dal Corano le leggi civili anche nella loro formulazione particolare: invece la dottrina della Chiesa comprende criteri di giudizio e direttive di azione, dalle quali poi si fanno derivar prudentemente e le leggi particolari: queste, pur ordinate dai medesimi principi, possono avere diverse formulazioni. Per contro oggi si attribuisce al Vangelo - come se fosse il Corano - l’idea che si debbano accogliere tutti i migranti, senza regolamentazione.
E il Vangelo non dice che bisogna accogliere tutti?
«Bisogna cercare di accogliere tutti, nei limiti del possibile. Ma, in primo luogo, bisogna evitare che la gente sia costretta ad andare via dal proprio Paese».
Quindi, se non ho capito male: per prima cosa, bisogna evitare di costringere gli africani a lasciare i loro Paesi. Se arrivano, bisogna sforzarsi di accoglierli, ma non indiscriminatamente, bensì praticando una solidarietà ordinata.
«Esattamente. Una solidarietà ordinata. Una solidarietà prudente. La prudenza è la virtù che trova il giusto mezzo in tutto. Anche perché un’immigrazione incontrollata genera una reazione, per cui, alla fine, anche quelli che vorrebbero bene agli immigrati, sono portati a respingerli per esasperazione».
Lei condivide le dure critiche di tanti vescovi, o del direttore della Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, a Matteo Salvini?
«Assolutamente non le condivido. Temo ci sia stato un velato appoggio al Partito democratico da parte delle gerarchie ecclesiastiche».
Addirittura?
«L’unico principio non negoziabile è diventata l’accoglienza dei migranti».
Quali sono invece i principi non negoziabili?
«Quelli di cui le gerarchie cattoliche si sono completamente dimenticate: la lotta all’eutanasia, all’eugenetica, alla fecondazione eterologa, all’aborto libero, all’eliminazione dell’obiezione di coscienza e della libertà di educazione, all’utero in affitto, alle adozioni gay, alla soppressione degli incentivi alle famiglie numerose, al divorzio lampo. Tutte queste cose sono passate in cavalleria. Sembra che l’unico problema che esiste sia quello degli immigrati».
Ha fatto bene Salvini a tirare fuori il crocifisso?
«Io non mi scandalizzerei. Nella storia ci sono stati tanti personaggi che non erano stinchi di santo, ma hanno fatto l’interesse della civiltà cristiana. Costantino non era uno stinco di santo, quando mise la croce sul suo stendardo; da lì cominciò la liberazione dei cristiani dalle persecuzioni».
Un «velato appoggio» ecclesiastico al Pd, diceva.
«Ecco. Un appoggio fornito alla solita maniera clericale».
Ovvero?
«Durante la prima Repubblica si diceva: votate per un partito che sia democratico e cristiano. Indovinate qual è».
Ah ah ah. E ora?
«Votate per un partito che chiede più Europa, che sia favorevole all’accoglienza, eccetera. E quindi…».
Votate il Pd.
«Già. Ma la vecchia Dc, almeno in teoria – in realtà cinque democristiani firmarono la legge sull’aborto - difendeva qualche valore. Il Pd persegue l’esatto contrario dei valori cristiani. La gente non lo capisce questo appoggio».
No?
«No. E in conseguenza di ciò c’è un distacco dei fedeli dalla gerarchia dei sacerdoti, anche sulle materie religiose».
In che senso?
«Un sacerdote che predica solo l’accoglienza e si dimentica dei principi non negoziabili non è più credibile. E se non è credibile nei valori che predica, non è più credibile nemmeno quando esercita il suo ministero, quando ti benedice o ti confessa».
Si può dire che, come in politica le élite si sono distaccate dal popolo, anche nella Chiesa le élite cattoliche si sono distaccate dal popolo dei fedeli?
«È proprio così».
Ma allora, mi scusi: il Papa di Francesco, che doveva attirare più fedeli aprendosi al mondo, sta sortendo l’effetto contrario?
«Esattamente. Le pecorelle sono uscite dall’ovile».
Lei che è coraggioso, ci spieghi una cosa. Se c’è tanto disagio nella Chiesa, perché si sentono così poche voci di dissenso? C’è troppa paura?
«Sì. Ed è una paura fondata».
Perché?
«Perché i sacerdoti non allineati vengono trasferiti o puniti. C’è una dittatura impietosa».
Una dittatura impietosa?
«Sì. Una specie di regime cinese.  Poi ci sono altri che non si sentono teologicamente abbastanza preparati per contrastare la corazzata mediatica della Chiesa progressista… E allora soffrono in silenzio».
Un quadro desolante.
«Man mano che vanno in pensione, i vescovi vengono sostituiti da altri perfettamente allineati. E persino i seminaristi hanno difficoltà ad arrivare all’ordinazione, se non si adeguano al 100%».
Cioè, se pizzicano seminaristi non allineati, li mandano via?
«Li mandano via anche se pregano troppo…».