Pagine

sabato 1 giugno 2013

Non sparate sulla Croce Rossa (io sto con Bagnasco)


di Don Alfredo Morselli



Il nostro amato presidente della CEI, Sua Em.za Rev.ma Cardinale Angelo Bagnasco, si è trovato tra le mani quella che potrebbe essere definita la “pesca del secolo”, ovvero la celebrazione delle esequie di Don Andrea Gallo: sacerdote questi discutibilissimo – con abbondante fundamento in re – nelle sue idee e nella sua prassi, ma pur sempre – sacramentalmente – figlio dello stesso Arcivescovo di Genova.

Il complicato inghippo, in cui si è trovato il Presule, rassomiglia molto alla trappola preparata dai farisei a Gesù, quando gli chiesero se era lecito pagare il tributo a Cesare, oppure se avrebbero dovuto lapidare o meno l’adultera: qualunque fosse stata la risposta di Gesù, pensavano i perfidi, avrebbero potuto accusarlo.

In una situazione analoga si è trovato l’Arcivescovo di Genova, al quale spettava decidere se celebrare lui stesso le esequie di don Gallo, al costo poi di non poter evitare l’incontro-scontro con tutta la fauna di personaggi che si sarebbero presentati al funerale.
Se non ci fosse andato, apriti cielo! Al povero don Gallo sono negate le esequie del suo Vescovo! E, attenzione – anche questo sarebbe stato uno scandalo. E se ci fosse andato, come è successo, anche qui botte da orbi.

Tra Scilla e Cariddi, il Presule ha deciso di andare, con grande spirito di pietà: il suo gesto mi ha ricordato quando il re Davide ha pianto sul figlio morto Assalonne. Questi aveva usato violenza in pubblico con le mogli del padre e lo avrebbe voluto uccidere. Assalonne, pubblicissimo peccatore, ha avuto le lacrime del padre; così don Gallo ha avuto le preghiere del suo Vescovo.

Presa la decisione di andarci, Mons. Bagnasco era atteso dalle forche caudine dei pro-Gallo da una parte, e il fucile puntato dei cosiddetti tradizionalisti (tra i quali spererei di esserci anch’io, pur senza puntare il fucile in questa occasione) dall’altra.

Evitare la presenza di quel pubblico sinistrorso sarebbe stato impossibile; ci sarebbe voluta una vera e propria azione di forza. Negare il microfono a certi personaggi era praticamente irrealizzabile, pena un’ulteriore degenerazione di ciò che era già degenerato.

Non è stata umiliata la Chiesa da quegli schiamazzi; o meglio, quell’umiliazione assomiglia molto alle umiliazioni ricevute da Gesù durante la Passione: umiliazioni che poi si sono rivelate una vittoria e non una sconfitta.

Ma so bene che lo scandalo degli scandali è stata la S. Comunione data al sig. Wladimiro Guadagno, alias Vladimir Luxuria: rispondo che nessuno poteva essere sicuro che Luxuria non si fosse pentito (ancorché ciò fosse improbabile) e non avesse le condizioni richieste per accostarsi alla Comunione.
E se il Sig. Guadagno non ha ricevuto il Sacramento pentito, ha sbagliato lui, non il Card. Bagnasco. Un assioma della morale tradizionale, per risolvere i dubia facti, suona così: in dubio pro reo.

Si potrebbe obiettare che Luxuria è un pubblico peccatore: ma non esiste alcun obbligo canonico, per chi ha commesso peccati in pubblico (salvo casi particolari ben definiti), di ritrattare pubblicamente lo scandalo prima di accostarsi alla S. Comunione.

Personalmente sono convinto che è molto più grave ammettere alla Comunione i cosiddetti cattolici adulti, ovvero i negatori del diritto naturale e della sua non negoziabilità, piuttosto che il povero Luxuria: intendo quei sedicenti cattolici che militano in partiti nel cui programma è esplicitamente menzionato l’appoggio all’aborto, al riconoscimento delle unioni tra omosessuali e altre nefandezze simili.

Questo accade tutti i giorni, e nessuno dice niente: e questo è uno scandalo ben peggiore della S. Comunione a una povera persona, più vittima di chi lo usa che protagonista del male.

In ogni caso, dopo aver scritto queste righe, dichiaro che la mia intenzione non è assolutamente quella di emettere un verdetto di innocenza o colpevolezza nei confronti di un Principe della Chiesa: lascio a un Altro il compito.

Ho voluto solo mettere qualcosa sull'altro piatto della bilancia, perché sono infastidito da chi spara sulla croce rossa; ed è fin troppo facile, dalla propria scrivania, sparare sull’operato del Cardinale.