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mercoledì 26 maggio 2021

Pericolo per il Summorum Pontificum: “Non si può arrestare un fiume in piena!” Considerazioni sulla possibile mutilazione del Motu Proprio

Una bella e accorata lettera inviataci oggi da un sacerdote sul nostro post (QUI) riguardo il discorso del Papa ai vescovi italiani, trapelato da fonti episcopali, sulla sua volontà di mutilare il Motu Proprio Summorum Pontificum.
Ricordiamo quanto disse Gamaliele negli Atti degli Apostoli (At 5,34ss): "34Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati, 35disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini. 36Qualche tempo fa venne Tèuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s'erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla. [...] 38Per quanto riguarda il caso presente, ecco ciò che vi dico: Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; 39ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!".
Luigi

Cari amici di Messainlatino,
dopo le recenti notizie sul possibile restringimento del Motu proprio “Summorum Pontificum” mi è sorta spontanea la domanda: ma il Papa, con i Vescovi – che dovrebbero avere il compito anche di leggere i segni dei tempi - si sono resi conto che non si può fermare un fiume in piena? Possono porre delle dighe momentanee, possono tamponare un po’, ma prima o poi la piena romperà gli argini e il fiume riprenderà maestoso il suo scorrere.

Si dice che historia magistra vitae, ma forse quest’adagio non vale all’interno delle Sacre Mura. Sarebbe interessante che i Vescovi andassero a vedere e a studiare la storia del Post Concilio, leggendola senza gli occhiali torbidi dell’ideologia progressista, ma piuttosto con l’umiltà di chi cerca di farne tesoro.

Non è mia intenzione in queste brevi righe esaminare tutta la questione sollevata in questi giorni. Mi permetto solo alcune considerazioni lampo:

a) Sembra che una delle motivazioni che vogliono addurre, per mettere sotto le grinfie malefiche dei vescovi il Motu Proprio Summorum Pontificum, sia la divisione e il “ribollire” dei tradizionalisti. Non si rendono forse conto che più li comprimono più essi saranno in “ebollizione”? Il fenomeno tradizionalista si è sviluppato in modo sempre più acceso dopo le repressioni. Il caso Lefebvre avrebbe dovuto fare scuola: dopo le ordinazioni del 1976 e 1988 e la scomunica si è dovuti “correre ai ripari” e il mondo tradizionale ha trovato un nuovo slancio.

b) Pare che una cosa che inquieta i nostri pastori sia la scelta della Messa Tradizionale da parte dei giovani sacerdoti. Non si sono forse accorti che appunto sono i giovani che si avvicinano sempre più al mondo tradizionale? I giovani che non hanno vissuto la stagione postconciliare e spesso non sono stati indottrinati da quel mantra che vede nel latino il nemico numero uno della fede cattolica; di fronte al vuoto della Liturgia odierna e della predicazione attuale si rivolgono verso la Tradizione in tutte le sue espressioni e trovano nella Divina Liturgia la sorgente pura a cui bere.

c) Altra accusa che vien mossa al mondo tradizionale è il rifiuto del Concilio Ecumenico Vaticano II. Se si intende che i tradizionalisti rifiutino di accettare il Vaticano II come unico e solo concilio della bimillenaria storia della chiesa, beh questo è evidente. In realtà il mondo tradizionale rifiuta – e non potrebbe fare altrimenti – le devianze uscite dopo l’Assise conciliare e chiede chiarezza per quei punti che hanno dato occasione di tali allontanamenti dalla dottrina.

Molto vi sarebbe da dire ma preferisco fermarmi qui. Mi preme però fare ancora una sottolineatura:

Mi sono accorto che – almeno per l’Italia – dopo la pubblicazione del nuovo Messale romano e dopo lo stravolgimento miope e capriccioso che i vescovi hanno fatto di alcune traduzioni di parti della Messa (Gloria e Padre nostro per esempio), molte persone si stanno accostando alla liturgia antica. Inoltre, dopo la scellerata scelta della C.E.I. di dare la S. Comunione solo sulle mani a causa pandemia, le fila di chi non vuole più partecipare alla Messa Novus Ordo si sono ingrandite. Certo bisogna ammetterlo: i nostri Vescovi e molta gerarchia sono proprio dei lettori attenti dei segni dei tempi! Sanno effettuare le scelte migliori … per svuotare le chiese.

Ma una cosa mi consola: queste preoccupazioni fanno riflettere e danno speranza. Una classe dirigente vecchia e miope (e, diciamocelo sinceramente, guardando l’episcopato italiano e straniero, abbiamo vescovi ormai prossimi tutti alla casa di riposo) non ha vita lunga e un fiume, per quanto arginato, incanalato e costretto, sa trovare sempre le sue strade. Quando si vuole costringere l’acqua a non seguire il suo naturale corso, essa prima o poi ritrova la sua strada; quando si vuole costringere il popolo fedele, il popolo di Dio “infallibile in credendo”, esso prima o poi ritrova la sua Fede e gira le spalle ai cattivi pastori.

E’ solo questione di tempo! e… il fiume in piena non si può arrestare!

Un sacerdote