Vi proponiamo – in nostra traduzione – le riflessioni del card. Joseph Zen Ze-kiun S.D.B., Vescovo emerito di Hong Kong, pubblicate sul suo sito il 18 novembre.
Prendendo spunto e riflettendo sulle letture liturgiche della scorsa settimana e dalla festa della dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietro e Paolo Apostoli, con straordinaria lucidità l’eroico card. Zen Ze-kiun spiega la natura della Chiesa cattolica, soffermandosi sul senso della «collegialità degli Apostoli» e della «sinodalità» correttamente intesa: una idea ben diversa dall’«assemblea sinodale» che è stata creata sotto il pontificato di papa Francesco, il quale «ha intrapreso molte azioni pericolose, lasciando dietro di sé confusione e divisioni».
Quindi il card. Zen Ze-kiun conclude con la grande speranza «che Papa Leone XIV unisca la Chiesa sul fondamento della verità, affinché insieme possiamo dedicarci all’evangelizzazione».
Lorenzo V.
Prima lettura del martedì della trentatreesima settimana del Tempo ordinario. Ieri, lunedì, abbiamo iniziato a leggere l’introduzione al Primo Libro dei Maccabei; oggi, martedì, passiamo direttamente al capitolo 6 del Secondo Libro dei Maccabei. Questa disposizione liturgica cerca chiaramente di sottolineare che, di fronte alla persecuzione, i deboli indifesi sono più grandi dei coraggiosi soldati che impugnano spade e lance contro i loro nemici. I Libri 1 e 2 dei Maccabei (oltre cento pagine dense) raccontano in gran parte le lotte della famiglia dei Maccabei contro gli oppressori pagani del popolo ebraico. Tuttavia, il capitolo 6 del Secondo Libro dei Maccabei introduce un anziano dai capelli bianchi. La lettura di domani nel capitolo 7 presenterà sette fratelli e la loro madre. In verità, anime così fragili possono possedere un coraggio così immenso – sopportando sofferenze e sacrificando la propria vita per la fede – rivelando così ancora di più la potente forza di Dio.
Lo scriba Eleàzaro, ormai settantenne, rischiava l’esecuzione per aver rifiutato l’ordine del re di mangiare carne di maiale sacrificata agli dei pagani. I suoi amici, non volendo vederlo morire, lo esortarono a mangiare un pezzo di carne che avevano preparato per lui, che non violava le leggi alimentari ebraiche. Ma egli rifiutò risolutamente, sputò la carne e marciò con determinazione verso il rogo. Dichiarò: «Non posso permettere che i giovani pensino che mi aggrappo alla vita trasgredendo la legge, inducendoli così ad abbandonare la nostra fede» [da 2Mac 6,24-28: N.d.T.].
Essendo io stesso un novantatreenne, ammiro particolarmente lo scriba Eleàzaro. Uno che ha trascorso una vita a istruire i giovani: avrebbe lasciato loro un cattivo esempio nell’ultima ora della sua vita?
Non avrei mai immaginato di vivere oltre i novant’anni, né che per grazia di Dio sarei stato chiamato a essere uno dei successori degli Apostoli, a custodire la fede tramandata dagli Apostoli. Questa vocazione è interamente Sua grazia, eppure Egli «la considera un mio merito».
Non oso aspettarmi di dare la vita per la fede, né ho fatto nulla per provocare altri a togliermi la vita. Tuttavia, se Dio volesse il mio martirio, mi darebbe sicuramente la forza: quale grande grazia sarebbe!
La verità e la saggezza in questa epoca caotica sono davvero tesori sepolti, perle inestimabili; quanto è difficile per le persone trovarli! Avendoli trovati noi stessi, come possiamo non condividerli con gli altri? Non siamo «accaparratori di verità», ma «servitori della verità». Non esiste una «mia verità» o una «tua verità»; la verità è questa: sapere che siamo figli di Dio, che Gesù è morto volontariamente sulla croce per noi, ha preparato per noi la felicità eterna e ci ha mostrato la via per il paradiso.
Nel sogno miracoloso di San Giovanni Bosco all’età di nove anni, la prima cosa che Gesù gli disse di fare fu di far capire ai giovani quanto è brutto il peccato e quanto è bella la virtù!
Oggi, 18 novembre, ricorre la festa della dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietro e Paolo Apostoli.
L’anno giubilare è un anno di pellegrinaggio, con le quattro Basiliche maggiori come principali destinazioni per i pellegrini a Roma. L’Arcibasilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano è la «Madre di tutte le Chiese» e la cattedrale del Papa. La processione eucaristica della Diocesi di Roma nel giorno del Corpus Domini segue un percorso diretto da questa Basilica alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Le altre due sono la Basilica di San Pietro in Vaticano e l’Arcibasilica di San Paolo fuori le mura, commemorate oggi. Nella tradizione della Chiesa, i due apostoli Pietro e Paolo sono spesso onorati come i due pilastri della Chiesa. San Pietro era il capo dei dodici Apostoli, mentre San Paolo era l’apostolo speciale dei Gentili. La Basilica di San Pietro in Vaticano e l’Arcibasilica di San Paolo fuori le mura sorgono nei luoghi in cui questi due apostoli furono martirizzati. Poiché il successore di San Pietro è il Vescovo di Roma, la Basilica di San Pietro in Vaticano è diventata naturalmente il centro della Chiesa.
È sorprendente che alcuni all’interno della Chiesa rimangano inconsapevoli di ciò che la Chiesa è veramente. La Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium del Concilio Vaticano II afferma: Dio Trinità mobilita tutta l’umanità per diventare un unico popolo, un unico corpo mistico, con Cristo come capo e noi come membri [n. 17: N.d.T.]. La Chiesa è un corpo mistico e una comunità visibile. Cristo ha fondato la Chiesa attraverso gli Apostoli, con Pietro come capo tra loro.
Nel Credo professiamo che la nostra Chiesa è «apostolica» (trasmessa dagli Apostoli). Nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli, quando vengono elencati i Dodici Apostoli, San Pietro è sempre il primo ad essere nominato come loro capo. Anche quando la Bibbia non enumera tutti gli Apostoli, si riferisce al collegio apostolico come «Pietro e gli Undici».
Il Concilio Vaticano I affermò la dottrina dell’infallibilità papale, anche se il Concilio fu interrotto da eventi politici. Alcuni fraintesero questo concetto, temendo che il Papa fosse infallibile in tutte le questioni. In realtà, il Concilio Vaticano I affermò esplicitamente che l’infallibilità si applica solo quando il Papa dichiara solennemente un dogma ex cathedra (dalla cattedra).
Il Concilio Vaticano II completò l’ecclesiologia avviata dal Concilio Vaticano I, sottolineando la collegialità degli Apostoli. Questa collegialità fu particolarmente evidente nei lavori del Concilio. Naturalmente, non è pratico per la Chiesa convocare frequentemente Concili ecumenici. Prima della conclusione del Concilio Vaticano II, San Paolo VI istituì un «Sinodo dei Vescovi» attraverso la lettera apostolica motu proprio Apostolica sollicitudo. Questa assemblea, che rappresenta i Vescovi di tutto il mondo, ha il compito di consigliare il Papa in materia di dottrina e cura pastorale (funzionando quasi come un Concilio ecumenico in miniatura).
Dal 1967 al 2012 si sono tenute tredici assemblee ordinarie del Sinodo dei Vescovi, tutte in conformità con la lettera apostolica motu proprio Apostolica sollicitudo, con procedure dettagliate registrate anche nell’Ordo Synodus.
Purtroppo, dopo la sua elezione il 13 marzo 2013, papa Francesco ha prontamente intrapreso una ristrutturazione completa di questo Sinodo dei Vescovi (si prega di fare riferimento alle opinioni che ho espresso durante il conclave prima dell’elezione del nuovo Papa QUI) [QUI su MiL: N.d.T.].
Storicamente, il termine «Sinodo» si riferisce a una riunione di «Vescovi» (Vescovi che camminano con Cristo). Se si rispetta l’accuratezza storica, «sinodalità» dovrebbe essere tradotto come «l’importanza del Sinodo» (la Chiesa ortodossa lo traduce certamente in questo modo).
Naturalmente, l’etimologia di Sinodo è «camminare insieme», e sinodalità può anche essere usata per esprimere la «partecipazione» di tutti i fedeli all’interno della Chiesa; i fedeli dovrebbero partecipare agli affari della Chiesa, ma la leadership dei Vescovi non può essere esclusa.
La recente 16ª Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (il cosiddetto Sinodo sulla sinodalità) non era più un Sinodo nel senso tradizionale del termine. Con il pretesto di un Sinodo, ha lanciato un’ibrida «assemblea consultiva dei battezzati» (anche il manuale del Vaticano ha cambiato «Sinodo dei Vescovi» in semplicemente «Sinodo». Che tipo di Sinodo è questo? Come dovrebbe essere tradotto in italiano? Può ancora essere reso come «Sinodo dei Vescovi»?).
Ancora più preoccupante è il fatto che nella recente «assemblea consultiva» che ha discusso della sinodalità, i leader centrali hanno chiaramente cercato di promuovere riforme significative della dottrina e della disciplina della Chiesa (mentre il Codice di diritto canonico afferma che lo scopo di un Sinodo è quello di consolidare la dottrina e la disciplina della Chiesa).
I capi dei Dicasteri della Curia Romana e i rappresentanti dei Vescovi selezionati dalle Conferenze episcopali hanno potuto solo permettere docilmente agli «amici del Papa» di dirigere tutto. Hanno sprecato il tempo della riunione con una «conversazione nello Spirito» infantile, condividendo, condividendo… evitando diligentemente qualsiasi discussione formale. Un folto gruppo di facilitatori, esperti, segretari e sottosegretari ha controllato l’assemblea e anche il diritto dei fedeli laici di essere informati sui lavori.
Tuttavia, la leadership dell’assemblea si è rivelata in gran parte infruttuosa. La prima sessione non ha prodotto alcuna conclusione, ma solo un vago rapporto che non ha osato nemmeno menzionare il termine LGBTQ+, nonostante fosse incluso nei documenti ufficiali.
Il Segretariato del Sinodo ha pubblicato un sondaggio su X e su Facebook chiedendo se «questo Sinodo abbia fatto progredire la missione della Chiesa». Oltre l’ottanta per cento ha risposto negativamente, mentre solo il dieci per cento circa ha affermato il contrario (il sondaggio è stato rimosso ventiquattro ore dopo).
Tra la prima e la seconda sessione dell’assemblea, il Dicastero per la dottrina della fede ha pubblicato inaspettatamente la dichiarazione Fiducia supplicans sul senso pastorale delle benedizioni (in cui si afferma che il clero può benedire le coppie omosessuali in determinate circostanze), causando notevoli turbolenze e profonde divisioni all’interno della Chiesa.
Prima dell’inizio della seconda sessione, papa Francesco ha rimosso tutti i singoli punti all’ordine del giorno (declericalizzazione delle strutture ecclesiastiche, ruoli di leadership delle donne, modernizzazione dell’etica sessuale, localizzazione dell’autorità dottrinale ecc.), presumibilmente anticipandone il fallimento, assegnandoli a specifici «gruppi di studio».
Il documento sinodale finale è stato redatto (probabilmente) in fretta e con insufficiente trasparenza prima di essere approvato. Papa Francesco lo ha approvato, rifiutandosi di emanare un’esortazione apostolica post-sinodale. Questo documento finale costituisce il suo «insegnamento papale». Egli invita tutti a leggerlo, comprenderlo e attuarlo «in via sperimentale», con i risultati dell’intero esperimento che saranno esaminati in una cosiddetta assemblea ecclesiale nel 2028.
Santo cielo! Un documento aperto a diverse interpretazioni, da «sperimentare» secondo la comprensione di ciascuno. Nel 2028, dopo tre anni di tale sperimentazione, ci sarà ancora una via di ritorno? La nostra Chiesa non è diventata come la Chiesa anglicana? Non è forse il Cattolicesimo che commette suicidio assimilandosi al mondo?
Leggendo questo, i fratelli e le sorelle che seguono solo il settimanale The Catholic Herald potrebbero stupirsi: il card. Joseph Zen Ze-kiun è un tale ribelle, osa criticare il Papa!
Sono un Salesiano e noi siamo monarchici. La mia critica a certe azioni papali deriva proprio dalla mia profonda venerazione per il Santo Padre. Nella nostra tradizionale preghiera per il Papa (Oremus pro Pontifice), l’invocazione finale è: «non tradat eum in animam inimicorum ejus» (Signore, non lasciarlo cadere nelle insidie dei suoi nemici).
Infatti, il Vangelo di oggi per la dedicazione dei due templi è Matteo 14,22-33. Pietro chiede a Gesù di lasciarlo camminare sulle acque, ma poi perde la fede e si spaventa. Gesù gli dice: «Uomo di poca fede!».
Nel Vangelo di San Matteo, capitolo 16, Gesù benedisse Pietro, perché il Padre gli aveva rivelato che Gesù era il Figlio di Dio, e lo chiamò la roccia su cui sarebbe stata costruita la Chiesa. Tuttavia, poco dopo, quando Pietro si oppose alla sofferenza e alla morte imminenti di Gesù, Gesù lo rimproverò: «Lungi da me, satana!».
Prima della sua Passione, Gesù dichiarò davanti a tutti: «Pietro tre volte negherà di conoscermi». Tuttavia disse anche a Pietro: «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32).
Giovanni era l’apostolo che Gesù amava di più, e rimase fedele, accompagnando la Beata Madre ai piedi della croce. Tuttavia non guardò mai Pietro con disprezzo, mostrandogli sempre rispetto. Gesù nominò Pietro capo degli Apostoli, leader della Chiesa nella carità. Dopo la sua risurrezione, Gesù continuò ad affidargli il suo gregge.
Sia Paolo che Pietro erano pilastri della Chiesa. Paolo, chiamato all’apostolato in età avanzata, onorava Pietro, recandosi a Gerusalemme per consultarlo. Questo per confermare che il Vangelo che predicavano era lo stesso Vangelo di Gesù. Al «Primo Concilio Ecumenico» di Gerusalemme, insieme a Giacomo e ad altri anziani della Chiesa, chiarirono la natura ecumenica della Chiesa, dichiarando che i gentili non dovevano sottoporsi alla circoncisione per credere in Gesù. Tuttavia, in seguito, in un’occasione ad Antiochia, Pietro sembrò vacillare su questo principio fondamentale, spingendo Paolo a rimproverarlo pubblicamente (Gal 2).
Papa Francesco ha intrapreso molte azioni pericolose, lasciando dietro di sé confusione e divisioni. La nostra più grande speranza ora è che Papa Leone XIV unisca la Chiesa sul fondamento della verità, affinché insieme possiamo dedicarci all’evangelizzazione. Dobbiamo offrire preghiere e sacrifici per Papa Leone XIV.
