Messa in latino.
Qualcuno vuole riattizzare la controversia mentre Papa Leone studia la
situazione creatasi con due Motu propri divergenti firmati da Benedetto e
Francesco.
Sembrerebbe che da più parti si vuole tornare al clima peggiore della controversia sulla cosiddetta "Messa in latino"; clima di scontro dove le parola sono sassi. Di colpo, dopo i primi sei mesi di pontificato, mentre si era alla ricerca di una convivenza pacifica tra i sostenitori del Motu proprio di Papa Francesco "Traditionis custodes" (16 luglio 2021) e quelli sostenitori del Motu proprio di Papa Benedetto XVI "Summorum Pontificum" (7 luglio 2007),
alcuni hanno trovato il modo di surriscaldare gli animi. Nel frattempo la stragrande maggioranza del Popolo di Dio è tagliato fuori e, come spesso accade, non dispone neanche di un briciolo di verità per provare a capire con la propria testa. In campo tornano le tifoserie.Una porta aperta?
Un sito
statunitense conservatore assicura di sapere che Papa Leone XIV avrebbe
intenzioni - e perciò avrebbe chiesto al Prefetto del Dicastero per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti (cardinale inglese Arthur Roche) - di
essere generoso e meno severo con l’applicazione del Motu proprio di Francesco sulla
Messa Tridentina o Vetus Ordo di
fronte alle richieste di esenzioni o permessi.
La notizia
l’avrebbe data ai vescovi dell’Inghilterra e Galles, riuniti in Assemblea poco
tempo fa, il Nunzio del Pontefice mons. Miguel Maury Buendía. Il sito in
questione, “The Pillar”, non ha dato
altri particolari.
La smentita del
Nunzio a Londra.
Testo completo del Comunicato della Nunziatura
Apostolica in Gran Bretagna (14 novembre 2025)
In risposta alle
ripetute richieste di chiarimenti in merito all’incontro riservato tenutosi il
13 novembre tra mons. Miguel Maury Buendía, Nunzio Apostolico in Gran Bretagna,
e i vescovi della Conferenza di vescovi cattolici dell’Inghilterra e Galles, riguardante
l’applicazione della lettera apostolica in forma di Motu proprio “Traditionis custodes” di Papa
Francesco, la Nunziatura Apostolica in Gran Bretagna esprime rammarico per la
divulgazione non autorizzata di informazioni relative a tale incontro riservato
che ha causato confusione tra i fedeli. Le norme della lettera apostolica in
forma di Motu proprio “Traditionis
custodes” saranno attentamente studiate e applicate in ogni singolo caso.
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Come si legge chiaramente
in questo documento con la sua firma il Nunzio non smentisce nulla. Non dice “è
vero” o “è falso”. Si rammarica solo “per
la divulgazione non autorizzata di informazioni provenienti da tale incontro
riservato, che ha generato confusione tra i fedeli.”
Intanto le
manipolazioni si fanno strada indisturbate.
Insomma, per
alcuni osservatori queste indiscrezioni vogliono far capire che sulla
controversia riguardo la Messa in latino, molto divisiva nella Chiesa, Papa
Leone per ora lascia una “porta aperta”. Intanto riflette su una possibile e
sostenibile soluzione il più ampiamente consensuale. Per altri osservatori le
cose stanno diversamente nella misura in cui, il Papa, starebbe ancora
ricevendo informazioni da numerosi diocesi nonché studiando la “questione”, non
chiarita, delle risposte che Papa Francesco avrebbe ricevuto alle domande di
una sorta di questionario fatto dal Vaticano anni fa. Ma questa stessa vicenda
delle risposte viene contestata da altri conoscitori della materia per i quali
si tratta di affabulazioni. Recentemente si è pure scritto che le parole
attribuite al Nunzio Maury Buendía sono un chiaro tentativo di “usare” Papa
Leone, il suo carisma e autorevolezza, per arruolarlo nella controversia come
una pedina.
Ciò che ad oggi è
incontestabilmente vero è che nella Chiesa vige pienamente il Motu proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco e
dunque le celebrazioni della messa in latino devono essere autorizzate dai
vescovi diocesani, i quali devono coordinarsi con il Dicastero e far rispettare
altre norme.
Le nuove regole
di Papa Francesco.
Nel suo Motu proprio Papa Francesco stabilisce
che siano i vescovi gli unici ad autorizzare le Messe con il Messale del 1962 e
vieta l'erezione nuove parrocchie personali per questo scopo come la
costituzione di nuovi gruppi. E' facoltà esclusiva del vescovo diocesano la
valutazione circa l'opportunità di mantenere quelle già esistenti, così come
l'indicazione di scegliere chiese non parrocchiali per queste celebrazioni. Lo
stesso vale per quanto riguarda la designazione di un sacerdote, esperto nel "vecchio"
Messale, a conoscenza di un buon latino. Deve essere garantito che sia il
pastore adatto per cura pastorale di questi gruppi. Le letture però devono
essere fatte nelle lingue moderne, quindi non in latino.
Le concessioni di
questo Motu proprio possono essere autorizzate solo quando si "accerti che
tali gruppi non escludano la validità e la legittimità della riforma liturgica,
dei dettati del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Sommi Pontefici",
si legge nel Art. 3, comma 1.
