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lunedì 9 gennaio 2023

Orrori architettonici… e dove trovarli #121 a Calcata (VT)

Chiesa parrocchiale dei Santi Cornelio e Cipriano dell’arch. Paolo Portoghesi (anno 2009).

Dopo aver guardato con raccapriccio i risultati degli investimenti economici anche della Diocesi di Civita Castellana, ribadiamo la domanda: se lo meritano l’otto per mille?

Lorenzo

Descrizione del progetto: La chiesa di Calcata Nuova, intitolata ai Santi Cornelio e Cipriano ed inaugurata nel 2009 dopo circa due anni e mezzo di lavori, è stata realizzata per sopperire alla mancanza di un edificio religioso per la comunità locale che, dopo aver abbandonato nel secondo dopoguerra il centro storico di Calcata per trasferirsi nel nuovo borgo, svolgeva le funzioni religiose all’interno di un modesto capannone prefabbricato.
La decisione di realizzare la nuova chiesa risale al 1996, quando l’allora vescovo di Civita Castellana, Mons. Divo Zadi, in occasione della sua visita pastorale, si rese conto di questa mancanza e si impegnò nel nuovo progetto affidandone la progettazione all’architetto Paolo Portoghesi.
L’impianto della chiesa si caratterizza con uno spazio a pianta centrale, i cui elementi della struttura determinano una forma stellare che si ripercuote con qualche variazione anche in alzato.
L’edificio, infatti, è composto principalmente di due parti: la prima, che corrisponde al basamento mistilineo e in tufo faccia-vista, come la rupe su cui sorge Calcata, è quella che apparendo come una cittadella fortificata accoglie e raccoglie i fedeli; la seconda invece, è il tiburio verticale che, allargandosi verso l’alto con una superficie continua, ma piegata a ventaglio, si dilata per captare la luce, simboleggiando la trascendenza. Il punto di contatto tra basamento e tiburio si configura come una corona stellata che, con le sue continue sporgenze e rientranze, modula e fa vibrare la luce che proviene dall’alto all’interno dello spazio. Del resto, tale organizzazione dello spazio liturgico, al di là della sua configurazione e del linguaggio adottato, risponde alle istanze pronunciate in seno al Concilio Vaticano II. La centralità dello spazio definisce un senso di avvolgimento tra i fedeli e l’altare e il posizionamento reciproco delle varie parti risponde a determinati simbolismi. L’organizzazione spaziale valorizza, inoltre, l’asse longitudinale ottenuto dalla successione delle tradizionali tappe del percorso processionale: il portale, l’atrio, l’abside con l’altare, l’ambone e l’immagine del Cristo Risorto.
Il simbolismo attraversa il progetto della chiesa anche nella sua matrice geometrica di poligono a sette lati. Il sette, infatti, è un numero privilegiato - sia nella tradizione ebraica che in quella cristiana - per i molteplici riferimenti a cui si rifà, dai giorni della settimana e del ciclo lunare, al numero dei Sacramenti, dai doni dello Spirito Santo alle Virtù, dai dolori della Vergine alle quattordici stazioni della Via Crucis.
In pianta, il bordo polilobato dell’aula è configurato con delle linee spezzate ad eccezione del lobo che accoglie l’abside che, contrariamente agli altri è curvo. Attorno all’aula sono presenti delle estensioni in corrispondenza di alcuni lobi: su entrambi i lati del presbiterio la pianta si estende con due appendici – anch’esse poligonali – che accolgono rispettivamente la sacrestia e il battistero. Una terza estensione è invece il luogo raccolto dove esercitare il sacramento della Penitenza attraverso la Confessione.
Fin dall’inizio del suo concepimento formale, l’architetto Portoghesi si è costantemente confrontato con l’ingegnere Antonio Maria Michetti, allievo di Pier Luigi Nervi, per la progettazione delle strutture. Per ragioni di velocità costruttiva, ma anche per ragioni etiche ed economiche di carattere più generale (è lo stesso Portoghesi che lega le ragioni tecnologico-costruttive della chiesa anche al tema cogente di costruire molti edifici religiosi nelle periferie), il progetto è pensato con una struttura in cemento armato prefabbricato, per poi essere montato in opera. La struttura in cemento armato prefabbricato si compone alla base di quattordici sostegni a cavalletto. Essi sono binati sui vertici del poligono a sette lati, convergenti verso il centro della pianta e collegati tra loro. Si di essi si elevano i diedri che, disobbedendo alla “regola del filo a piombo”, costituiscono le pareti inclinate del tiburio, anch’esse in cemento armato e rivestite in tufo. Ad esse si sovrappone la copertura che si configura come una maglia stellare realizzata con una struttura in legno lamellare e acciaio. Sulla sommità di essa è infine collocata la cupola quale lucernario in poliuretano trasparente.
La geometria del coronamento stellato in legno è riproposta a terra, nel disegno della pavimentazione interna, con l’intento di stabilire ancora una volta il richiamo simbolico alla trascendenza e alla continua proiezione del cielo in terra e viceversa.
Insieme alla presenza del tufo, dell’intonaco bianco e del cemento che reca le impronte delle casseforme, la presenza molto accentuata del legno, nella struttura di copertura, negli infissi, nei banchi, nell’ambone, nelle acquasantiere, ecc., simboleggia invece la Croce di Cristo, la Tavola del Cenacolo e la prima giovinezza di Gesù che visse vicino al laboratorio di un falegname.
Fin dal principio, l’idea progettuale è stata quella di caratterizzare lo spazio architettonico anche con la presenza di opere d’arte, di pittura e di scultura. Sono stati coinvolti vari artisti, tra cui lo scultore Paolo Borghi che ha realizzato l’altare in terracotta, l’immagine di Cristo Risorto, le statue in bronzo della Vergine e in terracotta dei santi titolari; oltre che il pittore di paesaggio Luigi Frappi che si è occupato delle tele collocate nelle cappelle laterali, e la pittrice Rita Rivelli che ha realizzato la vetrata istoriata sopra il portale di ingresso.
Tutta la costruzione della chiesa è stata molto apprezzata dagli abitanti di Calcata Nuova, che durante le fasi di realizzazione hanno assistito con interesse al cantiere a al montaggio delle strutture prefabbricate.

Descrizione tratta dal sitoentervista.unicam.it.

Fotografie degli esterni:






Fotografie degli interni:













15 commenti:

  1. A ME SEMBRA PIU' UNA CHIESA DEDICATA A SATANA! NEMMENO I PROTESTANTI ARRIVANO A COSTRUIRE CERTI EDIFICI DAVVERO LUCUBRI.

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  2. invece, la Chiesa antica del centro di Calcata di vecchia è molto bella e mi ricordo che lì non fanno celebrare i sacramenti, ma solo in questa nuova.

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  3. Sembra la coda della stella cometa.
    Interno fenomenale e la travatura in legno è il punto forte. Grande virtuosismo. C’è tutto. Ottima.

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    1. Sì, molto ben curata per una chiesa tutto sommato piccola.

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  4. L'esterno è inguardabile, con quella specie di tiburio altissimo e sproporzionato rispetto al corpo dell'edificio. L'interno, invece è semplice ma dignitoso, molto suggestiva l'illuminazione naturale che scende dall'alto. Spero si riesca a sostituire i funghi per il riscaldamento con impianti più consoni al luogo.

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  5. E' un gioiello di architettura con qualche punto debole purtroppo. Portoghesi e' un grande architetto, ha anche progettato la grande moschea di Roma e quando Papa Benedetto era in carica gli offri' un progetto per una chiesa alla periferia di Roma purtroppo mai realizzato.
    I punti deboli sono sempre gli stessi: la disposizione dello spazio liturgico e l'aspetto assai deludente degli arredi liturgici. Ma la colpa non e' tanto degli architetti quanto della Chiesa stessa che ormai concepisce la liturgia come qualcosa di insipido e noioso per cui gli architetti si trovano a fare il poco che possono fare.
    La struttura e' molto bella e la chiesa risulta luminosa. Spero di poterla vedere di persona prima o poi.

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  6. Strabiliante opera di architettura gioiello luminoso...nulla a che vedere con i cubi di cemento

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  7. Mi sta vicina ma non sono mai andato a vederla. Dalle foto, la definisco "violenta".

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    1. Vista la vicinanza, l’optimum sarebbe vederla dal vivo, pregarci dentro, magari partecipare ad una celebrazione.
      Meglio che definire un edificio sacro violento basandosi su due o tre foto.

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  8. Se volete documentare gli orrori architettonici ed essere credibili almeno pubblicate foto decenti che dimostrino chiaramente l'orrore. Le foto infatti sono talmente brutte che risulta dififcile dire se la chiesa ripresa è un orrore oppure no ... altrimenti rischiate di fare autogol!

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  9. Sarò uno dei pochissimi, ma amo molto le chiese contemporanee.
    Anche nelle più insolite, c’è sempre qualcosa che mi colpisce e mi aiuta.
    Forse perché sono uno che non ha problemi a pregare ovunque, dall’auto al bosco, mentre lavo i piatti o aspetto l’autobus.

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  10. A me così male sembra, dal punto di vista architettonico. Poi l’arredo liturgico lascia molto a desiderare, questo è vero.

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  11. Ho studiato come geometra e la chiesa in questione mi sembra proprio ben costruita le travi in legno e la cura che il progettista ha posto nel prediligere la luce naturale per illuminare l'interno è quella che gli architetti mettevano nel passato avendo vincoli maggiori. Il nostro progettista, ritengo, ha voluto riproporre in chiave moderna quel tipo di lavoro con un risultato suggestivo e ben riuscito

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  12. A me così male non sembra. Correzione al post qui sopra.

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La Redazione