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venerdì 2 dicembre 2022

Francesco e la sua legittimità come Papa

Il S. Padre Francesco è il legittimo Papa: "E, allora, specifichiamo subito senza alcuna ambiguità: Egli è il legittimo 266° Successore del Beato Apostolo Pietro e come tale lo rispettiamo e preghiamo per lui. Questo però non significa chiudere gli occhi davanti ai gravissimi errori, e la tanta confusione, del suo governo".
Luigi

Francesco è il legittimo papa della Chiesa?


Con quest’editoriale vogliamo rispondere a quanti sostengono che la nostra posizione nei confronti di papa Francesco non sarebbe chiara. E, allora, specifichiamo subito senza alcuna ambiguità: Egli è il legittimo 266° Successore del Beato Apostolo Pietro e come tale lo rispettiamo e preghiamo per lui. Questo però non significa chiudere gli occhi davanti ai gravissimi errori, e la tanta confusione, del suo governo. Ma non spetta a noi il giudizio ultimo e definitivo sul suo pontificato, men che meno addirittura sulla sua persona, questo è compito specifico ed esclusivamente della Santa Madre Chiesa e dei futuri Successori del Beato Apostolo Pietro.

Ecco l’email che ci è pervenuta: “Spett.le Redazione, criticate Jorge Bergoglio perché non volete o non potete ammettere che è un antipapa? Oppure siete davvero convinti che lui sia il vero papa? Come spiegate allora le sue eresie e la Pachamama? Non riesco propria a capire da che parte state…” (Email)

Molto volentieri rispondiamo a questa email che ben riassume tante altre che sono giunte ultimamente alla nostra redazione.

Da che parte stiamo? Non è questione di stare con una “parte” (lo abbiamo spiegato in molti editoriali che potrete sfogliare e verificare), ma con “chi” stare. Siamo battezzati e stiamo col Papa. Col Papa in quanto al Papato e dunque con tutti i legittimi (e non necessariamente santi) successori del Beato Apostolo Pietro, ovvero da San Lino a Francesco.

Ricordiamo anche che in questo “stare” non può accendere un “partito”, una sorta di tifoseria da stadio come, tristemente, osserviamo sui social… è la Chiesa che ci ha rigenerato, non “un papa o il papa che ci piace”, non dimentichiamo le parole di san Paolo che facciamo nostre: “Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!». Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?” (1Cor.1,11-13)

Il nostro riconoscimento di papa Francesco come 266° legittimo successore di San Pietro, dunque, è sincero e rispettiamo la sua sacra persona, come abbiamo più volte dichiarato nel nostro sito (qui, qui e qui).

Questo non significa ignorare i gravissimi errori del suo governo: il papismo è la contrapposizione della papolatria, entrambi possono scadere in fondamentalismi che alimentano le divisioni. La Santa Madre Chiesa stessa ci chiama al dovere della correzione fraterna e filiale al superiore caduto in errore: è scritto nero su bianco nel Codice di Diritto Canonico (212.3), ma ce lo dicono anche i Santi con i loro insegnamenti, ce lo dice anche la ragione stessa nella sua forma più santa che è la carità.

Coloro che non lo riconosco come legittimo Romano Pontefice a causa dei suoi gravissimi errori magisteriali e pastorali (o per complottismi di varia natura, giochi di potere o misterici), capitombolano in quegli stessi errori che gli rinfacciano, ovvero l’eresia e l’idolatria.

Il Concilio Vaticano I infatti ha spiegato che il Papa è infallibile quando parla ex cathedra, cioè quando, parlando dalla Cattedra, proclama un dogma (per es. l’Immacolata Concezione) oppure definisce una dottrina (per es. l’enciclica Humanae Vitae). Dunque la speciale grazia di stato dell’infallibilità è “ristretta” a determinate circostanze. Ecco le parole usate dal beato Pio IX sull’infallibilità:“È per questo che i Vescovi di tutto il mondo, ora singolarmente ora riuniti in Sinodo, tenendo fede alla lunga consuetudine delle Chiese e salvaguardando l’iter dell’antica regola, specie quando si affacciavano pericoli in ordine alla fede, ricorrevano a questa Sede Apostolica, dove la fede non può venir meno, perché procedesse in prima persona a riparare i danni…. (…) Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede.” [Pastor Aeternus – Costituzione dogmatica del beato Pio IX].

Il Papa è un uomo, non un angelo, quindi, come tutti gli uomini, può anche non rispondere docilmente alle grazie di stato. Francesco, del resto, ha più volte ribadito di non voler definire nulla, ma di “aprire processi” per finalmente completare il cambiamento della Chiesa voluto dal Vaticano II — dallo “spirito del Concilio”.

Affermare che il papa non possa commettere errori teologici o pastorali in virtù della grazia di stato, significa sostenere, magari senza rendersene conto, lo stesso errore implicito dell’Amoris Laetitia, che sospetta di nullità tutti i matrimoni falliti. Ma la Chiesa non insegna questo. Per mezzo del sacramento del matrimonio, Dio dona agli sposi tutte le grazie necessarie per santificarsi e santificare il loro stato coniugale e familiare, ma essi possono ignorare, rifiutare questo aiuto celeste e rompere le promesse fatte ai piedi dell’Altare. È probabile che molti matrimoni falliti siano nulli, ma è certo che altrettanti siano validi e siano stati “gettati alle ortiche”.

Il Documento di Abu-Dhabi e l’intronizzazione di Pachamama sono fatti gravissimi, scandalosi, veramente diabolici, ma affermare che un papa non possa perdere la fede o cadere in eresia significa idolatrare la sua persona. Nessun papa è impeccabile e l’idolatria e l’eresia sono peccati gravi che solo la Chiesa, però, può giudicare e condannare in quanto tali. D’altra parte delegittimare un Papa perchè commette certi errori, è anche questo un grave errore dal quale dobbiamo assolutamente guardarci.

Ma, allora… lo Spirito Santo sta a guardare?

No, lo Spirito Santo non sta a guardare e interviene sempre al momento giusto, impedendo che l’errore dottrinale o morale dei pastori venga fatto proprio dalla Chiesa universale e mandando santi a riformare veramente l’orbe cattolico, come nel caso di San Domenico e di San Francesco; tanto per fare un esempio, e se volete possiamo pensare lo stesso Loyola, rimettendo in equilibrio — RI-FORMA — ossia ridona la forma a ciò che il tempo ha deformato con le eresie.

La Chiesa, infatti, non ha fatto proprie le eresie propagate — non proclamate — da questo pontificato, poiché Francesco è il primo vero papa totalmente vaticanosecondista. Mentre i suoi immediati predecessori hanno cercato di mantenere un certo equilibrio fra la riaffermazione della Dottrina e la nuova “pastorale” della non condanna dell’errore, egli ha voluto che il suo magistero non fosse dottrinale ma squisitamente pastorale. Che cosa significa? Anziché occuparsi di questioni dottrinali, bisogna pensare agli uomini e alle loro necessità. Così la pastorale non è più applicazione della Dottrina, ma il superamento — non il rinnegamento formale — di Essa, caso per caso, nella prassi.

Naturalmente non possiamo negare l’estrema gravità di un tale magistero e di una tale situazione ambigua e confusionaria, per questo abbiamo voluto fondare questo sito e parlare (anche scherzosamente) di “bergoglionate“. Ma fin dall’inizio abbiamo ribadito che le nostre osservazioni critiche — talvolta anche molto dure, non lo neghiamo — riguardano gli atti di governo di Francesco, la gestione pastorale di questo pontificato, ma non certo la sua persona.

Abbiamo invitato e invitiamo anche stavolta tutti i nostri lettori a pregare per il santo Padre Francesco — noi lo facciamo tutti i giorni, non è un modo di dire — affinché egli si santifichi e confermi i battezzati nella Fede cattolica.

Il giudizio ultimo e definitivo su questo pontificato lo potrà dare solamente la Santa Madre Chiesa.

Lo Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità – che sa anche dimostrarsi umorista qualche volta – ha dimostrato di avere tutto sotto controllo — caso mai ce ne fosse stata la necessità — facendo fare proprio a lui, il più minimalista mariano dei papi, la tanto attesa consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria per la quale, anche mons.Schneider ha affermato tutta la validità.
Del resto, non si può risolvere un problema con un altro problema, o procedere con un male per curarne un altro. Sostenere, per un motivo o per un altro, che Benedetto XVI sia ancora il Romano Pontefice significa non aver capito quale sia la vera causa della malattia; o meglio, molti rifiutano di studiare bene questa “malattia”.

Come teologo Josef Ratzinger ha sempre sostenuto che un papa possa “andare in pensione”[1], infatti lo ha ribadito anche dopo la rinuncia al Papato[2]. L’invenzione del “papato emerito” — un vero e proprio abominio teologico — non è un messaggio criptico o fantasy, ma una sua precisa posizione, scelta teologica, che ha cercato d’imporre — con il suo stile pacato, mite e sobrio — alla Chiesa.

Josef Ratzinger purtroppo ha sempre sostenuto l’ecclesiologia di comunione della nouvelle theologie — lo ha fatto anche recentemente[3] —, tanto importante per l’amico gesuita Henri de Lubac (pur essendosi in parte discostato da esso), fatta propria dal Vaticano II, introducendo la nuova dottrina della collegialità episcopale, minando direttamente l’istituzione del Papato.

Come hanno ottimamente spiegato Julio Loredo e José Antonio Ureta della TFP — in una conferenza sul Concilio Vaticano II che consigliamo di ascoltare —, al XXI concilio ecumenico si è voluto modificare sostanzialmente la Chiesa, dunque anche il Papato, pur mantenendo una facciata di riforma tradizionale.

Papa Francesco, non ci stancheremo mai di ripeterlo, non è un incidente di percorso sulla strada del rinnovamento, ma è il frutto più maturo di quel neomodernismo che prese il sopravvento al Vaticano II. Egli non potrebbe fare quello che sta facendo se i suoi immediati predecessori — Benedetto XVI compreso — non gli avessero, come si suol dire, “aperto la strada”.

Molta confusione oggi si sarebbe evitata se egli, Benedetto XVI, non si fosse inventato l’emeritato… Non cerchiamo spiegazioni in presunti linguaggi misterici. La situazione — per quanto drammatica — è anche molto più semplice e chi la sta complicando sta solo cercando di giustificare il proprio rifiuto al riconoscimento del 266° Pontefice della Chiesa Cattolica Romana.

NOTE

[1] Benedetto XVI. Un successore al crocevia (Giancarlo Zizola, Sperling & Kupfer, 4 ottobre 2005)

[2] Ultime conversazioni (Benedetto XVI con Peter Seewald, Garzanti, 9 settembre 2016). Benedetto XVI. Una vita (Peter Seewald, Garzanti, 15 ottobre 2020).

[3] Benedetto XVI: Io, la mia ecclesiologia, il Concilio e la questione della Chiesa nel mondo (La lettera di Benedetto XVI al Simposio di Steubenville, Duc In Altum, 22 ottobre 2022).