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mercoledì 9 novembre 2022

Mons. Schneider: S. Comunione sulla mano, grave male. Da fermare #traditioniscustodes

Decise affermazioni di Mons. Schneider sul grave scandalo della S. Comunione sulla mano.
E anche sulla Messa Tradizionale.
Luigi

26 Ottobre 2022, Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, mi sembra opportuno portare alla vostra conoscenza, nella mia traduzione, questa intervista che mons. Athanasius Schneider ha concesso a John Henry Westen, Life Site News. Buona lettura.
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Il vescovo Athanasius Schneider, in una nuova intervista con John-Henry Westen, ha discusso molti argomenti importanti relativi alla nostra attuale crisi nella Chiesa cattolica. Ha detto a John-Henry Westen di essere convinto che, nonostante i tentativi di limitare la Messa latina tradizionale, “il Vaticano non riuscirà a proibire totalmente la Messa latina tradizionale”.
Ha anche insistito sul fatto che la Società San Pio X non è in scisma e che quindi i fedeli cattolici sono liberi di frequentare le loro cappelle. Infine, il presule kazako ha esortato i cattolici a ricevere sempre Nostro Signore nella Santa Eucaristia sulla lingua e non sulle mani.

Il vescovo di origine tedesca si è detto molto convinto che la Messa tradizionale in latino non morirà. Due generazioni ormai sono cresciute con il rito tradizionale della Messa e hanno potuto vivere in esso. Pertanto, il Vaticano “non avrà successo”.

“Causeranno un’ampia, grande controreazione perché ci saranno i buoni cattolici. Si daranno alla clandestinità e non li fermeranno”, ha spiegato Schneider.

In altre parole, il vescovo Schneider ha previsto che molti cattolici tradizionali – e i loro sacerdoti – si daranno alla clandestinità, piuttosto che abbandonare l’antica liturgia e i suoi sacramenti.

“La loro fede è così forte, e questo divieto sarà probabilmente lettera morta e non durerà a lungo”, ha previsto Schneider.

Alla domanda di John-Henry Westen sull’affermazione che la Società di San Pio X (SSPX), che utilizza esclusivamente il messale latino tradizionale e i sacramenti tradizionali, sia in scisma, il vescovo Schneider ha risposto che la SSPX “non è sicuramente scismatica”.

Secondo il vescovo, è “una visione molto ristretta e legalistica della realtà della Chiesa” che porterebbe a tale conclusione. Tale visione “mette la lettera del diritto canonico al di sopra dell’importanza, dell’importanza primaria della pienezza della fede cattolica e della liturgia tradizionale”.

Il vescovo Schneider vede anche la necessità di chiarire ulteriormente il termine “scisma”, che, insieme ad altri termini, sono “subordinati” alla “più grande legge del Diritto Canonico, che è la salvezza delle anime”. Ad esempio, un criterio è se si desidera o meno avere “una comunità canonica con il Papa”, che si manifesta soprattutto pregando per il Papa durante la celebrazione della Santa Eucaristia.

Il vescovo kazako, che era stato uno dei visitatori della Santa Sede durante la visita ufficiale della SSPX sei anni fa sotto Papa Francesco, ha insistito sul fatto che la SSPX prega sempre per il Papa e il vescovo locale nelle loro Messe, oltre a cantare “in pubblico” preghiere per il Papa. Pertanto, il prelato ha sfidato coloro che sostengono che la SSPX è in scisma a “visitare almeno i loro seminari… le loro parrocchie, le loro famiglie, i loro giovani”. E “saranno commossi” dall’atteggiamento di questo gruppo di cattolici.

Inoltre, il vescovo Schneider ha sottolineato che “Papa Francesco ha concesso… facoltà di confessione abituale, ordinaria e universale ai sacerdoti della Società San Pio X”. Inoltre, concedendo alla SSPX il diritto di assistere ai matrimoni con l’approvazione dei vescovi locali, il Papa sta esercitando i suoi poteri “giurisdizionali”. Come potrebbe esercitare un tale potere su un sacerdote scismatico?

Concedendo queste facoltà alla SSPX, ha proseguito il vescovo, il Papa sta dichiarando “de facto, implicitamente” che “non sono scismatici”.

Insistendo sul fatto che l’arcivescovo Marcel Lefebvre desiderava essere “pienamente riconosciuto dalla Santa Sede”, monsignor Schneider ha indicato la “situazione di emergenza” nella Chiesa – citando persino le parole del cardinale Gerhard Müller sulla “presa di potere ostile della Chiesa” – come spiegazione dello status irregolare della SSPX. A suo avviso, il fatto che la SSPX “non sia in grado attualmente, temporaneamente, di essere pienamente sotto il controllo e la sottomissione della Santa Sede è giustificato e non è in alcun modo scismatico”.

Interrogato da John-Henry Westen sul tema della Comunione in mano, il vescovo Schneider è diventato molto serio e ha affermato che “la Comunione in mano è uno dei fenomeni e dei mali più gravi all’interno della Chiesa”. Ha spiegato il suo giudizio dicendo che è “il più grave perché stiamo calpestando Nostro Signore sotto i nostri piedi nelle nostre chiese”. È “il Signore, la Sua Maestà, nascosta in questo piccolo, piccolo frammento dell’ostia o una particella, parte dell’ostia, [che] viene calpestata”.

“Questo è così grave e malvagio”, ha insistito Schneider. “Dobbiamo, al più presto, fermare tutto questo… Basta!”.

In questo contesto, il prelato ha aggiunto che le chiusure del COVID – dove spesso i vescovi hanno preso misure ancora più severe di quelle prescritte dallo Stato – sono “una deplorevole dimostrazione dello stato di fede di questi vescovi” che si occupano più delle cure “temporali” che di quelle eterne.

I vescovi e i sacerdoti che hanno partecipato a queste chiusure “dovranno rispondere davanti al “Giudice eterno, Gesù Cristo”, ha detto Schneider.