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venerdì 14 ottobre 2022

LE MAGNIFFICHE CRONICHE DI ROMA di mons. Eleuterio Favella: sulla bistecca di chianina di Papa Francesco

Per tramite del suo segretario diacono Ambrogio Fidato e per via diplomatica attraverso il Cancelliere Don Pietro Zecchini, abbiamo ricevuto la seguente segnalazione cronichistica da S.E.R. Mons. Eleuterio Favella, per grazia di Dio e della Sede Apostolica Arcivescovo di Synossi in partibus, Assistente al Sacro Soglio e Giudice Ordinario della Curia Romana e suo Distretto, nonché Abate Commendatario di Santa Cecilia in Urbe.
La «magniffica cronica di Roma» segue la notizia del dono di una bistecca di chianina del peso di 3 chilogrammi consegnato a Papa Francesco (che ha apprezzato e ringraziato) da Maria Teresa Pavese, titolare della storica Macelleria Giaccherini di Terranuova Bracciolini (AR), in occasione delludienza generale del 12 ottobre (QUI).
Grati a Sua Eccellenza Reverendissima per il rinnovato privilegio della sua considerazione nel volerci segnalare le «magniffiche croniche di Roma, de’ fratelli Beretta, Felice e mons. Mario», che altrimenti passerebbero inosservate o non verrebbero evidenziate come dovrebbero ed inginocchiati al bacio dell’anello, ci professiamo imperituramente suoi servitori umilissimi et figli devoti in Cristo, e imploriamo la sua augusta benedizione.

L.V.

«Dipoi che la Santità Sua ebbe letto ne’ Fasti imperiali del Bonvesino ch’al seguito di Arrigo imperadore de’ Romani eravi il cardenal Fucco lo qual, da gran estimator di vino, menava avanti l’imperial corteggio un bon frate cui avea commesso di segnalar il buon vino in tutte cittade & borghi italiani, pendente che si andava a Roma per l’incoronatione del ditto Arrigo, di talché si trovuò l’Est-Est-Est de Montefiaschone, volle ancho il signor Papa nostro eguagliar tali fasti per aumentar la felicissima eredità del di lui già sublimissimo pomtefficatho ed ebbe a mandar per il Granducato di Toscana, li Dogati de Parma e de Modena, i dominji del Duca di Savoja, il Monferrato, la repubblica di Lucca, i Presidji del rege catholico et etiam nelle terre della Serenissima, risservandosi di menarli ancho pel futuro al Regno neapolitano e a quel di Sicilia, nonché all’insula di Sardinia co’ quattro suoi Giudecati, suoi baglivi et cochi et crapulanti qual particculari Legati a latere ad assaggiar vivande & minestre & fritti & carni & pesci & dolzumi varji in cantine & bettole & altre mescite et coquine laonde dessignar le miglior pietanze et invitar cochi & osti & fantesche & macellari a recar in donativo a esso Papa le migliori vivande & vettigalia di talché tra i primi suditi del Mag.co Granduca de Toscana foe menata coram Ss.mo donna Maria Pavese, ostessa d’Arretio, che umigliò al sagro piè duodeci bistecche de carne chianina, ad honor dell’appostolicho collegio, ognuna de 12 libbre, ad honor delle tribbù d’Israello, di talché, conquiso da tal magniffico donativo, ordenavit il Beatissimo Signor Papa de metter donna Maria infra le glorie d’Arretio, nelli fasti pontefichali che si stendon alla Vaticana in memoria dell’augustissimo regno suo, a par di Piero e di Guido monacho, glorie degnissime di quella fidelissima cittade, epperò unqua al livello della mentovata ostessa che nella suprema degnatione et benignitate appostolecha volle la Santetà Sua elevar a marchesa, epperò non di baldacchino che fia cossa riggida & pelagiana, bensì marchesa di fornacetta ch’era aggetto ben consentaneo e major adatto alli fasti dell’attual suo celeste pomtefficatho, sicché donna Pavese venne messa, colle coche et garzoni martalensi a rostir carni de manza & vitella & bove & vitellone ch’erano multo gradite alle auguste ganasce et quel dì, ad honoranza della dominica del Perdono, Sua Beatitudine accordò ad Arretio ed alla diocese, una octava intera di grasso e sette quarantene di mezzo grasso, signo de sua pomtiffical benignitate e della di lui notoria apostolecha sollicitudine pella Giesa universale etc.».

da «Le magniffiche croniche di Roma sotto l’augustissimo ponteficato del Ss.mo Signor Nostro papa Francesco» de’ fratelli Beretta, Felice e mons. Mario, appresso la stamperia Medicea, con privileggio - Libro VI


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