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martedì 4 ottobre 2022

Alla scoperta dei membri del Coetus internationalis Summorum Pontificum (CISP) #11 Una Voce España #sumpont2022

Tra sole tre settimane si svolgerà l’11º pellegrinaggio ad Petri Sedem.
Per saperne di più e perché ci possiamo trovare in molti, il più possibile, alla Basilica collegiata di Santa Maria ad Martyres (Pantheon) insieme al card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, potete visitare il sito del pellegrinaggio site.summorum-pontificum.org.
Vi ricordo che il 28 ottobre si terrà all’Istituto Patristico Augustinianum il 7º incontro di Pax Liturgica, che quest’anno avrà l’onore di ospitare Trinidad Dufourq, mons. Nicola Bux, Aldo Maria Valli e Peter Kwaznievski. Per maggiori informazioni e per registrarsi, cliccare sul link della riunione.
Dopo aver conosciuto l’associazione Nuestra Señora de la Cristiandad - España (QUI), la Fœderatio Internationalis Una Voce (FIUV) (QUI), il blog Senza Pagare (QUI), l’associazione Una Voce France (QUI), l’associazione Latin Mass Society (QUI), l’associazione Notre Dame de Chrétienté (QUI), il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum (CNSP) (QUI), l’associazione Una Voce Italia (QUI), l’associazione Oremus-Paix Liturgique (QUI) ed il Centre international d’études liturgiques (CIEL) (QUI), continuiamo la presentazione dei membri del Coetus internationalis Summorum Pontificum (CISP) e oggi – con l’intervista di Christian Marquant, presidente del CISP – il nostro grande amico Juan Manuel Rodríguez, presidente di Una Voce España, presenta la sua associazione.

L.V.

1 - Potrebbe presentarci per favore Una Voce España?

Una Voce España è una federazione composta da Una Voce Sevilla, fondata nel 2004, Una Voce Málaga, fondata nel 2007, Una Voce La Coruña, fondata nel 2008, Una Voce Cádiz, fondata nel 2009, Una Voce Córdoba, fondata nel 2010, e Una Voce Huelva, fondata nel 2018. I nostri obiettivi, come quelli di tutte le associazioni di Una Voce, sono la difesa e la promozione della liturgia tradizionale della Chiesa romana, un tesoro che merita di essere conservato e conosciuto sempre meglio. Lo scopo della federazione è quello di coordinare gli sforzi dei vari membri, di stabilire una collaborazione per il raggiungimento di obiettivi comuni – perché ogni gruppo locale mantiene la sua assoluta autonomia – e allo stesso tempo di porsi come interlocutore comune per il dialogo con altre realtà o entità, legate o meno alla liturgia tradizionale.


2 - Perché essere legati alla liturgia tradizionale?

Siamo convinti che questa venerabile liturgia, che risale ininterrottamente al tempo degli apostoli e che ha dato tanti santi e martiri alla Chiesa nel corso della storia, non è scaduta e continua a essere una fonte di santità per la Sposa di Cristo. La liturgia romana tradizionale è uno degli usi universalmente accettati dell’ininterrotta tradizione apostolica e manifesta perfettamente la fede cattolica nella sua preghiera, corrispondendo così al noto assioma «Lex Orandi, Lex Credendi». Quando preghiamo, quando adoriamo, lo facciamo in questa liturgia nello stesso modo in cui lo hanno fatto prima di noi tante generazioni di cristiani, santi e peccatori, che desideravano la loro salvezza, in un atto di comunione con la Chiesa di oggi e di sempre. Per questo motivo, poiché è una liturgia che è sempre piaciuta a Dio, siamo convinti che sarà sempre così.


3 - Perché essere membro del CISP?

Per noi è stata una bella notizia essere invitati a far parte del Coetus e ci sentiamo molto onorati, avendo fatto parte dell’organizzazione di questo pellegrinaggio «ad Petri Sedem» sin dalla sua prima edizione. Riteniamo che questo sia molto importante e con la nostra partecipazione dimostriamo anche la nostra adesione, come cattolici, al Romano Pontefice, in un’organizzazione internazionale che è una buona illustrazione della cattolicità, cioè dell’universalità della Chiesa di Cristo.


4 - Qual è il suo punto di vista sulla situazione attuale della Chiesa riguardo alla Messa tradizionale?

Ovviamente nutriamo una certa preoccupazione, perché le notizie che ci arrivano sembrano andare per molti versi nella direzione opposta a quella che difendiamo, che è la nostra stessa ragion d’essere. Ma d’altra parte siamo calmi, sereni e fiduciosi. Questa liturgia tocca molti cuori, aiuta la conversione di molti giovani e famiglie che l’hanno scoperta da poco, e di conseguenza porta buoni frutti che sono evidenti a tutti coloro che la osservano. In Spagna, per esempio, venticinque anni fa, quelli di noi che partecipavano alla Messa tradizionale erano una minoranza quasi insignificante, numericamente parlando. Oggi, il movimento è cresciuto in modo significativo. Questo tesoro è alla portata di molte persone che prima non lo conoscevano. Perciò, crediamo che il futuro della liturgia tradizionale è sicuro, nonostante l’attuale clima difficile e il rischio che i tempi a venire siano più o meno difficili. Infine, siamo sereni e felici perché sappiamo che questa liturgia è santa e di stare lavorando per il bene partecipandovi e facendola conoscere nella misura delle nostre povere possibilità. Noi, insieme a Papa Benedetto XVI, crediamo che «ciò che era sacro per le generazioni precedenti rimane sacro e grande per noi».

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La Redazione