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domenica 18 settembre 2022

Francesco sul diritto di esprimere il proprio credo. Un dubbio

Una giusta riflessione de Il Sismografo: "Allora forse bastava dire: Perciò, sia sempre e ovunque tutelato chi desidera esprimere il proprio credo".
Luigi

(L.B., R.C. - a cura Redazione "Il sismografo") "Perciò, sia sempre e ovunque tutelato chi desidera esprimere in modo legittimo il proprio credo." Questa frase l'ha pronunciata Papa Francesco, giovedì 15 settembre, a Nur-sultan, nel suo discorso dopo la lettura della Dichiarazione finale del VII Congresso dei leader religiosi. E' una frase poco chiara e insidiosa perché associa l'inalienabile diritto alla libertà religiosa alla formula ambigua, fin troppo conosciuta, che recita: "esprimere in modo legittimo".
Dire "legittimo" significa dire "secondo la legge", almeno così dicono tutti i migliori dizionari.
Allora ecco alcune domande:

• E se la legge la fanno dittatori e governanti contrari alla libertà di religione o contrari a questa o a quella confessione religiosa perché non la propria?
• E se la legge è un artificio per dichiarare illegittimo o illegale qualsiasi modo di confessare la propria fede?
• E se, in nome del cosiddetto "modo legittimo", si legalizzano meccanismi, esigenze e modalità che nella pratica negano la libertà religiosa che Giovanni Paolo definì "la base di tutte le altre libertà"?
L'Articolo 19 della Costituzione italiana definisce con assoluta chiarezza cosa è la libertà religiosa senza fare riferimento a condizioni ambigue e pericolose: "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume [cfr. artt. 8, 20]."
Per la dottrina cattolica, e secondo il magistero dei Papi più recenti che hanno lasciato rilevanti insegnamenti al riguardo, il diritto a credere in Dio è anteriore a qualsiasi concessione dei governanti, degli stati, delle ideologie o dei programmi politici.
Uno stato può regolamentare legalmente l'esercizio della libertà religiosa in quanto bene da proteggere per tutti nel rispetto dei principi della convivenza civile, ma non ha nessun diritto ad interferire con il fatto di coscienza che riguarda il proprio credo. La propria fede religiosa non è negoziabile in nessun modo e nessun circostanza e chi la difende non deve lasciare mai spazio alle interpretazioni, in particolare quelle del potere. La libertà religiosa, secondo la dottrina cattolica, è costitutiva della persona ed è intrinseca alla sua dignità.
In questo discorso in Kazakistan il Papa ha precisato: "Occorre soprattutto impegnarsi perché la libertà religiosa non sia un concetto astratto, ma un diritto concreto."
Allora forse bastava dire: Perciò, sia sempre e ovunque tutelato chi desidera esprimere il proprio credo.