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domenica 21 agosto 2022

Un’altra berretta rossa per un alleato di McCarrick. Riflessione sul vescovo McElroy, prossimo cardinale

Un altro futuro cardinale amico del famigerato sodomita e abusatore seriale card. McCarrick: "Papa Francesco ha nominato cinque vescovi statunitensi nel Collegio cardinalizio. Salvo un drastico cambiamento dell’ultimo minuto, il vescovo Robert McElroy di San Diego si unirà presto ai cardinali Cupich, Tobin, Farrell e Gregory. Tutti e cinque hanno avuto stretti rapporti con McCarrick"
Sul tema QUI molti post di MiL.
Luigi

Di Sabino Paciolla Agosto 11 2022

Dell’ex card. McCarrick, ridotto allo stato laicale per abusi sessuali su minori e non, abbiamo parlato diffusamente su questo blog (vedere i link), così come abbiamo parlato anche del vescovo Robert McElroy, prossimo cardinale. Mi sembra interessante l’articolo del vaticanista Phil Lawler, che riporto di seguito nella mia traduzione, che pone qualche domanda su ambedue le figure. Papa Francesco, come abbiamo scritto diffusamente in passato, nella vicenda di McCarrick ha assunto un ruolo di primo piano, con non poche ombre. L’articolo è stato pubblicato su Catholic Culture.
Sono passati quattro anni dalle dimissioni di Theodore McCarrick dal Collegio cardinalizio. Stiamo ancora affrontando le scosse di assestamento dello scandalo che ha causato. Inoltre – e questo è il motivo per cui scrivo di questo argomento oggi – stiamo ancora affrontando il sistema clericale che ha permesso che quello scandalo si perpetrasse senza controllo per così tanti anni.
Pochi mesi dopo le sue dimissioni, il Vaticano annunciò che McCarrick era stato privato del suo status clericale. Un processo canonico lo aveva giudicato colpevole non solo di abusi sessuali, ma anche di adescamento in confessionale e di abuso della sua autorità episcopale.
Da allora, Papa Francesco ha nominato cinque vescovi statunitensi nel Collegio cardinalizio. Salvo un drastico cambiamento dell’ultimo minuto, il vescovo Robert McElroy di San Diego si unirà presto ai cardinali Cupich, Tobin, Farrell e Gregory. Tutti e cinque hanno avuto stretti rapporti con McCarrick.

Leila Miller, un’impavida scrittrice cattolica, sta tentando di imprimere un drammatico cambiamento dell’ultimo minuto a questa storia. Sul suo blog esorta i cattolici laici a scrivere al vescovo McElroy, chiedendogli di non accettare la berretta rossa. Ammette di non avere “alcuna illusione che qualsiasi cosa noi o altri espongano al pubblico possa fermare l’ascesa di McElroy, ma questo non nega il nostro obbligo di provarci”.

Il caso contro il vescovo McElroy non si limita alle lamentele per aver minimizzato le denunce di abusi sessuali, osserva Miller. Ha anche ignorato un rapporto dettagliato sugli abusi sessuali commessi da McCarrick e da altri prelati, consegnatogli nel 2016, sei anni prima che lo scandalo diventasse pubblico. Quando è arrivato a San Diego, impegnandosi a far sì che nessun prete predatore rimanesse in servizio nella sua diocesi, non ha applicato questa politica a Jacob Bertrand, un prete che aveva molestato una giovane donna in un atto blasfemo, criminale e quasi certamente satanico. Un articolo del Wall Street Journal sul caso osserva che se non fosse stato per i procuratori statali, “padre Bertrand potrebbe essere ancora in servizio”.

“La diocesi di San Diego non mi ha mai contattato”, riferisce la vittima. La diocesi ha ricevuto un rapporto sugli abusi satanici nel 2014 e non ha preso provvedimenti immediati. Al contrario, quando la vittima ha portato il suo caso alle forze dell’ordine civili, gli avvocati della diocesi si sono opposti alle richieste dei pubblici ministeri di ottenere i documenti del sacerdote accusato. Solo molto più tardi la Chiesa prese provvedimenti, rimosse Bertrand dal ministero sacerdotale e infine lo sospese a divinis.

Forse c’è una spiegazione per l’incapacità del vescovo McElroy di agire rapidamente in questo caso – anche se è molto difficile immaginare perché un vescovo esiti ad agire quando un sacerdote è credibilmente accusato di satanismo. Forse c’è una spiegazione per il fatto che non ha incontrato Richard Sipe, il ricercatore che aveva documentato le prove contro McCarrick, o la donna che ha subito l’oltraggioso abuso satanico. Ma nella migliore delle ipotesi, le sue azioni (o piuttosto la sua inazione) hanno contribuito al clima di scandalo che ancora affligge la nostra Chiesa e al cinismo dei cattolici laici che si chiedono se i nostri vescovi siano pronti a sorvegliare se stessi.

Tuttavia io so, e voi sapete, e Leila Miller sa, che il vescovo McElroy riceverà la sua berretta rossa tra poche settimane, incurante delle nostre proteste. Allora perché sollevare il problema ora?

1) Perché quattro anni dopo le dimissioni di McCarrick e nonostante le molte promesse di trasparenza, non abbiamo ancora un resoconto completo di come sia salito al potere e alla ribalta e di come sia rimasto al potere anche dopo che la sua cattiva condotta è diventata di dominio pubblico. Né il Vaticano né la gerarchia americana hanno ritenuto opportuno rispondere alle ovvie domande: Chi sapeva, quando l’ha saputo e perché non ha agito?

2) Perché Papa Francesco, nonostante la sua retorica sulla pulizia dello scandalo, non ha ancora nominato un cardinale americano che non sia profondamente macchiato da quello scandalo.

3) Perché in un futuro non troppo lontano i cardinali si riuniranno in conclave per scegliere un nuovo Sovrano Pontefice, ed è agghiacciante pensare che alcuni dei cardinali elettori possano essere vulnerabili al ricatto.

Tra i titoli di questa settimana c’è la notizia che la mediazione non ha prodotto un accordo nella causa intentata da una delle vittime degli abusi di McCarrick. È probabile che il caso vada a processo, con l’arcidiocesi di Newark (sede del cardinale Tobin) e la diocesi di Metuchen come imputati insieme a McCarrick. L’ex cardinale 92enne, caduto in disgrazia, dovrà anche affrontare un’udienza a settembre in un’altra causa penale. I brutti fatti di questo caso saranno ancora una volta rivangati, senza dubbio integrati da nuovi dettagli, che difficilmente rafforzeranno la fiducia nella gerarchia cattolica. Questo scandalo non è destinato a scomparire.

Phil Lawler è un giornalista cattolico da oltre 30 anni. Ha diretto diverse riviste cattoliche e scritto otto libri. Fondatore di Catholic World News, è direttore delle notizie e analista principale di CatholicCulture.org.