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domenica 24 luglio 2022

Gli Ebrei non sono più tenuti a convertirsi? Leggiamo cosa racconta don Bosco

Un grande San Giovanni Bosco.
Luigi


Nelle Memorie dell’Oratorio, scritte da san Giovanni Bosco, c’è un fatto interessante che serve a smentire la convinzione -ahinoi!- oggi molto diffusa tra i cattolici secondo cui gli Ebrei non avrebbero bisogno di convertirsi.
Ecco ciò che racconta don Bosco:
Feci amicizia con un giovane ebreo di nome Giona. Aveva circa diciotto anni e cantava magnificamente. Giocava molto bene al biliardo. Egli mi si affezionò e ricercava la mia amicizia. C’intrattenevamo insieme cantando, giocando e raccontandoci storielle. Un giorno gli accadde di essersi azzuffato in una rissa e venne da per per chiedere consiglio sul da fare. “Se tu, caro Giona -gli dissi- fossi cristiano, ti direi di andarti a confessare subito, ma ciò non ti è possibile.”

Egli però replicò: “Ma anche noi abbiamo una specie di confessione…”

“No, non è una confessione, perché solo il prete cattolico può rimettere i peccati.”

Nacque in lui la voglia di confessarsi. Al che gli dissi: “Vedi, caro Giona, la confessione toglie i peccati commessi dopo il battesimo. Il problema è che tu non sei nemmeno battezzato, perché ebreo.”

“E che cosa dovrei fare per ricevere il battesimo?”

“Devi credere in Gesù Cristo e nella sua santa Chiesa.”

“Ma quale vantaggio ne trarrò?”

“sarai libero dal peccato originale e potrai ricevere tutti gli altri sacramenti…”

Poi fece una domanda importante: “Ma allora, noi ebrei non possiamo salvarci?”

Gli dissi: “No, mio caro Giona, dopo la venuta di Gesù Cristo gli ebrei non possono più salvarsi se continueranno a non credere in Lui.”

“ma mia madre non accetterà mai se mi volessi far cristiano…”

Cercai di incoraggiarlo: “Non temere, Dio è padrone dei cuori e se Egli ti chiama a farti cristiano, farà in modo che tua madre si contenterà o provvederà in qualche modo per l’anima tua.”

Giona mi chiesa ancora: “E tu che faresti al posto mio?”

Risposi: “Comincerei ad istruirmi nel Cristianesimo, per il resto provvederà Dio. Inizia a prendere il catechismo e studia, contemporaneamente prega Dio che ti illumini e che ti faccia conoscere la verità.”

da quel giorno Giona iniziò sempre più ad amare la fede cristiana. Quando ci incontravamo al caffè, giocando al biliardo, desiderava discorrere di religione e di catechismo. Nello stesso tempo anche il suo comportamento migliorava.

Giona era orfano di padre e la madre, di nome Rachele, era fedelissima all’ebraismo. Un giorno ella scoprì nel letto del ragazzo il libretto di catechismo. Andò su tutte le furie e si recò dal rabbino a chiedere consiglio. Capì subito che dietro a tutto questo ci fossi anch’io e venne da me accusandomi. Cercai di farle capire che ciò che facevo per suo figlio non era un male, anzi. Proprio perché gli volevo bene, desideravo che conoscesse la verità. Ma non ci fu nulla da fare. Il povero Giona per realizzare il desiderio di farsi cristiano dovette allontanarsi da casa. Lo affidai ad un dotto sacerdote e si arrivò finalmente al battesimo. Il padrino e la madrina furono Carlo e Ottavia, coniugi Bertinetti, i quali generosamente s’incaricarono anche di aiutare economicamente il giovane.

A battesimo Giova cambiò il nome in Luigi.