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lunedì 23 maggio 2022

Orrori architettonici… e dove trovarli #89 in giro per la Spagna

Iglesia de Santa Mónica de Rivas Vaciamadrid, di Vicens & Ramos
Oggi, con una edizione speciale, vi proponiamo non la usuale descrizione di una singola chiesa, ma una interessante «vuelta» tra gli orrori architettonici spagnoli, tratti da un recente articolo di Miquel Echarri pubblicato sul quotidiano El País (il giornale non sportivo più diffuso in Spagna) e segnalatoci dagli amici J.A.U. e J.M.M.C., che ringraziamo.
L’articolo – che vi proponiamo in nostra traduzione – tenta senz’altro di spiegare e giustificare certe scelte stilistiche moderne e contemporanee; lasciamo ai nostri lettori, aiutanti anche dalle molte immagini che corredano l’articolo, giudicare se il ribrezzo davanti a certe architetture sia davvero dettato dal mero «gretto rifiuto del nuovo» per cui si deve «allenare l’occhio» o se, invece, al di là delle lunghe perifrasi, preferiamo mantenere il piacere del nostro occhio per strutture la cui bellezza porta davvero a Dio
Nei prossimi numeri di questa rubrica torneremo ad approfondire le singole chiese citate nellarticolo.

Lorenzo


«Manifiesto arquitectónico paso a paso», un saggio sull’architettura contemporanea attraverso
le chiese, rivendica la bellezza incompresa di queste costruzioni. Il suo autore, l’architetto David García-Asenjo, spiega perché sono un patrimonio culturale di prim’ordine

Le chiese con un’estetica contemporanea hanno una pessima stampa in Spagna. Ci vuole coraggio per rivendicarle. Lo conferma David García-Asenjo, architetto e autore del libro Manifiesto arquitectónico paso a paso, un saggio sull’architettura contemporanea attraverso le chiese. Per questo energico divulgatore della bellezza incompresa, «una visione un po’ stereotipata e ristretta dell’eccellenza architettonica predomina ancora tra il pubblico».

Se parliamo di edifici di culto, questa immagine è solitamente limitata alle cattedrali gotiche o ai templi barocchi e neoclassici. Absidi, doccioni, rosoni, archi a sesto acuto, pale d’altare, chiostri, vetrate, marmi, modanature, trifori… Un’architettura antica consacrata dal passare dei secoli che, secondo García-Asenjo, «rimanda a un modo un po’ storicista di concepire i luoghi di culto, come se la religiosità potesse essere solo un retaggio del passato». Ha cercato di resistere allo stereotipo con l’ironia e la provocazione, stilando liste delle chiese moderne più «inquietanti» o dando voce ad agitatori culturali come quelli del gruppo Satán es mi señor, che fingono di essere inorriditi dalle mostruosità dell’architettura contemporanea e, in realtà, contribuiscono alla sua diffusione presso un pubblico spesso ostile.

La Spagna è piena di chiese vituperate, trascurate o controverse, impopolari persino tra i loro stessi parrocchiani, e che in realtà sono patrimonio culturale di prim’ordine, capolavori di arte sacra o arte senza etichette. Edifici di Rafael Moneo, di Miguel Fisac, di Eduardo Souto de Moura, di Oriol Bohigas, di Ignacio Vicens. Opere per nulla banali, i cui autori hanno affrontato l’affascinante compito di ridefinire, con una sensibilità contemporanea, le caratteristiche che uno spazio di culto dovrebbe avere nel XX e XXI secolo. Il problema è che molti di loro sono stati vittime di pregiudizi culturali profondamente radicati in un Paese che, il più delle volte, disprezza la modernità senza preoccuparsi di comprenderla.

Parroquia del Buen Pastor de Rosaleda, en Ponferrada, di Ignacio Vicens e Joé Antonio Ramos

Le chiese in cui avrebbe pregato Jackson Pollock

Un altro architetto che ha dedicato parte della sua carriera a rendere giustizia alle chiese in cemento e mattoni costruite a partire dagli anni Cinquanta è Ricardo Gómes Val, professore all’Universitat Politècnica de Catalunya. Gómes Val è mortificato dal fatto che «alcuni dei templi più belli che si possono visitare in questo momento in Spagna hanno l’ingiusta reputazione di essere edifici brutti, volgari o poco interessanti». Secondo lui, ciò è dovuto al fatto che «non c’è educazione all’apprezzamento della bellezza dell’arte contemporanea, che spesso è difficile da cogliere. Nello stesso modo in cui Jackson Pollock, Francis Bacon, Pablo Picasso o Jean-Luc Godard devono essere spiegati, l’architettura di Antoni Gaudí deve essere contestualizzata e spiegata con precisione, scendendo nei dettagli, aiutando le persone a comprendere le decisioni tecniche ed estetiche dei suoi autori e ad avere elementi di giudizio per attribuirle valore».

Gómes Val fornisce un dato significativo: «Delle 161 chiese parrocchiali di Barcellona, 61 sono state costruite tra il 1950 e il 2000. C’è stato un periodo straordinariamente fertile, tra il Concilio Vaticano II (1962) e i primi anni ’70». In concomitanza con il grande esodo rurale e la crescita delle periferie urbane, si è costruito molto, spesso con una certa modestia e una sensibilità d’avanguardia. «Parrocchie come il Crist Redemptor di Oriol Bohigas, con il suo edificio industriale, i suoi muri in mattoni di terra, la sua agorà frontale e la particolare illuminazione della sua cappella, sono altamente rappresentative di come l’architettura razionalista del periodo ripensasse l’atto religioso».

Iglesia parroquial de la Consolación de Córdoba, opera di Ignacio Vicens e José Antonio Ramos

Nel suo Manifiesto arquitectónico paso a paso, García-Asenjo ha stilato un inventario delle chiese moderne di Madrid che, a suo parere, meritano di essere viste. Tra questi, l’Espíritu Santo, di Miguel Fisac, San Agustín, di Luis Moya, la basilica di Guadalupe, di Félix Candela, la parrocchia di La Araucana, di Luis Moya, e Nuestra Señora de la Luz, di José Luis Fernández del Amo. Molti di essi si trovano nel quartiere di Chamberí e possono essere visitati uno dopo l’altro con una breve passeggiata. Da qui il titolo del suo libro, versione «per tutti i pubblici» della sua tesi di dottorato, che propone un percorso a piedi «attraverso un parco architettonico di straordinario valore e largamente ignorato».

García-Asenjo è cresciuto a Moratalaz, a due passi da uno dei capolavori di Miguel Fisac, la chiesa parrocchiale di Santa Ana: «Non sono religioso, ma vivere all’ombra di un edificio così particolare mi ha fatto capire fin da piccolo il fascino dell’architettura moderna». La sua estetica di fabbrica ha fatto sì che per anni l’edificio della Fisac fosse considerato «una chiesa per i poveri, con i pregiudizi di classe dell’epoca: un edificio di culto di questo tipo poteva essere accettabile in un quartiere operaio, ma era comunque un sostituto del monumentalismo convenzionale che molti cristiani associavano alle chiese volute da Dio». In realtà, la chiesa parrocchiale è un esempio di applicazione all’architettura dei principi del Movimento Liturgico, «una corrente del cristianesimo di base che si proponeva di rompere la distanza tra il clero e la gente comune, recuperando così lo spirito delle prime comunità cristiane».

Parroquia de San Pedro Mártir de Alcobendas, di Miguel Fisac

Poco ornamento, molta sostanza

Anche Alba Arboix Alió, architetto, ricercatrice e docente, ha dedicato la sua tesi di dottorato (Barcelona. Esglèsies i construcció de la ciutat) all’architettura religiosa contemporanea. Nel suo caso, è stato un seminario tenuto dal professor Xavier Monteys a risvegliare il suo interesse per l’argomento. Arboix ha voluto concentrarsi sul modo in cui questi edifici dialogano con le città che li ospitano. Per l’architetto, il rifiuto di queste chiese è dovuto a due cause fondamentali: «In generale, si tratta di un’architettura semplice basata su linee rette, con pochi ornamenti e con materiali non rivestiti. Questa semplicità si scontra con ciò che l’immaginario popolare vuole che una chiesa sia» L’altra ragione ha a che fare con l’ideologia: «Nelle città più colpite dalla guerra civile spagnola, l’architettura religiosa era associata a un pensiero politico molto specifico che una parte della società rifiutava».

Arboix prende in prestito un’idea di Oriol Bohigas («autore di due chiese magnifiche e poco conosciute, il Crist Redemptor e la chiesa parrocchiale provvisoria di Sant Sebastià de Verdum») per definire in cosa consiste una buona architettura religiosa: «Una buona chiesa deve essere, prima di tutto, un buon edificio». In altre parole, deve soddisfare una serie di requisiti funzionali ed estetici. Nel XXI secolo, Arboix mette in evidenza esempi di architettura sacra belli e ben risolti, come le opere dello studio Vicens & Ramos (Ignacio Vicens Hualde e Antonio Ramos). In particolare, «la parrocchia di La Consolación, a Córdoba, quella di Santa Mónica, a Madrid, e quella di El Buen Pastor, a Ponferrada».

Negli ultimi decenni del XX secolo ha scelto edifici come la chiesa di Iesu, a San Sebastián, opera di Rafael Moneo: «È uno dei miei preferiti per l’uso della luce e per il modo in cui combina il centro geometrico con il centro spaziale dell’interno della chiesa». Inoltre, sottolinea la chiesa del Colegio Claver de Mainat, a Lleida, di Enric Comas de Mendoza, «suggestiva per il modo in cui utilizza i materiali e dirige la luce per evidenziare le sue trame», e quella di Sant Bartomeu, di Jaume Miret Mas, «per il suo rapporto con la natura, in quanto si trova ai piedi del Montjuïc e utilizza la montagna come pala d’altare dietro una grande vetrata che occupa l’intero presbiterio».

Iglesia de l’Assumpció de la Mare de Déu de Pont de Suert, di Eduardo Torroja

García-Asenjo sottolinea anche l’uso innovativo della luce per creare spazi con una certa aura come una delle caratteristiche più interessanti della moderna architettura sacra. Trova molto interessante la chiesa della Santísima Trinidad di Villalba, un’altra delle opere simbolo dello studio Vicens & Ramos. L’architetto insiste su quanto sia impoverente «il gretto rifiuto del nuovo» che impedisce di apprezzare meraviglie come la Chiesa dei Sacri Cuori. Per valutarne la bellezza e il merito, è necessario «allenare l’occhio». Lui stesso cerca di contribuire a questo apprendistato estetico con i suoi articoli sulla stampa e le sue apparizioni al programma radiofonico Julia en la Onda.

Ricardo Val ha anche rivendicato molte chiese moderne dal punto di vista della sensibilità e della conoscenza. A Barcellona, la città che conosce meglio, la recente parrocchia di Sant Francesc de Paula, in Diagonal Mar, di Guillermo Maluenda e Tom Ivars, quella di Sant Pius, di Josep Soteras, o quella di Sant Lluís Gonzaga, di Francesc Escudero. E nel resto della Spagna, «la cappella temporanea costruita a Madrid da Eduardo Delgado Orusco, esempio superlativo di architettura religiosa effimera», il già citato tempio minimalista di Iesu, opera di Moneo, la chiesa parrocchiale di Rivas Vaciamadrid, di Ignacio Vicens, «con le sue interessantissime pale d’altare moderne», e il seminario dei Padri Domenicani di Alcobendas, che è, a suo avviso, «la più interessante delle opere religiose di Miguel Fisac insieme alla chiesa parrocchiale di Santa Ana»

Architettura squisita ma non adatta a tutti i palati. Arboix sottolinea quanto le chiese facciano parte del paesaggio quotidiano delle nostre città, contribuendo a renderle riconoscibili e a dar loro una consistenza umana. «Forse il mio esempio preferito è Santa Maria de Sants, opera di Raimon Duran i Reinals, molto singolare come edificio in sé e come simbolo del quartiere, perché con la sua facciata incompleta si distingue e diventa il centro nevralgico di questa parte della città». Non c’è dubbio che alcune chiese spettrali siano piene di angeli.

Nuestra Señora de la Luz Fernández del Amo, una delle preferite dell’autore del libro «Manifiesto arquitectónico paso a paso»


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