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giovedì 28 aprile 2022

Il Vescovo Laurent Ulrich nuovo Arcivescovo di Parigi per la pace o per la guerra?

Vi proponiamo – in nostra traduzione – la lettera numero 860 pubblicata da Paix Liturgique il 26 aprile 2022, che commenta la nomina di mons. Laurent Bernard Marie Ulrich, finora Arcivescovo metropolita di Lilla, ad Arcivescovo metropolita eletto di Parigi (QUI la comunicazione della nomina).
La nomina era stata anticipata la scorsa settimana dalla stessa Paix Liturgique in un articolo ripreso da MiL (QUI), in cui descriveva il prelato «molto progressista, che tuttavia mantiene relazioni perfettamente decenti con l’ICRSP, che assicura la messa tradizionale a Lille». L’articolo continuava ponendosi il quesito su «come si comporterebbe il prelato a Parigi, se fosse nominato lì, dove le messe tradizionali sono assicurate da membri del clero diocesano», tenendo conto della politica dei suoi predecessori (tracciata dal card. Jean-Marie Lustiger), per i quali – vigente il motu proprio Summorum Pontificum – «le messe “straordinarie” erano celebrate dal clero parrocchiale nelle loro parrocchie», un quadro molto diverso dall’attuale.
Se a Parigi mons. Michel Christian Alain Aupetit aveva inizialmente i favori dei coetus tradizionali ma poi si è mostrato molto rigoroso nell’applicazione del motu proprio Traditionis custodes limitando le celebrazioni della Santa Messa tradizionale e ha lasciato un presbiterio molto diviso, a Lilla mons. Laurent Bernard Marie Ulrich, di indole progressista, ha intrattenuto ottime relazioni con l’ICRSP e non ha limitato le celebrazioni.
Che questa nomina possa essere inaspettato preludio di una pacificazione liturgica nella principale diocesi francese?

L.V.

La scottante questione liturgica che attende il nuovo Arcivescovo

La notizia è uscita: Mons. Laurent Ulrich, 71 anni a settembre, arcivescovo di Lille, dopo essere stato arcivescovo di Chambéry, diventa arcivescovo di Parigi, Mons. Aveline, arcivescovo di Marsiglia, avendo apparentemente rifiutato la posizione. Sarà «installato» a Saint-Sulpice il 24 maggio.

Quest’uomo della Borgogna è piuttosto distante e riservato come l’uomo del Nord che è diventato. Sensibile, tuttavia, e capace di mostrare empatia, questo intelligente prelato ha sempre saputo di essere destinato ad un alto ufficio. Se è stato per un periodo vicepresidente della Conferenza episcopale francese, è chiaro che si considera il suo presidente. È anche possibile che, se l’attuale pontificato è sufficientemente prolungato, possa ricevere la berretta rossa da un papa che lo apprezza.

Perché quest’uomo dall’aspetto classico, ma che non ha nulla di tradizionale, è perfettamente in linea con il pontificato bergogliano. A Lille, dove si trovava sul seggio che era occupato da Mons. Vilnet e Mons. Defois, è circondato da un clero del Nord più progressista di lui, e all’interno del quale ha dovuto gestire tre grandi casi di vizio. Ma vuole farci sapere qual è la sua linea: accogliere i migranti, essere vicino ai poveri, su cui è in competizione con Marine Le Pen. Si dice che abbia preteso che un giovane diacono che indossava l’abito talare lo abbandonasse.

Buon amministratore, gestisce con cautela, evitando i «guai», odiando il rumore e il furore, sapendo portare avanti i collaboratori come «micce».

La fine dell’era Lustiger

La sua nomina a Parigi ha segnato la fine di un’epoca. Nelle nostre Lettere 848 e 850 del febbraio 2022, abbiamo esposto le ferite e gli urti che ora colpiscono la diocesi di Parigi dopo la carbonizzazione del pontificato di Aupetit. Era chiaro, dicevamo, che questa diocesi traumatizzata stava per cambiare di mano: dopo essere stata governata e profondamente formattata dall’inizio degli anni ’80 dalla personalità del cardinale Lustiger e dei suoi successori il cardinale Vingt-Trois e il vescovo Aupetit, stava diventando molto probabile che il Papa avrebbe colto l’occasione per porre fine a questa era «clericale» e arrogante di Lustiger secondo i suoi propri criteri di giudizio. È proprio quello che sta succedendo: la sede parigina sfugge a Mons. Éric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims, presidente della Conferenza Episcopale, designato da tempo dalle fate Lustiger per continuare una linea episcopale parigina duratura quasi quanto quella della famiglia Gondi nel XVI e XVII secolo.

Il vescovo Ulrich dovrà quindi gestire la difficile eredità lasciata dal vescovo Michel Aupetit. Dovrà ristabilire la fiducia con i suoi subordinati e il suo clero: l’ex arcivescovo, uomo dal carattere difficile e fragile con i suoi subordinati, aveva visto due dei suoi vicari generali, Alexis Leproux e Benoist de Sinety, sbattere la porta e dimettersi a quattro mesi l’uno dall’altro. Questo era senza precedenti. Benoist de Sinety era partito per la diocesi di Lilla, dove il vescovo Ulrich gli aveva affidato la grande parrocchia di Lilla di Saint-Eubert.

Michel Aupetit aveva colpito da tutte le parti; a sinistra, Michel Aupetit aveva liquidato violentemente la comunità progressista di Saint-Merry. A destra, aveva gestito senza alcun dialogo il licenziamento del preside del liceo Saint-Jean-de-Passy. E ha anche ridotto la liturgia tradizionale.

Ingiustizie e violenze contro la messa tradizionale da riparare

Stranamente, l’arcivescovo Aupetit, che all’inizio del suo mandato aveva beneficiato del parere favorevole del mondo tradizionale, che apprezzava la sua coraggiosa posizione morale, lo aveva alienato interpretando pesantemente il motu proprio Traditionis custodes.

In modo violento, aveva soppresso due messe domenicali tradizionali ufficiali in due parrocchie popolari, Saint-Georges de La Villette e Notre-Dame du Travail, due parrocchie dove la liturgia tradizionale era celebrata dal parroco stesso o da un vicario parrocchiale. Allo stesso modo, aveva abolito tutta una serie di messe feriali ufficiali, in particolare quella ben frequentata di Saint-François-Xavier, dove ogni mercoledì si riuniva un grande pubblico di giovani, e quella del lunedì a Sainte-Clotilde.

Aveva anche riservato il diritto di celebrare le messe che teneva (Saint-Roch, Saint-Eugène, Sainte-Odile, ND du Lys, Sainte-Jeanne de Chantal) solo ai preti diocesani bi-ritualisti espressamente designati da lui.

In questa vicenda, Mons. Philippe Marsset, il «braccio sinistro» di Mons. Aupetit, ha avuto un ruolo molto dannoso. Philippe Marsset è noto per la sua ostilità a questa liturgia fin dai tempi del Summorum Pontificum, quando come parroco della grande parrocchia di Saint-Pierre-de-Montrouge nel 14º arrondissement, cercò di ridurre in un ghetto il grande gruppo che chiedeva la celebrazione di una messa. E dalla partenza del vescovo Aupetit, ha mantenuto la linea di rifiutare qualsiasi sistemazione a Sainte-Clotilde, ND du Travail e Saint-François-Xavier.

Queste ingiustizie incomprensibili hanno scatenato proteste che sono ancora in corso:
- il mercoledì alle 17, un rosario recitato nella chiesa di Saint Georges de La Villette;
- il mercoledì alle 19:15, un rosario itinerante che parte da Saint François Xavier e va a N.D. du Lys;
- la domenica alle 18, un rosario davanti a Notre Dame du Travail;
- e il lunedì, martedì e giovedì dalle 13 alle 14, una presenza dei guardiani davanti agli uffici dell’arcivescovado, rue du Cloître-Notre-Dame.

Queste manifestazioni si aggiungono a quella «celebrata» ogni sabato da mezzogiorno alle 12:45, davanti alla Nunziatura Apostolica, avenue du Président-Wilson.

Aspettando la pacificazione liturgica

A Lille, il vescovo Ulrich, dopo un periodo di fredda distanza, ha scongelato le sue relazioni con l’ICRSP che serve la chiesa di Saint-Etienne a Lille e la cappella di ND de Fatima a La Chapelle d’Armentières.

Quando è nata la Traditionis custodes, il vescovo Ulrich (e soprattutto il suo consiglio) voleva ridurre il numero di messe tradizionali celebrate in questi luoghi. Ne sono seguite delle trattative, in cui P. de Sinety, nella cui parrocchia si trova Saint-Etienne, ha avuto un ruolo importante come facilitatore. E infine, il vescovo Ulrich ha fatto una dichiarazione che non è cambiato nulla…

Non è impossibile che Benoist de Sinety torni a Parigi per assistere il nuovo arcivescovo nella sua difficile missione di riconciliazione. In particolare, la riconciliazione e la pace con i fedeli della liturgia tradizionale, che sono molto numerosi a Parigi e che, in un certo senso, lo aspettano con il fiato sospeso, non solo nei luoghi dove le messe sono state soppresse, ma anche sulla questione dei sacramenti diversi dalla messa, cioè essenzialmente la questione scottante della celebrazione della cresima nel rito tradizionale.

Le aspettative di questa parte viva e attiva del gregge parigino saranno soddisfatte? In ogni caso, è pronto a far sentire la sua voce.

3 commenti:

  1. Da quanto in quà l'Arcivescovo di Parigi è anche Primate di Francia?

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  2. Perché la pace liturgica ci può stare tra persone che sono in pace. Il mondo tradizionalista è sempre in guerra, non capisce che soprattutto a livello USA vi è una contaminazione ideologica protestante e capitalista e punta ad un modello di Chiesa cattolica che non solo è snaturata ma che non è mai esistita. O meglio, dal 1500 in poi con la contaminazione luterana un certo fanatismo nella Riforma è entrato. Soprattutto sarebbe molto interessante capire l' intreccio tra capitalismo, protestantesimo e maschilismo. Nel Medioevo vi era tutta un'altra situazione. Leggete i libri della Federici, soprattutto "Caccia alle streghe, guerra alle donne". Mi meraviglio delle donne tradizionaliste che non si rendono conto quanto male fanno al vero vangelo e alla vera visione dell'uomo e della donna in Cristo. Ma la colpa è degli uomini che le coinvolgono

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    1. Il fumo delle "erbe" fa male caro Anonimo del 28 aprile

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