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venerdì 18 marzo 2022

“Alla Messa in latino non si capisce niente”. Ecco cosa rispondere alle solite tiritere degli ignoranti

Magistrale risposta di un sacerdote ad un lettore che sul profilo nostro Facebook di MiL si stupiva ironico, o meglio, si dichiarava rattristato dalle dichiarazioni di don Spataro le quali rassicurano i fedeli “neofiti” e assicurano loro che si può fruttuosamente assistere alla S. Messa in rito antico anche senza sapere il latino (qui il post in 
questione).
Per il lettore, dalla spiccata
 originalità, i fedeli tradizionalisti starebbero a guardare senza capire nulla della Parola di Dio (e sì, perché,  della  Messa, la parte fondamentale é la Parola di Dio, e comunque é necessario “intelligere” ogni singola parola…)

 Ecco l’illuminata riflessione (ormai cancellata): 

Non è affatto necessario conoscere il latino per una partecipazione consapevole" la dice tutta Che tristezza. Certo, se si ha il messalino con la traduzione non è necessario conoscerlo, ma che tristezza l'idea di stare a guardare mentre leggono la Parola di Dio senza capire nulla. Per tanto così si potrebbe andare alle liturgie ortodosse, che sono anche più belle, io ci ho provato ma essendo in romeno o russo non ci capivo nulla”

Stavamo per rispondere a tono a questo ennesimo, sterile, ignorante e spocchioso commento anti-liturgia tradizionale ma ecco che la nostra attenzione è caduta su una replica scritta da un altro lettore. E siccome meglio non avremmo saputo dire, ci siamo astenuti dall’infierire oltre.
A questo commento, ha provveduto a rispondere magistralmente un sacerdote, con una sintesi efficace di chi sia il fedele “tradizionalista” (che non é un mero spettatore inebetito innanzi ad una cosa che non capisce), di cosa sia la Messa antica e del perché si riesca a parteciparvi con profitto spirituale ed edificazione dell’anima pur non conoscendo il latino (come fu per miliardi di cattolici in 2000 anni!). Ma  è anche una triste e cruda spiegazione del perché oggi le chiese siano vuote. 

Abbiamo quindi  voluto offrirla al nostro ben più ampio pubblico del blog. 

Carissimo Anonimo! 
I fedeli che frequentano la Liturgia di sempre conoscono le cerimonie ed il significato dei vari momenti! Capiscono il significato della posizione di tutti, clero e popolo ad orientem, verso il sole che sorge Gesù Cristo Salvatore!! Tutti hanno il proprio messalino bilingue, ed ovunque si celebri la Liturgia dei secoli, gli organizzatori forniscono il foglio bilingue della celebrazione. 
Inoltre la Messa antica è chiaramente divisa in compartimenti e se ne riconosce la struttura: preghiere ai piedi dell’altare, doppio confiteor del celebrante e dei ministri, parte didattica (le letture), lettura in volgare del Vangelo del giorno e relativa predica, parte sacrificale (offertorio e consacrazione), comunione del celebrante, rito della comunione per il popolo con il suo confiteor e l’indulgenza, benedizione ed ultimo Vangelo. 
Nessuno “sta a guardare” ma si sta a contemplare! Il tutto aiutato dal canto gregoriano, polifonico, popolare e dal suono dell’organo, e dai paramenti, dall’incenso, dalla pompa esteriore (che aiuta la sfera interiore dei fedeli) e dalla molteplicità dei sacri ministri ognuno con il proprio compito! Se tutto questo ha santificato milioni di persone per secoli perché non andrebbe bene oggi???? Perché non abbiamo fede!!! Il Clero per primo: quante messe celebrate con sciatteria! Quante messe invalide per le invenzioni dei preti che addirittura improvvisano le Auguste Parole della Consacrazione!! Quanti altaracci verso il popolo che stravolgono l’architettura di maestosi Templi di Dio!! Si compri il libro del padre Spataro SDB e studi… guardi qualche celebrazione solenne in internet e finalmente capirà la differenza tra stare a guardare e contemplare!!! 

il commento del canonico al lettore stolto conclude con questa promessa, questa esortazione, questa professione  di  fede: 

nemmeno le bombe ci strapperanno dal Divino Sacrificio se avremo fede” 

e il sacerdote pubblica il link di questo magnifico video tratto dal film “El frente infinito” (1959, di Pedro Lazaga, ne avevamo già parlato qui) in cui si vede un giovane ma pio cappellano militare che avendo già iniziato il canone non interrompe la Messa nemmeno sotto alle bombe che cadono attorno all’altare da campo e i soldati / fedeli si siano dispersi per salvarsi. 

Inoltre aggiunge:

“Chi si avvicina alla Messa tradizionale poi si appassiona, si incuriosisce, si interessa, vuole sapere il perché di gesti e simboli, e va a studiare il Catechismo di San Pio X ed i libri di devozione… con la Messa di sempre si scopre la Religione Cattolica di sempre e per intero!!!”

Nemmeno le bombe, se avremo fede. 

Roberto 





10 commenti:

  1. La "Magistrale risposta del canonico mons. Paolo Piccoli", come viene definita, contiene i soliti luoghi comuni da cui dovrebbe prendere le distanze soprattutto chi ritiene attingere alla Tradizione.
    Si parla di "Messa di sempre" ma in realtà si intende la Messa tridentina, vecchia di quattro secoli ma non "di sempre".
    Gesù non ha celebrato in latino l'ultima cena, le antiche anafore sono in greco, la celebrazione che descrive Giustino non è rimata dal cerimoniale romano e la Chiesa ha avuto per secoli riti e tradizioni liturgiche diverse.
    Far passare la Messa tridentina, che certo ha una sua dignità, come la "Messa di sempre" e quindi intoccabile se non è malafede è comunque un errore.

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    1. Il Messale di Pio V non è altro che il Messale in uso già da alcuni secoli presso la Curia romana, a sua volta figlio dell'antica liturgia romana. Quindi è ben più antico di 4 secoli, tenendo conto che la gran parte delle orazioni erano già in uso nel primo millennio

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    2. Meno male che reputa luoghi comuni quelli del canonico…Oltre all’ ignoranza, qui c’è malafede, signor ‘anonimo’.

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  2. A parte che molte persone non capiscono neanche i concetti relativi alle frasi del novus ordo, ma ciò che è importante è che davanti al Sacro occorre sentire, non bisogna "capire". (E questo vale anche al di fuori della Santa Messa: il Signore ci chiede di seguirlo, non di capirlo).

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  3. Tutto giusto, peccato che il presupposto da cui partire sarebbe la "comprensione del testo", quella che una volta insegnavano alle scuole medie. Infatti, sarebbe bastato leggere il commento del lettore (cioè il sottoscritto🙂) senza farsi prendere dai "sacri furori", per capire che la sua critica era rivolta non alla liturgia tradizionale, ma alla frase "non è necessario conoscere il latino", aggiungendo che ciò è vero, se si dispone della traduzione. Nel commento non c'è scritto che i fedeli tradizionali stanno a guardare inebetiti senza capire niente, quella è una cosa che avete visto voi, forse spinti dalla voglia di trovare qualcuno da gettare nella massa dei reprobi dannati; c'è solo una critica alla frase sulla conoscenza del latino come non necessaria per una piena partecipazione. E il canonico infatti risponde che i fedeli hanno il messalino o il foglietto dato di volta in volta dagli organizzatori con le traduzioni e ricorda che il Vangelo è letto anche in lingua corrente: dunque, il canonico dà ragione al commentatore, perché se si potesse assistere tranquillamente anche senza conoscere il latino, non ci sarebbe bisogno di avere in mano le traduzioni o leggere il Vangelo in Volgare. Nessuno ha scritto che i fedeli che assistono alla messa tridentina stiano a guardare senza capire nulla: ma io, pur avendo studiato al liceo classico, mi sono trovato ad assistere alla messa in latino senza foglietti o messalini, e capivo poco o niente di ciò che veniva detto, quasi come se assistessi a una messa in lingua straniera, capivo qualcosa del vangelo ricordandolo dall'italiano. Poi è chiaro che se si hanno le traduzioni non è necessario conoscere il latino, ma allora lo stesso discorso vale per la liturgia mozarabica o siro-malabarese o caldea. Io mi sono concentrato sulla frase "non è necessario conoscere il latino per una partecipazione consapevole", dando per scontato che l'Autore volesse dire che si può assistere anche senza capire nulla di ciò che viene detto: ma forse non è questo che egli voleva dire, in una breve intervista è difficile spiegarsi bene e può anche darsi che i giornalisti fraintendano nel riportarne le parole, può darsi che anch'io l'abbia equivocato. Certo che se "non è necessario conoscere il latino" vuol dire che non è necessario perché ci sono le traduzioni, allora quella è una banalità, che non vale neanche la pena di discutere: lo stesso discorso può valere per il russo, il greco, l'arabo. In quel senso, anche la conoscenza del russo non è necessaria per ascoltare le letture della Divina Liturgia ortodossa, se si ha il foglietto con la traduzione. Uno dei motivi che portate contro il Novus Ordo è che un viaggiatore all'estero non può seguire la Messa perché è in un'altra lingua: ma allora, lo stesso discorso del latino si può fare per le altre lingue: anche conoscere l'inglese, lo spagnolo o lo zulù non è necessario, con lo smartphone si fa presto a trovare la traduzione dei brani letti, visto che il calendario liturgico è uguale in tutto il mondo, a parte qualche ricorrenza di santi locali. E comunque il discorso del latino è molto secondario, visto che in latino è anche la Messa di Paolo VI, quindi il vostro problema non è certo la lingua. Poi è chiaro che al giorno d'oggi, i frequentatori della Messa in latino sono preparati con messalini e quant'altro e capiscono ciò che si celebra, nessuno lo ha negato: siete voi che avete letto nel commento delle cose che non ci sono. Resta il fatto che, senza traduzioni, la comprensione delle letture sarebbe assai problematica per chi non abbia conoscenza del latino, soprattutto per le persone di lingua non neo-latina: per un italiano può essere relativamente semplice ascoltare un testo in latino e comprenderlo, per un giapponese magari è più difficile se non impossibile. (Continua...)

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  4. Per fare un discorso un po' più di ambito liturgico che non quello banale delle traduzioni (è ovvio che col messalino bilingue diventa ininfluente la conoscenza del latino), si può discutere sul fatto che si possa partecipare fruttuosamente e attivamente alla Messa, anche senza capire ciò che si dice (qualora non ci sia la traduzione), per esempio recitando il rosario per conto proprio: certo che si può fare, lo si è fatto per secoli; io ho visto qualcuno farlo anche durante la Messa in italiano, niente di male, anzi, io mi arrabbiavo quando vedevo qualche prete prendersela con la vecchietta che sgranava il rosario durante la Messa, perché ognuno deve vivere come vuole la propria spiritualità, se gli fa bene. Una volta non c'erano i microfoni e nelle chiese, soprattutto se grandi, il popolo non poteva ascoltare ciò che si diceva in presbiterio; partecipava con le proprie devozioni silenziose al rito e il campanello segnalava il momento della Consacrazione; a parte la predica dal pulpito, che fino a Trento era facoltativa, la catechesi sulla Bibbia era prevista in altri momenti, fuori dalla Messa (poi anche lì il discorso sarebbe lungo, l'accesso dei fedeli alle Scritture è avvenuto in epoche relativamente recenti, per vari motivi): bene, tutto bello, tutto giusto, generazioni di santi sono cresciute così. Tuttavia c'è stato un evento, che a voi non piace ma da cui, purtroppo per voi, non si può prescindere, che si chiama Concilio Vaticano II con la successiva riforma liturgica, secondo la quale il popolo dovrebbe nutrirsi in abbondanza, durante la Messa, anche della Parola di Dio, oltre che dell'Eucaristia: per questo, ho avuto l'ardire di osservare che le letture in lingua corrente dovrebbero favorire di più la partecipazione che non se proclamate in una lingua sconosciuta: ma è ovvio che se esse sono tradotte, il problema non esiste, né per il latino né per lo svedese o lo swahili. Prima di partire lancia in resta a dare patenti di ignoranza a chi non si conosce, sarebbe bene cercare di capire cosa c'è scritto in un semplice commento facebook, che non è il luogo adatto per impostare disputationes teologico-liturgiche sul modello Scolastico-medievale, né per fare trattati di Liturgia. In quattro righe di commento è difficile esprimere compiutamente un pensiero, forse anche in un articoletto di giornale. Mi spiace se sono stato frainteso, dando l'impressione di ritenere non preparati i partecipanti alla Messa Tradizionale, ma ciò nel commento non c'era affatto scritto: c'era solo scritto che, come è accaduto a me, è difficile capire ciò che viene detto in latino in presbiterio, se non si ha la traduzione. L'autore di quel famigerato commento, lungi dall'essere ignorante in materia liturgica, ha un pregresso di studi in seminario e di frequentazione a liturgie moderne e tradizionali e sa bene le varie parti di cui si compone la Messa, conosce bene la bellezza dell'organo e degli incensi e conosce la sciatteria di certe celebrazioni Novus Ordo, così come ha visto su internet recitare alla carlona delle Messe tridentine, col prete che incespicava più volte nel leggere l'epistola e il vangelo, per la fretta di sbrigare la pratica. Vi dico perfino una cosa che vi sorprenderà: io fui molto contento quando uscì il Summorum Pontificum, (salvo ricredermi quando ho visto che la Messa tridentina veniva usata come bandiera contro il Concilio Vaticano II), so cantare la Missa de Angelis da quand'ero bambino e a Natale ho seguito sul web la celebrazione di Guido Marini per sentirla cantare, perché nella mia parrocchia non si canta più da molto tempo. Così come mi piacciono la Missa Lux et Origo, la Missa cum Iubilo e le altre del Kyriale, le litanie dei santi in latino, il Veni Creator, il Veni Sancte Spiritus, il Regina Coeli, il Tota pulchra ecc. (Continua...)

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  5. Prima di lanciarsi in insulti nei confronti di chi non si conosce, forse sarebbe bene accertarsi prima di avere ben compreso cosa voleva dire, soprattutto in un contesto come facebook che non si presta ad articolati ragionamenti: chi il latino e il greco li ha studiati davvero, ha una forma mentis per cui sa che la realtà è sfaccettata, non si divide in bianco e nero, buoni e cattivi: se uno si permette di fare un commento, senza insultare nessuno, per dire che senza conoscere il latino è difficile capire dal solo ascolto una lettura di Paolo (anche in italiano il significato delle letture è comunque a volte difficili da comprendere, se non si ha un commentario biblico), non vuol dire che egli sia uno schifoso modernista e che si debba correre a raccogliere la legna per accendere il rogo sulla pubblica piazza: esiste anche una cosa che si chiama dialogo, il parlare tra persone civili, senza insultare chi non si conosce. Poi, sulla preparazione di quelli che danno dell'ignorante agli altri, ma lasciamo stare; basti solo dire che c'è un'associazione di fedeli della messa in latino, che ha scelto di chiamarsi con un nome latino sbagliato: ha unito un sostantivo neutro con un aggettivo maschile: va bene non conoscere il latino per partecipare alla Messa, ma almeno saper mettere insieme due parole quando si decide come chiamarsi dovrebbe essere il minimo: ho chiesto loro spiegazioni, caso mai fossi io ad aver dimenticato la grammatica, ma non mi hanno risposto. Comunque, sarebbe una bella cosa che le persone che si dicono cristiane imparassero a parlarsi tra loro senza farsi prendere da sacri furori, dalla fregola di lanciare pietre, di imbastire gogne pubbliche, di additare al pubblico ludibrio, ma seguendo le parole di san Paolo che si dovrebbero ascoltare durante la Messa, in qualunque lingua siano proclamate: i frutti dello Spirito non sono astio e rancore, ma amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Comunque mi spiace di avervi offeso senza volerlo e per questo vi chiedo scusa.Pace e bene.

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  6. Ho una domanda. Che cosa c'è da capire in una religione fondata sul mistero della Trinità? Molto, certo, ma il nocciolo, la Trinità appunto, ci sfuggirà sempre. Detto questo, vorrei ricordare che in alcuni piccoli paesi delle montagne italiane esistono ancora tradizioni non dimenticate e legate al latino liturgico, con cori che in certe occasioni le rispolverano. A Gurro ad esempio, in Valle Cannobina (collega il Lago Maggiore a Domodossola) c'è il Messone, come lì lo chiamano, una Messa cantata con organo coro maschile e femminile, tutta in latino. Pochi dei cantori hanno mai sudato sul rosa rosae e per quasi tutti è una lingua ignota, ma estremamente familiare, capita nel suo significato complessivo, che è quello della tradizione. Sicuramente il Messone viene cantato ogni anno, seconda o terza domenica di luglio, e attira molti da tutta l'area. Tradizioni simili esistono anche altrove, ne conoscevo una in Liguria, in Valtrebbia, ma credo proprio sia andata persa. Non così a Gurro, e altrove. Ora, la Messa è Messa in qualsiasi lingua. Ciò non toglie che per noi la tradizione era e resta il latino. Con contorsioni intellettuali molto curiose e sottoscritte dallo stesso Pontefice nel suo motu proprio TC, ora si vuole far credere che la vera tradizione sia quella a firma Annibale Bugnini, l'arcivescovo che si considerava (ed era) il padre della nuova liturgia e fu alla fine esiliato in Iran, ma ormai la frittata era fatta. Sarebbe tradizione qualcosa concepito attorno al 1970 e non sarebbe tradizione qualcosa che risale,legalmente, alla seconda metà del 1500 e, di fatto, risale anche a mille anni prima. Concludo: la riforma liturgica post Vaticano II andava fatta, basata come si legge nella Sacrosantum Concilium su più lingua volgare e mantenimento del latino nella parte centrale. Perché? La risposta migliore l'aveva già data Giovanni XXIII nella sua Veterum Sapientia, e nella allocuzione del gennaio 1962 al sinodo del clero di Roma, due documenti che in troppi hanno fatto e fanno finta di ignorare. Si può sintetizzare, in modo estremo, così: il latino è storia e tradizione, è la lingua madre, la tradizione è una forza, e per il bene della Chiesa è saggio onorarlo e mantenerlo, accanto all'indispensabile volgare. Si è scelta invece la guerra al latino (e al gregoriano) in nome del"nuovo" che surclassa il "vecchio". E così le chiese si riempiranno ancora, diceva il cardinal Lercaro facendo sue le tesi radicali di Giuseppe Dossetti, l'uomo che riuscì a fare alla Chiesa, per eccesso di zelo, i danni che non gli riuscì di fare alla politica italiana. Non ci resta che George Brassens: Ils ne savent pas ce qu'ils perdent, tous ces fichus calotins, sans le latin, sans le latin.

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  7. La mia mamma aveva fatto la terza elementare ed andava alla "messa prima" tutte le domeniche e le altre feste comandate.Perchè immaginare che lei e tantissime altre non capissero niente? Invece capivano semplicemente quello che c'era da capire.Il resto è un mistero che in questa vita non possiamo spiegarci.

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  8. Tutto nasce dall'aver fatto tabula rasa in questi 50 anni.
    Io ricordo di aver inviato a servire messa da bambino.imparando anche i dialoghi in latino.
    Non servono certo anni ma dopo solo qualche settimana o mese si associa spontaneamente il significato nella propria lingua con le espressioni in latino con un arricchimento anche per le persone più semplici. Mia zia citava spesso l'inizio di un salmo o una preghiera come Anima Christi...e un africano o un giapponese potrebbero partecipare tranquillamente ad una messa in latino e noi viceversa in Africa o Giappone

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AVVISO AI LETTORI: Visto il continuo infiltrarsi di lettori "ostili" che si divertono solo a scrivere "insulti" e a fare polemiche inutili, AVVISIAMO CHE ORA NON SARANNO PIU' PUBBLICATI COMMENTI INFANTILI o PEDANTI. Continueremo certamente a pubblicare le critiche ma solo quelle serie, costruttive e rispettose.
La Redazione