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sabato 19 febbraio 2022

La Pachamama e il coronavirus. Dio ci ha abbandonati per idolatria?


Una interessante analisi segnalata e tradotta dall'amico Maurizio, che ringraziamo di cuore.
QUI i molti post di MiL sulla diabolica Pachamama.
Luigi

La Pachamama ha fatto questo1

di Eric Sammons (Caporedattore del portale online Crisis Magazine)
Articolo comparso su Crisis Magazine il 17-2-2022

Quando, un giorno, si racconterà la storia del Covid, gli storici speculeranno tanto sulla causa del virus quanto sul modo in cui il mondo l’ha affrontata. Sicuramente si menzionerà la tracotanza di chi si mette a giocare con la natura nei nostri laboratori. Molti storici probabilmente enfatizzeranno le implicazioni sociologiche della paura su vasta scala. E ovviamente non si potrà ignorare il montante autoritarismo che ha trovato una scintilla perché ne venisse accesa la miccia.
Tuttavia, quella che credo sia la causa principale molto probabilmente rimarrà occultata: la Pachamama.
Sì, avete letto bene: sono convinto che la pandemia di Covid e il modo raccapricciante in cui è stato fronteggiata siano una conseguenza diretta della venerazione da parte di prelati, sacerdoti e laici di questo idolo pagano in Vaticano. Nell’ottobre del 2019 un falso idolo è stato introdotto nel cuore della Chiesa cattolica e subito dopo, sulla Terra, si è scatenato l’inferno.
I vescovi di tutto il mondo hanno chiuso a chiave le porte delle nostre chiese. Ai moribondi sono stati negati i sacramenti. I cattolici non riuscivano a trovare sacerdoti disposti ad ascoltare le Confessioni. I governi hanno costretto i cittadini al lockdown. I bambini sono stati forzati a indossare delle maschere per molte ore ogni giorno. I non vaccinati sono stati trattati come lebbrosi. Al tratto di penna di un governatore, i proprietari di piccole imprese hanno perso il lavoro cui avevano dedicato tutta una vita.

Tutto questo sarebbe accaduto se la Pachamama fosse stata tenuta alla larga da Roma? Io penso di no. Le giustificazioni addotte per quell’incidente sono state piuttosto deboli. Prima ci fu raccontato che quella statua rappresentava la Vergine Maria, una presunta «Nostra Signora dell’Amazzonia», poi che in realtà si trattava della Pachamama, ma che non era stata venerata come un idolo, che si era trattatosi un atto di inculturazione. Qualche cattolico più ingenuo di altri ci sarà forse cascato. Ma a Dio non la si fa.

Ora, mi rendo conto che gettare la colpa sulla Pachamama per l’avvento del Covid suona come una sciocchezza agli orecchi delle persone moderne e sofisticate. Dopotutto, le persone con un master in teologia non dovrebbero pensarla in questo modo. Dovremmo piuttosto comprendere che Dio è un Dio amorevole e il mondo non funziona in modi così semplicistici. Ora che abbiamo una comprensione scientifica del mondo, sappiamo che il riunirsi di uno sparuto gruppo di persone attorno a un piccolo oggetto di legno non possa avere un impatto sul resto del mondo, giusto?

Gli antichi ebrei avrebbero certamente deriso il nostro scetticismo. Anche una lettura solo superficiale dell'Antico Testamento mostra che gli antichi israeliti (o almeno gli autori sacri) ravvisavano un collegamento diretto tra l’infedeltà (in particolare l’idolatria) e i problemi del mondo. E, al contrario, quando gli israeliti si dimostravano fedeli, la prosperità terrena seguiva a ruota.

Non sto alludendo a un «proto-Vangelo della Prosperità» secondo il quale se preghi molto ti metti in condizione per ricevere miracolosamente un milione di dollari, e se invece dici una bugia sul posto di lavoro verrai improvvisamente colpito da un cancro. Sto solo riportando quanto gli israeliti credevano: ove il popolo di Dio Lo avesse disconosciuto in quel modo palese e drammatico che è l’idolatria, Egli avrebbe potuto tranquillamente smettere di concedere loro la propria protezione. Cerchiamo di tenere a bada il Marcione che è in noi e il pensiero che tali credenze andrebbero rigettate dopo la venuta di Cristo: ai Romani, san Paolo dice Dio abbandona «all’impurità» coloro che «hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili» (Rm 1,23-24). E, ancor più specificamente, afferma che « l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia» (Rm 1,18). Sicché, l’ira di Dio non si è dileguata dopo la Resurrezione.

Molti cattolici oggi si rifiutano di associare eventi terribili al peccato, a meno che non siano direttamente collegati, come nel caso di un uomo che uccide la moglie. Dopotutto, Cristo ha chiarito che l’essere nati con un’imperfezione fisica, come la cecità, non è correlato ai peccati del soggetto o di uno dei suoi genitori: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio» (Gv 9,2-3). In altre parole, Dio non punisce l'uomo con la cecità perché lui o i suoi genitori hanno fatto qualcosa di sbagliato.

Tuttavia, le persone spesso interpretano male le parole di Cristo, concludendo da quelle che i nostri peccati non possano causare l’accadimento di brutte cose non strettamente correlate. Non è questo il significato da dare alle parole di Nostro Signore. Egli chiarisce che, sebbene i difetti di natura facciano parte di questo mondo decaduto, i nostri specifici peccati non sono la causa di specifiche disabilità naturali come la cecità o la sordità. Ma ciò non comporta che eventi negativi di grande portata non possano essere correlati ai nostri peccati sociali.

Ai nostri giorni, molti di noi percepiscono Dio come un padre oltremodo indulgente, che – quando pecchiamo – si volta dall’altra parte. Non è questo il Dio della Bibbia. Certo, il Dio vero è sempre pronto a perdonare le nostre trasgressioni quando ci rivolgiamo a Lui, ma di certo non ci mette al riparo dalle conseguenze negative delle nostre azioni. Il padre del figliuol prodigo non impedisce che questi si avvoltoli con i porci, giacché proprio questo consentirà a quello di riconoscere i propri peccati. E quale sarebbe questa connessione tra i nostri peccati sociali e i mali che accadono nel mondo?

Come san Paolo suggerisce, Dio può ritirare la propria protezione quando Lo rifiutiamo, e spesso lo fa. Le Sacre Scritture sono chiare su questo punto: il modo peggiore per rifiutarLo è scegliere l’idolatria. Se il Comandamento di non avere altro Dio all’infuori di Lui è il primo, c’è una ragione: vuol dire che è il più importante. L’idolatria è il rifiuto di Dio nella sua forma suprema e, come abbiamo notato, Dio non si fa prendere in giro.

Forse Dio non avrebbe permesso che il virus del Covid sfuggisse da un laboratorio di Wuhan; forse avrebbe consentito ai leader di governo di riconoscere e promuovere terapie precoci anti-Covid che sono state invece vietate. Forse Dio avrebbe potuto far meglio cogliere ai vertici della Chiesa quale devastazione spirituale avrebbe causato una reazione ispirata dallo spavento e avrebbe infuso loro coraggio. Forse, forse, forse…

Dio rifiuta la sua protezione non per ira dispettosa, ma per senso di misericordia. Quando diventiamo così arroganti e indisciplinati da gingillarci con l’idolatria nei nostri luoghi più sacri, abbiamo bisogno di essere mortificati. Abbiamo bisogno di vedere com'è il mondo quando seguiamo falsi dèi piuttosto che il vero Dio. Ed ecco com'è: dolore, disperazione, sofferenza e desolazione spirituale. Leader religiosi che ci abbandonano e leader politici che ci odiano. Questa è la naturale conseguenza dell'idolatria.

Mettere il male compiuto in nome del Covid negli ultimi due anni ai piedi della Pachamama non discolpa coloro che hanno compiuto quel male. Le persone continuano a essere responsabili per i loro peccati e hanno il libero arbitrio per scegliere il bene invece del male. Ma non si può escludere che le grazie necessarie per prevenire il male su vasta scala ci siano state negate in modo che potessimo essere umiliati e riconoscere il nostro disperato bisogno di Dio.

Quindi cosa possiamo fare? Come possiamo uscire da questo pasticcio che abbiamo creato? «Risarcimento» è la parola. I cattolici devono riparare i peccati di idolatria, in particolare la venerazione della Pachamama. Devono farlo i singoli laici cattolici e il clero. Ma questa riparazione dev’essere soprattutto compiuta dai nostri vescovi – e dal nostro Papa. Chiediamo perdono per aver deriso Dio. Imploriamo pietà. Preghiera, penitenza. Vestiamoci di sacco e cospargiamoci cenere: questa è la via da seguire per un popolo peccatore e idolatra.

E allora forse – dico «forse» – Dio permetterà che la follia del Covid finisca, una volta per tutte.


1 Cfr. Mt 13,28: «Un Nemico ha fatto questo» [N.d.R.]

4 commenti:

  1. L'idolatria può forse nascere perché invece di adorare un solo e unico Dio si adora un Dio in tre persone distinte e uguali?

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    1. Non capisco cosa si attende a cancellare un intervento eretico e blasfemo come quello postato da "Prudente".
      Il Catechismo della Chiesa Cattolica nel Capitolo 256 insegna: Ai catecumeni di Costantinopoli san Gregorio Nazianzeno, detto anche « il Teologo », consegna questa sintesi della fede trinitaria:

      « Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso deposito, per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire, che mi rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i piaceri: intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi immergerò nell'acqua e da essa vi trarrò. Ve la dono, questa professione, come compagna e patrona di tutta la vostra vita. Vi do una sola divinità e potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa [...]. Di tre infiniti è l'infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero [...]. Dio le tre Persone considerate insieme [...]. Ho appena incominciato a pensare all'Unità ed eccomi immerso nello splendore della Trinità. Ho appena incominciato a pensare alla Trinità ed ecco che l'Unità mi sazia... ». 316

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    2. Assolutamente no, perché adorare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non significa adorare tre dei, ma l'Unità d'essere, di vita e di amore che è in Dio e che è Dio. Tra l'altro in Dio non c'è né quantità, né numero, per cui se a qualcuno potrebbe apparire assurdo affermare la trinità delle persone nell'unità della sostanza, sarebbe parimenti illogico sostenere che Dio è uno solo, dato che da Aristotele in poi la speculazione metafisica pensa a Dio come a un Atto puro, privo di determinazioni. Certamente Dio è uno solo, in quanto una sola è la sostanza divina, ma non si può pensare a questa Unità secondo categorie aritmetiche. Inoltre, l'affermazione giovannea "Deus caritas est" (1Gv 4,16) contrasta con l'idea di una monade divina, rinchiusa nella propria beata solitudine; piuttosto, essa suggerisce che l'Unità in Dio è fondata sulla unicità delle singole persone divine, che esistono non in quanto tali, ma definiscono la propria esistenza nella mutua interazione (l'una per l'altra), e nella reciproca immanenza senza confusione (l'una nell'altra).

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  2. Quando ero giovane si diceva che le bestemmie erano gravi offese a Dio, oggi dovremmo dire che lo sono articoli e pensieri come quello che si legge sopra e nel link in inglese...e lo sono in maniera ancora più terribile.

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