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venerdì 11 febbraio 2022

La Messa mai proibita: 1978-1988, dieci anni cruciali per la Santa Messa tradizionale #traditioniscustodes

Vi proponiamo – in nostra traduzione – la lettera numero 847 pubblicata da Paix Liturgique il 4 febbraio 2022, in cui si ricostruiscono accuratamente gli eventi che in dieci anni – tra il 1978 ed il 1988 – contribuirono a mantenere l’attenzione sulla celebrazione della Santa Messa tradizionale, confermando la sua validità anche dopo l’entrata in vigore del Missale Romanum di san Paolo VI. Protagonista ne fu l’allora cardinale Joseph Ratzinger. A futura memoria.

L.V.


L’elezione di Giovanni Paolo II nel 1978 segnò una svolta nel tentativo di riprendere il controllo del corso postconciliare, anche se fu estremamente timido*. Il 18 novembre 1978, un mese dopo la sua elezione, su iniziativa del cardinale Siri, Giovanni Paolo II ricevette l’arcivescovo Lefebvre alla presenza del cardinale Seper.

1981: Il cardinale Ratzinger si occupa della questione liturgica

Il cambiamento di direzione che seguì fu in gran parte dovuto al fatto che Giovanni Paolo II chiamò a Roma nel 1981 l’arcivescovo di Monaco, il cardinale Ratzinger, e gli affidò la posizione di fiducia per eccellenza in questi tempi di grande confusione dottrinale, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. L’Intervista sulla fede, che il Cardinale pubblicò nel 1985, esponeva il suo pensiero in campo teologico e disciplinare, sintetizzato dalla parola «restaurazione», che spiegava chiaramente deve essere intesa in un quadro conciliare e non con una finalità involutiva. In ogni caso, non espressamente involutivo.

D’altra parte, sulle questioni liturgiche, la prospettiva di un certo ritorno al passato era chiaramente nella mente del cardinale. Vale la pena notare che Joseph Ratzinger, ex esperto del cardinale Frings, arcivescovo di Colonia, una delle figure di spicco della maggioranza conciliare, aveva lanciato il suo primo allarme liturgico in una conferenza a Münster nel 1966, dove allora era professore, e poi un’altra a Bamberg, al Katholikentag (il raduno dei cattolici tedeschi organizzato ogni due anni), lo stesso anno. Attaccava il «nuovo ritualismo» degli esperti di liturgia, che stavano sostituendo i vecchi modi con la fabbricazione di «forme» e «strutture» sospette, come il servizio obbligatorio faccia a faccia. Per la prima volta nella sua vita, l’ex esperto della maggioranza al Vaticano II fu chiamato «conservatore» (dal cardinale Döpfner). Alla fine del 1966 fu nominato professore alla Scuola Cattolica dell’Università di Tubinga, dove fu testimone del maggio ’68 tedesco, cioè della marxizzazione di un’università (Ernst Bloch dominava il corpo docente), la cui Scuola Cattolica aveva ampiamente integrato la teologia demitologizzante di Bultmann.

Nel 1969 accettò un posto come professore di teologia dogmatica e storia del dogma a Regensburg, nello stesso tempo in cui fu nominato nella Commissione Teologica Internazionale. Fu anche a Ratisbona che conobbe lo storico liturgico Klaus Gamber, che rimase fedele alla messa tradizionale. Lì, sulle rive del Danubio, lo attendeva un nuovo shock dopo la prima tappa della riforma e la rivoluzione del 1968: il completamento dello sconvolgimento liturgico. Anche se era d’accordo con molti aspetti della riforma, trovava la sua radicalità insopportabile, e il suo giudizio negativo fu rafforzato dalle lunghe conversazioni con il suo collega Gamber durante le sue passeggiate quotidiane. «Il vecchio edificio è stato distrutto per costruirne uno nuovo», ha scritto più tardi.

Fu a questo punto che si cristallizzò il complesso pensiero di Joseph Ratzinger in materia liturgica, quello di un centrista fondamentalmente conciliare, ma attento alla voce tradizionalista portata dagli amici universitari, il professor Klaus Gamber, poi dal professor Robert Spæmann e dal professor Heinz-Lothar Barth. Sempre a Ratisbona, nel 1977, fu nominato da Paolo VI, che aveva sempre più paura del «fumo di Satana nella Chiesa», ad una delle sedi più importanti della Germania, quella di Monaco e Frisinga. Giovanni Paolo II lo rimosse da questo incarico per diventare capo della Congregazione per la Dottrina della Fede il 25 novembre 1981.

1982: l’abrogazione del vecchio messale in questione

Tutti erano consapevoli dell’impossibilità di ridurre la contestazione della riforma, sia dottrinale che liturgica, da parte di tutta una parte della Chiesa, la cui figura più alta era Mons. Lefebvre, ex arcivescovo di Dakar. Giovanni XXIII e Paolo VI, «principi illuminati», avevano presieduto alla fine del modello tridentino della Chiesa romana. Ma come risultato, il corsetto disciplinare tridentino non costringeva più nessuno, nemmeno i difensori di Trento, i tradizionalisti.

Non è indifferente sapere che lo stesso Annibale Bugnini, esiliato come nunzio a Teheran, aveva indirizzato una lettera al cardinale Villot, segretario di Stato di Paolo VI, nel 1976, in cui proponeva che, pur rimanendo l’obbligo di principio della Messa di Paolo VI, la Messa di San Pio V venisse celebrata, a certe condizioni, in chiese specifiche per gruppi che avevano difficoltà con il nuovo Ordo Missæ.

Questo è precisamente ciò che Joseph Ratzinger ha proposto quando è arrivato a Roma. Ha organizzato un incontro interdicasteriale nel Palazzo del Sant’Uffizio il 16 novembre 1982 sulla questione liturgica e lefebvrista. I partecipanti alla riunione del 16 novembre 1982 erano: il Cardinale Sebastiano Baggio, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; il Cardinale William W. Baum, Arcivescovo di Washington; il Cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato; il Cardinale Silvio Oddi, Prefetto della Congregazione per il Clero; il Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; e Mons. Giuseppe Casoria, pro-Prefetto della Congregazione per il Culto e i Sacramenti. Tutti i partecipanti a questa riunione hanno affermato, dato che «la piena validità giuridica dell’abrogazione del vecchio messale potrebbe essere messa in dubbio», che il «vecchio» messale romano dovrebbe essere «ammesso dalla Santa Sede in tutta la Chiesa per le messe celebrate in latino». Nel 1982, 25 anni prima del Summorum Pontificum!

1984: Quattuor abhinc annos

Non è stato fino al 1984, tuttavia, che il permesso ha preso forma. Il 19 aprile 1984 ebbe luogo un nuovo incontro tra i cardinali Casaroli, Ratzinger e Casoria.

Una lettera del Cardinale Casaroli, Segretario di Stato, datata 18 marzo 1984, al Cardinale Casoria, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, gli chiedeva di preparare un decreto in tal senso, invocando il precedente del permesso concesso da Paolo VI per l’Inghilterra e il Galles nel 1971, e specificando che «un divieto assoluto [del precedente messale] non poteva essere giustificato né dal punto di vista teologico né da quello liturgico». Il risultato fu la lettera enciclica Quattuor abhinc annos della Congregazione per il Culto Divino del 3 ottobre 1984, che concedeva ai vescovi diocesani la facoltà di utilizzare un indulto per cui i fedeli che lo richiedevano potevano beneficiare della Messa celebrata secondo l’edizione tipica del 1962 del Messale Romano.

Il cardinale Stickler ha rivelato che nel 1986 il cardinale Ratzinger convocò un’altra riunione di nove cardinali per chiedere loro di nuovo se, secondo loro, la Messa tridentina fosse stata legalmente abrogata o meno: otto su nove pensavano di no, ma tutti erano unanimemente d’accordo che non si poteva proibire a un sacerdote di dirla. Nel 1986, 21 anni prima del Summorum Pontificum!

Quattro anni dopo, in seguito alle consacrazioni da parte dell’arcivescovo Lefebvre, senza mandato apostolico, di quattro vescovi, NNSS de Galarreta, Tissier de Mallerais, Williamson, Fellay, il 30 giugno 1988, fu pubblicato un nuovo testo: il motu proprio Ecclesia Dei adflicta del 2 luglio 1988. Ha deciso che i sacerdoti di rito tradizionale possono formare istituti dedicati alla liturgia tradizionale. Ha creato una Commissione Pontificia, la Commissione Ecclesia Dei, da cui questi istituti dipenderanno, e che ha anche il compito di regolare le autorizzazioni date dai vescovi ad usare il Messale Tridentino nelle loro diocesi.

I prelati che hanno cominciato, a partire dal 1988, ad accettare di celebrare occasionalmente secondo il Messale tridentino sono diventati relativamente numerosi. Alcuni di loro emersero presto come protettori di questo modo di celebrare. Così, per parlare solo dei cardinali di Curia, possiamo citare i cardinali Oddi, Palazzini, Stickler, poi lo stesso Ratzinger, Medina, Castrillón, e poi Burke, Rodé, Ranjith, Cañizares, Cordes, Sarah. È molto notevole che tre di loro, Medina, Cañizares, Sarah, erano prefetti della Congregazione per il Culto Divino.

***

Avremmo dovuto aspettare altri diciannove anni per il motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007. Sotto la pressione di una protesta che non poteva essere soppressa, e che era ormai sentita al più alto livello, il legislatore arrivò, a tappe, a interpretare le prescrizioni del Missale Romanum del 1969 come non vincolanti.

* Ci siamo ispirati nelle seguenti osservazioni al libro dell’Abbé Claude Barthe, La messe de Vatican II. Dossier historique, Via Romana, 2018.

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