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sabato 12 febbraio 2022

Il Novus Ordo "ben celebrato": alternativa a #traditioniscustodes? Qualcuno non ci crede più

Una nuova lettera di Paix Liturgique torna sull'annosa questione del Novus Ordo "ben celebrato" (ne avevamo parlato QUI): mito o realtà? Per quanto siano lodevoli quei sacerdoti che, celebrando con la liturgia riformata, lo fanno con devozione e con una mens tradizionale, certo è che la loro è una tra le mille (e purtroppo legittime) opzioni che la nuova liturgia lascia alla pietà o alla fantasia del celebrante. Non è forse evidente che l'"unica forma della lex orandi" è così poco "unica" da incontrare variazioni a distanza di pochi passi o di poche ore, a seconda di dove e di chi celebra?

Stefano


Denis Crouan, difensore della nuova liturgia "ben celebrata", getta la spugna!

Paix Liturgique – Lettera n. 846 del 2 febbraio 2022


Il 25 gennaio 2022, Denis Crouan, che ha pubblicato numerosi libri, combattuto, scritto articoli e post , ha annunciato con un messaggio molto forte, molto duro, molto disilluso (https://www.proliturgia.org/actua.html) che avrebbe messo fine all'"avventura di Pro Liturgia". Rendiamo omaggio a questo combattente dell'impossibile che ha difeso per tutta la vita la sua idea di ciò che avrebbe dovuto essere la liturgia di Paolo VI.

I liturgisti del Vaticano II

Se si è disposti a concedere a Denis Crouan che la nuova liturgia va un po' oltre ciò che il Vaticano II ha richiesto nella Sacrosanctum Concilium (l'abbandono dell'orientamento, per esempio, non era stato richiesto dai Padri conciliari, ma era comunque diventato la norma nella maggior parte delle parrocchie durante il Concilio), Non si può negare che la Sacrosanctum Concilium ha messo in moto una vasta opera di riforma liturgica, che sono stati gli stessi attori che hanno lavorato sia alla redazione della Sacrosanctum Concilium che alla redazione del nuovo messale e degli altri libri, che il Papa li ha legittimamente promulgati, e che questa liturgia inventata è segnata nel profondo della sua carne, in nome della priorità pastorale, da un certo numero di caratteristiche scelte che si esprimono nella celebrazione davanti al popolo, nell'abbandono del latino e del gregoriano, dalla semplificazione dei riti, dalla sistematizzazione delle opzioni e dall'obbligo di fare delle scelte, dalla riduzione dell'aspetto sacrificale della messa, dalla diminuzione del ruolo sacerdotale, dall'intrusione del profano nello spazio sacro...

Il falso esempio di Solesmes

E quando Denis Crouan parla di "monasteri che hanno resistito ai venti del modernismo e che hanno ricevuto e applicato il Vaticano II con fede e intelligenza" vorremmo rispettosamente fargli notare che in realtà questi monasteri non applicano il nuovo messale, scelgono di applicare alcune opzioni del nuovo messale tra le numerose e molto ufficiali possibilità offerte dalla liturgia riformata; hanno scelto negli anni '70 ciò che era più vicino alla liturgia tradizionale per mantenere il più possibile la dimensione cultuale e sacrificale della liturgia e per evitare di sporcarsi le mani nelle difficili battaglie che hanno dolorosamente segnato la storia della Chiesa negli ultimi 50 anni. Ma questa scelta, se evita difficoltà di coscienza, non permette di rallentare il declino pastorale senza precedenti che la Chiesa sta vivendo, almeno in Occidente. Questa scelta, ed è la più dannosa, trascura i tesori teologici e mistici che fanno della liturgia tradizionale ciò che è. E questa scelta, come osserva Denis Crouan, è praticabile solo nelle comunità monastiche grazie all'unità vissuta intorno all'abate, cosa che non è assolutamente possibile nelle parrocchie, come dimostra il mosaico rituale delle diocesi e delle chiese di Francia.

I difensori della liturgia tradizionale non capitoleranno mai

Nel suo messaggio, Denis Crouan scrive:

"Per liberarci da questa situazione che nella Chiesa è diventata delirante e tossica al punto di danneggiare la pace interiore e la fede cattolica, si è deciso di porre fine all'"avventura" di Pro Liturgia. Lo richiede la situazione attuale, senza futuro, mantenuta da un clero in parte erratico e da laici che hanno accettato di essere così confusi da non mettere più in discussione ciò che gli viene fatto fare durante le messe. La parola d'ordine dei nostri vescovi è di non affidare la liturgia ai 'tradizionalisti' o ai fedeli che rispettano le decisioni liturgiche del Vaticano II, ma solo a coloro che abusano del culto divino. Quindi, cercare di discutere con questi pastori in mitria la cui logica è impenetrabile fa perdere tempo (e a volte anche fede)".

Se comprendiamo la sua stanchezza e se notiamo, come lui fa, con afflizione, il relativismo orizzontale che regna quasi ovunque in materia liturgica e quindi in materia di fede e quindi in materia di morale e quindi nella decadenza della civiltà cristiana, non possiamo seguire Denis Crouan nella sua capitolazione e nella sua rinuncia a discutere con i nostri vescovi e tutto il clero delle nostre chiese e i nostri fratelli cristiani. Tuttavia, non chiediamo loro di rispettare e applicare la liturgia riformata della Chiesa perché, purtroppo, e questo è il problema, viene rispettata nella maggior parte dei casi. È così quando l'Introito è sostituito da un canto d'ingresso, quando i bambini mettono i loro lavori di carta crespa ai piedi dell'altare, quando le donne fanno le letture, quando si usa la Preghiera Eucaristica per i bambini, quando la pace di Cristo si trasforma in abbracci fraterni, quando si distribuisce la comunione al volo, quando...

Noi che siamo "invisibilizzati", perseguitati, additati, derisi, minacciati, esiliati, quello che chiediamo instancabilmente, fermamente e filialmente, è che la liturgia stessa sia rispettata e restaurata. È che il culto di Dio riacquisti la sua verticalità, che la lode e il sacrificio riacquistino il significato che i libri liturgici pre-riforma esprimono così mirabilmente. In un certo senso, molto più che i diritti dei laici, ciò che chiediamo è che siano rispettati i diritti di Nostro Signore che non è morto sulla croce, affinché il rinnovamento incruento del suo Sacrificio sia trattato così com'è in nome di una priorità pastorale già fallita.

No caro Denis Crouan! La situazione attuale non è senza futuro! Ancora e ancora affermiamo precisamente che è la liturgia tradizionale ad essere il futuro della Chiesa.

27 commenti:

  1. "le donne fanno le letture"������ ullallà che scandalo������ la donna deve lavare, stirare, cucinare, spazzare i pavimenti e fare da serva all'uomo������ Ahó, se voi foste vissuti nel Medioevo, Ildegarda di Bingen sarebbe finita a fare la serva di qualche contadino e non l'avremmo mai conosciuta������

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    1. Perché dentro il tradizionaliSMO vi è la visione fascista e non cristiana della donna. Stanno un po' confusi. Il Dio di Israele, Cristo, invitava a lasciare le faccende domestiche per formarsi spiritualmente e difendeva e onorava la donna. Il maschio fascista non tollera che la donna legga o parli se non per esaudirlo. Sono i fascisti ad aver generato la ribellione femminile del 68. Infatti i fascisti stanno bene con le sessantottine, maturano insieme.

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    2. Un bel tacer non fu mai scritto...

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    3. Condivido in pieno

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  2. Purtroppo i cosiddetti tradizionalisti non sono proposta perché chiusi in sè come "gruppo", qualcuno ANCHE COME "SETTA". Il problema non è il latino, ma la fede e smettiamo di dire che la S. Messa tradizionale è quella di san Pio V, perchè questa è stat modificata fin dal 1623 e anche da Pio X e Pio XII e non si vorrà certo dire che questi papi abbiano sbagliato. La S. messa secondo il messale del 1962 è lex orandi, come quella promulgata da Paolo VI, non dogma!

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    1. le modifiche successive a Trento sono state relativamente piccole, come per esempio cambiare poche parole di alcune preghiere, le rubriche all'elevazione del Calice, l'uso dei prefazi, il cambiare le precedenze di alcune feste, aggiungere santi, festività etc
      solo da Pio XII in poi inizia la riforma pesante del rito
      comunque la liturgia è dogma perchè 'la legge della preghiera stabilisce la legge della fede' (Prospero d'Aquitania)

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    2. Un bel tacer non fu mai scritto...e due...

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  3. "Quando le donne fanno le letture". Che dire? Un bell'esempio di rispetto delle donne che non 'fanno' ma 'leggono'. La solita retorica tradizionalista e maschilista

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    1. il problema è che, come i lettori maschi, leggono vestite da laici pur compiendo un'azione sacra

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    2. Un bel tacer non fu mai scritto...e tre...ma vi siete messi d'accordo o siete la stessa persona...?

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  4. La messa-cena protestante deve sparire completamente dalla circolazione.
    Che i neo modernisti si mettano il cuore in pace: non daremo loro nessuna tregua, non cederemo di un millimetro.
    Viva Cristo Re!

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  5. Le donne tacciano in chiesa.

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    1. ...non solo in chiesa...

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    2. Sarei curioso di sapere cosa ne pensano di questa affermazione le donne che leggono questo blog. Non si sentono sminuite da tanto maschilismo camuffato dalla cosidetta "devozione"?

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    3. Di quello che pensano le donne (e più nello specifico lei) non interessa niente a nessuno. Gli apostoli erano tutti maschi, la liturgia non è affar per donne, che possono occuparsi di altre faccende.
      Non lo dico io, se ne faccia una ragione.

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    4. A punire i maschilisti ci pensa la Madonna. Dio tratta bene le donne e le ascolta. Poveretti, a questi serve Freud davvero, roba da matti leggere certi commenti al limite proprio

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    5. Comunque le donne di una volta erano molto più libere e spesso anche nel male...Soprattutto nella Roma dei Papi facevano le peggio cose con chiunque, clero compreso e pubblicamente. Invito a leggere "Galanteria e lussuria nel Rinascimento" di A. Del Vita

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  6. Fatico nel considerare il “novus ordo” quale riforma del rito preesistente. Se non in teoria, certo nella prassi, esso è stato una rivoluzione. La riforma è cambiamento nella continuità, mentre la rivoluzione segna un prima e un dopo, come una nuova nascita.
    Soltanto Dio conosce i cuori dei protagonisti del Concilio e del post-Concilio, ma all'apparenza sembra emergere, quale radice della crisi della Chiesa, la superbia.
    È proprio del superbo scambiare le proprie opinioni per scienza infusa, non affidandosi all'antica sapienza; e se le proprie opinioni andassero contro quello che la Chiesa e i santi hanno sempre insegnato, tanto peggio per la Chiesa e i santi preconciliari, giacché loro non avevano ancora “la nostra migliore comprensione” della volontà di Dio.
    Dalla superbia emerge, a mio parere, anche il grave errore dottrinale di contrapporre verità e carità, norma e amore. Non pochi tra i protagonisti di quella stagione sessantottina, consideravano il CVII come Concilio dell'amore, in opposizione ai “rigidi” concili e al rigido magistero della Chiesa precedente, come se quella Chiesa non fosse la Chiesa di Cristo, una Chiesa d'amore...
    In realtà la Legge di Dio è amore e Cristo con il comandamento dell'amore ha rivelato il senso più profondo, la ratio, della norma, e sottolineando: “non crediate che sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti”. A parer mio, la Legge senza carità è farisaismo, ma la Carità fuori della Legge non è neppure concepibile, si riduce ad accondiscendenza.
    Spiace constatare come nella Chiesa, dagli ultimi decenni, sia sorto un antropocentrismo, che nulla ha di cristiano, una mentalità finalizzata all'esaltazione dell'essere umano; prova ne danno, ad esempio, i due commenti che mi precedono. La donna cristiana sa bene che il suo ruolo nella Chiesa non è liturgico, sa – al pari degli uomini – che la vita del cristiano non si presta a lotte di potere, ma che il potere è una forma di servizio, da svolgersi, se richiesto, con umiltà.
    La donna cristiana non è quindi superba, non viola gli insegnamenti sempiterni della Chiesa rivendicando un'innaturale uguaglianza con l'uomo, ma è lieta in cuor suo, perché sa cionondimeno di essere preziosa e importante, per grazia di Dio, proprio nel suo essere donna. La crisi della famiglia, la denatalità dell'Occidente – ormai umanamente disperata – l'islamizzazione d'Europa, la confusione dei “generi” sono alcuni dei segni più evidenti della necessità, per la nostra società, di donne cristiane.
    Noi cristiani, davanti a un mondo disgregato e irrazionale, dovremmo porre a fondamento della nostra vita la Parola di Dio, la Tradizione e la fede di sempre, senza l'ipocrisia di ritenere “grandi” né noi stessi, né chi esercita potere o ha visibilità per le luci artificiali di qualche riflettore.
    Chiedo al Signore il dono di “pensare umilmente”, non secondo la mentalità del mondo, di far mie le norme d'amore di Nostro Signore, che disse: « Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti».
    Maria Santissima, il più grande essere umano, era un'umile casalinga timorata di Dio: questo è il cuore del Cristianesimo. Che il Signore dia a noi tutti, uomini e donne, la grazia di meditare questa verità, e di illuminarci.

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    1. La donna ha un ruolo diverso dall'uomo ma è uguale di valore e gli uomini lo hanno dimenticato opprimendo al posto di servire e proteggere. Come trattano le donne trattano poi la Chiesa. Maria Santissima non era un' umile casalinga. Era stata cresciuta nel tempio e aveva sapienza e diceva anche a Cristo cosa doveva fare come tutt' ora agisce e prende posizione con una forza e autorità incredibili. Non proiettiamo sulla Madonna la nostra idea del femminile. Il fatto fosse certamente umile non vuol dire fosse una servetta da manipolare.

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  7. Le solite accuse stantìe di maschilismo... La donna nella Chiesa non ha mai avuto un ruolo di serie B ma un ruolo differente, ma non meno incisivo. Basti citare S. Caterina da Siena o S. Ildegarda di Bingen. Ruoli e gerarchie servono a mantenere l'ordine, altrimenti regna il caos e si sovverte tutto: laici che vogliono fare i preti e preti che vogliono fare i laici. E l'anarchia...

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    1. Ma infatti si confonde diversità con superiorità/inferiorità, o addirittura con discriminazione. Donna e uomo sono diversi, è la natura a dirlo. Anche nel campo del Sacro, nelle varie religioni, tale diversità è riconosciuta con tutte le conseguenze del caso. Dio avrebbe potuto farci uguali, invece ci ha differenziato, sarà bene che qualcuno ne prenda atto.

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  8. Le donne che leggono in chiesa è talmente anti-evangelico da non richiedere discussione. A me comunque fa più pena vedere le persone che si abbracciano (tra l'altro non si capisce cosa c'entri la pace, la pace si fa con il nemico). Ma sono tutte cose che sappiamo già, sappiamo che dal momento in cui la messa diventa un'assemblea, tutto diventa lecito e si esorbita completamente dal Sacro .

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    1. Non è antievangelico piuttosto non conforme alla liturgia perché sono laiche. I laici in generale non essendo ordine sacro non dovrebbero avvicinarsi all'altare ( ma per quel che mi riguarda anche il clero peccaminoso reticente non dovrebbe). Non è questione di superiorità e inferiorità come molto maschi degradati e donne polemiche interpretano, bensì questione di ruolo sulla base di motivazioni molto serie e complesse rispetto all'esecuzione del rito in termini di purezza.
      Comunque è possibile, che essendo il novus ordo più vicino ad una mensa protestante, tali problemi non si pongano a differenza se ciò avvenisse nella vecchia Messa del sacrificio. Comunque certe donne tutta questa voglia di fare qualunque cosa potrebbero risparmiarsela, meglio far fare ai maschi almeno hanno meno tempo per combinare i soliti guai.

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    2. È anche anti-evangelico, visto che proprio dal Vangelo desumiamo che i ruoli della donna e dell'uomo erano (e quindi devono restare) profondamente diversi, e questo sia per le cose sacre e sia in generale. Del resto anche per gli ebrei era (ed è restato) così. Tutto questo lo si evince proprio dalle narrazioni evangeliche. Ho voluto fare un riferimento storico e letterale al Vangelo, e quindi a ciò che di conseguenza può essere ritenuto anti-evangelico. Naturalmente sul tema liturgico concordo con Anonimo delle 08:14.

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    3. Però Cristo invitava le donne a formarsi spiritualmente pur lasciando le faccende. Appare alle donne, da loro messaggi da riferire. Si fa dare ordini dalla madre, affida alla madre, una donna, i suoi apostoli. Anche nel Vecchio Testamento si parla anche di donne che profetizzeranno. Ruoli diversi ma sul piano spirituale vi è una uguaglianza nel vangelo. La conduzione del rito legata a norme di purezza è per ragioni fisiologiche data ai maschi. Di questi tempi è una donna, la Madonna che guida la Chiesa direttamente

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    4. Per esempio i protestanti evangelici permettono alle donne di essere pastoresse. Non trovano divieto nei vangeli. Per questo mi sembra più una questione liturgica specifica legata alla tradizione cattolica del sacrificio che vede nell'ultima cena la fondazione dell'ordine sacro

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  9. tipico commento da donna abituata a guardare sempre l'erba del vicino pensando essere più verde della propria, pertanto ognuno si curi dei propri meritati castighi...

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