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mercoledì 16 febbraio 2022

Francesco. Diritto al perdono? Così si annulla la misericordia

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QUI, QUI,  QUI,  QUI,  QUIQUI e QUI i nostri precedenti post sull'intervista di Fazio al S. Padre.
Luigi

08-02-2022, La Nuova Bussola Quotidiana, Luisella Scrosati

Da Fazio, il Papa parla di diritto universale al perdono. Ma come si fa a rivendicare il diritto a un dono? Il perdono è prerogativa di Dio misericordioso, che oltrepassa la misura della giustizia e del diritto. Il comando di perdonare nasce dalla consapevolezza che noi stessi siamo stati perdonati per misericordia, non per diritto. Le parole di Francesco hanno un effetto paradossale: affermando il “diritto al perdono”, finiscono per annullare il campo della misericordia.
Si può dire che esista un diritto al perdono? A ben vedere la parola “perdono” è composta dal prefisso “per”, che indica la ragione, il motivo di qualcosa, e la parola “dono”, che per definizione pare non sia affatto qualcosa di dovuto. Affermare dunque un diritto al perdono sarebbe come rivendicare il diritto ad un dono: una contraddizione in termini.

Eppure alla domanda di Fabio Fazio se ci sia qualcuno che non meriti la misericordia di Dio o il perdono degli uomini, Francesco ha dato una risposta francamente difficile da comprendere (vedi qui), anche solo secondo la grammatica: «La capacità di essere perdonato è un diritto umano», ha risposto, ben sapendo che sarebbe stata una risposta «che forse farà scandalizzare qualcuno». E ha così continuato: «Tutti noi abbiamo il diritto di essere perdonati, se chiediamo perdono. È un diritto che nasce proprio dalla natura di Dio ed è stato dato in eredità agli uomini. Noi abbiamo dimenticato che qualcuno che chiede perdono ha il diritto di essere perdonato. Tu hai fatto qualcosa, lo paghi. No! Hai il diritto di essere perdonato, e se poi tu hai qualche debito con la società arrangiati per pagarlo, ma con il perdono». Francesco ha poi richiamato la parabola del figlio prodigo, narrata nel Vangelo di Luca, commentandola in un modo diametralmente opposto al senso del testo, ossia che il figlio avrebbe avuto il diritto di essere perdonato; solo che non lo sapeva e perciò ha esitato a tornare alla casa paterna...

Una frase decisamente ingarbugliata, che sembra dapprima affermare addirittura che Dio abbia per natura il diritto di essere perdonato; diritto che poi lascia in eredità agli uomini. Vogliamo pensare che il problema nasca da una comprensibilmente non appropriata conoscenza della lingua italiana; motivo per cui sarebbe meglio evitare di rispondere a braccio, specie in una trasmissione televisiva. Teniamo per buono che invece Francesco intendesse dire che Dio per natura è portato al perdono. Bene. Questo giustificherebbe l’espressione che gli uomini abbiano diritto al perdono nei confronti di Dio, intendendo questo diritto come umano, cioè come proprio della natura umana?

La risposta è no. E non si tratta di restringere la misericordia di Dio. Al contrario, il perdono è prerogativa di Dio misericordioso, che oltrepassa la misura della giustizia e pertanto del diritto. La parabola del figliol prodigo, prima della distorsione andata in onda a Che tempo che fa, ha sempre significato la sovrabbondanza del perdono del padre, non l’esecuzione di un atto dovuto. Dalla parte del figlio pentito, non ci sono parole di rivendicazione, ma di profonda umiliazione, al punto da dichiararsi indegno di essere chiamato figlio. Secondo Bergoglio, invece, se il figlio fosse stato consapevole del suo diritto umano, cosa avrebbe dovuto fare? Andare dal padre e dirgli: “Va bè, ho sbagliato. In ogni caso tu mi devi perdonare, perché è mio espresso diritto. Altrimenti chiamo i carabinieri”?

Anche nei confronti degli uomini, non si può rivendicare un diritto al perdono. Certamente il reo non perde ogni diritto; infatti egli può rivendicare di aver subito una punizione ingiusta e sproporzionata rispetto alla colpa commessa; ma non può in alcun modo esigere il perdono. La parabola evangelica principale relativa al perdono (Mt 18, 23-35) mostra che il re, di fronte a colui che gli doveva diecimila talenti, dapprima agisce secondo stretta giustizia e poi ne condona completamente il debito. Ancora una volta, la parola non lascia in alcun modo trasparire che il debitore avesse il diritto di essere perdonato. Il comando di perdonare a nostra volta il nostro prossimo non nasce da un diritto dei “nostri debitori”, ma dalla consapevolezza che noi stessi siamo stati perdonati per misericordia, non per diritto.

L’affermazione di Francesco ha, tra l’altro, la conseguenza di annullare d’emblée la Redenzione di Cristo. Non un dettaglio secondario. Cosa intende san Paolo quando afferma che Cristo «morì per i nostri peccati secondo le Scritture» (1Cor 15, 3)? O quando scrive che veniamo «giustificati gratuitamente per la grazia in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rm 3, 24)? San Tommaso spiega, con la sua consueta chiarezza, che la Redenzione è un atto di giustizia, perché Gesù ha soddisfatto per i peccati degli uomini, e di misericordia, perché l’uomo non era in grado di farlo. Vediamo il testo della Summa Theologiae: «Che l’uomo sia stato liberato per la passione di Cristo, ciò conviene sia alla misericordia sia alla giustizia: a questa perché Cristo ha soddisfatto per il peccato del genere umano, e l’uomo è stato dunque liberato dalla giustizia di Cristo; alla misericordia anche, perché l’uomo non poteva soddisfare da se stesso per il peccato del genere umano e Dio gli ha dato suo Figlio in soddisfazione, e questo fu il frutto di una misericordia più abbondante che se Dio avesse rimesso i peccati senza soddisfazione» (III, q. 46, a. 1, ad3).

Questo significa che la Redenzione operata da Cristo non è un atto di giustizia, intesa nel senso che agli uomini sarebbe spettata per diritto naturale, ma è un atto di giustizia solo nel senso che egli si è offerto di soddisfare per quanto non era tenuto; come se qualcuno si offrisse di saldare il debito di un privato nei confronti di una banca. E questa soddisfazione vicaria trova la sua ragione nell’infinita misericordia di Dio. Se l’essere perdonato fosse un diritto umano, e Dio pertanto fosse tenuto a perdonare l’uomo come dovere di giustizia, dove starebbe la misericordia? E dove dunque il mistero della Redenzione?

Francesco, con questo suo intervento, ha pertanto ottenuto un effetto paradossale: affermando il presunto “diritto al perdono” ha finito non solo per restringere, ma addirittura annullare il campo della misericordia.