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martedì 11 gennaio 2022

La logica a rovescio di Traditionis Custodes #traditioniscustodes

Cari amici, eccovi la nostra (tradizionalmente artigianale) traduzione di un bel pezzo del noto editorialista cattolico Phil Lawler, apparso su Catholic Culture dello scorso 7 gennaio. Ci sembra che spieghi convincentemente molte cose.

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La logica a rovescio di Traditionis Custodes

Nella misura in cui Traditionis Custodes fornisce una qualsiasi spiegazione per la sua aperta ostilità verso i tradizionalisti cattolici, questa spiegazione risiede nell'affermazione che le comunità tradizionaliste hanno causato divisioni all'interno della Chiesa. Pertanto, Papa Francesco suggerisce (e la Congregazione per il Culto Divino insiste ancora più severamente) che il tradizionalismo debba essere soppresso.

Questa è logica a rovescio. Non è stato il movimento tradizionalista, tanto meno la liturgia tradizionale, ad esacerbare le divisioni all'interno del cattolicesimo. È stata l'attuale leadership vaticana, la stessa leadership che ora cerca un capro espiatorio da incolpare.

Per diversi decenni dopo il Vaticano II, i cattolici che, per mancanza di un termine migliore, potrebbero essere classificati come "conservatori" - e mi annovero tra questi - hanno guardato di traverso i tradizionalisti. Anche The Wanderer, giornale mai associato al liberalismo, vedeva i Trads come troppo negativi. Abbiamo difeso la liturgia Novus Ordo, confidando che tutto sarebbe andato bene una volta eliminati gli eccessi degli anni settanta, certamente non autorizzati dal Concilio Vaticano. Ci siamo rifiutati di ammettere che il Concilio stesso avesse introdotto problemi; è stata, credevamo fermamente, la deliberata interpretazione errata del Concilio che aveva gettato la Chiesa nel caos.

Soprattutto noi cattolici “conservatori” abbiamo desiderato e lavorato e pregato per la “riforma della riforma” nella liturgia. Credevamo fermamente che, una volta corrette le mode, le novità e i totali abusi, avremmo potuto restituire riverenza e dignità alla Messa. Abbiamo immaginato - e, se siamo stati fortunati, ci siamo occasionalmente imbattuti in - una Messa celebrata secondo le direttive di Sacrosanctum Concllium, e l'abbiamo trovata bellissima.

Eppure, in tutti quegli anni, la liturgia che abbiamo vissuto nelle parrocchie ordinarie non è migliorata. Gli abusi non sono stati corretti; le novità hanno continuato a proliferare. Solitamente si trovava una parrocchia dove la liturgia fosse celebrata più o meno correttamente, ma quella situazione avrebbe potuto cambiare da un giorno all'altro con l'arrivo di un nuovo pastore o di una direttiva dello zar liturgico diocesano. Quando viaggiavamo, entravamo in una chiesa sconosciuta con grande trepidazione, senza sapere che tipo di Messa avremmo trovato.

Accanto al deterioramento della liturgia, abbiamo visto il crollo dell'insegnamento cattolico ortodosso, la fuga dagli standard morali della Chiesa e l'esodo (soprattutto dei giovani) dalle panche. Tutti questi disastri sono avvenuti dopo il Vaticano II. Ma, abbiamo ripetuto, non sono stati causati dal Concilio. La colpa è stata dell'errata interpretazione del Concilio.

Grazie a Dio abbiamo potuto guardare a Roma per la leadership, per l'insegnamento ortodosso, per l'ispirazione. Papa Giovanni Paolo II e poi Papa Benedetto XVI ci hanno dato abbondanti indicazioni sul fatto che la Chiesa non era cambiata in nulla di essenziale. Purtroppo, a livello parrocchiale, le cose non sono migliorate sensibilmente. La liturgia era approssimativa, la catechesi più sciatta; i giovani continuavano ad allontanarsi. Abbiamo aspettato, sperato, pregato per il tempo necessario perché tutto quel chiaro insegnamento papale filtrasse fino alle chiese locali. Come sarebbe necessariamente accaduto, ne eravamo sicuri, perché non era il Papa l'autorità finale su ciò che insegnava il Concilio, e su ciò che insegna la Chiesa?

E poi è arrivato Papa Francesco.

Lentamente all'inizio, e poi ad un ritmo spaventosamente accelerato, il Papa ha minato la nostra fiducia nell'autorità papale. Più e più volte ha dato il suo sostegno ad opinioni e cause liberali che avevamo respinto come interpretazioni errate del Vaticano II. Il Papa non ha mostrato alcun interesse a restituire riverenza alla liturgia cattolica; infatti ha regolarmente deriso coloro che lo facevano. La "riforma della riforma" era morta.

Papa Benedetto ci aveva convinto a leggere il Concilio con l’"ermeneutica della continuità", rendendosi conto che gli insegnamenti della Chiesa negli anni sessanta devono necessariamente essere compatibili con i suoi insegnamenti del 1660 o del 560. Ma ora un nuovo Papa ci diceva, in un linguaggio inconfondibilmente chiaro, che c'era stata una rottura nella continuità, così come, lo proclama ora, c'è stata una rottura radicale nella tradizione liturgica della Chiesa.

Non potevamo più semplicemente respingere queste argomentazioni, dato che provenivano dal sovrano pontefice. Bisognava prenderle sul serio, e chiedere: è stata davvero realizzata una radicale discontinuità tra cattolicesimo preconciliare e post conciliare? Perché se così fosse, allora saremmo costretti a porci una seconda seria domanda: la Chiesa ha deviato dall'autentica tradizione cattolica? O, per dirla diversamente, ci sono stati alcuni aspetti degli insegnamenti del Concilio che richiedono almeno chiarimenti, se non una rettifica assoluta?

Così ci siamo posti queste domande - che i nostri amici tradizionalisti si facevano già da anni. Le risposte ci hanno spinto ancora più verso i Trads. Non potevamo ignorare che, quali che siano le nostre passate differenze, i Trads avevano le stesse credenze fondamentali che amavamo noi - le stesse credenze che ora erano ovunque sotto attacco. Non potevamo ignorare che le comunità tradizionaliste crescevano, in un momento in cui le parrocchie si restringevano e le diocesi si “ristrutturavano” chiudendo le porte delle chiese vuote. Soprattutto non potevamo ignorare che la Messa Tradizionale in latino era celebrata con riverenza, e trasmetteva il ricco patrimonio della nostra fede.

Nella scorsa settimana ho parlato con una mezza dozzina di altri cattolici che, come me, hanno iniziato a partecipare regolarmente alla Messa tradizionale in latino. In ogni caso, il loro movimento verso la Messa tradizionale è iniziato durante l'attuale pontificato. Non siamo andati verso il tradizionalismo perché i Trads hanno attaccato il Papa; sarebbe molto più corretto dire che ci siamo mossi in quella direzione perché il Papa ci ha attaccati.

Se il Vaticano cerca una spiegazione sulle accresciute divisioni all'interno della Chiesa, e in particolare per l'ultima escalation delle “guerre liturgiche”, la ricerca dovrebbe iniziare, ahimè, sul trono di Pietro. E le divisioni non saranno sanate dalla guerra non dichiarata del Vaticano al tradizionalismo.

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La Redazione