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venerdì 10 dicembre 2021

Le esternazioni papali sul caso Aupetit: non cessa il clamore

Le esternazioni papali sulla vicenda dell'ormai Arcivescovo emerito di Parigi, Mons. Michel Aupetit, non cessano di tenere banco su molti siti della blogosfera internazionale. MiL se ne è occupato qui, e nei giorni scorsi, se ne è occupato Aldo Maria Valli, pubblicando un intervento di The Wanderer (qui), ed un suo proprio commento (qui).
Ci pare che meritino di essere letti, e ve li proponiamo qui di seguito.
Non senza aver citato anche un tweet del 7 dicembre di Matteo Matzuzzi, che ci sembra riassuma bene lo stato dell'arte: «A mente fredda, il discorso del Papa su Aupetit è incomprensibile. Ha accettato (così ha detto) le dimissioni di un vescovo sulla base di “chiacchiericcio”, senza sapere se è vero. Condendo il tutto con pettegolezzi vari ed elevando “l’opinione pubblica” a giudice supremo».

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Cose da pazzi nella Chiesa di Bergoglio

Le incredibili parole di Francesco in aereo sul caso dell’arcivescovo di Parigi lasciano più che mai sbigottiti. Il papa ha di fatto calunniato monsignor Aupetit e nello stesso tempo ha in pratica sostenuto che il sesto comandamento non è più valido. Dal testo dell’intervista è stato tolto il riferimento alla “segretaria”, ma la registrazione video parla chiaro. Cose da pazzi, viene da dire.

*** 

di The Wanderer

La situazione che stiamo vivendo nella Chiesa è così sconcertante che uno, a volte, comincia a dubitare di essere sano di mente. Perché qui qualcuno è matto (e per matto intendo qualcuno che non è in grado di relazionarsi adeguatamente con la realtà), e certe volte mi chiedo se i matti non saremo per caso noi, il ristretto gruppo di cattolici tradizionali. Ci penso perché è difficile immaginare che tutti gli altri cattolici, tra cui i vescovi e la maggior parte dei preti, siano pazzi.

Possibile che non ci sia nessuno, con l’autorità necessaria, in grado di segnalare il processo di distruzione verso cui papa Francesco sta conducendo la Chiesa? Qualcuno sicuramente se ne rende conto, ma chi dovrebbe parlare tace.

Segnalo alcuni episodi sconcertanti degli ultimi giorni. È apparso un libro intitolato Love Tenderly. Sacred Stories of Lesbian and Queer Religious (Amare teneramente. Storie sacre di suore lesbiche e queer) nel quale ventitré suore lesbiche e queer (cosa sarà una suora queer?), raccontano le loro storie di “amore sacro”. La congregazione delle Suore della Misericordia ha espresso la speranza che questo libro “illumini le menti alla sacralità e all’infinita diversità di Dio”. Ebbene, finora, la Congregazione vaticana dei religiosi non ha detto nulla e le suorine lesbiche, autrici del libro, continueranno a crogiolarsi felici nei loro amori impuri.

Allo stesso tempo, il Santo Padre ha accettato le dimissioni dell’arcivescovo di Parigi, monsignor Aupetit, che aveva messo l’incarico a sua disposizione dopo che un settimanale lo aveva accusato di avere una relazione sentimentale con una donna. A questa accusa l’arcivescovo ha risposto che si trattava di una situazione ambigua che si era verificata nel 2012, che i suoi superiori erano sempre stati a conoscenza della situazione e che questo rapporto, sebbene scomodo, non aveva avuto in alcun modo una dimensione sessuale. Nonostante tutto ciò, il vescovo è stato espulso dalla sua sede. Monsignor Aupetit era un vescovo moderato o conservatore, soprattutto su alcuni temi come la bioetica e l’omosessualità, a proposito dei quali si era espresso con tutta la chiarezza della dottrina della Chiesa cattolica. E questo è probabilmente il motivo che ha spinto alla rapida accettazione delle sue dimissioni.

Si scopre allora che il Vaticano – cioè il governo della Chiesa cattolica – tace di fronte a uno scandalo come la pubblicazione degli amori lesbici di alcune suore e agisce con la massima durezza di fronte di un caso oscuro, e certamente alimentato dai suoi nemici, che coinvolge un vescovo rispettoso della dottrina della fede. E il tutto in contemporanea. Non è una cosa pazzesca?

E ancora più folle è che Bergoglio, durante la conferenza stampa di ritorno dal suo viaggio in Grecia, abbia dettagliato i peccati contro il sesto comandamento commessi da Aupetit. Si può essere così squilibrati o così malvagi?

Il 2 dicembre, incontrando a Cipro i cattolici presenti, papa Francesco ha detto: “Non ci sono e non ci siano muri nella Chiesa cattolica, per favore! È una casa comune, è il luogo delle relazioni, è la convivenza delle diversità: quel rito, quell’altro rito… uno la pensa in quel modo, quella suora l’ha vista in quel modo, quell’altra l’ha vista in quell’altro… La diversità di tutti e, in quella diversità, la ricchezza dell’unità”. Ora, qualcuno può negare la sfacciataggine di Bergoglio? A quest’uomo bisognerebbe ricordare che qualche mese fa lui stesso ha costruito un enorme muro, con filo spinato e in cima cocci di bottiglie, per tenere fuori dalla Chiesa cattolica – la stessa che lui sostiene non abbia muri – i fedeli che prediligono il rito tradizionale, attraverso il motu proprio chiamato Traditionis custodes.

Non sto interpretando nulla; riporto semplicemente i fatti. Si scopre che nel giro di pochi giorni ci viene detto che siamo nella Chiesa della diversità, in cui anche le suore lesbiche sono considerate una prova della ricchezza della creazione divina, ma l’esistenza di pochi “diversi” (i rigidi che secondo il vescovo Roche si aggrappano a un rito abrogato) è ferocemente vietata. Evidentemente non tutti i buoni e non tutti i cattivi sono uguali. Dobbiamo abbattere i muri che ci separano da musulmani, protestanti, omosessuali e qualsiasi altra minoranza, ma dobbiamo costruire muri, con palizzate e fossati in cui nuotano coccodrilli e squali, per tenere fuori la minoranza indesiderabile dei cattolici tradizionali.

Sabato papa Francesco ha incontrato le massime autorità della Grecia, Paese dov’era in visita apostolica. E lì, molto orgoglioso, ha fatto una strenua difesa della democrazia, e si è detto preoccupato perché “si registra un arretramento della democrazia. Essa richiede la partecipazione e il coinvolgimento di tutti e dunque domanda fatica e pazienza. È complessa, mentre l’autoritarismo è sbrigativo…”. Non so quale sarà la reazione dei leader mondiali di fronte a questo sfacciato personaggio. Mi auguro che il discredito di Bergoglio, nelle alte sfere del potere sia enorme. Prima di tutto, mi chiedo con quale coraggio un monarca assoluto parli di democrazia, e inveisca contro l’autoritarismo. Sembra uno scherzo. Uno dei papi più autoritari degli ultimi tempi, esige consensi e democrazie. Cosa dirà il cardinale Angelo Becciu, che è stato espropriato non solo di tutte le sue cariche ma anche dei suoi privilegi cardinalizi, senza troppi complimenti, nel corso di un colloquio con il Sommo Pontefice? Becciu non è un santo di mia devozione, ma ogni uomo ha diritto a un processo equo. E lui non l’ha avuto. Il monarca assoluto, nel giro di dieci minuti, ha deciso la sua colpevolezza ed ha applicato la pena nel suo ufficio. Il “processo” si sta svolgendo in questi giorni a porte chiuse, ma non molto ermeticamente, visto che filtrano quotidianamente i video pubblicati dal Corriere della sera. E, da quanto è finora trapelato, risulta che è stato Francesco ad autorizzare ognuna delle opache e milionarie operazioni immobiliari che si sono concluse in un disastro e per le quali in seguito ha incolpato Becciu.

Ma, cosa più importante, mi chiedo come sia possibile che un papa pontifichi sulla democrazia, sulle sue debolezze e i suoi pericoli. Ebbene, a quanto sembra per la Chiesa i princìpi della Rivoluzione sono corretti e la democrazia liberale che prevale nel mondo di oggi è il governo ideale per tutte le nazioni. Il che è esattamente l’opposto di ciò che la Chiesa ha insegnato all’unanimità negli ultimi due secoli. Dunque, a chi dobbiamo dare retta? A papa Francesco o ai papi precedenti?

Sappiamo già che il coro di vescovi, sacerdoti e fedeli si alzerà urlante per dirci che dobbiamo essere in tutto d’accordo con papa Francesco. Attenzione. Come ci hanno avvertito la scorsa settimana Carlos Esteban e Fernando Beltrán, la Chiesa cattolica sta rapidamente diventando una setta. E quando tutto questo sarà finito, e non manca molto, non sarà più la Chiesa di Cristo, e le porte dell’inferno avranno il potere di prevalere su di essa.

Ulteriore riflessione: stupisce che un’istituzione millenaria come la Chiesa latina non abbia previsto meccanismi legali per agire in casi come quello dell’attuale pontefice. È vero che secoli fa si ricorreva, senza troppe storie, a un tè adeguatamente aromatizzato o a una finestra aperta sulle alture di Castel Sant’Angelo. Ma, a mio avviso, si sarebbe dovuto prevedere qualche risorsa canonica che rendesse quanto meno possibile imbavagliare un papa squilibrato.


Traduzione di Valentina Lazzari

Titolo originale: Los descaros del Papa Francisco


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Sulle sconcertanti parole di Bergoglio a proposito di monsignor Aupetit

Di fronte alle dichiarazioni che il papa ha fatto in aereo sul caso dell’arcivescovo Aupetit si prova un misto di sconcerto e tristezza. Sconcerto per il grado di squilibrio raggiunto da Bergoglio, tristezza per il livello a cui è sceso il papato.

Prima di tutto, rileggiamo il colloquio tra il papa e l’inviata di Le Monde, Cécile Chambraud.

Cécile Chambraud (in spagnolo)

Santo Padre, faccio la domanda in spagnolo per i colleghi. Giovedì, quando siamo arrivati a Nicosia, abbiamo saputo che Lei aveva accolto la rinuncia dell’arcivescovo di Parigi, monsignor Aupetit. Ci spiega perché, e perché con tanta fretta? 

Papa Francesco

Sul caso Aupetit. Io mi domando: ma cosa ha fatto Aupetit di così grave da dover dare le dimissioni? Cosa ha fatto? Qualcuno mi risponda…

Cécile Chambraud

Non lo so. Non lo so.

Papa Francesco

Se non conosciamo l’accusa, non possiamo condannare. Qual è stata l’accusa? Chi lo sa? [nessuno risponde] È brutto!

Cécile Chambraud

Un problema di governo o qualcos’altro, non lo sappiamo.

Papa Francesco

Prima di rispondere io dirò: fate l’indagine. Fate l’indagine. Perché c’è pericolo di dire: “È stato condannato”. Ma chi lo ha condannato? “L’opinione pubblica, il chiacchiericcio…”. Ma cosa ha fatto? “Non sappiamo. Qualcosa…”. Se voi sapete perché, ditelo. Al contrario, non posso rispondere. E voi non saprete perché, perché è stata una mancanza di lui, una mancanza contro il sesto comandamento, ma non totale ma di piccole carezze e massaggi che lui faceva: così sta l’accusa. Questo è peccato, ma non è dei peccati più gravi, perché i peccati della carne non sono i più gravi. I peccati più gravi sono quelli che hanno più “angelicità”: la superbia, l’odio… questi sono più gravi. Così, Aupetit è peccatore come lo sono io. Non so se Lei si sente così, ma forse… come è stato Pietro, il vescovo sul quale Cristo ha fondato la Chiesa. Come mai la comunità di quel tempo aveva accettato un vescovo peccatore? E quello era con peccati con tanta “angelicità”, come era rinnegare Cristo, no? Ma era una Chiesa normale, era abituata a sentirsi peccatrice sempre, tutti: era una Chiesa umile. Si vede che la nostra Chiesa non è abituata ad avere un vescovo peccatore, e facciamo finta di dire “è un santo, il mio vescovo”. No, questo è Cappuccetto Rosso. Tutti siamo peccatori. Ma quando il chiacchiericcio cresce e cresce e cresce e ti toglie la buona fama di una persona, quell’uomo non potrà governare, perché ha perso la fama, non per il suo peccato – che è peccato, come quello di Pietro, come il mio, come il tuo: è peccato! –, ma per il chiacchiericcio delle persone responsabili di raccontare le cose. Un uomo al quale hanno tolto la fama così, pubblicamente, non può governare. E questa è un’ingiustizia. Per questo, io ho accettato le dimissioni di Aupetit non sull’altare della verità, ma sull’altare dell’ipocrisia. Questo voglio dire. Grazie.

Bergoglio ha messo in campo qui tutto il suo repertorio: imprudenza, ambiguità, doppiezza, incoerenza, sfrontatezza.

Come si vede, davanti a una giornalista che, legittimamente, vuole sapere perché il papa ha accettato la rinuncia di mons. Aupetit all’incarico (si badi bene: Aupetit non ha dato le dimissioni, ma ha rimesso l’incarico nelle mani del papa, lasciando a lui la decisione), Bergoglio dice «se non conosciamo l’accusa, non possiamo condannare». Ma se è stato proprio lui di fatto a condannare Aupetit! E se l’ha condannato, si presume che avesse elementi circostanziati per farlo. Invece dice ai giornalisti di indagare: ma che c’entrano i giornalisti? È lui che dovrebbe spiegare perché ha accettato la rinuncia di Aupetit, assumendosi la responsabilità della decisione!

Poi però qualcosa dice; ma, al solito, non chiaramente. Piuttosto butta là un’accusa, e lo fa (con somma malizia) con l’aria di chi apparentemente difende l’arcivescovo, con quel modo duplice e farisaico tipico del modello peronista appreso in Argentina. Parla di una «una mancanza contro il sesto comandamento, ma non totale ma di piccole carezze e massaggi alla segretaria, che lui faceva». Il riferimento alla segretaria (gravissimo, perché chiama in causa una persona finora mai esplicitamente menzionata) è stato tolto dalla versione ufficiale pubblicata dalla Sala stampa vaticana, ma nella registrazione audiovideo è rimasto.

E che dire dell’idea che la mancanza verso il sesto comandamento possa essere «non totale»? E che ci sono «peccati più gravi» come la superbia e l’odio? Perché più gravi? Rispetto a cosa? E chi l’ha deciso? Lo stato confusionale è al massimo grado.

E poi l’ultima perla: un uomo (Aupetit) «al quale hanno tolto la fama [immagino intendesse la reputazione] così, pubblicamente, non può governare. E questa è un’ingiustizia. Per questo, io ho accettato le dimissioni di Aupetit non sull’altare della verità, ma sull’altare dell’ipocrisia». Ma come? In questo modo tu, papa, dichiari apertamente di aver ceduto all’ingiustizia e di non aver difeso la verità, mentre tu, come Supremo Pastore, dovresti fare proprio l’opposto! Non solo: dopo le tue dichiarazioni, monsignor Aupetit resta marchiato a vita come quello delle carezze e dei massaggi alla segretaria!

In conclusione, dai contorti ragionamenti bergogliani emerge un’interiorità deteriorata e una spiritualità malata, oltre che un senso distorto della giustizia e dei doveri ad essa connessi. Il che non è una sorpresa, perché ormai abbiamo imparato a conoscere Bergoglio e il suo concetto di morale. Ciò che desta sorpresa e sconforto è che ancora ci sia chi si presta a questo gioco al massacro, chi tace rendendosi complice di uno scandalo giunto all’aberrazione, chi tollera che una persona completamente inadeguata al ruolo che ricopre continui pervicacemente a demolire quel che rimane del papato e della Chiesa di Cristo. Un papato – giova ricordarlo – che Nostro Signore ha istituito e a cui ha conferito un potere sacro perché governasse la Chiesa e non perché la trasformasse in un’entità che ha lo scopo opposto a quello per cui Egli l’ha fondata.

Raramente faccio nomi, ma in questo caso vorrei rivolgermi a Matteo Bruni, direttore della Sala stampa della Santa Sede, collega che ho conosciuto, quando ancora ero vaticanista per la Rai, come persona intelligente, onesta e gentile. Caro Matteo, scusa se mi intrometto, ma, poiché immagino il tuo disagio, ti chiedo: perché non abbandoni baracca e burattini? Perché ti rendi complice di questa follia? Non vedi che ogni giorno che passa l’istituzione del papato è sempre più ferita e svilita? Non vedi che l’auctoritas è sempre più compromessa? Quando tutto questo sarà finito – perché il Signore non permetterà che la Chiesa venga devastata in questo modo indecoroso – verrà chiesto conto di questa azione devastatrice non solo al primo responsabile, Bergoglio, ma anche ai suoi collaboratori, tra i quali molti subiscono il suo strapotere senza condividerlo. Vuoi essere anche tu – come molti, troppi laici, sacerdoti, vescovi e cardinali – nel numero di coloro che verranno additati come corresponsabili e sostenitori del tiranno?