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venerdì 17 dicembre 2021

Eutanasia, la Pontificia Accademia per la Vita tradisce la sua missione

Mons. Paglia e accoliti sono come Dracula all'AVIS.
Il povero Giovanni Paolo II si starà rivoltando nella tomba.
Luigi

07-12-2021, La Nuova Bussola Quotidiana, Tommaso Scandroglio

[...]
All’inizio del mese scorso abbiamo commentato alcuni scivoloni di mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita (PAV), in cui era incorso durante una puntata del 10 ottobre di Rebus, talk show di Rai 3. Tra le diverse affermazioni un po’ disinvolte uscite dalla bocca del monsignore avevamo anche ricordato la seguente: “Io non sono d’accordo con chi dice che la vita è indisponibile”.

Il filosofo laico Giovanni Fornero, favorevole all’eutanasia, ha commentato anche lui, dalle colonne de Il Riformista, questa uscita di Paglia. Con l’usuale onestà intellettuale che lo contraddistingue, Fornero ha sottolineato il fatto che “Paglia sorvola sul fatto che chi dice che la vita è indisponibile non è qualche sparuto gruppo di cattolici, ma i documenti ufficiali della Chiesa, ossia i testi (dalla Dichiarazione sull’eutanasia alla Evangelium vitae alla Samaritanus bonus) nei quali è contenuto e sintetizzato il magistero cattolico in materia”. In sintesi Paglia dicendosi contrario all’indisponibilità della vita si pone in antitesi con la dottrina cattolica e in sintonia con il pensiero laico secolarizzato.

A Fornero ha risposto, sempre su Il Riformista, il giornalista Fabrizio Mastrofini, responsabile dell’ufficio stampa della Pontificia Accademia per la Vita, che comprensibilmente articola una difesa d’ufficio del suo capo. Tralasciamo alcuni passaggi problematici del giornalista ed invece ci focalizziamo sulla relazione che lo stesso instaura tra il concetto di indisponibilità e il divieto di accanimento terapeutico e, infine, il concetto di dignità personale. Mastrofini dichiara che “la Chiesa cattolica non ha le posizioni che Fornero sintetizza”, ossia, così parrebbe, la Chiesa non difenderebbe l’indisponibilità della vita. Per sostenerlo il giornalista cita in primis le posizioni del Magistero contro l’accanimento terapeutico. Ma il concetto di indisponibilità della vita, così come definito dal Magistero, non c’entra nulla con il divieto di accanimento terapeutico. Difendere in morale l’indisponibilità della vita significa qualificare l’assassinio e il suicidio come assoluti morali, ossia come azioni intrinsecamente malvagie da non compiere mai. E dunque significa anche dire no ad eutanasia e suicidio assistito. Il divieto di accanimento terapeutico è un’altra storia, potremmo così dire.

In merito al rapporto tra indisponibilità della vita e dignità della vita Mastrofini afferma: “Il vero tema non è il valore assoluto della vita fisica. La Chiesa non sostiene questo. La Chiesa parla da sempre di dignità della persona, che è ben diverso”. Concordiamo ed è appunto per questo motivo che la Chiesa difende l’indisponibilità della vita perché assassinio e suicidio contraddicono sempre quella dignità a cui accenna il portavoce della PAV. E infatti, come ricorda ancora Fornero in una sua controreplica a Mastrofini, “gli stessi documenti magisteriali che respingono l’accanimento terapeutico e l’assolutizzazione della vita fisica affermano nel contempo l’indisponibilità della vita”. Le tre cose possono e devono stare insieme. Segue poi nell’articolo di Fornero un elenco di passaggi del Magistero in cui quest’ultimo qualifica la vita come indisponibile.

Punto sul vivo, Mastrofini replica nuovamente e in modo piccato a Fornero sempre su Il Riformista e gli dà del “fondamentalista dell’indisponibilità”. Curioso rovesciamento dei ruoli: un laico favorevole all’eutanasia e spalleggiatore delle tesi più estremiste dell’Associazione radicale Luca Coscioni come Giovanni Fornero finisce per diventare difensore della dottrina cattolica, non nel senso che ne condivida il contenuto, ma nel senso che tenta di ricordare a Mastrofini quale sia la posizione della Chiesa sull’eutanasia. Di contro il cattolico Mastrofini sposa alcune tesi contrarie alla dottrina cattolica laddove nega che la vita sia indisponibile parlando di eutanasia. Appuntiamo che, se è vero che Mastrofini non scrive in quanto responsabile dell’Ufficio stampa della PAV e dunque non impegna direttamente quest’ultima nelle argomentazioni che lui stesso articola, è altrettanto vero che la PAV, se non prenderà le distanze da ciò che ha scritto il suo capo dell’Ufficio stampa, implicitamente ne condividerà il contenuto. Esito quasi certo dato che le posizioni di Mastrofini sono nella sostanza le medesime di quelle espresse da monsignor Paglia.

Poi la penna di Mastrofini corre veloce e sulla sua strada incontra loschi figuri quali l’evoluzionismo darwinista della dottrina cattolica (“sembra che il Magistero […] stia dentro una ‘gabbia’ interpretativa definita una volta per tutte, dove non c’è spazio per un progresso intellettuale. […] consideriamo il Magistero non statico ma dinamico, con accentuazioni che cercano di cogliere i segni dei tempi e tengono conto dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche e tecniche. […] ‘l'indisponibilità’ è un concetto in evoluzione”); la statistica dogmatica (Fornero è reo di citare solo due papi su 263 e, come diceva Aristotele, una rondine non fa primavera e manco due); l’esegesi a testa in giù dove Sant’Agostino diventa protestante e Tommaso d’Aquino non capisce un acca di bioetica dato che ai suoi tempi neppure c’era questa disciplina; la morale atea perché, come Paglia insegna, la vita non è solo mia, ma anche degli altri, eccezion fatta di Dio dato che mai viene citato. Il tutto espresso in una nebbia di riflessioni opache, ambigue e imprecise con cui si muovono montagne come se si stesse spazzando il cortile di casa dalle foglie secche.

Morale della favola: la dottrina cattolica sull’indisponibilità della vita non potrà mutare perché è dogma di morale il divieto assoluto in merito all’assassinio e al suicidio e dunque in merito all’eutanasia. Ciò che potrà mutare – e le riflessioni di Paglia e Mastrofini lo confermano – è l’orientamento di alcuni cattolici – laici, sacerdoti e vescovi – sul tema dell’indisponibilità. Il problema diventa un grosso problema quando questa mutazione che comporta la mancanza di fedeltà alla dottrina cattolica investe un organismo come la PAV chiamata ad essere il faro della sana dottrina in materia di bioetica e a vigilare fuori e dentro la Chiesa sulle possibili derive eterodosse.