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mercoledì 17 novembre 2021

Treviglio (BG - diocesi di Milano), la chiesa diventa sede della Caritas e gli anziani rimasti senza Messa protestano

È proprio il caso di scrivere: «Quod non fecerunt barbari, fecerunt… sacerdotes». Laddove i nemici esterni della Santa Chiesa non sono riusciti a profanare i sacri luoghi di culto (come sta avvenendo in molte zone del mondo, nel silenzio generale), ci mettono mano gli stessi sacerdoti, ed ecco che – questa volta – la chiesa, tra l’altro ben frequentata fino all’inizio dell’epidemia, è destinata a diventare un minimarket solidale (gestito dalla locale Caritas).
La notizia è apparsa in un articolo di Pietro Tosca, pubblicato il 12 novembre sul Corriere delle Sera - Bergamo e ve la riportiamo.
Pare che, almeno in questo caso, non tutto sia ancora perduto, perché la richiesta è partita da mons. Norberto Donghi, prevosto e responsabile della Comunità pastorale Madonna delle lacrime in Treviglio e Castel Rozzone, ma l’autorizzazione in tal senso giace ancora sulla scrivania dell’Arcivescovo di Milano: devotamente ci rivolgiamo, quindi, a mons. Mario Delpini, affinché ascolti con paterno amore le richieste dei suoi fedeli e fermi questa dissacrazione.

L.V.


San Giuseppe non verrà più utilizzata per cerimonie sacre, sarà trasformata in un minimarket solidale. E le voci del quartiere si fanno sentire sui social

Il futuro della chiesa di San Giuseppe a Treviglio è nelle mani dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini. Sarà lui a dover dire l’ultima parola sul tempio di via Casnida, che la parrocchia ha deciso di dismettere dalle attività religiose e ridurre a uso profano per trasformarlo nella sede dei servizi della Caritas. Una scelta che ha sollevato il malumore dei molti anziani che vi si recavano a sentire la funzione del sabato.
La notizia ha iniziato a girare in città e poi ha acceso discussioni sul web: la chiesa di San Giuseppe sarebbe presto diventata una sorta di minimarket solidale. Il piccolo edificio, su disegno dell’ingegnere Angelo Bedolini, venne eretto in via Casnida a fianco dell’orfanotrofio femminile nel 1962. Fu concepito per portare i servizi religiosi negli isolati a nord-ovest del centro storico in una Treviglio che si stava espandendo velocemente sulle ali del boom economico. A differenza di altre chiese cittadine realizzate in quell’epoca, San Giuseppe però non è mai diventata sede di una parrocchia autonoma. Negli ultimi anni poi è rimasta come punto di riferimento soprattutto degli anziani che in particolare partecipavano numerosi alla funzione prefestiva alle 17.
«Con lo scoppio della pandemia — spiega monsignor Norberto Donghi, parroco di Treviglio — come misura preventiva San Giuseppe è stata chiusa. E nel momento in cui le misure del lockdown si sono attenuate abbiamo dovuto spostare nel Santuario della Madonna delle lacrime la messa prefestiva perché in San Giuseppe non c’erano spazi sufficienti per il distanziamento. La nuova sede della messa è stata gradita e il numero di fedeli che vi partecipa è aumentato».
Una soluzione ponte che è diventata definitiva via via che con il Consiglio pastorale la Comunità della Madonna delle lacrime elaborava una riflessione sulla razionalizzazione degli spazi religiosi in città. Una riflessione che nei giorni scorsi ha trovato la forma di una missiva con la richiesta a monsignor Delpini di ridurre la chiesa a uso profano. Una notizia che ha sollevato i malumori di molti anziani legati al tempio di via Casnida. «È la nostra chiesa di quartiere da tanti anni — scrive una pensionata —, tanti anziani andavano a messa il sabato, poi l’hanno chiusa. Così chi non ce la fa ad arrivare in centro rimane senza chiesa». «Se la sconsacrano — scrive un altro utente sui social — è proprio un peccato, visto che era frequentata da anziani del quartiere, che ora dovranno fare più strada per andare in chiesa».
«Sarà l’arcivescovo a decidere — chiarisce il monsignor Donghi —. Bisogna precisare che San Giuseppe non andrebbe sconsacrata perché la consacrazione non è mai avvenuta. Nella decisione a cui si è giunti con il consiglio pastorale contano, oltre ai costi per mantenere il luogo di culto, più che la mancanza di sacerdoti per celebrare la funzioni, il venir meno del volontariato che aiuta nella gestione: da chi si occupa dell’apertura e chiusura, a chi riordina ed effettua le pulizie. Capiamo il disagio e la difficoltà di alcuni anziani a raggiungere il centro storico ma non vediamo molte altre alternative».
San Giuseppe però non resterebbe vuota. La parrocchia prevede di riutilizzare la chiesa per una funzione sociale. «Vi si insedierebbe la Caritas — chiarisce il parroco di Treviglio — la cui attività è in crescita e ora è divisa su più sedi. In San Giuseppe potrebbe riunire e organizzare con maggiore efficienza alcuni servizi». Una delle attività che vi potrebbero trovare posto è un emporio solidale per famiglie povere, una sorta di minimarket in cui non si paga ma si accede con una tessera a punti della Caritas.