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domenica 21 novembre 2021

Bergamo, sabato 27 novembre: conferenza «Il conte Stanislao Medolago Albani a cento anni dalla scomparsa. Questioni aperte e percorsi di ricerca»

Riceviamo e condividiamo con piacere la segnalazione di questa interessante giornata di studi sul conte Stanislao Medolago Albani (1851-1921) a cento anni dalla morte, promossa dalla Fondazione Papa Giovanni XXIII.
Il conte Stanislao Medolago Albani fu anima dell’associazionismo bergamasco nato con il Circolo di San Luigi e poi cresciuto con il Circolo di San Giuseppe; poi protagonista dell’Opera dei congressi, alla guida della seconda sezione, incaricata di concretizzare il magistero sociale della Rerum novarum; infine, in stretti rapporti con San Pio X durante la sofferta stagione modernista: attraverso la sua figura si ripercorre la storia di un cattolicesimo che, fra fine Ottocento e inizio Novecento, si confrontava con lo stato liberale, con la cultura moderna, con un movimento operaio attraversato da una sempre maggiore coscienza di classe.
Una conferenza del prof. Claudio Besana, docente presso il Dipartimento di Storia dell’economia, della società e di Scienze del territorio «Mario Romani» dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, illustra l’azione di Medolago Albani, suggerendo i principali nodi storiografici e le più importanti piste per una futura ricerca; altri due interventi dei professori Alessandro Angelo Persico e Goffredo Zanchi approfondiscono invece aspetti particolari della militanza cittadina del conte, rispettivamente nel movimento amministrativo e municipale di Bergamo e nel Circolo Operaio di San Giuseppe.
L’incontro intende così avvicinare il pubblico a una figura centrale nella storia della Chiesa italiana e bergamasca, una figura coeva a personaggi illustri come Nicolò Rezzara e mons. Giacomo Maria Radini-Tedeschi che, tuttavia, ancora oggi resta poco conosciuta.

L.V.

Sabato 27 novembre 2021, ore 9:30
Fondazione Papa Giovanni XXIII (Bergamo - via Arena, 26)



PROGRAMMA:

- saluti istituzionali e introduzione dei lavori;
- PROF. CLAUDIO BESANA, Università Cattolica del Sacro Cuore: Il conte Stanislao Medolago Albani a cento anni dalla scomparsa. Questioni aperte e percorsi di ricerca;
- PROF. MONS. GOFFREDO ZANCHI, Fondazione Papa Giovanni XXIII: La Società Operaia – Circolo San Giuseppe (1876-1886);
- PROF. ALESSANDRO ANGELO PERSICO, Università Cattolica del Sacro Cuore: Le elezioni amministrative a Bergamo dall’unità d’Italia a fine Ottocento.

Ingresso libero; è gradito un cenno di conferma: e-mail segreteria@fondazionepapagiovannixxiii.it - telefono 035 4284103.
Possibilità di parcheggio presso il Seminario vescovile Giovanni XXIII (Bergamo - via Arena, 11).


STANISLAO MEDOLAGO ALBANI

Nato a Bergamo nel 1851, imparentato con la famiglia de Maistre, Medolago Albani esordì assai giovane nel movimento cattolico. La guida del Circolo di san Luigi – da lui fondato – e l’impegno nell’Associazione cattolica lo condussero fino alla dirigenza della seconda sezione dell’Opera dei congressi, incaricata di gestire enti e istituzioni economiche. Al vertice, prima impresse un’accelerazione all’organizzazione mutualistica e cooperativistica, un indirizzo aderente alla Rerum novarum; poi visse la parabola discendente dell’organismo: la lacerazione fra vecchia guardia integralista e giovani guidati da Romolo Murri; lo scioglimento dell’associazione, in preda a convulsioni politiche; la sua rinascita con l’enciclica Fermo proposito.
In stretti rapporti con san Pio X, Medolago Albani rimase al vertice della seconda sezione, ribattezzata Unione economico-sociale, una continuità – prima di tutto dottrinale – consumata da crescenti spinte verso una maggiore sindacalizzazione. Lo sciopero di Ranica divenne simbolo di una laicizzazione del movimento che pareva insanabile, poiché interpretata come pericoloso modernismo pratico. La sua uscita di scena, con papa Benedetto XV, segnò così il tramonto della stagione cristiano-sociale e l’inizio della breve parentesi del popolarismo.


LA SOCIETÀ OPERAIA – CIRCOLO SAN GIUSEPPE (1876-1886)

«Il focolare dal quale emanarono quasi tutte le istituzioni d’ordine economico sociale». Con queste parole, nei primi anni del Novecento, la dirigenza cattolica celebrò il Circolo operaio di san Giuseppe, vera e propria sorgente di un movimento sociale che, all’inizio del secolo, affrontava la sfida di una più ampia maturazione sindacale. L’organismo venne eretto su iniziativa dell’Associazione cattolica di Bergamo nel 1875, quindi prima che si battezzasse in diocesi l’Opera dei congressi, centro propulsivo di un’organizzazione nazionale la cui ramificazione intendeva raggiungere ogni parrocchia.
Attraverso il Circolo, anticipando magistero e autorità ecclesiastica, il laicato rispose a un’industrializzazione che stava investendo la periferia cittadina. Il ceto operaio divenne così per la prima volta oggetto di cure pastorali che, senza alcuna concessione classista, salvaguardassero morale cattolica e giustizia sociale.


LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE A BERGAMO DALL'UNITÀ D’ITALIA A FINE OTTOCENTO

Fin dagli anni Settanta dell’Ottocento, all’interno dello stato laico e risorgimentale, quindi vincolati dal non expedit, i Cattolici indirizzarono il proprio impegno civile verso la partecipazione amministrativa. In ossequio alle direttive pontificie, l’intransigentismo si spinse verso provincia e municipi, come responsabilità che coniugasse patriottismo, buona gestione comunale e tutela dei fini religiosi di opere pie ed enti morali.
La contrapposizione col liberalismo cittadino e provinciale si sovrappose a crescenti tensioni interne alla Chiesa bergamasca, divisa fra integralisti e cristiano-sociali. Simili equilibri mutarono negli anni Novanta, quando sia l’ascesa dei radicali, sia i venti socialisti che spiravano da Milano, sia la crescente organizzazione mutualistica cattolica dilatarono lo spazio democratico.
Una medesima prospettiva d’ordine, come prudente riformismo che accompagnasse modernizzazione urbana e crescita dei servizi, avvicinò Cattolici e costituzionali. L’asse clericomoderato nato con le elezioni amministrative del 1893 guidò capoluogo e provincia fino all’ascesa del Fascismo.

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