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sabato 23 ottobre 2021

“In questa casa non si bestemmia”, e Guareschi scoprì il Mondo piccolo

La scritta campeggiava su una cascina sulla via Emilia, a Reggio. Guareschi la trovò durante il suo “Giro d’Italia”.
Un articolo del 2018, ma sempre interessante, sul nostro don Camillo (QUI MiL).
Luigi


MARTINA RICCÒ, 28 GIUGNO 2018, Gazzetta di Reggio

REGGIO EMILIA Il Mondo piccolo nasce a Reggio Emilia nel momento in cui Giovannino Guareschi, in sella alla sua bicicletta, arriva davanti a una cascina su cui troneggia la scritta: “In questa casa non si bestemmia”. Al di là dei campanilismi che vorrebbero reggianizzare il papà di Peppone e Don Camillo più di quanto non sia stato fatto dopo l’approdo cinematografico del “pretone” e del “grosso sindaco”, il fatto che Guareschi sia rimasto colpito dalla cascina Liguria risponde a verità.

È il 27 giugno del 1941 quando Guareschi, scrivendo ad Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera, snocciola l’itinerario che, di lì a poco, avrebbe percorso in bicicletta: Milano, Piacenza, Salsomaggiore, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Cesena, San Marino, Riccione, Ravenna, Comacchio, Ferrara. «Il Corriere – ci racconta Egidio Bandini, grande conoscitore guareschiano e presidente del Club dei Ventitré – pubblicò sei articoli di Guareschi sul suo giro in bicicletta, sempre nell’edizione del pomeriggio. C’era la guerra, nel 1941, ma leggendo le cronache di viaggio di Giovannino, sembra che lungo la via Emilia, alla fine, si trovasse un’altra Italia».

Percorrendo l’antica strada romana – che per lui iniziava, come il Po, da Piacenza – Guareschi si imbatte in quel Mondo piccolo che sarebbe poi venuto alla luce qualche anno dopo. «Giovannino – conferma Bandini – scriveva che lungo la via Emilia si trovavano infiniti spunti, come le tante cascine che si affacciavano, con l’ingresso affiancato da robusti pilastri, proprio sulla grande strada. Sulla facciata di una di esse, la cascina “Liguria”, in quel di Reggio Emilia, il ciclo-cronista Guareschi legge: In questa casa non si bestemmia».

Un curioso dettaglio da riportare nell’articolo per il Corriere? Sicuramente sì. Ma forse anche l’inizio di altro, primo tassello di quel mosaico che nel 1948 avrebbe raccontato la vita di un piccolo paese della Bassa nel Dopoguerra. Un paese in cui il parroco e il sindaco si contendevano le anime dei cittadini a suon di processioni e comizi. Un paese in cui il Cristo in croce, quasi sfinito dalle questioni dei cristiani (nel senso di umani), parlava e parlava. Un paese in cui, al di là degli ideali e delle “lotte”, contavano le persone.

Un’altra folgorazione gli arriva approdando sul Po: «I piccoli paesi accovacciati sotto l’argine – racconta Bandini –, la fotografia di Castelmassa (che Guareschi userà sette anni dopo per la copertina del primo volume di Don Camillo) e la leggenda del “mulino fantasma”, cui bisogna portare frumento quando attracca accanto a un paese, altrimenti il “mugnaio” farà seccare tutti i raccolti».

Senza quel viaggio in bicicletta, il Mondo piccolo non sarebbe mai nato. [...]

1 commento:

  1. Leggendo Guareschi si torna bambini ,all'Italia del dopoguerra ,ad un mondo ormai definitivamente scomparso.Questo mondo che ha sostituito quel mondo piccolo (grande?) ha portato benessere ,più o meno a tutti,una vita più comoda ma ci ha tolto tante certezze.I giovani di adesso sono meglio vestiti e nutriti ,ma quante incognite pesano sul loro futuro.La Chiesa Cattolica ,quella di Don Camillo ,sopravvive in una robusta minoranza che non conta molto poco.Dopo il cv2 è stata una ritirata rovinosa ed ininterrotta.Che il Signore ci aiuti,ne abbiamo proprio bisogno.

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