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giovedì 5 agosto 2021

A proposito di #TraditionisCustodes #summorumpontificum

Il nostro caro lettore, amico e autore affezionato di moltissimi interventi per MiL, Enrico Salvi, si era preso un periodo sabbatico: ci è voluto il terribile motu proprio Traditionis Custode perchè ci inviasse nuovamente un suo commento. Che pubblichiamo qui di seguito e per il quale ringraziamo. 
Roberto
 

A PROPOSITO DI “TRADITIONIS CUSTODES”
di Enrico Salvi 

Iniziamo da Jacques Le Goff, Il corpo nel Medioevo (ediz. Promolibri).

«Nella storia linguistica del medioevo le due parole che designano il lavoro sono opus e labor. Opus (l’opera) è il lavoro creativo, il vocabolo della Genesi che definisce il lavoro divino, l’atto della creazione del mondo e dell’uomo a immagine di Dio. Da questo termine deriverà operari (creare un’opera), operarius (colui che crea) e più tardi la parola “operaio”, cioè il lavoratore dell’era industriale. A termini elogiativi come in francese “chef-d’oeuvre” (capolavoro) o “maître d’oeuvre” (maestro di bottega) si contrapporrà il peggiorativo “manodopera”, destinato al lavoro meccanico. Labor, la fatica, il lavoro laborioso, è sul versante della colpa e della penitenza. È opportuno aggiungere il concetto di ars (mestiere), che si accompagna a quello di artifex (artigiano), di valenza positiva, ma limitato al campo tecnico.

Il gesto coinvolge l’intero corpo e l’essere nella sua totalità: l’espressione esteriore (foris) comunica le disposizioni e i moti interni (intus) dell’anima. Ma occorre distinguere tra gesti (gestus) e gesticolazione (gesticulatio), cioè agitazione gestuale e altri contorcimenti che fanno pensare al diavolo. La tensione è qui ancora una volta percepibile. Per un verso il gesto esprime l’interiorità, la fedeltà, la fede. Per l’altro, il gesticolare è segno di perfidia, di possessione, di peccato».

***
Se la Messa non è Opus, cioè Atto di redenzione dell’uomo e del mondo, scade a “momento d’incontro”, a riunione umanitaria. E perché la Messa sia un Opus è necessario che il SACERdote, cioè colui che compie il SACRO, sia un Operarius, vale a dire colui che, per mandato sacro, ri-compie l’Opus.
All’attuazione del Sacro è indispensabile l’intenzione (quindi la Fede) del Sacerdote/Operarius, altrimenti quest’ultimo scade ad artifex ed all’Opus subentra il labor. E così, all’influenza sacrale si sostituisce il sentimento umanitario, il lavoro assistenziale.
Nel caso specifico della Messa, di non secondaria importanza è il comportamento sacerdotale che ha da essere ieratico, cioè improntato ad un senso di sacralità e solennità, anche (e non soltanto) per i Fedeli che partecipano all’Opus, e che debbono sentirsi sovrastati dal Sacro e nel contempo incorporati ad Esso, quindi ri-creati, redenti, assunti in una dimensione sovrumana nella quale sono trasfigurati.
Un Sacerdote che trascura il proprio comportamento ieratico abbandona il gestus per la gesticulatio, e la sua agitazione gesticolare compromette gravemente anche il fluire della Fede di cui la Messa è, nel contempo, intessuta, latrice e confermazione.
Una Messa/Opus, celebrata da un Sacerdote/Operarius non può mancare di lasciare un profondo segno (in-segnamento) sacro nel Fedele che vi partecipa con tutto se stesso e quindi dimenticando se stesso, esattamente come il Sacerdote che celebra in Persona Christi.
La Messa/Opus, celebrata dal Sacerdote/Operarius è scevra da soggettività e fantasia, vale a dire dalla “creatività” che cerca di coinvolgere in ogni modo i Fedeli, quando invece il modo è soltanto uno: quello del Sacro. La Messa/Opus si svolge in un’atmosfera fatta di raccoglimento; i Fedeli che hanno abbandonato il profano (personale e sociale) hanno un solo punto di riferimento: l’Altare, il Luogo del Nutrimento secondo l’etimo: da ALTUS, p.p. di ALERE nutrire.
Per tutto quanto osservato, non è un caso che l’accanimento contro la Messa/Opus, di cui il novus ordo ha poco e niente (e gli abusi continui lo dimostrano), abbia raggiunto il suo acme con Traditionis custodes, un documento dirompente che si pone fin troppo chiaramente l’obiettivo di sopprimere la Messa/Opus e quindi la missione del Sacerdote/Operarius, nonché di espellere i Fedeli che non dovessero adeguarsi al “nuovo corso”.
La Chiesa cattolica esteriore resterà quella della gesticulatio (mentale e corporea) rappresentata da funzionari/artifices proni davanti all’idolo del nuovo umanesimo mondialista-gender.
L’unica valida reazione sarà quello di moltiplicare la Messa/Opus in luoghi privati, nuova forma catacombale per la conservazione del fulcro della Tradizione cattolica. Il moltiplicarsi delle chiese laiche, totalmente indipendenti dall’attuale struttura apostata dittatoriale ecclesiastica, è l’unica soluzione.

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