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sabato 24 luglio 2021

Benedetto con il #SummorumPontificum ha cercato di unire, Francesco con il #TraditionisCustodes pone le basi per dividere

 da Sabino Paciolla (23.07.2021)
Roberto

A proposito del mou proprio Traditionis custodes, una chiara riflessione di Tim Stanley, pubblicata su The Spectator. Eccola nella mia traduzione [di S. Paciolla, n.d.r.].

Da quando ho scritto della dichiarazione di guerra del Papa al Vecchio Rito, è successo qualcosa di inaspettato e bellissimo. Molti vescovi hanno mantenuto la linea. Non proprio tutti: alcuni hanno accolto con gioia l’opportunità di estinguere il grazioso rito, e la giustificazione intellettuale è venuta, prevedibilmente, dai Gesuiti, che non sono più sani dai tempi de L’Esorcista. Ma tanti altri vescovi hanno giudiziosamente, quasi sediziosamente, scelto di interpretare alla lettera l’istruzione del Papa ignorandone lo spirito, e hanno dato immediata dispensa ai preti che già lo celebrano di continuare. Altri, mi è stato detto, hanno scritto o telefonato ai sacerdoti che celebrano con il Vecchio Rito per offrire conforto personale e rassicurazione. Questo è il modo in cui si può tranquillamente ribaltare la situazione in una guerra culturale. Ignorare i bulli.

Perché i vescovi – compresi gli amici di Francesco – dovrebbero fare questo? Perché li ha colti di sorpresa. Li ha insultati. Francesco ha sempre detto di volere una “chiesa sinodale” che procedesse per dibattito e consenso, ma questo è stato un fulmine a ciel sereno: potrebbe essere che per tutto il tempo la sinodalità sia stata un modo per imporre una riforma liberale dal centro sotto la maschera della consultazione?

In secondo luogo, qualunque cosa questi uomini pensassero del Vecchio Rito 14 anni fa, ora è attivo nelle loro diocesi da un certo tempo e non riescono più a vedervi alcun danno. Infatti, i cosiddetti sacerdoti tradizionalisti sono alcuni dei più laboriosi. Perché un vescovo oberato di lavoro dovrebbe voler turbare o inimicarsi buoni preti o laici per un dibattito che è stato risolto un sacco di tempo fa – o così il Vaticano ha insistito a lungo?

Alcuni lettori della mia precedente rubrica si sono lamentati che non ho spiegato per un non cattolico le distinzioni tra Vecchio e Nuovo Rito, ma questo è un po’ il punto. Al di là delle apparenze, la linea ufficiale è che non esistono. Il Vecchio Rito è tutto latino, il sacerdote è rivolto distante dal popolo, l’assemblea, si potrebbe dire, assiste piuttosto che partecipare attivamente, ecc. ecc. – ma anche se gran parte della liturgia è stata riformata negli anni ’70, il genio della tradizione cattolica è quello di mantenere e promuovere i principi antichi attraverso nuovi metodi, per modificare l’aspetto esteriore di una liturgia, dicendola in inglese o rivolta verso l’assemblea, pur mantenendo il significato interno e la coerenza storica.

Questa era la lettura di Benedetto XVI, comunque. Nel 2007, quando ha emanato il Summorum Pontificum, permettendo un uso più ampio del Vecchio Rito, non lo intendeva come un commento al Nuovo Rito ma, al contrario, per riaffermare che i due Riti hanno la stessa eredità, la stessa validità e possono persino arricchirsi l’un l’altro – e il cielo sa, alcuni aspetti della vita della Chiesa erano diventati utilitaristici e sterili. Personalmente sono dell’opinione che una delle migliori qualità del cattolicesimo, una delle cose che mi ha attratto, è che è bello. Non si tratta di mera estetica: come San Tommaso che mette il suo dito nel costato di Cristo, l’uomo ha il desiderio di vedere per credere, e la bellezza religiosa ci aiuta ad avvicinarci a Dio attraverso l’esperienza sensuale. Questa è la filosofia della maggior parte dei preti cattolici che celebrano con il Vecchio Rito: lungi dall’essere scismatici Looney Tunes, come Francesco sembra immaginare, essi vogliono restaurare e ravvivare l’intera Chiesa, e incoraggiando il Vecchio Rito in un contesto sociale completamente nuovo, aggiungere qualcosa al nostro apprezzamento del Nuovo.

Benedetto, insomma, ha dato alla Chiesa le condizioni per una maggiore unità. È Francesco che ha minacciato la divisione supponendo che ci sia una controversia dove per il 99% dei cattolici non c’era, è Francesco che ha riacceso il dibattito sulla liturgia, non i tradizionalisti. Il consenso benedettino era che il Nuovo Rito aveva forti radici nel Vecchio, ma se si disereda il Vecchio, allora qual è la base del Nuovo? Stiamo dicendo che negli anni ’70 la Chiesa cattolica ha inventato una liturgia completamente nuova, che questo è stato l’anno zero nella storia del cattolicesimo? Una tale idea ha profonde implicazioni per l’autorità della Chiesa oggi.

Francesco si comporta come un uomo su un albero, che sega con rabbia il ramo su cui è seduto. Tutto ciò sfida il senso comune. Avrebbe potuto sposare la teoria di Benedetto sullo sviluppo della tradizione con il proprio, superbo progetto di sottolineare il ruolo pastorale della Chiesa, ma si è rivelato avere una considerazione limitata dei bisogni pastorali dei sacerdoti e nessuna intenzione di “accompagnare” coloro che vogliono il Vecchio Rito, o probabilmente anche coloro che vogliono semplicemente un po’ di bellezza. Nel corso della storia, i teologi radicali hanno presunto di sapere cosa volessero i poveri meglio di loro stessi, e nella loro smania di rifare il mondo per adattarlo all’immagine che avevano in mente di un’utopia dei poveri, hanno finito sempre per rendere tutto squallido e deprimente (si pensi a Stevenage). La fine della storia, se i progressisti hanno qualcosa a che fare con essa, non avrà nessun colore, nessun profumo, nessuna doratura, nessuna gioia. Mi viene in mente l’insistenza di Mark Twain che [diceva che] se non c’è da fumare in Paradiso, preferiva non andarci.

I vescovi hanno mostrato una maggiore sensibilità per i bisogni umani, in particolare quelli dei loro sacerdoti, alcuni dei quali – lo so perché me lo hanno detto – sentono che il loro rapporto con il loro vescovo è stato rinnovato. Più vescovi, spero, procederanno in questo modo. C’è però una cosa molto importante da fare in più.



Devono impegnarsi a dare un futuro al Vecchio Rito. La risposta diplomatica all’istruzione del Papa è di preservarlo nel presente dando il via libera ai preti che già lo celebrano, ma i seminari sono pieni di giovani che vogliono celebrarlo anche loro – e se Benedetto aveva ragione, e se la tradizione scorre come il fiume Tevere dal Vecchio al Nuovo Rito, non si può logicamente privarli del diritto di fare proprio questo. Il cardinale Zen ha posto il punto cruciale [dicendo] che il rito che la gente frequenta è molto meno significativo del fatto che sempre meno cattolici occidentali frequentano la chiesa, e invertire questa tendenza richiederà una genuina unità, cura pastorale e una preoccupazione molto maggiore per l’eccellenza liturgica. La Chiesa dovrebbe attirare le persone a sé, come il sole.

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