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domenica 27 giugno 2021

Rosanna Brichetti Messori: "Tornare al centro"

«Uscirà da una Chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini, che vivranno in modo totalmente programmato, avvertiranno una solitudine indicibile. […] Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo: la scopriranno come una speranza per sé stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto»
Joseph Ratzinger

Riceviamo e pubblichiamo dall'amico Valerio Pece.
Luigi

Conservare la fede di fronte alle provocazioni della storia
Valerio Pece 21 giugno 2021, Tempi

Rosanna Brichetti Messori racconta in un libro la sua “buona battaglia” di cristiana dentro le sfide del mondo. Illuminata da una profezia non ancora sufficientemente studiata

È un viaggio appassionante attraverso diverse “cristianità” quello descritto da Rosanna Brichetti Messori nel suo ultimo libro, Tornare al centro (Ares, 2021). Un viaggio in cui non è difficile identificarsi: la personalissima vicenda è capace – come la stessa autrice suggerisce – di «assumere un valore universale».

L’82enne scrittrice di Treviglio, moglie di Vittorio Messori, racconta di essersi formata, nei suoi primi vent’anni di vita, dentro una «spiritualità forgiata dal Concilio di Trento». Un contesto in cui appariva assolutamente naturale «il fatto che Dio esistesse e che ogni uomo fosse una sua creatura», in cui i confessionali erano frequentati e la Messa domenicale era il centro della settimana, in cui il mese di maggio e i pellegrinaggi (molto belli i racconti di lei bambina a Caravaggio) erano «elementi costitutivi». Una società dove, a differenza di oggi, i rapporti di coppia risultavano «stabili, solidi, duraturi», e la prospettiva di matrimonio indissolubile non solo non incuteva paura, ma era anzi «tranquillizzante», annunciatrice di «un’esistenza ricca di senso». Quella cultura – supportata anche dalle leggi civili di uno Stato tutt’altro che ostile – aveva permeato anche coloro che si proclamavano atei, tanto che l’autrice ha buon gioco nel ricordare il «disagio profondo e la vergogna» che provocò la separazione di Palmiro Togliatti.

Cadute e risalite

Pur raccontando tutto il bene possibile di quell’Italia («Se la nostra gente ha potuto affrontare […] le due ultime guerre mondiali, lo si deve anche al conforto che ha potuto trarre da una fede compatta, basterebbe leggere le lettere dal fronte dei soldati»), Rosanna Brichetti Messori non nasconde che anche quella «forma di cristianità» aveva i suoi limiti: il concreto pericolo che la fede si trasformasse «in un formalismo o, peggio ancora, in un moralismo». Tanto che, nel tremendo impatto del ’68, la sua «fede sociologica […] ereditata per nascita e appresa per educazione» è stata messa alla prova. Quasi convincendola che «la vita vera fosse “altrove”».

Ma se il viaggio dell’autrice – attraverso le aperture del Vaticano II e le sofferenze del post Concilio – si dipana tra cadute («rischiai di diventare una cattolica adulta») e risalite (il Signore si è servito anche di «uno stato di malattia, difficile da diagnosticare e curare», capace di farle «crollare tutti i bei programmi di studio, di lavoro e affettivi»), l’insegnamento di fondo del libro sta tutto nella consapevolezza, da lei ampiamente sperimentata, che «le diverse cristianità sono i differenti abiti che il Vangelo eterno può indossare nel corso del tempo».

Le provocazioni della storia

La lucida esperienza di Rosanna Brichetti Messori le fa affermare che la storia «non va accusata come se fosse colpevole di farci dei torti», quanto piuttosto accolta come «una provocazione che obbliga a guardarci dentro con maggiore profondità». Per la Chiesa, insomma, il mondo non è altro che «quel pungolo che periodicamente la scuote e dovrebbe servire a rinnovarla, nella comprensione sempre più profonda di sé stessa».

Al netto di vere e proprie carezze di Dio (come quella volta che, chiedendo lumi al Signore nella solitudine di una cripta, l’autrice avvertì chiaramente una voce interiore: «Tu appartieni a una storia sacra. Io sono morto anche per te»), sono stati almeno due i vasi di sapienza a cui Rosanna Brichetti Messori ha attinto per vivere e testimoniare una fede solida, piena e felice: i libri del marito («partecipando al travaglio che ciascuno di loro ha comportato […] le mie idee un po’ confuse sono andate chiarendosi […]. Potevo finalmente mettermi tranquilla, perché la fede cristiana aveva basi solide: su di essa, potevo giocarmi la vita») e l’incontro con Joseph Ratzinger e la sua “profezia sulla Chiesa”.

La profezia di Ratzinger

L’ultima parte del libro si concentra proprio su quel particolare intervento radiofonico del futuro Benedetto XVI avvenuto nel ’69 nella sua Baviera, su cui, secondo la scrittrice, non si è abbastanza riflettuto, specie «per i tanti elementi positivi», e rispetto al quale l’autrice arriva addirittura a chiedersi se sia da prendere solo come la riflessione «di un teologo già allora colto e avveduto» oppure «come una profezia vera e propria».

Dopo aver descritto le prove che aspettano la Chiesa, le parole di Ratzinger che Rosanna Brichetti Messori trova imprescindibili e «fortissime» sono queste:

«Uscirà da una Chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini, che vivranno in modo totalmente programmato, avvertiranno una solitudine indicibile. […] Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo: la scopriranno come una speranza per sé stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto».

È esattamente da qui che l’autrice – che come san Paolo ha combattuto la buona battaglia e conservato la fede – invita a ripartire. Per “tornare al centro” e celebrare la Speranza.