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giovedì 25 marzo 2021

MiL celebra il Dantedì (4° parte) - L' Annunciazione nella Divina Commedia (#Dantedì #dante #dantealighieri #divinacommedia #sommopoeta #dante700 #25marzo #)

l'annunciazione (Paradiso)
(G. Di Paolo)
Oggi ricorre la giornata in cui si ricorda il DCC anniversario della morte del sommo poeta Dante Alighieri. Ma la Chiesa celebra la Festa dell'Annunciazione della Beata Maria Vergine. 
Cogliamo questa felice duplice ricorrenza e vogliamo rendere omaggio alla Madonna Annunziata citando Dante.
Iniziamo con le bellissime parole che il poeta le dedica nella stupenda preghiera del XXXIII del Paradiso, con riferimento all'Incarnazione: 


tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

(Par, XXXIII 4 -9) 

Nella Commedia però molti altri sono i punti in cui Dante fa riferimento al mistero dell'Incarnazione. (Qui ieri vi avevamo fatto cenno, in occasione del post sull'arcangelo Gabriele e domani dedicheremo il post alla preghiera di S. Bernardo completa). 

Il papa ha promulgato proprio oggi una Lettera Apostolica su Dante Candor Lucis Aeternae per onorare la memoria di Dante 

Oggi vi presentiamo alcune citazioni sull'Annunciazione e un breve commento dal sito "Theotokos":



La relazione tra Maria e il Figlio Gesù è proposta frequentemente soprattutto nel Purgatorio e nel Paradiso. Un primo riferimento nel Purgatorio X è l'Annunciazione:

L'angel che venne in terra col decreto
de la molt'anni lacrimata pace,
ch'aperse il ciel del suo lungo divieto

dinanzi a noi pareva sì verace
quivi intagliato in un atto soave,
che non sembiava imagine che tace.

Giurato si sarìa ch'el dicesse "Ave"
perché iv'era imaginata quella
ch'ad apri l'alto amor volse la chiave

e avea in atto impressa esta favella
’Ecce ancilla Deï’, propriamente
come figura in cera si suggella.
(Purg. X, 40-45).

Dante dà la massima importanza all'Incarnazione del Verbo: infatti la visione paradisiaca non si chiude con la contemplazione della Trinità, ma dell'Incarnazione (Par. XXXIII, 127-132). Altri echi bernardiniani si hanno nella descrizione dell'Annunciazione (Purg. X, 34-52) e dell'Apoteosi di Maria (Par. XXIII, 91-108)

Queste, le parole di Dante sul mistero dell'Annunciazione e la conseguente Incarnazione del Figlio di Dio:

     E io udi' ne la luce più dia
del minor cerchio una voce modesta,
forse qual fu da l'angelo a Maria (Par. XIV, 34-36).

    Così fu fatta già la terra degna
di tutta l'animal perfezione;
così fu fatta la Vergine pregna (Par. XIII, 82-84).

    Da quel dì che fu detto "Ave"
al parto in che mia madre, ch'è or santa,
s'alleviò di me ond'era grave (Par.. XVI, 34-36).

    Quivi è la rosa in che 'l verbo divino
carne si fece: quivi son li gigli
al cui odor si prese il buon cammino 
(Par. XXIII, 73-75).

    "Io sono amore angelico che giro
l'alta letizia che spira del ventre
che fu albergo del nostro disiro" 
(Par. XXIII, 103-105).

    Perch'elli è quelli che portò la palma
giuso a Maria, quando 'l Figliuol di Dio
carcar si volse de la nostra salma (Par. XXXII, 112-114).

    

però non ebber li occhi miei potenza
di seguitar la coronata fiamma
che si levò appresso sua semenza.

    E come fantolin ch'nver' la mamma
tende le braccia, poi che 'l latte prese,
per l'animo che 'nfin di fuor s'infiamma;

    ciascun di quei candori in sú si stese
con la sua fiamma sì che l'alto affetto
ch'elli avieno a Maria mi fu palese.

    Indi rimaser lì nel mio cospetto,
"Regina celi" cantando sí dolce,
che mai da me non si partì 'l diletto 
(Par. XXIII, 97-139).


Maria come «fiamma» si leva e segue suo Figlio ("sua semenza"), accompagnata dallo slancio concorde dei lumi beati ("ciascun di quei candori"), che a lei si rivolgono, quasi a seguirla, cantando l'inno ecclesiastico del tempo pasquale.

foto: Alamy qui e qui