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giovedì 25 marzo 2021

Dove è finito lo studio della Dottrina Sociale? Il caso del veneto

«La vera istruzione cerca non tanto d'impartire "valori", ma "significati". Questo scaltro impiego della parola "valore", in sostituzione di parole quali "norma", "principio" e "verità", è una consapevole manipolazione da parte di positivisti teorici, i quali negano l'esistenza di qualunque significato morale di natura trascendente o durevole. [...] Etienne Gilson afferma che i positivisti avanzano di proposito il concetto di "valori" perché negano che le parole, o i concetti rappresentati dalle parole, abbiano un senso reale. [...] I positivisti e molte altre persone oggi negano l'esistenza dei sette peccati capitali o di qualsiasi altro peccato. Per quanto riguarda le virtù, essi vorrebbero trasformarle in "valori di preferenza" spogliati di quell'imperativo morale che li sostiene. Ma la giustizia, la fortezza, la prudenza e la temperanza non sono semplicemente "valori"; così come non lo sono la fede, la speranza e la carità. Non è compito dell'individuo, prigioniero del suo solipsismo, determinare se preferisce la giustizia o l'ingiustizia; non tocca a lui decidere se la prudenza o l'imprudenza gli sta meglio. È vero, l'individuo può sempre decidere in questo senso e agire di conseguenza, facendo del male agli altri e a sé. Ma l'istruzione ha il compito di trasmettere un'eredità morale; d'insegnare che le virtù e i vizi sono reali e non "preferenze" o convenzioni, e che l'individuo non è libero di trastullarsi con i vizi come meglio crede» 
(Russell Amos Kirk).

Sempre peggio.
Luigi


LA CHIESA NON INSEGNA PIÙ LA SUA DOTTRINA SOCIALE. IL CASO DEL VENETO.


Mentre sono in partenza la nostra Scuola Nazionale della Dottrina sociale della Chiesa [vedi QUI ] e la Scuola permanente del Friuli Venezia Giulia [vedi QUI], iniziamo con questo articolo una indagine sulla formazione alla Dottrina sociale della Chiesa nelle diocesi italiane. È molto difficile formare i laici all’impegno sociale e politico senza riferirsi al corpus dottrinale dell’insegnamento della Chiesa in materia. In questo primo articolo esaminiamo l’attività formativa delle diocesi del Veneto, nei prossimi continueremo con le altre regioni.

Cominciando dalla diocesi di Verona, va notato che qui esiste fin dagli anni Novanta del secolo scorso una Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico (SFISP) che ha conosciuto qualche rallentamento ma mai vere e proprie interruzioni. La cosa è lodevole.
Se però si va a vedere il programma 2020-2021 si nota che della Dottrina sociale della Chiesa non si parla nemmeno. Tra le finalità della Scuola è sì indicato “mostrare e sviluppare il contributo della Dottrina Sociale della Chiesa a formare le persone all’impegno sociale e politico” e si afferma l’obiettivo di “far conoscere e formare alla Dottrina sociale della Chiesa con strumenti e metodi che addestrino al discernimento e alla lettura consapevole della realtà”. Però questa intenzione non trova nessun riverbero nel programma proposto [QUI], il quale prevede un modulo (“Le Onde”) sulla pandemia, un altro (“Le Scialuppe”) sulle strade da intraprendere nella pandemia, e un terzo (“L’Orizzonte”) sulla situazione di Verona in alcuni ambiti sociali particolari. Il programma prevede ben 22 relatori, ma nessun titolo delle rispettive relazioni fa qualche riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa.

A Padova l’ufficio diocesano ha predisposto un progetto dal titolo “Il valore del presente nel futuro” dislocato in cinque punti del territorio diocesano. Il programma [QUI] è completamente incentrato sull’ambientalismo: conversione ecologica, persona-comunità-ambiente, comunità cooperanti, economia e sostenibilità, dal profitto per la proprietà al beneficio per la comunità, organismi internazionali, gruppi di azione locale per il territorio. Concludono il programma Gui e Magatti. Forse – dati i temi trattati – ma non appare dal programma – ci si è riferiti alle encicliche di papa Francesco, ma non c’è traccia di alcun riferimento al corpus dottrinale della Dottrina sociale della Chiesa e alla sua tradizione.

Nella diocesi patriarcale di Venezia la formazione sociale e politica proprio non esiste. C’è una Scuola diocesana di teologia che per quest’anno ha predisposto un programma in tre luoghi della diocesi incentrato sul Credo, ma nessuna Dottrina sociale.

La diocesi di Pio X e di Toniolo, Treviso, non fa formazione all’impegno sociale e politico. Questa formazione viene infatti svolta dall’Associazione “Partecipare il presente” [QUI], una specie di consorzio di numerosi soggetti, anche e soprattutto laici e legati ad associazioni di categoria, del mondo associativo trevigiano. La Scuola di quest’anno ha come titolo “Educare al bene comune e ai beni comuni: i cantieri post-Covid”. Tutto sulla pandemia ma nessun riferimento, nemmeno di striscio, alla Dottrina sociale della Chiesa.

La piccola diocesi di Vittorio Veneto è tra le più attive nel campo della pastorale sociale. Nonostante le difficoltà dovute al Coronavirus, ha mantenuto per il 2020-2021 il corso di economia [QUI]. previsto nel programma della propria Scuola. Il programma del corso è nutrito e articolato, frutto di un lodevole impegno. L’approccio ai vari problemi economici del momento è però di tipo sociologico e i riferimenti alla Dottrina sociale della Chiesa sono limitati alla Laudato si’, peraltro espressamente citata in una sola relazione. Si parla di terzo settore, di finanza etica, di salute e ambiente, di welfare generativo e di nuovo umanesimo in ossequio ad alcune tendenze di moda, di nativi precari ed economia sostenibile. Data la carenza del quadro formativo della Dottrina sociale, il rischio è di offrire ai partecipanti le opinioni sociologiche ed economiche dei relatori e di convalidarle acriticamente in ossequio alle mode correnti.

La diocesi di Belluno Feltre non ha attuato una propria proposta di formazione, ma si è associata a quella della diocesi di Padova.

Possiamo forse tirare qualche prima conclusione. Nelle diocesi venete non esiste alcuna formazione dei laici alla DSC. Molte non hanno nessuna attività in corso. I programmi realizzati riguardano problematiche sociali attuali, con una preferenza per pandemia e ambientalismo, che però vengono affrontate senza il riferimento ai criteri della DSC che ai partecipanti non sono forniti. Alla base c’è quindi una generica ispirazione cristiana, insufficiente per fare vera formazione. In genere i relatori portano proprie esperienze o esprimono proprie opinioni, sicché le Scuole diocesane, dove ci sono, si riducono ad essere un luogo di discussione genericamente impostata e indipendente dai principi della Dottrina sociale della Chiesa.

Stefano Fontana


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