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sabato 20 febbraio 2021

Vaxticano, obbligo vaccinale è senza basi scientifiche

Dopo aver riportato nei precedenti post la notizia del decreto vaticano in materia di emergenza sanitaria pubblica ed il primo commento curato da Tommaso Scandroglio, vi proponiamo una accurata riflessione di Paolo Gulisano, pubblicata sul suo blog il 19 febbraio, in cui spiega la mancanza di giustificazione scientifica alla decisione vaticana di sanzionare i dipendenti che non si vaccineranno contro il Covid ed illustra i motivi per il quali non è vero che il “non vaccinato” sia un problema per gli altri e che costituisca un rischio per la salute pubblica.

L.V.


In Vaticano la Misericordina è finita. O meglio: non è proprio contemplata nei protocolli sanitari del più piccolo Stato del mondo. Il Decreto del Presidente della Pontificia Commissione dello Stato della Città del Vaticano, il cardinale Bertello, “in materia di emergenza sanitaria pubblica”, è estremamente chiaro. Il decreto riprende le misure applicate in gran parte degli Stati europei e in Italia riguardanti il distanziamento, l’uso di dispositivi di protezione, la limitazione alla circolazione. Le violazioni a tali disposizioni sono soggette a sanzioni. Tutto ciò è giustificato dallo stato di “emergenza sanitaria” in cui ci troviamo.
Per definire il concetto di “emergenza sanitaria”, il documento vaticano assume in toto la definizione che ne dà l’Organizzazione Mondiale della Salute, che evidentemente dentro i Sacri Palazzi ha assunto valore magisteriale.

Tra i comportamenti che il Vaticano ritiene essere in violazione alle norme di sanità pubblica, c’è anche il rifiuto a sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid. Si diceva che la misericordia è finita, e lo si deduce dal fatto che il dipendente vaticano “reo” di tale colpa è soggetto a sanzioni economiche, e può arrivare addirittura ad essere licenziato (clicca qui).

Ma dal punto di vista strettamente sanitario, tale decisione è giustificata?
Vediamo cosa dice il documento firmato dal cardinale Bertello, che inizia con una visione d’insieme del problema dell’epidemia: “Fornire una risposta sanitaria, intraprendere le azioni immediatamente necessarie per rispondere alla pandemia, avendo in mente anche i suoi effetti sul lungo periodo, è importante perché possa avere luogo una guarigione globale e rigenerativa”.

Una definizione, quest’ultima, decisamente roboante. Una “guarigione” totale? E addirittura “rigenerativa”? Una sorta di utopia della salute totale, con una remissione dalla malattia ma addirittura con una “rigenerazione” dell’umanità. E tutto questo verrebbe a realizzarsi con un vaccino, in una sorta di grande salto transumanistico? In che modo? Non è dato di sapere. Non ci sono spiegazioni di tipo medico. Ci viene solo detto che occorre lavorare perché attraverso la vaccinazione globale questo prodigio possa accadere.

Il documento poi dopo questo volo aulico riprende a volo radente, entrando nello specifico della necessità e obbligatorietà del vaccino: “Si ritiene sottoporsi alla vaccinazione la presa di una decisione responsabile, atteso che il rifiuto di un vaccino può costituire un rischio per gli altri e che tale rifiuto potrebbe aumentare i rischi per la salute pubblica”.
Una “decisione responsabile” che però è di fatto obbligata, coercitiva, pena sanzioni pecuniarie e perdita del lavoro.

Ma dove il documento vaticano diventa del tutto opinabile da un punto di vista scientifico è là dove afferma che il rifiuto a sottoporvisi costituisce un rischio per altri. In che modo? Poniamo che un sacerdote di uno degli uffici di Curia, o un giornalista della Radio Vaticana non abbia fatto il vaccino, e si trovi a lavorare fianco a fianco con i colleghi vaccinati, può essere un pericolo per loro? La risposta è no. Se gli altri sono immunizzati nei confronti del Covid, non potranno assolutamente ammalarsi per colpa del collega non vaccinato.

E che dire dell’affermazione successiva, che i non vaccinati “potrebbero aumentare i rischi per la salute pubblica”? Questa è una demonizzazione del non vaccinato, visto come un untore, un potenziale nemico della collettività, cui ne consegue una discriminazione indebita. Se si volesse essere coerenti con questa affermazione, occorrerebbe allontanare dalla vita pubblica tutti i portatori di HIV o di Epatite C, che rappresenterebbero un rischio per la salute pubblica.
Ma ovviamente un portatore sano o malato di queste patologie sa come comportarsi nei confronti del prossimo con cui si relaziona, e lo stesso farebbero i non vaccinati, anzitutto per tutelare anche se stessi.

Se una persona non vaccinata (che tra l’altro potrebbe essere già immune per aver fatto la malattia) rispetta le norme igieniche di comportamento, non è una minaccia per nessuno. Infine, il documento di quello che potremmo definire ormai Vaxticano, sembra sposare fideisticamente e acriticamente le tesi che gli attuali vaccini funzionino, abbiano una protezione assoluta, portino addirittura alla rigenerazione.
Eppure le stesse aziende produttrici ammettono di non sapere quanto potrebbe durare l’effetto immunizzante del vaccino, e la Pfeizer nella scheda tecnica del suo mitico Comirnaty parla di 9-12 mesi garantiti, non di più. Per non parlare degli effetti collaterali dei vaccini.

Tutto questo Oltretevere non sembra interessare. Il vaccino è un nuovo dogma di fede, un imperativo etico, un dovere del cittadino. Anticipando tutti, la Santa Sede ha già predisposto anche il “tesserino digitale vaccinale”, senza il quale non si potrà lavorare, viaggiare, avere una vita sociale.
Il Grande Fratello forse ha trovato casa all’ombra del Cupolone.

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