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venerdì 26 febbraio 2021

Roma è con il Papa. Risposta ad Aldo Maria Valli

Lunedì (QUI) abbiamo proposto un approfondimento di Aldo Maria Valli, pubblicato sul sito Radioromalibera.org (ma che ora ci risulta rimosso), sull’attuale rapporto tra Roma e Papa Francesco, auspicando che potesse rappresentare lo spunto per un serio dibattito teologico sull’argomento.
Con piacere riceviamo e pubblichiamo la solida e ben argomentata risposta di un amico arciprete, pubblicata ieri sul sito Dogma TV.

L.V.


Caro Valli,
Le scrivo on relazione al Suo articolo Roma è senza Papa; sostanzialmente sono d’accordo con Lei, tuttavia ritengo che la scelta del titolo, per altro ben spiegata nel Suo scritto, sia pericolosa. Pericolosa, per il fatto che oggi tanti buoni fedeli, di fronte a una crisi nella Chiesa di proporzioni mai viste, sono tentati da derive sedevacantiste. La galassia sedevacantista – mi dispiace etichettare il fenomeno, ma bisogna pur intendersi – si compone dei sedevacantisti simpliciter (che dicono che siamo senza Papa), dei propugnatori della cosiddetta Tesi di Cassiciacum (secondo cui abbiamo la Sede occupata materialmente, ma non formalmente), di chi sostiene che il Papa regnante sia ancora Benedetto XVI, nonostante questi pubblicamente riconosca Francesco come Papa, e abbia concelebrato pubblicamente con lui: ovvero un Papa che mentirebbe sapendo di mentire.
Credo che tanti buoni fedeli, che fanno già fatica a rimanere tali, sperando – analogamente ad Abramo – contro ogni speranza (cf. Rm 4,18), di fronte a un titolo così, siano ancora più turbati e, anziché ricevere una risposta, si trovano davanti ad uno status quaestionis ancora più complicato, che assume sempre più la forma di un inestricabile groviglio.
Un Papa che non fa il Papa, rimane Papa, come un uomo in coma irreversibile rimane uomo, anche se non parla e mantiene poche funzioni vitali.
Rimane la doverosa risposta alla domanda che fare, perché fare diagnosi e dire che le cose vanno male, redigendo liste di malefatte (e male-dette) papali, è fin troppo facile: l’unica cosa difficile è, in questo elenco, essere esaustivi.
Ecco allora il mio povero tentativo di una risposta su come districarsi in questo bosco incantato.

1) Il Papa o è tale o non lo è: non ci sono mezze misure: e la posta in gioco sono le promesse del Salvatore. Non prevarranno… e come possono, le porte dell’inferno, non prevalere se la totalità morale della Chiesa (Collegio Cardinalizio, totalità della Chiesa docente, totalità della Chiesa discente) ritiene Papa uno che non lo è: il Papa ha in sé la potestà di comprendere nella sua persona il munus docendi della Chiesa, cioè proporre quello che bisogna credere: Il Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo ha stabilito che l’oggetto della fede non possa essere trovato privatamente da ogni singolo credente, ma che debba essere necessariamente proposto a credere (“chi ascolta voi, ascolta me”; Lc 10,16). Ora, se i fedeli ritenessero da credere – come proposto a credere – ciò che in realtà non può essere proposto a credere, perché chi propone non ne ha la facoltà, le porte dell’inferno certamente prevarrebbero.

1b) Inoltre, se ammettessimo l’ipotesi di una sede vacante, da quando comincia la vacanza della Sede? Dal nuovo rito della Settimana Santo di Pio XII, da Giovanni XXIII, da Paolo VI, da Giovanni Paolo II (teologia morale ok, ma Assisi no), da Benedetto XVI (motu proprio sì, ermeneutica della continuità no)? La frammentazione della galassia sedevacantista assomiglia troppo alla frammentazione delle denominazioni protestanti, cominciata con Lutero ancora vivo, ed è la prova ex adversariis, della insostenibilità di questa posizione.

2) Se Francesco è Papa, non ci si può comportare come se non lo fosse; si incapperebbe in quella forma velata di sedevacantismo che potremmo chiamare magisterovacantismo. Questa posizione, illogica, vorrebbe resettare la Chiesa a una mitica età dell’oro che viene identificata a prima del Concilio, oppure a prima di… dove ognuno mette il suo limite.

3) A questo punto il problema è come muoversi tra Scilla e Cariddi (se Francesco è Papa e se vogliamo essere coerenti con questa opzione):

A) Da un lato crediamo, con San Paolo e il Concilio di Trento, che la fede dipende dall’ascolto (fide ex auditu). Ascolto di che cosa? Di quello che la Chiesa propone a credere con il suo magistero ordinario e vivo.

B) Dall’altro, come possiamo credere ex auditu (dall’ascolto), quando ci sembra evidente che dovremmo piuttosto tapparci le orecchie, di fronte a certi pronunciamenti?

4) Se “scegliamo” cosa credere e cosa no, giudicando noi, faremmo venir meno la fede come “dono dall’alto”, faremmo venir meno il credere Deo, (il credere a Dio e alla Chiesa non perché siamo convinti con nostre ragioni, ma perché ci fidiamo dei Colui che è Verità infallibile).
Direbbe Dante: “State contenti, umana gente, al quia; ché, se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria” (Purg III, 36-39).
Lutero “sceglieva” i brani della Scrittura; certi pseudo-tradizionalisti “scelgono”, tra i documenti del magistero, questa o quella frase, e poi, con un lavoro di forbici e scotch, incollano assieme e trovano presunte incompatibilità, che vengono battezzate come “contraddizioni”).
San Tommaso fa notare che il costitutivo formale dell’eresia è la “scelta”:
“…ciò che rientra nella ragione formale di eresia (quod de ratione haeresis est), che cioè uno segua una dottrina privata, come per propria scelta (quasi per electionem propriam); e non la dottrina pubblica che viene trasmessa divinamente (divinitus, in modo soprannaturale, da Dio)”¹.
“Eresia” deriva dal greco αἴρω (airō), = “tiro su”. Dal plateau de fromage di Scrittura e Magistero, l’eretico airei, “tira su”, “sceglie” quello che gli piace “come per propria scelta” e lascia quello che non piace o non capisce.

5) A questo punto un buon fedele si può chiedere “Visto che nel piatto, oggi, oltre al formaggio, ci sono anche dei pezzi avvelenati, come faccio a non scegliere”?

6) E qui abbiamo anche la risposta al che fare, evitando risposte più comode, ma che fanno rientrare dalla finestra eresie che pensavamo aver cacciato dalla porta.

A) In positivo: il “metodo Guareschi”: mettere nel granaio, al riparo dell’alluvione, la dottrina certa, il Catechismo della Chiesa Cattolica, e rispiegarlo pazientemente a tutti quelli che possiamo in tutti i modi possibili.

Don Camillo spalancò le braccia [rivolto al crocifisso]: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.
“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.
“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pu­dore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.
Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”².

B) Per opporsi agli errori: il metodo dei dubia (adoperato da quattro Cardinali per difendere la fede da le ambiguità contenute nell’Esortazione Amoris laetitia): se diciamo, direttamente, “Santo Padre, Lei sbaglia”, faremmo una scelta nostra (“come per propria scelta, quasi per electionem propriam”, direbbe San Tommaso), e allora la fede verrebbe fatta dipendere dal soggetto che – pur con ragioni – obbietta. Ma se diciamo: “Santo Padre, come l’enunciato A, da Lei proferito, non contraddice l’enunciato B, che è certissimo?”, allora non scegliamo, ma poniamo serie domande, che sono, vere e proprie Spade dello Spirito, anche se – per poco tempo – rimarranno seppellite.

7) E se il Papa non risponde? Questo è un affare suo, del quale risponderà davanti a Dio. Se non riceviamo riposta, possiamo rimanere con la dottrina certa, come dono ricevuto, fino a prova contraria (una risposta con la nota teologica opportuna).

N.B. Perché il Papa non risponde? A mio avviso, non perché ha paura di un impeachment, o perché non abbia argomenti. Secondo il suo giro mentale, ciò che è chiaramente definito contraddirebbe la sua convinzione per cui la vita è superiore al dogma. Non c’è bisogno di risposte per eliminare i Cardinali: si “cammina insieme”, vuoi con il metodo della rana bollita, vuoi con le nuove nomine a senso unico, vuoi con le dimissioni accolte per alcuni al compimento, con precisione cronometrica al secondo, dell’età, riesumando invece altri ossequianti, etc. E il tempo divora chi nel frattempo muore.

8) Mi si obietterà che quanto ho proposto è lungo, e difficilmente realizzabile…
Rispondo che è crocifiggente… quindi ha la prima caratteristica per essere vero. Inoltre, la Madonna a Fatima ha promesso che il suo Cuore Immacolato trionferà… e questo certamente avverrà. Quando? Dipende anche da noi. Gesù ha promesso che i tempi anticristici saranno abbreviati “grazie agli eletti”: “…vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati (Matt. 24, 21-22).
Non ci resta che recuperare i nostri debiti formativi da “eletti”, cioè farci santi il prima possibile:

Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!
Subito piegherei i suoi nemici
e contro i suoi avversari volgerei la mia mano;
quelli che odiano il Signore gli sarebbero sottomessi
e la loro sorte sarebbe segnata per sempre.
Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia (Sal 81:14-17).

O vergine Immacolata, fa’ che Lo ascoltiamo in fretta!

¹ “…quod de ratione haeresis est, quod aliquis privatam disciplinam sequatur, quasi per electionem propriam: non autem disciplinam publicam, quae divinitus traditur” Super I Epistolam B. Pauli ad Corinthios lectura, cap. 11 l. 4.

² Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, pp. 3114-3115.

15 commenti:

  1. Di solito chi è convinto delle sue idee si qualifica con nome e cognome.

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  2. Finalmente un vero articolo cattolico tradizionalista. Auspicando che clero e fedeli, che in questi anni hanno contribuito a mandare in crisi la Chiesa offendendo e criticando pubblicamente il Vicario di Cristo, (solo perché ai ricchi yankee che acquistano petrolio dai musulmani non piacciono i sudamericani) possano fare ammenda di riparazione.
    Inoltre deviare il popolo di Dio dal Papa alimentando scissioni sui social sulla base di paranoie e congetture personali potrebbe voler dire andare all'inferno e su questo il Santo Padre è stato pure troppo tollerante. È evidente che siamo in fase apocalittica a cavallo tra due ere con connotati diversi e la nuova era vedrà Maria Santissima con pieni poteri. Lasciate che la Chiesa continui a salvare le anime nonostante le difficoltà ma sempre rimanere fedeli al Papa con spirito di umiltà. Grazie

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  3. L'articolo di Aldo Maria Valli è pienamente condivisibile la risposta invece non risulta assolutamente pertinente si deve leggere il nero e non il bianco


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  4. Non confondere αἴρω (tiro su) e αἰρέω (sceliere). Sono due verbi diversi. «Eresia» proviene dal secondo.

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    1. Appunto. Allucinante! E fanno anche i superprofessori! Ormai la cultura è merce rarissima...c'è saccenza e voglia di farsi vedere, quello sì...quella non manca mai.

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  5. Classico atteggiamento da prete disquisire ma prudentemente senza firmarsi per i classici motivi di salute. Il solito atteggiamento che Dante avrebbe posto tra gli ignavi perché neanche l'inferno li vuole. Onore a chi ha il coraggio di difendere pubblicamente le proprie idee.
    Giacomo Mannocci Pisa

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  6. Molte delle critiche che vengono fatte al Papa sono relative a temi che non riguardano direttamente o neppure indirettamente chi le pone. Quanti di noi si trovano nella posizione di divorziati risposati ansiosi di ricevere l'eucarestia a valle di un percorso come quello descritto in Amoris e Laetitia ? la riposta è semplice : nessuno. Quindi invece di chiedersi come comportarsi davanti a questi casi (che non ci riguardano ) , come a molti altri che sono solo teorici (siamo forse noi dei primi ministri alle prese con l eventuale decisione circa la pena di morte di qualcuno ?) dobbiamo semplicemente nella vita quotidiana testimoniare il vangelo con la nostra vita di tutti i giorni , e avremo onorato la Chiesa ed il Papa ed allo stesso tempo seguito Cristo. Il resto è solo materiale per sterili discussioni .

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  7. Mentelibera65, sei venuto a far polemiche qui, dopo che lo svizzero teologante ti ha dato il benservito?

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    1. Mentelibera651 marzo 2021 05:44

      Be io almeno ci metto il nick.... e tu chi sei che ti firmi come anonimo ?

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  8. Si tratta della solita presa di posizione dottrinalmente ineccepibile di chi "è del mestiere". Il problema però è che il normale fedele non ha la sapienza nel discernimento che vorrebbe l'arciprete estensore dell'articolo. Mia nonna, che era una santa donna, si sarebbe ad esempio limitata a dire "Santo Padre lei sbaglia" e non "Santo Padre, come l’enunciato A, da Lei proferito, non contraddice l’enunciato B, che è certissimo?”. La stessa cosa, in fin dei conti faccio io che non teologheggio di mestiere e sono esperto di altre cose. La mia fede è bambina, come si dice, e ragiona da bambina anche se leggendo questo ed altri blog cattolici gioca a fare la grande. E i miei figli, i miei nipoti nati e cresciuti in un mondo che ha già dimenticato le chitarre che erano così moderne in chiesa mezzo secolo fa e che sono intrisi di uno spirito del tempo che col cristianesimo e soprattutto col cattolicesimo non vuole avere nulla a che fare come potranno districarsi nei messaggi contraddittorie fuorvianti che arrivano dalla Santa Sede? A "dottrina" a mala pena gli hanno insegnato il Padre Nostro (ed ora lo hanno cambiato) come pretendere che si ancorino al Catechismo della CC se viene smantellato ed addirittura ridicolizzato dalle prese di poszione di papa e vescovi su punti fondamentali (la vita, il sesso, la famiglie, la patria...). Per questo la responsabilità (e la colpa) del papa per la confusione che sta generando nei fedeli è grandissima: perchè non tutti sono l'arciprete che ha scritto quest'articolo o i tanti suoi confratelli che non hanno difficoltà, grazie al "mestiere" appunto, a trovare scappatoie per salvare capra e cavoli. Amo Guareschi e faccio mio il suo incoraggiamento a salvare il seme per quando sarà passata l'alluvione. Ma se c'è chi mi impone di credere che il seme non sia tale, ma magari il suo contrario in alcune occasioni, da buttare via, cosa devo fare? Posso conservarlo lo stesso, sperando che non se ne accorga?

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  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  10. Bisognerebbe ripassare il greco. Eresia deriva da αἵρεσις, che è deverbativo azionale di αἱρέω (prendere, scegliere; infatti poco sopra si dice che l'eresia è una scelta); il verbo αἴρω (sollevare), appare simile per un processo di riflessione dello jod, ma è sostanzialmente diverso, e il suo deverbativo è ἄρσις (da cui l'arsi dei piedi metrici), nulla a che vedere con le eresie.

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    1. Vabbè questo prete è in buona compagnia: tutte le settimane su rai tre, Roberto Vecchioni nella trasmissione di Gramellini propone etimologie farlocche��

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  11. VIVA VALLI! Epurato per aver detto la verità a costo della sua carriera in Rai!

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