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sabato 12 dicembre 2020

Ortodossia del S. Padre Francesco in tema di proprietà privata?

Un'articolata analisi dell'amico Gabriele sui discorsi del S. Padre in tema di proprietà privata.
Un invito all'approfondimento dei nostri lettori appassionati a temi economici e di Dottrina Sociale della Chiesa,
Ci è piaciuta molto la similitudine, in fondo all'articolo, della battaglia degli abitanti di Mirandola - pur devoti cattolici - contro Papa Giulio II: "i mirandolesi restavano lì: a combattere contro le politiche espansioniste del Papa mentre, immaginiamo, di domenica continuavano a frequentare la Santa Messa e ad accostarsi all’Eucarestia. [...] continuando [...] ad essere fieramente cattolici e a riconoscere la piena autorità del Papa".
Luigi

Intoccabilità della proprietà privata – una panoramica

Quasi un paio di settimane fa il S. Padre  Francesco, in un video (QUI)

indirizzato a giudici, pubblici ministeri, consulenti, avvocati di diversi stati di Nord Africa, Nord e Sud America e ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali ha pronunciato le parole che seguono:

Costruiamo la nuova giustizia sociale ammettendo che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata e ha sottolineato sempre la funzione sociale di ogni sua forma. Il diritto di proprietà è un diritto naturale secondario derivante dal diritto che hanno tutti, nato dalla destinazione universale dei beni creati

Queste frasi sono presto rimbalzate su tutti i principali organi di stampa. Noi ci siamo presi il tempo per fare un’analisi lucida, completa e a freddo, di modo da evitare i soliti sensazionalismi che troppo spesso caratterizzano i giornali.


ANALISI DELLO STRALCIO

Anzitutto occorre affermare che questo pezzo di discorso si pone in coerenza e continuità con il Catechismo della Chiesa Cattolica:

2402 All'inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell'umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti. I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano. Tuttavia la terra è suddivisa tra gli uomini, perché sia garantita la sicurezza della loro vita, esposta alla precarietà e minacciata dalla violenza. L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la libertà e la dignità delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilità. Tale appropriazione deve consentire che si manifesti una naturale solidarietà tra gli uomini.

2403 Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio.

2406 L'autorità politica ha il diritto e il dovere di regolare il legittimo esercizio del diritto di proprietà in funzione del bene comune.

2408 Il settimo comandamento proibisce il furto, cioè l'usurpazione del bene altrui contro la ragionevole volontà del proprietario. Non c'è furto se il consenso può essere presunto, o se il rifiuto è contrario alla ragione e alla destinazione universale dei beni. È questo il caso della necessità urgente ed evidente, in cui l'unico mezzo per soddisfare bisogni immediati ed essenziali (nutrimento, rifugio, indumenti...) è di disporre e di usare beni altrui.

Puntualizziamo: i punti sopra non negano la necessità dell’istituto della proprietà privata; anzi! Questa va tutelata non solo a nome del buon senso, ma anche sulla scorta delle Scritture, della Tradizione della Chiesa e del suo Magistero. In un recente articolo, il Professor Julio Loredo cita parecchi interventi papali nei quali, nel corso dei secoli, si ribadisce in maniera chiara e inequivocabile la necessità della tutela di questo diritto. Per dare un’idea della ricchezza di fonti, ci limitiamo a un breve riepilogo:

·       Leone XIII, Rerum Novarum (1891),

·       Pio X, Fin Dalla Prima (1903),

·       Pio XI, Quadragesimo Anno (1931),

·       Pio XII, Radiomessaggio 10 settembre 1944,

·       Giovanni XXIII, Mater et Magistra (1961),

·       Giovanni XXIII, Pacem in Terris (1963),

·       Giovanni Paolo II, Laborem Exercens (1981),

·       Giovanni Paolo II, Centesimus annus (1991).

 

IL CONTESTO

Come nel famoso gioco della Settimana Enigmistica, proviamo a collegare i puntini di alcuni, pochi e selezionati interventi di Papa Francesco in materia economica:

·       Nello stesso discorso citato a inizio articolo, nel seguito, afferma:

“nessuna sentenza può essere giusta, nessuna legge legittima se ciò che generano è più disuguaglianza [oppure] più perdita di diritti, indegnità o violenza”

Uguaglianza” è bene notare che è in antitesi con il concetto di “libertà”. Un esempio: se Tizio preferisce il tempo del riposo piuttosto di un salario alto o viceversa, è bene che sia libero di vivere diversamente da chi non ha le sue stesse priorità. Prendere alla lettera l’affermazione sopra, può essere molto pericoloso.

·       Possiamo considerare come emanazione del suo pensiero anche le proposte uscite nel recente manifesto pubblicato dal comitato di studi di Assisi, che ho analizzato in un precedente post, sempre sul MiL.

·       Nello stabilimento dell’Ilva a Genova, il 27 maggio 2017 affermava:

"[…] nessun bravo imprenditore ama licenziare la sua gente, chi pensa di risolvere i problemi licenziando la sua gente non è un buon imprenditore, non deve confondersi con lo speculatore".

"Quando l'economia passa nelle mani degli speculatori tutto si rovina. Diventa un'economia senza volto e, quindi, un'economia spietata. Un buon imprenditore non è speculatore"

In questo, come in altri discorsi, si percepisce una diffidenza nei confronti dei due concetti che seguono:

a)      profitto” – questo, in realtà, è il modo con cui i consumatori (cioè il popolo) premia un imprenditore che riesce a fornire loro dei beni maggiormente utili o maggiormente convenienti rispetto a quelli di altri imprenditori (a questo proposito, una bella analisi fu sviluppata nel pamphlet “Profit and Loss” da Ludwing Von Mises nel 1951),

b)      speculazione” – trattandosi di un guadagno proveniente da un’attività di compravendita, in realtà, è un’azione che aiuta il mercato a valutare più correttamente gli asset in commercio; quando siamo bravi/fortunati e riusciamo a comprare ad un prezzo basso delle azioni in borsa e a rivenderle ad un prezzo maggiore, stiamo speculando. In questo modo, a chi ci ha venduto i titoli inizialmente, abbiamo assicurato un prezzo più alto rispetto a quello che avrebbe ottenuto se non avessimo effettuato tale attività di speculazione.

·       Il 04 febbraio 2017 Papa Francesco affermava nel discorso rivolto alle aziende che nel mondo aderiscono al progetto dell'Economia di comunione lanciato da Chiara Lubich:

"La ragione delle tasse sta nella solidarietà, che viene negata dall'evasione ed elusione fiscale […] prima di essere atti illegali sono atti che negano la legge basilare della vita: il reciproco soccorso”

Anche in questo caso, le obiezioni sono parecchie; ne riporto alcune:

a)     Con una tassazione sulle imprese del 60% a volte, in Italia, l’evasione si configura come l’unica via per un imprenditore per non fallire e per non salutare i propri dipendenti.

b)    La maggior parte dell’“accertato” (che accertato non è, visto che in contenzioso, spesso si dimostra l’opposto) in Italia non fa riferimento a vera evasione ma a cavilli burocratici sollevati da un fisco alla spasmodica ricerca di denaro. Esempio 1: ai sensi della normativa del c.d. “transfer pricing” (che determina, con contraddittori e nebulosi principi, i corretti prezzi di trasferimento tra imprese di un medesimo gruppo collocate in paesi diversi) se 100€ di profitto sono dirottati all’estero vendendo la merce “A” (abbassandone il prezzo di trasferimento) e 100€ di profitto vengono dirottati in Italia vendendo la merce “B” (alzandone il prezzo) le imposte pagate sull’utile di fine anno, in totale, sono corrette. Il fisco però si riserva di accertare i primi 100€ ignorando volutamente che, con la merce “B”, si è compensata l’imposta non pagata con “A”. Esempio 2: se a bilancio un costo di competenza dell’anno “t” lo si registra (abbattendo così l’utile, quindi le imposte) nell’anno “t+1”, nell’anno “t+2” la somma delle imposte pagate negli esercizi precedenti sarà comunque corretta. Anche in questo caso però il fisco si riserva lo stesso di multare l’impresa in relazione al fatto che nell’anno “t+1” si è indebitamente abbattuto l’utile (ignorando con dolo che nell’esercizio “t”, invece, l’utile è stato sovrastimato). Si sappia che negli Stati Uniti quest’ultima casistica viene tollerata dall’Internal Revenue Service.

c)     Molta della presunta evasione si origina grazie dell’introduzione del concetto dell’“abuso di diritto”: se il contribuente o l’impresa si avvale di un’architettura societaria e/o fiscale lecita, prevista dalla normativa ma che permette di ottimizzare l’ammontare di imposte da pagare, il fisco si riserva di giudicare arbitrariamente tale situazione come “abuso di diritto” al fine di poter battere cassa su imposte risparmiate e relative multe e interessi (a questo proposito, un libro datato ma interessante è “Sudditi”, edito dall’Istituto Bruno Leoni).

·       Nell’Enciclica “Laudato sì” uscita il 18 giugno 2015 leggiamo:

30. Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani.

La storia insegna che più i beni sono privatizzati e soggetti al libero mercato e più diventano disponibili. In Europa, quale compagnia aerea ha reso i viaggi economici e accessibili a tutti? La statalizzata Alitalia o la privata Ryanair? Alitalia non ha fatto altro che creare disoccupazione, con i 9-10 miliardi di sussidi ricevuti da uno stato che con le proprie imposte continua a massacrare le imprese.

Con la stessa logica, dato che risultano ugualmente essenziali, occorrerebbe statalizzare anche tanti altri beni: che allegria far gestire allo stato (con lo stesso livello di efficienza del catasto o di Alitalia) la produzione e vendita di pane, carta igienica, indumenti, occhiali, medicinali ed altri beni di prima necessità!

·       Nella stessa Enciclica continua:

128. […] Tuttavia l’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso. […] Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società.

Nel caso specifico dell’Italia, la tassazione sul lavoro è tale da obbligare molte imprese ad automatizzare, pena l’uscita dal mercato. Oltre a questo, è bene puntualizzare:

a)    che l’automatizzazione permette ai lavoratori di svolgere delle mansioni più di concetto e meno ripetitive,

b)    che nessuno di noi ha mai incontrato i disoccupati (o i loro discendenti) dei produttori di carrozze: questi lavoratori si sono reimpiegati in altri settori. C’è chi è andato a lavorare nel settore delle auto, chi in altri settori. Se non si fosse follemente deciso di mantenere Alitalia et similia (per riallacciarci al discorso sopra), le imposte sarebbero sufficientemente basse per permettere di assorbire altri disoccupati.

Vi siete mai chiesti com’è che ci sono tanti disoccupati e, allo stesso tempo, prevalga ovunque la proposta del self-service? È colpa principalmente delle tasse se la benzina la mettete da voi, se i soldi li prelevate al bancomat da soli, se i mobili li montate voi e se le vacanze le prenotate voi su internet. Perché se decideste di pagare qualcuno che vi aiuti, almeno la metà dei soldi che gli dareste glieli strapperebbe immediatamente di mano lo stato.

·       


In In occasione dell’esortazione che ha seguito il Sinodo in Amazzonia:

11.    […] Ricordiamo almeno una delle voci ascoltate: «Siamo colpiti dai commercianti di legname, da allevatori e altre parti terze. Minacciati da attori economici che implementano un modello estraneo ai nostri territori […]».

39.       L’economia globalizzata danneggia senza pudore la ricchezza umana, sociale e culturale […].

In questo caso è interessante notare come la colpa della disgregazione sociale, nei paesi amazzonici, sia attribuita all’economia e ai commercianti.

·       Frequenti sono stati gli incontri con Evo Morales ex presidente della Bolivia, fondatore e leader del “Movimiento al Socialismo”.

·       Nel 2016 fece sì che si invitasse il (come ama definirsi) “socialista democraticoBernie Sanders come relatore presso la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

 

 CONCLUSIONI

Da cattolico, tutte le volte che approccio un discorso del S. Padre cerco di assicurare lo stesso “anticipo di simpatia” che chiedeva, a suo tempo, Benedetto XVI. Invito quindi ad apprezzare sinceramente le istanze e le finalità di Francesco in ambito economico. Rilevo che nei discorsi riportati non c’è nulla di manifestamente e oggettivamente contrario al Magistero economico precedente: prevale invece la netta impressione che siano esaltati gli aspetti di magistero che prevedono una possibilità di intervento da parte dello stato e che vengano sistematicamente (o molto spesso) ignorati gli aspetti in cui si difende la proprietà privata e il libero mercato. Il modo di muoversi sembra però il medesimo della comunione ai divorziati risposati: a livello scritto si resta tra il detto e il non detto; a livello pratico, invece, si commissariano gli ordini più tradizionalisti e non si dice nulla ai preti che, il giorno dopo la pubblicazione di “Amoris Letitia”, rilasciano interviste su Stampa e Corriere affermando di aver sempre dato la comunione a chiunque. Idem in economia: nei discorsi si lascia solo intendere un’aria “socialisteggiante” (pur lasciando tutto, formalmente, com’era prima) e il giorno dopo ci si rivede con il vecchio amico Morales.

 Si tratta di tematiche per le quali, quanto più si entra nello specifico (es. l’acqua come bene pubblico) tanto più assumono una dimensione politica che è legittimo che diventi oggetto di un libero e costruttivo dibattito. Idem per il tema dell’immigrazione, che esula dall’oggetto di questo post.

Oltre a ciò, ritengo opportuno leggere i discorsi del Pontefice alla luce del suo retaggio culturale: un sudamericano sarà vivace, spontaneo e comunicativo; quando parla, però, difficilmente manterrà lo stesso rigore e la stessa precisione di linguaggio ai quali ci si era abituati con un tedesco.

Dati i presupposti sopra, può aiutare un’ottica declericalizzante, che liberi il dibattito su questo tipo di temi. A questo fine è bene ricordare la figura di Papa Giulio II (1443-1513): nell’ambito della guerra della Lega di Cambrai, nel 1511 fece stringere un lungo assedio alla città di Mirandola (s’intenda, con meri obiettivi espansionistici). Le truppe non avanzavano. Un po’ era a causa della tenacia dei difensori, un po’ perché le sue truppe erano guidate da Francesco Maria I Della Rovere, in strettissimi rapporti di amicizia con Francesca Trivulzio, moglie di Ludovico I Pico, Signore di Mirandola. Alcuni cronisti raccontano che Giulio II fosse arrivato a spronare le truppe con imprecazioni e addirittura bestemmie. Mentre i mirandolesi restavano lì: a combattere contro le politiche espansioniste del Papa mentre, immaginiamo, di domenica continuavano a frequentare la Santa Messa e ad accostarsi all’Eucarestia.

Di certo, oggi non è più opportuno sguainare la spada contro i soldati pontifici (addirittura, Giulio II stesso fu schivato da un proiettile "grande come una testa d'uomo"). Ci è però concesso di dissentire nel caso troviamo incoerente, non interessante e talvolta assurda la proposta di politica economica del Santo Padre. Esattamente come facciamo o come abbiamo fatto con nostro padre durante le discussioni e i confronti in famiglia, di domenica a pranzo. Tutto ciò continuando, come hanno fatto i mirandolesi durante l’assedio, ad essere fieramente cattolici e a riconoscere la piena autorità del Papa.