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martedì 1 dicembre 2020

La Santa Messa, i Vescovi francesi e quelli italiani di fronte all’epidemia, ovvero il cardinale Federigo Borromeo e don Abbondio

Nel giro di pochi giorni, due notizie parallele permettono di mettere a confronto l’atteggiamento della Conférence des évêques de France e la Conferenza Episcopale Italiana, ma procediamo con ordine.

Con il decreto n. 2020-1310 del 29 ottobre 2020, modificato dal decreto n. 2020-1454 del 27 novembre 2020, tra le misure per fronteggiare l’epidemia, il Governo francese vietava di poter organizzare funzioni religiose per più di trenta persone; il 26 ed il 28 novembre alcune coraggiose associazioni cattoliche francesi – assieme ed apertamente sostenute dalla Conferenza episcopale francese – chiedevano al giudice del giudizio sommario del Consiglio di Stato di ordinare tutte le misure utili per porre fine alla grave e manifestamente illegale ingerenza nella libertà di praticare la religione e, contestualmente, di disporre la sospensione del divieto entro domenica 29 novembre.
Con una ordinanza pubblicata proprio il 29 novembre, il giudice sommario accoglie il ricorso ed ordina al Governo di modificare il limite di trenta persone entro tre giorni, adattandolo ad esempio alla superficie degli stabilimenti o alla loro capacità di accoglienza, in modo che sia strettamente proporzionato rischio per la salute.
È interessante leggere quanto scrive il giudice francese (che vi proponiamo in traduzione): «[…] le condizioni di accesso e di presenza nei luoghi di culto devono essere regolamentate per limitare le contaminazioni, la libertà di culto va conciliata con l’obiettivo di tutela della salute riconosciuto dalla Costituzione. Tuttavia, all’inizio dellallentamento del contenimento, nessuna delle altre attività nuovamente autorizzate (in particolare le imprese “non essenziali”) è soggetta a un limite al numero di persone fissato indipendentemente dalle dimensioni dei locali. La particolarità delle cerimonie religiose non è sufficiente a giustificare il tetto di 30 persone imposto a tutti gli istituti di culto indipendentemente dalle loro dimensioni. Il giudice ha quindi ritenuto che questo tetto fosse sproporzionato rispetto all’obiettivo di preservare la salute pubblica e che il governo avesse violato in modo grave e palese la libertà fondamentale che è la libertà di culto».
Una grande vittoria, giustamente festeggiata dai Cattolici francesi e dalla stessa Conferenza episcopale francese che sul proprio sito esprime soddisfazione e (in traduzione) «
ritiene che il diritto sia stato così ripristinato e che la ragione sia stata riconosciuta».
Su questa importante decisione oggi la rivista Il Timone ha pubblicato una intervista di Raffaella Frullone al dott. Alfredo Mantovano, magistrato e vice-presidente del Centro Studi Rosario Livatino, che vi proponiamo in calce.

Parallela ed anzi contrapposta al coraggio manifestato dai Cattolici e dalla Chiesa di Francia, si sviluppa la triste vicenda in merito alla celebrazione della Santa Messa di Natale in Italia.
Da alcuni giorni il Governo italiano, confortato dallimbelle torpore dei Vescovi, incalza nel voler confermare il cosiddetto “coprifuoco” anche per la notte tra il 25 ed il 26 dicembre, impedendo quindi la partecipazione alla Santa Messa di mezzanotte, uno dei momenti più cari ed intensi della devozione popolare, se non anticipando coattivamente la celebrazione nel tardo pomeriggio (affinché i fedeli possano rincasare entro le ore 22).
Così, dopo l’intemerata uscita del Ministro per gli affari regionali Francesco Boccia («Far nascere Gesù bambino due ore prima non è eresia»), molti fedeli si aspettavano una decisa presa di posizione da parte dei propri pastori, a difesa delle prerogative di una «libera Chiesa in libero Sato».
L’occasione attesa doveva essere l’odierna sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, in cui i Vescovi avevano l’occasione per ribadire fermamente che non è accettabile l’imposizione, anzi la prevaricazione da parte del potere civile circa la disciplina della liturgia, che un sacerdote è libero di celebrare anche nel pomeriggio, se ciò risponde ad esigenze pastorali dei sui fedeli.
E, invece, ecco che, nella sua introduzione ai lavori, mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole e Pro-Presidente della CEI, prono a Cesare e ben lontano dalla lezione di fede dei suoi confratelli francesi, si limita ad una lunga circonlocuzione propria di chi «
il coraggio, non se lo può dare»: «In questi giorni ha avuto notevole risonanza mediatica la questione degli orari delle celebrazioni natalizie, particolarmente l’ora della Messa nella notte di Natale. Come abbiamo scritto nel recente “Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia”, se “le liturgie e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza”, ciò “non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme”. Siamo certi che sarà così anche nella prossima solennità del Natale e continuerà ad essere un bel segno di solidarietà con tutti». Insomma, in puro spirito democristiano, non affronta il problema e – come il famoso parroco manzoniano – «proseguiva il suo cammino, guardando a terra, e buttando con un piede verso il muro i ciottoli che facevano inciampo nel sentiero […] se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti, stava col più forte, sempre però alla retroguardia, e procurando di far vedere all’altro ch’egli non gli era volontariamente nemico: pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser voi il più forte?».
A lui replichiamo con le parole del cardinale Federico Borromeo, di manzoniana memoria, che sicuramente avevano bene in mente i vescovi francesi; e preghiamo affinché queste parole davvero risuonino nell’animo dei nostri pastori! «E perché dunque, potrei dirvi, vi siete voi impegnato in un ministero che v’impone di stare in guerra con le passioni del secolo? Ma come, vi dirò piuttosto, come non pensate che, se in codesto ministero, comunque vi ci siate messo, v’è necessario il coraggio, per adempir le vostre obbligazioni, c’è Chi ve lo darà infallibilmente, quando glielo chiediate? Credete voi che tutti que’ milioni di martiri avessero naturalmente coraggio? che non facessero naturalmente nessun conto della vita? tanti giovinetti che cominciavano a gustarla, tanti vecchi avvezzi a rammaricarsi che fosse già vicina a finire, tante donzelle, tante spose, tante madri? Tutti hanno avuto coraggio; perché il coraggio era necessario, ed essi confidavano. Conoscendo la vostra debolezza e i vostri doveri, avete voi pensato a prepararvi ai passi difficili a cui potevate trovarvi, a cui vi siete trovato in effetto? Ah! se per tant’anni d’ufizio pastorale, avete (e come non avreste?) amato il vostro gregge, se avete riposto in esso il vostro cuore, le vostre cure, le vostre delizie, il coraggio non doveva mancarvi al bisogno: l’amore è intrepido. Ebbene, se voi gli amavate, quelli che sono affidati alle vostre cure spirituali, quelli che voi chiamate figliuoli; quando vedeste due di loro minacciati insieme con voi, ah certo! come la debolezza della carne v’ha fatto tremar per voi, così la carità v’avrà fatto tremar per loro. Vi sarete umiliato di quel primo timore, perché era un effetto della vostra miseria; avrete implorato la forza per vincerlo, per discacciarlo, perché era una tentazione: ma il timor santo e nobile per gli altri, per i vostri figliuoli, quello l’avrete ascoltato, quello non v’avrà dato pace, quello v’avrà eccitato, costretto, a pensare, a fare ciò che si potesse, per riparare al pericolo che lor sovrastava… Cosa v’ha ispirato il timore, l’amore? Cosa avete fatto per loro? Cosa avete pensato?».

L.V.


«Il diritto è stato stabilito e la ragione riconosciuta». Così la Conferenza Episcopale Francese ha accolto la decisione del Consiglio di Stato che di fatto obbliga il Governo Macron a rivedere entro tre giorni il decreto con cui stabilisce il limite di 30 persone come soglia massima per la partecipazione alle funzioni religiose. Una sentenza che arriva dopo un braccio di ferro tra Chiesa e Stato, e quindi dalla grande portata simbolica. Abbiamo raggiunto al telefono Alfredo Mantovano magistrato e vice-presidente del Centro Studi Rosario Livatino.

Cosa rappresenta questa pronuncia?

«La cosa che mi colpisce di più è che il ricorrente è la Conferenza Episcopale Francese, non un pur rispettabile gruppo di fedeli, non un singolo vescovo ma l’intera comunità dei vescovi e questo sta a determinare un conflitto serio in materia di libertà religiosa tra lo Stato e la Chiesa in Francia. Al di là dell’esito che vede in questo momento riconosciuta la ragione della Chiesa – ma direi meglio, riconosciuta la libertà religiosa che si esprime anche attraverso il culto – questo sottolinea una volontà dell’episcopato francese di non derogare sulle questioni essenziali. E aver assunto una posizione così decisa ha pagato: oggi il Governo francese è costretto a rivedere la sua decisione».

Che lezione possiamo trarre da questo? Come cattolici ma anche come cittadini.

«Che la Santa Messa non è un grazioso privilegio che viene riconosciuto dallo Stato ma un diritto che in Francia – ma ancor più in Italia, dove le norme sono ancor più esplicite – in condizioni di pandemia va messo in equilibrio con altri diritti, tra cui quello alla salute innanzitutto, ma non schiacciato, e il punto di equilibrio si raggiunge attraverso una collaborazione tra Chiesa e Stato, non attraverso il conflitto come ha voluto fare il Governo francese. Quindi la lezione da trarre è di non avere timori reverenziali perché non stiamo difendendo privilegi personali o di gruppo, ma un diritto naturale di ogni uomo, anche di chi non crede».

L’arcivescovo di Rennes, mons. Pierre d’Ornellas, ha sottolineato che «la libertà di culto non è una libertà come le altre». Come a dire, la Chiesa non può essere posta sullo stesso livello del cinema.

«Anche nella nostra Costituzione è così, l’iniziativa economica privata, ad esempio, è un diritto certamente, ma conosce dei temperamenti, invece la libertà religiosa non conosce i temperamenti previsti dalla Costituzione, se non i limiti di carattere generale che toccano l’essenza dell’uomo. Vale per qualunque confessione religiosa ovviamente».

In Italia hanno fatto discutere le parole del ministro per gli Affari Regionali. Francesco Boccia, secondo cui «far nascere Gesù Bambino due ore prima non è un’eresia»…

«Io da semplice cittadino esprimo un desiderio, che un Ministro della Repubblica prima di esprimersi su certe questioni rilegga la Costituzione. E la Costituzione in uno dei suoi primi articoli, non c’è bisogno di andare molto avanti, all’articolo 7, dice che Stato e Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrane. Certamente appartiene all’ordine della Chiesa, non a quello dello Stato, la celebrazione della Santa Messa. Posso anche ammettere che il Governo possa avviare, nel rispetto del Concordato, una trattativa sull’orario della Messa, salvo verificare se in concreto sia necessario. Quello che è inammissibile è che un ministro sia così leggero nel trattare tematiche che appartengono alla sovranità diversa da quella del Governo italiano. Questa mancanza di rispetto sconcerta prima ancora di entrare nel merito».

3 commenti:

  1. L'Italia si è votata alla resa. Resa come ideologia fondante di quello che resta della nostra repubblica: resa all'immigrazione aggressiva, all'ignoranza al potere, alla protervia dei centri sociali e dell'inversione totale di ogni valore e di ogni natura, all'arroganza di alleati come la Francia, la Turchia..... Ma la resa è cosa molto diversa dalla pace. Senza giustizia non c'è pace che tenga, infatti. I nostri vescovi sono senza spina dorsale

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  2. Chi è misericordioso con i crudeli finirà per essere crudele con i misericordiosi. (Maimonide mistico ebreo dei XII secolo)

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  3. Cari amici,
    I nostri vescovi hanno scelto la parte migliore: l'8 per mille. Maledetto 8 per mille che sembra una conquista di libertà ed è una trappola per i vescovi italiani. Vi immaginate se il Governo o se il PD desse "ordine" ai CAF ad esempio della CGIL di "sconsigliare" a coloro che fanno la denuncia dei redditi di dare l'8 per mille alla Chiesa Cattolica che cosa succederebbe? Quandi milioni di Euro in meno arriverebbero? La Chiesa italiana quindi cerca di non contraddire il Governo per interessi molto concreti: mangiare e mangiare bene. La stessa cosa vale per aborto, pillole varie, divorzi lampo, unioni civili e suicidio assistito. Buon appetito! E che Dio vi perdoni! Per restare con Manzoni: "Verrà un giorno...."

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