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martedì 3 novembre 2020

Papa e unioni gay, la Segreteria di Stato peggiora le cose

La toppa è peggiore del buco.
(QUI il post specifico di MiL sulle terribili dichiarazioni pro gay di Francesco e QUI altri post sulla vicenda).
QUI un commento di Sabino Paciolla, QUI Franca Giansoldati su Tosatti..
Più sotto una lettera  sulla lobby gay del card Mamberti alla Bussola.
Luigi

03-11-2020, La Nuova Bussola Quotidiana, Stefano Fontana

Una lettera della Segreteria di Stato vaticana diretta alle Conferenze episcopali di tutto il mondo pretende di spiegare e chiarire le frasi di papa Francesco sul riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, ma in realtà peggiora ancora la questione: conferma le frasi del Papa, conferma che è a favore delle unioni civili e che con i suoi criteri rivoluziona la teologia morale cattolica. 

Il 30 ottobre scorso la Segreteria di Stato ha fatto pervenire ai Nunzi di tutto il mondo, perché la trasmettessero alle Conferenze episcopali, una lettera con le direttive su come vadano interpretate le famose frasi di papa Francesco sul riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. Alcune fonti di informazione, come per esempio Aleteia.org, hanno titolato: “Vaticano chiarisce le affermazioni del papa sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso”. A noi sembra invece che non sia stato chiarito proprio niente, anzi che la cosa sia stata aggravata.

Nella lettera si ricordano aspetti ormai arcinoti delle frasi del Papa contenute nel documentario “Francesco”. Si ricorda ancora che si è trattato di un montaggio di frasi decontestualizzate e accostate tra loro strumentalmente. Poi che le frasi sul “diritto alla famiglia” delle persone omosessuali si riferivano alla famiglia di origine e non alla coppia omosessuale.
Infine che la frase in cui il papa si schiera a favore del riconoscimento e dice di essersi battuto per questo è stata presa da una intervista di alcuni anni prima e rispondeva alla domanda su una legge locale di dieci anni fa in Argentina sui “matrimoni egualitari di coppie dello stesso sesso”, che aveva trovato l’opposizione dell’allora vescovo di Buenos Aires [senza però ricordare che lo stesso Bergoglio era però a favore delle unioni civili].

A quella domanda il papa rispose con la ormai notissima affermazione che “è un’incoerenza parlare di matrimonio omosessuale”, aggiungendo: “Quello che dobbiamo fare è una legge di convivenza civile; hanno il diritto di essere legalmente coperti. L’ho difeso anch’io”. Dove stanno i chiarimenti? Si tratta piuttosto di conferme: il papa si era espresso allora per riconoscere le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

La novità della lettera sta nel ricordare un altro passo preso da una intervista al Papa del 2014 in cui si legge: “Il matrimonio è tra un uomo e una donna. Gli Stati laici vogliono giustificare le unioni civili per regolamentare varie situazioni di convivenza, spinti dall’esigenza di regolare aspetti economici tra le persone, come per esempio garantire l’assistenza sanitaria. Si tratta di patti di convivenza di natura diversa e dalle varie forme delle quali non saprei fare un elenco. Bisogna esaminare i vari casi e valutarli nella loro diversità”.


Ma come potrebbe questo passo alleggerire il peso? Semmai aggrava la pesantezza della situazione.


Prima di tutto toglie ogni dubbio che l’oggetto della questione siano non gli individui ma le coppie omosessuali, ossia le unioni civili o patti di convivenza. Le varie situazioni economiche o sanitarie che il Papa auspicava fossero coperte per legge non riguardano gli individui in quanto tali ma gli individui in quanto coppia. Implicano, quindi, il riconoscimento giuridico della coppia.


Alla impossibilità che questo avvenga dal punto di vista cattolico e della retta ragione non si sfugge né sostenendo che non si tratta di matrimonio, né sostenendo che si fanno valere diritti degli individui ma non della coppia. Non è sufficiente distinguere la coppia omosessuale dal matrimonio tra uomo e donna per renderla accettabile. Dire che “è una incongruenza parlare di matrimonio omosessuale” non permette di ammettere il riconoscimento delle coppie omosessuali, anche se non lo si chiama matrimonio.
Ed è un raggiro sostenere che c’è bisogno di garantire diritti individuali quando invece si tratta di diritti di coppia. Nel passo visto sopra il papa afferma la ragionevolezza di provvedere a queste coperture legislative, cosa che consiglia di fare “caso per caso”.


Questo criterio del “caso per caso” è anch’esso molto pesante, e tale da rivoluzionare la teologia morale cattolica. Viene citato qui come una scappatoia ed invece è una pesante zavorra. I casi sono diversi per le circostanze in cui avvengono. Le circostanze sono accidentali e non possono mutare la natura di un’azione. Possono in qualche caso cambiare la specie di una azione rendendola peggiore, come quando uno ruba in chiesa e quindi oltre ad essere ladro è anche sacrilego, ma non possono mai trasformare una azione cattiva in una buona. Se il patto di convivenza tra omosessuali è ingiusto, nessuna circostanza può trasformarlo in giusto e renderlo passibile di regolazione giuridica, come il Papa invece sostiene.


Il punto è fondamentale per la teologia morale cattolica. Mediante la via del “caso per caso”, si nega la possibilità di conoscere la relazione omosessuale come una situazione immorale oggettiva, indipendente dalle circostanze, e si afferma che le circostanze possono diventare eccezioni, ossia trasformare un’azione ingiusta in una giusta. Si noti che, mentre le circostanze sono accidentali, le eccezioni postulano una nuova legge, in quanto cambiano la specie dell’azione.
Questo, come è noto, è il cambiamento realizzato da Amoris laetitia che proprio perciò ha rivoluzionato la teologia morale cattolica. Anche per i divorziati risposati si era detto che non è possibile conoscere la tale situazione oggettiva e che vanno considerati caso per caso con il famoso discernimento. Siamo sullo stesso piano.

La lettera della Segreteria di Stato, quindi: conferma le frasi del papa, conferma che lui è contrario al matrimonio omosessuale ma non alle unioni civili, conferma che egli parla di diritti della coppia omosessuale e non di diritti individuali, conferma che dando il criterio del caso per caso afferma l’impossibilità di conoscere una situazione oggettiva ingiusta, che rivoluziona la teologia morale cattolica di sempre.

“Vaticano chiarisce le affermazioni del Papa sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso”: è vero, la lettera della Segreteria di Stato ha chiarito.



02-11-2020

In una lettera alla nostra redazione il cardinale Dominique Mamberti smentisce qualsiasi cedimento all'ideologia omosessualista e ricorda un suo intervento del 2013 a nome della Segreteria di Stato. Così diverso da quello inviato in questi giorni a spiegare le unioni civili....


Egregio Direttore, 

Nell’articolo dal titolo “Semeraro & Co., la lobby gay alla conquista di San Pietro”, pubblicato il 29 ottobre su La Nuova Bussola Quotidiana, appare il mio nome in un elenco di Cardinali pro LGBT, pedissequamente ripreso dal sito “New Ways Ministry”. Ciò che, da parte di “New Ways Ministry” è un complimento immeritato, nel contesto del succitato articolo della Nuova Bussola Quotidiana è un insulto del tutto gratuito. La pregherei, infatti, di indicarmi quali sarebbero le mie “prese di posizione pubbliche” a favore “dell’omosessualità e delle unioni civili”. Tra l’altro, in un intervento al Consiglio dei diritti umani a Ginevra, in veste di Segretario per i Rapporti con gli Stati, sottolineavo l’urgenza di proteggere “the rights of the child, especially the right to have a family, founded on marriage between one man and one woman.” (Bolletino della Sala Stampa della Santa Sede, 27 febbraio 2013) e, nel mio ultimo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dichiaravo che gli obiettivi dell’ONU nell’ambito del “Programma di sviluppo per il dopo 2015”, allora in discussione, dovevano: “partir de la promotion de la famille, fondée sur l’union d’un homme et d’une femme, et de la protection de ses droits, en tant que cellule sociale de base et fondement de tout développement stable et durable” (Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 2 ottobre 2013). Sfido chiunque di dimostrarmi che mi sono successivamente discostato da tale posizione. 
Con distinti saluti. 

Dominique Card. Mamberti


Eminenza reverendissima,

prendo atto con soddisfazione della sua smentita, ma sarebbe più giusto che il destinatario delle sue rimostranze fosse New Ways Ministry, il sito statunitense degli Lgbt cattolici che l'ha inserita nell'elenco dei cardinali Lgbt-friendly, citato in fondo a un articolo che si soffermava sulle aperture alla legittimazione dell'omosessualità di tre dei nuovi cardinali nominati.
Mi permetto di aggiungere che le citazioni dei suoi interventi in favore della famiglia naturale vanno senz'altro bene, ma non toccano il vero punto della questione. Per gli Lgbt sono dalla loro parte tutti quei vescovi e cardinali che, oggi, sono in favore delle unioni civili o anche solo del riconoscimento dell'omosessualità come orientamento naturale; ovvero di tutto ciò che in un modo o nell'altro superi il Catechismo, il documento della Cogregazione per la Dottrina della Fede del 1986, la Nota sui progetti di unioni omosessuali del 2003, e anche le Scritture, San Paolo in primis. È su questo punto che oggi vescovi e cardinali dovrebbero pronunciarsi con chiarezza, invece di preoccuparsi di essere politicamente corretti difendendo sia la famiglia naturale sia le unioni fra persone dello stesso sesso.
A questo proposito devo darle anche atto che in un successivo scambio, lei mi ha segnalato un altro suo intervento relativo ad alcune sentenze della Corte Europea dei diritti umani, in cui si rivendica il diritto dei cattolici di opporsi alla legittimazione delle unioni civili. Testo chiarissimo. Siamo nel gennaio 2013, regnante ancora papa Benedetto XVI. Possiamo solo notare con una certa perplessità che il comunicato della Segreteria di Stato inviato alle nunziature il 30 ottobre scorso e che commentiamo in questa pagina contraddice ampiamente quello da lei redatto sette anni fa. A riprova che l'indirizzo attuale sul tema delle unioni fra persone dello stesso sesso è in chiara discontinuità con il magistero precedente. (Riccardo Cascioli).