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venerdì 20 novembre 2020

Ancora sulla grottesca proibizione delle Messe del Vescovo di Pinerolo

Una bella e dolorosa lettera a Mons. Derio Olivero, pubblicata dal Blog di Costanza Miriano.
QUI la notizia di MiL e QUI la bella risposta dell'Arcivescovo di Torino Nosiglia.
QUI le cosiddette omelie "a cena" del Vescovo Derio: ma non si vergogna?
QUI alcuni post di MiL sul vescovo pro gay e in maglietta e bandana.
 In MiL QUI vediamo  i primi chierici,  tragici imitatori dell'eliminazione delle Messe.
Luigi


16-11-20'


Un lettore del blog ha voluto scrivere una lettera aperta al vescovo di Pinerolo Monsignor Derio Olivero.
Eccellenza, sono un fedele, un padre di famiglia non della sua diocesi. Ho avuto occasione in questi giorni di leggere il suo comunicato in cui annuncia la chiusura ‘preventiva’ delle Messe a Pinerolo causa Covid-19; ho pensato di condividere con Lei e con altre persone interessate qualche considerazione nata nell’apprendere questa decisione, nella speranza possa essere di stimolo alla riflessione anche per altre diocesi che stessero valutando iniziative simili.
Per grazia di Dio, ad oggi il virus non ha toccato nè me nè le persone che mi sono care, mentre ho letto di quanto duramente Lei sia stato colpito.
Non so quanto questo fatto possa influire sulle riflessioni sottostanti, se crei un distacco che impedisca un giudizio completo o invece non influisca sulla mia capacità di lettura della realtà.
Cercherò comunque di partire da qualche dato oggettivo che prescinde dalle diverse esperienze personali.

Dunque, partirei con un ordine di grandezza: da quando a maggio è stata ‘concessa’ nuovamente ai fedeli la libertà di frequentare la Messa, in Italia ne sono state celebrate a milioni.
Non è un modo di dire: basta considerare il numero di parrocchie (25.000 o giù di lì, se non sbaglio), il numero di giorni trascorsi dalla riapertura (circa 170) e tenere presente che spesso viene celebrata più di una Messa al giorno (facciamo 1,5 di media).
Milioni e milioni di Messe, dunque: se comunque si volessero considerare solo quelle più a rischio di contagio (il sabato e la domenica, a maggiore affluenza), saremmo comunque nell’ordine del milione circa.
Ora, a fronte di una casistica così ampia, quanti casi di focolai in chiesa sono stati rilevati? Non mi pare di aver letto nulla in merito in questi mesi, ad ogni modo si tratterebbe di un rischio sostanzialmente nullo rapportato al numero di Messe celebrate.
Riassumendo: ci sono stati e ci sono numerosi focolai a scuola, al lavoro, nei luoghi di divertimento, nell’ambito delle attività sportive ma non nelle chiese.
Andare a Messa è un’attività (chiedo scusa del termine) sicura per vari motivi che non sto qui ad elencare.
I cristiani che vanno a Messa non mettono a rischio sè stessi, nè sono degli untori che potrebbero infettare altri in virtù di tale partecipazione… guardando ai numeri si può affermare questo come un dato di fatto.

Seconda constatazione: le categorie particolarmente a rischio (anziani, malati, ecc.) sono da sempre esentate dal precetto festivo.
Mi diceva un sacerdote che persino chi non è oggettivamente a rischio, ma si sente tale, può in coscienza rimanere a casa: magari si potrebbe ragionare nel caso specifico ma ovviamente nessuno può essere costretto partecipare alla Messa contro la sua volontà.
Quindi già ora chi non si sente di venire in chiesa può stare (e quasi sicuramente sta) a casa e, in ogni caso, questo punto può essere ribadito nei tempi e nei modi opportuni.

Ora, posto che la Messa non è qualcosa di rischioso e che comunque chi si sente in pericolo può in coscienza non partecipare, quali sono non i rischi teorici bensì i danni reali, concreti, che il Covid-19 ha prodotto in questi mesi nelle nostre comunità?
Io posso raccontare quello che ho vissuto nella mia città di provincia, purtroppo credo non dissimile da quanto è accaduto un po’ ovunque (…situazioni che Lei conoscerà bene).
Il catechismo è stato per lunghi mesi interrotto (prima il lockdown, poi l’estate, poi la seconda ondata) ed è ripreso solo sporadicamente causa carenza di spazi adeguati, necessità di frazionare le classi in piccoli gruppetti con necessità di molti più catechisti (che non ci sono), famiglie che comunque non mandano più i bambini, ecc.
In particolare, i sacramenti sono stati preparati in modalità minimale con pochi frettolosi incontri per recuperare quanto perso mesi fa; nella nostra famiglia abbiamo provato a supportare da casa il lavoro dei catechisti, ma quanti ragazzi saranno arrivati ai sacramenti senza un percorso adeguato (prima e dopo)?
Le attività educative giovanili di ACR, scoutismo e simili (incontri, uscite, campi estivi) sono in buona parte saltate e faticano ora a riprendere.
I momenti formativi per gli adulti e le attività dei gruppi famiglie sono state fortemente limitate (talvolta saltate, talvolta sostituita da incontri virtuali).
Da maggio in avanti rimane quindi, come unico punto fermo, la Messa che pure ha visto un forte calo nella partecipazione; nella mia parrocchia a spanne lo stimerei nell’ordine del 30% e oltre.
Il prezzo pagato nel cammino di fede delle nostre comunità è stato altissimo e, in generale, credo non vi sia piena consapevolezza delle macerie spirituali che questa situazione continuerà a produrre nel tempo.
Rimane solo la Messa, dicevo, cui aggrapparsi come bene prezioso… perciò toglierla di propria iniziativa, senza che vi sia un’evidenza che la indichi come reale fattore di rischio, sinceramente è per me difficile da capire.

Dopo queste considerazioni più di carattere generale, passo ora a qualche riflessione più specifica sul suo comunicato.
Innanzi tutto, le confesso che nel corso della lettura si è insinuata la spiacevole impressione (sicuramente non voluta, ma tantè) che chi tuttora desideri andare a Messa sia, in fondo in fondo, un po’ egoista perchè penserebbe più a sè stesso che non alla situazione particolare che stiamo vivendo.

Non se se questa ‘accusa’ che mi sento rivolgere dal comunicato o dal teologo citato sia frutto di una mia particolare sensibilità o davvero, tra le righe, possa passare tale messaggio.
In ogni caso è una tirata d’orecchi che sento come fastidiosa innanzi tutto perchè non è motivata dall’evidenza dei numeri.
Inoltre perchè come fedeli abbiamo già rinunciato a tanto, nè siamo stati imprudenti e indisciplinati in chiesa in questi mesi.
Infine perchè la Messa non è una questione di “diritto” o meno ma è una necessità… per un cristiano è semplicemente questo. Una necessità che non viene meno in dipendendenza di fattori esterni.

In secondo luogo, Lei ha dedicato parecchio spazio nel delineare il sogno di una Chiesa più fraterna, accogliente e aperta. Difficile non condividere questo desiderio che chiama tutti in causa, ci mancherebbe.
Tuttavia dal comunicato emerge una sorta di sottinteso (sicuramente non voluto, ma tantè) per cui una Chiesa ‘chiusa’ all’Eucarestia potrebbe comunque diventare più aperta e capace di relazioni.

Questo ipotetico nesso logico tra le due cose non solo non è motivato in alcun modo, ma a me pare non possa stare in piedi a prescindere.
E’ possibile che una Chiesa senza Eucarestia possa essere più capace di accompagnarsi alle ferite dell’uomo di oggi? Che possa essere più fraterna, più attenta, più prossima?
Io penso che al contrario una Chiesa con più Eucarestia potrà questo… non a caso Madre Teresa di Calcutta la metteva all’inizio della sua giornata per attingere da essa la forza di compiere la vita che faceva.

Ancora: Lei chiede di vivere di più la preghiera e la lettura della Parola in famiglia, in casa… anche qui difficile non condividere, si tratta di un’indicazione buona e saggia a prescindere dal contesto.
Eppure sembra di intendere che pregare maggiormente o leggere di più il Vangelo possa in qualche modo ‘compensare’ la mancata partecipazione alla Messa: temo che qualcuno dei suoi fedeli possa arrivare a tale conclusione sia per la decisione in sè di chiudere le chiese che per il modo in cui è motivata… conclusione che ovviamente non è vera.
Preghiera, Parola e Messa sono tutte necessarie, se una di esse viene meno non può essere compensata da niente.

Infine, il comunicato si chiude con l’auspicio che ‘anche’ tramite la chiusura delle chiese si possa essere più in sintonia con un mondo che non ci capisce, che ci considera qualcosa di chiuso o di estraneo.
Ora, non ho dubbi che il Governo apprezzerà molto la sua iniziativa augurandosi magari che altri Vescovi seguano il suo esempio… in tal modo non ci sarebbe più l’impiccio di procedere ad un nuova nuova chiusura forzata delle chiese.
Peraltro non mi pare che mesi fa la CEI abbia fatto le barricate, almeno pubblicamente… ricordo il caso di qualche Vescovo (tra cui mons. D’Ercole di Ascoli, del quale ho da poco appreso le dimissioni) ma in generale c’è stato un pacifico adeguamento alle decisioni dei comitati tecnici e scientifici.

Non sono però sicuro che questo tentativo di essere più in sintonia col mondo avrà successo da un punto di vista missionario e dei frutti spirituali, anzi.
Sappiamo bene che ci confrontiamo con una società per la quale la Messa è ormai un rituale vuoto, se non bizzarro.

“Se la gente sapesse cosa accade sull’altare durante la Messa, dovrebbero mettere i carabinieri dinanzi alle chiese per contenere le folle”, diceva Padre Pio. Purtroppo la nostra società non ha neppure tale vago sospetto, lo dimostra anche la recente uscita di Veltroni (qualche giorno fa da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’) il quale ha domandato polemicamente perchè tenere ancora aperte le chiese mentre chiudono i teatri.
Parliamo di Veltroni, ex Ministro per i beni e le attività culturali, giornalista, scrittore, regista… una primizia dell’intellighenzia che oggi ci giudica. Ecco, credo che la sua non sia una sparata. Temo che lui (e tanti come lui) pongano veramente sullo stesso piano andare a vedere Dario Fo e vivere la Messa… a tanto poco è ridotta la considerazione per il sacrificio eucaristico nel nostro paese ed è con questo modo di pensare che noi cristiani dobbiamo confrontarci.
Per cui mi domando: siamo sicuri che questa chiusura preventiva, questa decisione ‘più realista del re’, non porti con sè anche la tacita conferma dell’idea che la Messa valga quanto una recita?
“Senza domenica non possiamo vivere”, dicevano i primi cristiani (molti di cui martiri)… non stiamo invece dicendo che la Messa vale relativamente, se non solo ce la lasciamo portare via ma addirittura ne facciamo a meno di nostra iniziativa?

Io non credo che questa decisione possa portare ad una maggiore capacità di relazione con il mondo che ci circonda. O meglio: se parliamo di un apprezzamento da parte del Governo, della politica o delle elite ‘intellettuali’, probabilmente si. Se invece ragioniamo in ottica di testimonianza cristiana, in ottica missionaria appunto, nessun giovane, nessun figlio di Dio lontano potrà essere colpito favorevolmente da una Chiesa che dimostra così poco attaccamento al suo tesoro.

Eccellenza, penso di interpretare il sentimento di tante persone nel dire che noi fedeli abbiamo sempre più bisogno di sacerdoti che si preoccupino della salvezza delle anime.
Umilmente, a me pare che Lei si preoccupi molto della salute del corpo (il che non è sbagliato, intendiamoci) ma meno di quella dello spirito, prendendo una decisione che probabilmente non porterà ad impatti significativi sul primo piano mentre ne avrà di rilevanti sul secondo. Oltre a rafforzare, nel senso comune, l’idea che la Messa è qualcosa di cui si possa fare a meno.

Nel periodo del lockdown un giovane prete della nostra diocesi, oltre ad attivarsi tra i primi per le dirette via Internet della Messa dalla sua parrocchia, ha preso la croce e da solo ha iniziato una processione per le vie del quartiere.
Un gesto che ci ha ricordato che la nostra salvezza è nel Signore e non, in primis, in più o meno perfettibili protocolli tecnici pur da rispettare.
Voi sacerdoti che avete ricevuto un dono così grande e generosamente avete risposto alla chiamata del Signore, per favore aiutateci sempre a ricordare questo.

Grazie dell’attenzione.
Un babbo.