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domenica 18 ottobre 2020

Il popolo contro il «ddl Zan» sulla cosiddetta omofobia . «Pronti a sacrificarci per la verità»

Ieri a Roma la manifestazione contro il disegno di legge Zan sulla cosiddetta omofobia.
Con il silenzio quasi assoluto dei Pastori.
Ci aiutano più i protestanti e gli ortodossi...
Luigi

Molti partecipanti alla manifestazione contro il testo di legge. E intanto slitta l'approdo alla Camera

Nessuna legge può imbavagliare il pensiero. È questo il grido che si leva da piazza del Popolo, a Roma, dove oltre mille persone si sono radunate per partecipare alla manifestazione #RestiamoLiberi, indetta dal Family Day. Tante persone comuni, famiglie intere con bambini piccoli hanno espresso così la propria contrarietà al ddl Zan. La partecipazione sarebbe stata più massiccia, spiegano gli organizzatori, se non fosse che i pullman giunti da tutta Italia devono contingentare il numero di passeggeri nel rispetto delle disposizioni anti-CoViD-19. A proposito del virus, proprio mentre la manifestazione romana giungeva al termine, il presidente della Camera, Roberto Fico, ha annunciato che l’approdo del testo in aula, che sarebbe dovuto avvenire martedì prossimo, 20 ottobre, slitta a causa dei troppi parlamentari contagiati che non potrebbero prendere parte al voto.
Pericolo in Italia e in Europa

Rappresentanza politica che non è mancata in Piazza del Popolo: presenti i deputati Paola Binetti (Unione di Centro) e Lucio Malan (Forza Italia), i senatori Isabella Rauti (Fratelli d’Italia), Maurizio Gasparri (Forza Italia), Simone Pillon e William De Vecchis (Lega), il capogruppo della Lega in Campidoglio, Maurizio Politi, e la consigliera della Lega al VII Municipio, Flavia Cerquoni. La legge contro l’omotransfobia ha i numeri in Parlamento per essere approvata, ma ciò non impedisce ai politici d’opposizione di ingaggiare una strenua battaglia contro «una legge liberticida», come ha spiegato a “iFamNews” Simona Baldassarre, europarlamentare della Lega.

«Il clima per chi difende vita e famiglia non è favorevole in Italia, ma ancor meno lo è in Europa», spiega, «le dichiarazioni di Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione sono state inquietanti, è uscita allo scoperto sulle priorità della commissione Ue quando ha dichiarato l’obbligo di riconoscere la genitorialità delle coppie omosessuali. Ricordo che il diritto di famiglia è competenza esclusiva degli Stati membri». Il rischio per la libertà d’espressione, dunque, travalica i confini nazionali. «Qualcuno vorrebbe proporre il reato contro la discriminazione di genere nei trattati dell’Unione europea, sarebbe un pericolo», ha detto la Baldassarre, la quale ha anche sottolineato che «i fondi del Recovery Fund sono vincolati a riforme di vario tipo, comprese quelle in favore degli LGBT+».

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Critiche in punta di diritto

Sul palco, tra i vari interventi che si sono susseguiti, c’è stato quello dell’avv. Francesco Cavallo, membro del Centro Studi Rosario Livatino, il quale ha ribadito, in punta di diritto, i contenuti «vaghi e impalpabili» del «ddl Zan», che «rimettono tutto alla discrezionalità del giudice». Cavallo ha spiegato a “iFamnews” che, se verrà approvata la legge, «chiunque osi ribadire che il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna o che il bambino ha bisogno di una madre e di un padre rischierà di finire sotto processo». I propugnatori della legge garantiscono però che il diritto alla libertà d’espressione non verrà violato. «Simili affermazioni pubbliche non rassicurano», dice l’avvocato, «perché nelle relazioni di accompagnamento al testo di legge, si dice espressamente che anche il consiglio di una madre alla propria figlia di non convivere con una persona dello stesso sesso, potrà essere valutato da un giudice».

Cavallo afferma comunque che «il mondo laico dei giuristi si sta mobilitando»: lo dimostra la presenza di Nicoletta Di Giovanni, Rete Liberale, docente di liceo di Diritto ed Economia, che dal palco si è scagliata contro «il progressismo che vuole impedire pensieri critici al pensiero dominante. Le fa eco Emmanuele Di Leo, presidente di Steadfast Onlus: «Il vero intento di questa legge è uniformare il pensiero delle persone e renderle incapaci di distinguere il giusto dallo sbagliato». Giusy D’Amico, presidente di Non si tocca la famiglia, pone l’accento sui rischi per la scuola: «Con questa legge se i genitori asterranno i propri figli da percorsi di matrice gender subiranno lo stigma di omofobi».
«Pronti a sacrificarci»

Variegata anche la presenza confessionale. Tra i manifestanti, tanti esponenti dei movimenti cattolici, donne islamiche col velo. E, dal palco, ha infiammato gli animi Roselen Boerner Faccio, protestante, pastore senior della Sabaoth Church. «Dovranno tagliarci la lingua per impedirci di non poter proclamare la verità!», ha urlato. Intervistata da “iFamNews” ha spiegato che «siamo qui per far capire ai politici che la maggioranza contesta questa legge. Siamo un Paese democratico, abbiamo il diritto di rispettare ma non essere d’accordo con il pensiero altrui». Ultimo, applauditissimo intervento quello del prof. Massimo Gandolfini, presidente del Family Day. «Non possiamo tacere la verità. Per questo dobbiamo essere anche pronti a sacrificarci», ha detto. La consegna è chiara: il «ddl Zan» non può tacitare le voci libere.

1 commento:

  1. Ma ... se passa il ddl Zan, certe manifestazioni saranno più possibili?

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